Non voglio saperne

Non lo voglio un nuovo anno, vorrei che rimanesse questo, mi piace il numero e poi perché cambiare anno? Cosa cambia? A questo mi ero affezionata e io mi affeziono anche agli anni. Mi secca ammetterlo, mi affeziono presto, alle persone, alle cose, e si, anche agli anni.

Dunque perché cambiare e perché festeggiare l’arrivo di un anno nuovo di cui non sappiamo nulla, che potrebbe essere spaventoso o forse no, ma di certo, ultimamente abbiamo passato anni pesanti. Ora questo nuovo anno arriva e bello bello si sistema e noi dovremmo fargli le feste?

Ma neppure per sogno, io mi rifiuto, voglio ancora questo e non cambierò il calendario, mi tengo questo e lo riprendo dall’inizio. Si, avete capito, non mi gira bene. E’ vero sono un po’ depressa lo confesso, mi va di protestare e se occorre anche litigare. Tanto, ormai lo sapete come sono, non è una novità

Ebbene non voglio novità, non sono pronta ecco e perciò caro 2026 dovrai penare molto per entrare nelle mie grazie, sento che mi stai già un po’ antipatico. Ma forse poi domani mi passa e quando ti incontrerò magari mi affezionerò pure a te. E va bene, sia, ma non festeggio, mi chiudo in un mutismo assoluto e non rispondo neppure al telefono, va bene?

Mi gira così, ah andiamo bene…lo so mi conosco, cambierò idea forse, ma per ora non voglio saperne!

Ora lo sapete.

PS: ma, avrò il coraggio di pubblicare questo post? Si, ce l’ho e chi mi ferma?

Ma gli auguri me li faccio e ve li faccio lo stesso con una canzone che sprizza energia e ne abbiamo davvero tutti bisogno per affrontare questo sconosciuto anno che si presenta alla porta… (ogni riferimento è voluto):

Due fichi e la…seggiola

In nove sono finiti in galera e ci resteranno se le accuse saranno confermate, ma la solitasottosalis…:Nel suo intervento, Salis scrive: “Quando verrà finalmente il turno delle inchieste giudiziarie per chi fiancheggia il terrorismo di Stato e il genocidio? No alla criminalizzazione dei movimenti, no alla delegittimazione della Resistenza anti-coloniale palestinese”.

Così parlo Zharasalis. Senza ombra di dubbio una convinta. Delegittima la magistratura sul caso Hannoun (da membro delle Istituzioni), quello che pare, da venti anni in Italia sedicente rappresentante della comunità palestinese, raccattava soldi ovunque, per beneficienze nei confronti del popolo palestinese, diceva e invece, pare, mandasse fondi per armare Hamas.

Ora lui si difende e dice che non hanno uno straccio di prova. Ma pare che invece ne abbiamo e anche più di uno straccio, centinaia di migliaia di euro ammassati in sacchi e nascosti dove capitava, intercettazioni dove le cose che si dicono gli arrestati fanno pensare a tutto meno che agli alimentari o ai cerotti per la popolazione di Gaza e dintorni.

Insomma, fiancheggiatore e sostenitore del gruppo terrorista di Hamas che Ilaria Salis definisce “Resistenza”. Detto da una che è andata in galera per avere, pare, spaccato la testa ai passanti in Ungheria, è una frase quasi moderata. La eurodeputata quindi è per l’invio di armi ad Hamas e per sostenere i terroristi tagliagole, bene a sapersi. Il partito col quale è stata eletta, AVS sarebbe contrario alle armi e non a favore degli aiuti all’Ucraina, dunque la Salis sarebbe una pacifista col kalashnikov, si, ci sta, ce la vedo, meglio persino della “vipera”.

Per essere una del partito del “dialogo” e “diplomazia” si dimostra coerente come sempre e non mi stupirebbe se avesse contribuito alla colletta propal finita poi pro bombe e fucili. Ma non è da meno dei colleghi parlamentari dei Cinque(cento)stelle che quando sono al governo comprano armi e votano per gli aiuti all’Ucraina, mentre all’opposizione sono contrari, ma bazzicano con uno che (sempre parrebbe) finanziava la santa Barbara dei terroristi. Ma si dicono certi della sua innocenza, quasi certi… e anzi dicono che si tratta di fumo gettato sulle malefatte del governo. Ogni occasione è buona e loro non buttano neppure i fichi.

A propositi di fichi…ho visto Fico al suo primo consiglio regionale senza assessori, banchi vuoti, ma lui era sorridente e riposato…e per forza con quella po’ po’ di seggiola che si è assicurato, chiamalo fesso, se la sua è scomoda si sposta su quella che gli piace di più…e sempre a proposito di fichi, il bel DiMiao sembra che stia per diventare …udite udite…vice segretario generale dell’Onu, si avete capito bene, non sono ubriaca, quello col “diplomino” ne ha fatta di carriera a valere uno, sta diventando centomila (euro al mese)…due fichi valgono più di uno e questi due di sicuro hanno la carriera assicurata soprattutto dalla loro faccia…tostata. Ma, altro che Salis, questo da rivoluzionario con le stellette sta diventando una star internazionale e pare che Giorgia Meloni abbia detto si. Mah…

Sono passata dalla europarlamentare al carrierista internazionale, quello che miagolava ai grillitalpa e ora è o sarà, prossimamente al palazzo di vetro e si specchiera su tutti. Conte, tieh, cicca cicca, gli hai portato via la seggiola ma lui se ne è preparata una di velluto con i braccioli in oro e ben ti sta.

Ci stava però, o no?

PS: Ma chi è il barbiere di Fico, mi sa che deve andare a scuola, gli fatto una “scodella” fa frate certosino…a un governatore, ma dai.

La pace disarmante

Mentre dalla sua residenza extralusso a Mare del Lago, Trump come al solito farnetica davanti a uno Zelensky sempre più barbuto, Putin si inventa che gli siano piovuti sulla sua residenza privata un discreto numero di droni, nel tentativo, fallito, di ucciderlo. Sono stati gli ucraini che lo vogliono vedere morto, dice al telefono al suo amicone che risponde: too bad! Farnetica di accordi raggiunti al quasi cento per cento, si bea, si guarda attorno e dice che Putin è stato molto generoso con gli ucraini, yes, very generous…Zelensky ride è una battuta pensa e non sa ancora cosa gli sta preparando il russo per il suo ritorno a casa ma un’idea ce l’ha.

Pare che non ci sia pace per l’Ucraina, almeno alle preste viste. Il nodo del Donputin non è sciolto, come non sono sciolti molti altri nodi, un rosario di nodi, non ci siamo ancora ma ci stiamo lavorando. Ma Putin sta sabotando la pace, dice Zelensky, i droni sulla sua casa se li è sognati, mente sapendo di mentire, come mente sapendo di mentire i suo ministro Labbrone. E perché mentono? Perché sono abituati a mentire e a prendere per il bip il mondo. E il mondo che fa? Si lascia prendere per il bip? Non sia mai. Il mondo è saggio e li lascia fare, dire e disdire e però ci sarà pure una fine…

Parla di “pace disarmata e disarmante” papa Leone. Proprio un leone che si fa agnello, mi perdoni Sua Santità, ma mi sembra il fratello gemello del suo predecessore che invitava gli ucraini ad alzare bandiera bianca. Speravo meglio.

Ma no, non c’è pace in Ucraina, c’è guerra armata e armante, sempre più guerra e chi la vuole è il pacifista Putin ed il suo amico Pacifico trampolo. Il popolo ucraino si renderà finalmente conto che pretendere la libertà, la democrazia e l’indipendenza …è eresia e utopia quando si confina con la Grande Madre Russia e farà la rivoluzione contro il governo e contro i suoi alleati europei. Gli americani no, loro stanno con Putin e gli va riconosciuto a Trump quanto si è attivato per la Pace. E finalmente Il Donputin sarà libero di essere schiavo così come tutte le altre regioni che prenderanno finalmente parte al banchetto e si dichiareranno pronte ad essere schiave di Putin. Finalmente il piano di Trump per lo schiavismo degli ucraini, arriverà a compimento la resa degli ucraini è prossima, la schiavitù pure. Quasi certa, anzi possibile.

Il “nuovo corso” mondiale promosso dall’asse Washington Mosca sta vincendo?

Prendere il mondo per il bip talvolta paga? Pare di si, finora, ma non è detta l’ultima parola, ancora… e a volte chi si sente in cima al mondo finisce col ruzzolare e battere il sedere nel toccare il fondo…ahi ahi potrebbe dolergli a lungo e fargli male, dover restare in piedi, accidenti, ma tanto poi che fa? Lo sanno tutti, persino i meno intelligenti…ma che cosa?

Che cosa? Ma che il sedere non ha denti no?…lo sanno bene tutti…anche i vincenti.

La pace sia con voi…no, volevo dire con noi e magari anche con essi, massì, fin che c’è diagolo c’è speranza, lo san persino i …fessi.

Il ragazzo di periferia

Se bastasse una bella canzone…e invece non basta, vuole duecento mila euro di danni! E’ amaro, Ramazzotti se te lo ritrovi come vicino, al piano di sopra e non ha la faccia gentile e spensierata di Johnny Dorelli e i suoi amici che ammiccano alzando un calice e dicendo che un Ramazzotti fa sempre bene. E’ precipitato il soffitto ed è finito sul pavimento al suo vicino del piano sottostante che ora chiede il risarcimento. E non gli ha detto “grazie di esistere” ma paga! E non c’è cosa più brutta che ritrovarsi il soffitto di una stanza (che non è cielo, ma di materiale meno etereo) ridotto a pezzetti sul pavimento. E per fortuna che sotto non c’era nessuno a prenderselo sulla testa perché allora altro che amaro…

Mi è capitato molte volte di pensare che sarebbe cascato il soffitto o crollata una parete durante i tanti eterni continui seccanti indisponenti insopportabili…lavori di ristrutturazione degli appartamenti del mio condominio. Certi hanno cambiato proprietario innumerevoli volte ed ogni volta era ristrutturazione selvaggia. Me li ricordo tutti. So bene cosa si prova. Si prova che vorresti scappare e andare a vivere in mezzo al deserto e si prova una sensazione di essere un topo dentro una gabbia rumorosa e ostile e non riconosci più neppure il divano del tuo salotto tanto ti sembra brutto sotto i colpi micidiali di un trapano a percussione o anche due insieme.

Insomma, per farla lunga, Eros Ramazzotti si è fatto ristrutturare un appartamento a Milano, ma lo ha rifatto dalle fondamenta rompendo e disastrando tutto, non si capisce perché lo abbia comprato se non gli piaceva nulla e lo ha rifatto in toto. Peccato che sotto ci fosse un altro appartamento con relativi esseri umani abitanti, che non solo non hanno gradito il rumore ma non hanno gradito neppure che gli sia cascato il soffitto sulla testa (che per fortuna era altrove) ed ora si ritrovano con una stanza o due del tutto inagibili e puntelli dappertutto. Un disastro.

E il cantante però, da vero miliardario come è diventato oggi da quel ragazzo di periferia che era, disdegna la richiesta e dice che la colpa non è sua e che preferisce pagare parcelle da urlo ai suoi bravi avvocati piuttosto che pagare i danni che ha causato al vicino.

Davvero un buon inizio di “convivenza pacifica”…

Eh, no, caro Eros, non basterà…temo.

Auguri Winnie

Winnie the Pooh compie cento anni, si, è nato a dicembre del 1925 uscito dalla creatività di uno scrittore inglese (Alan Alexander Milne) ispirato dal figlio che gli aveva chiesto di raccontargli una storia mentre scendeva le scale trascinandosi dietro il suo amato orsetto di peluche.

Tutti lo conosciamo più o meno e lo abbiamo visto in qualche film o letto nei racconti per bambini. Forse più gli inglesi, ma anche da noi ha un discreto successo.

Devo confessare che io ho sempre avuto un debole per gli orsi di peluche, da bambina qualcuno ne ho avuto in regalo ma appena ho potuto, ho iniziato a comprarmeli o a riceverli in dono da chi conosceva questa mia passione. Poi un giorno ho incontrato per caso una raccolta di libri delle storie di Winnie the Pooh e me ne sono innamorata, un colpo di fulmine proprio. Non so, forse perché con gli orsi ho qualche cosa in comune, forse ne sono stata uno in un altra vita o forse perché di indole sarei un po’ orsa anch’io e vivere nei boschi è un sogno che covo da quando ero piccola, anche se, ora che ci penso, avrei paura e non ci resisterei a lungo, forse qualche ora…. Mi piace molto il miele, ecco un altra cosa che ho in comune con Winnie the Pooh, ne tengo sempre una scorta e non manca mai a casa mia. Lo metto nel te, o nel latte, sulla frutta, nei frullati, o lo spalmo sul pane o sulle fette biscottate e lo uso anche per fare maschere nutrienti al viso e alle mani.

Confesso che Winnie è sempre presente e anche ora, mentre scrivo è accanto a me. E’ un tenerone, non parla molto ma si fa capire. Ce l’ho da un bel po’ e però è sempre uguale col suo vestitino rosso col nome scritto sopra e che gli arriva sopra l’ombelico. Si, a volte gli parlo pure e lui risponde con quei due occhietti a pallina nera quella striscia rossa di sorriso furbetto sotto quel nasone giallo con quella macchia nera sulla punta all’insù (come il mio). E, devo confessare che ormai è una “presenza” quasi umana in casa e me ne separo di malavoglia. E, anche se pare non essere proprio un intelligentone, trovo che supera di gran lunga qualcuno che ho conosciuto nella mia vita e che si credeva molto intelligente, ma che poi ho scoperto che millantava molto. (Naturalmente, sono, come sempre, esclusi tutti i presenti e anche gli assenti).

Ho letto che in Cina è proibito perché pare che qualcuno lo abbia usato per fare della satira su Xi Jimping che pare somigliargli molto. Si, beh, in effetti…ma la trovo una ridicolaggine proibire un innocuo orsetto di peluche perché un uomo potente gli somiglia. I nostri politici ricordano tanti personaggi dei cartoni animati, anche se ora non me ne viene in mente nessuno,( a parte Salvini e Tajani che sembrano Fred e Barnie), sono certa che non sia difficile metterli in relazione e appena mi viene l’estro ci provo…

Beh, oggi mi sono lasciata andare a parlare un po’ di me parlando di Winnie the Pooh e so che la cosa forse vi stupirà, ma questo è e non potevo non parlarne, compie cento anni e merita di essere festeggiato…

Equilibrio

Gli è uscito dal cuore quel “possa morire”, pare non ci siano dubbi di traduzione ma potrebbe anche essere che intendesse riferirsi al male che la Russia sta portando in Ucraina da anni, Non ha fatto nomi Zelensky, nel suo discorso alla nazione ma ha pronunciato quel “possa morire” come l’espressione del sogno di tutti gli ucraini che vivono sotto l’incubo degli attacchi dal cielo anche a Natale e tutti i giorni, santi o meno, da ormai quattro lunghi anni. Anni a parlare di pace e di negoziati e anni solo a ottenere più bombe sulla testa. Chiunque sarebbe esausto, esaurito, morto addirittura di stress.

Eppure quest’uomo sempre vestito di nero, con la barba lunga ormai e la faccia sempre più contratta sta ancora li a parlare alla nazione da quella chiesa piena di candele accese, a augurarsi che i soldati al fronte ritornino e a pregare per i tanti morti e dire che la speranza degli ucraini è che arrivi presto la pace e che “possa morire”. Chi o cosa non sembra dirlo, Un uomo squilibrato, dicono al Cremlino. Già, squilibrato dai petardi che lanciano da quattro anni sulla sua testa, ha perso il senso dell’equilibrio e anche, forse, il senso di sé.

Non si augura la morte mai a nessuno, un insegnamento che ho ricevuto da piccolissima e che osservo da sempre, mai augurare la morte ad un nemico e Zelensky, se lo ha fatto, ha sbagliato. Ma lo aveva nel cuore quel messaggio e dal cuore è uscito e non può più ritirarlo. Sia come sia, “l’augurio” è partito nella notte di Natale e ora viaggia per il mondo con tutto il suo peso e la sua forza. La morte che arriva dal cielo portata proprio da quello a cui lui l’ha augurata, sembra, è ll leit motiv di tutta la sua presidenza ormai scaduta. E i morti, tanti, che il suo paese ha seppellito in questi anni, sono il lascito pesante della guerra che la Russia gli ha fatto e gli fa da anni e non se ne vede la fine.

“Possa morire” la guerra e possa nascere la speranza di un futuro senza la minaccia costante del vicino nemico e minaccioso e avverarsi il sogno della pace che sarebbe facile esaudire, basterebbe che “l’equilibrato” vicino smettesse di sparare. Forse era questo il messaggio che il traduttore “artificiale” non ha saputo cogliere.

Vigilia

Devo stare dietro la finestra appoggiata col naso al vetro che brucia.

E’ neve quella? Si  neve ovatta o cotone, che importa? Li sopra, in alto

nel grigio è fitta.

Poi giorno di colpo e uccelli non più, ma solo le orme di zampe nere.

Ho una sciarpa rossa di lana girata più volte sul petto e alla vita.

Non basta, fa freddo, la stufa si è spenta in casa non c’è più nessuno.

C’era prima qualcuno, c’era tanta gente poi basta. Nessuno.

In giardino di sotto la neve non spunta più niente. Le rose son tutte

appassite e restano solo le spine. La vite c’è sempre ma è spoglia

non porta più grappoli appesi.

Mi dicono è inverno. Tra poco è Natale. Fa freddo e la sciarpa non

basta e il naso sul vetro che brucia è gelato.

Il cielo mi sembra di ghiaccio.

Domani è Natale. Ma io non capisco.

Sul vetro le dita disegnano stelle lune soli.

Poi basta. Sono stanca.

La luce che viene da fuori illumina tutta la stanza.

E’ vigilia di festa. Ma io non capisco.

C’è odore di latte bruciato. La stufa inizia a scaldare.

Qualcuno mi prende per mano.

Il giorno si  è fatto più chiaro.

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La risacca

Mi defilo dalla folla, c’è la guerra in tanto mondo,

eppur c’è chi ancora balla e fa pure il girotondo,

oppur c’è chi se ne infischia e con mani in tasca fischia,

fa la festa e mangia e beve è Natale per chi crede

e per chi non crede a niente e per chi si chiude in casa

ed aspetta che la vita sia domani più clemente.

Anche qui ci si defila poca voglia di parlare o

persin di dialogare di accanirsi sulla guerra

o di Putin parlar male…tanto avrà le sue ragioni

sono poi solo opinioni, e parlar non costa nulla

litigare è già qualcosa per mandarsi gli auguroni

e poi pure se ci scappa un pensier sulla Meloni.

Questo è un blog di riflessioni, riflettiamo sul domani

sul presente e sul futuro, ci diciamo tante cose o parliam

solo di guerra ch’è il pensiero dominante, non ci posso

fare niente.

Gira gira e vien Natale Capodanno Epifania

sempre lì vado a cascare non è solo colpa mia.

Non è colpa di nessuno né di chi colpe ne ha tante

se difende il proprio ruolo anche se del lestofante.

E con questa filastrocca non ho detto proprio niente

me ne accorgo solo ora che mi trovo a questo punto

e non so come finire, beh ma in fondo cosa importa?

Ogni storia ha la sua gloria, la sua coda ed il suo capo

e non è per puro caso se ho iniziato a far le rime, mi diverte

lo sapete, combaciare le parole e lo faccio con piacere

e so che chi passa e legge può pensare che son matta

e perciò ora finisco, chiudo e parto per il mare e a guardare la

risacca resterò fin che mi pare.

Ed a tutti, Buon Natale.

Una leader

Prima che diventasse la donna più potente d’Europa (così l’ha definita Politico nel 2024) Giorgia Meloni mi era quasi del tutto sconosciuta. Non fosse per qualche sua rara apparizione in TV, soprattutto ai tempi del Covid quando governava Conte, a cui si è opposta fermamente e tenacemente, di lei sapevo ben poco e mi interessavo ancora di meno. Il fatto che fosse collocata nell’area di estrema destra e decisamente snobbata da giornali e televisioni, ne faceva una figura piuttosto sbiadita e poco riconoscibile. Io ne avevo un’idea vaga ma non negativa, devo dire anzi che le poche volte che l’avevo vista, mi aveva fatto una buona impressione. Nel senso che mi era sembrata determinata, forte coraggiosa e piena di passione. Tutte qualità che amo sia negli uomini che nelle donne. Mi era sembrata “vera” senza orpelli, una che non miagola ma graffia e se occorre morde. Decisamente una leader.

Ha mordente la premier. Si ora che è premier da tre anni e la conosco meglio devo dire che non ho cambiato idea, la vedo come la vedevo prima e mi piace. Mi piace lei come persona, come si veste, si trucca, come si pone, sorride, parla, gesticola, ammicca…insomma mi è decisamente simpatica. E ritengo che per un politico sia una definizione da dare con le molle. Ma la do volentieri e senza remore. La trovo simpatica.

Ma la cosa principale che mi convince di lei è che non teme i giudizi e i pregiudizi. Ed è molto difficile combattere contro i giudizi e i pregiudizi. Ognuno di noi ne ha esperienza, più o meno, ma per una donna direi che l’esperienza sia doppia. Una donna deve spesso o sempre rendere conto di tutto, dall’A alla Z, se tiene posizioni apicali (ma anche no) le si perdona poco o nulla. E in più deve sempre avere un aspetto curato e gradevole meglio se bella. E con quella marcia in più che le conferisce una personalità “forte”, quasi “mascolina”, Giorgia Meloni direi, compendia queste qualità, Nonostante il suo metro e 63, non è certo una che non si fa notare. E guardate che il “farsi notare” non significa farsi ammirare tout court, ma essere notata, non passare inosservata, avere quella aria intorno a sé che fa girare la testa ai presenti, nel senso che non lascia indifferenti.

Ed è spontanea nella sue manifestazioni anche ora che ha da tre anni la guida di questo strano paese (in molti sensi) e che ha gravi responsabilità legate alla contingenza mondiale che fa paura a causa dei molti aspetti legati alle guerre in corso e soprattutto a quella che si svolge da quattro anni nel cuore dell’Europa e che è causa di problemi di ogni genere, anche ora dicevo che stiamo vivendo uno dei momenti più critici della storia del dopoguerra, lei trova il modo di dimostrare leggerezza e in certi atteggiamenti, persino spensieratezza.

Questo però non inficia per niente l’aria autorevole che emana sempre e la serietà e l’impegno che in molti le riconoscono all’estero. Il fatto che stia portando avanti il governo del paese da tre anni, un record, aumenta certamente la sua autorevolezza e non era affatto scontato come non è scontato mai nulla in un paese dove i governi durano in media un anno e poco più.

L’opposizione si è dimostrata da subito molto aggressiva. Le hanno subito riconosciuto tutti i difetti del mondo e anche di più, facciamo dell’universo. La leader del partito democratico, anche lei donna in carica in quel ruolo per la rima volta, le si è dimostrata acerrima nemica e antagonista feroce, non sempre il fair play è quello che ha contraddistinto le sue critiche. Fa parte del ruolo ma con una punta di cattiveria che le esce da ogni poro cutaneo ogni qualvolta si scaglia contro di lei. Le donne soprattutto, dimostrano una tenacia e inflessibilità nel criticarla che travalica spesso i confini della critica legittima. Non sono mancati momenti in cui le sono state rivolte accuse e ingiurie decisamente fuori luogo e esagerate. Ma questo lei sembra averlo messo nel conto come ha certamente messo nel conto che gli alleati di governo possano darle filo da torcere e crearle occasione di attrito. Ma riesce sempre a uscire da ogni situazione con “un filo di perle” e un sorriso che a volte cela però una profonda frustrazione. Certamente non è una passeggiata fare la premier e in alcune occasioni si capisce che vorrebbe essere altrove, come quella volta che dopo aver parlato via video in una kermesse americana (non ricordo quale) alla fine disse, pensando di non essere sentita: “volevo morì”.

Tutto questo non è e non vuol essere un’analisi politica, ma solo della donna Meloni, di quello che mi comunica come persona e non come leader, la politica Meloni la giudicheranno gli elettori quando andranno a votare e saranno di certo lapidari.

Solo un piccolo personale excursus sulla fenomenologia di una leader molto discussa e criticata ma allo stesso tempo anche ammirata e rispettata e che, per quanto mi riguarda sta facendo la sua parte, nel bene o nel male e si sta ricavando certamente uno spazio nella storia di questo paese che ha da sempre un atteggiamento altalenante e discontinuo verso i politici che vede a volte come dei salvatori della patria o al contrario, alla meglio, dei “menarrosti” (come si dice dalle mie parti) anche contemporaneamente , un paese sempre diviso tra “guelfi e ghibellini”, fazioso e lamentoso a cui non va mai bene nulla e si fa passare di tutto, che non trova pace se non nella spietata contrapposizione, come diceva Totò, a prescindere.

Chi l’ha (più) dura

Mi conforta molto sapere che Putin ha liquidato come “reazioni isteriche” di “porcellini accodati a Biden”, tutte le terribili minacce di possibili aggressioni russe in Europa. Ha i super missili balistici di ultimo conio puntati ma non li userà mai, ma che siete scemi? dice, con quello che mi sono costati… Li ha prodotti per sfizio, li ha mandati in Bielorussia a farsi un giretto dall’amico Purgachoff, ma mica gli servono per fare azioni bellicose. No, stanno li a garanzia della pace nel mondo. Pace che lui predica ogni santo e santissimo giorno della sua vita, soprattutto da quando ha messo boots on the ground (non certo i suoi) in quel dell’Ucraina tanto amata e desiderata e mai (per ora) conquistata.

Non si lascia convincere, fa la ritrosa e ora con i 90 miliardi di prestito da parte del porcellini arrivati all’alba di oggi con questo accordo di 25 su 27 (stati membri), ancora di più. Assonnati i porcellini, tra cui anche la premier Meloni, hanno concluso che no, gli asset dei russi non si toccano, restano li, congelati, fermi immobili fino alla fine del conflitto, poi si vedrà. Un successo anche per Meloni che sosteneva una linea più morbida e che fosse sostanzialmente corretta sul piano giuridico. Anche perché i russi cominciavano a dare i numeri più del solito solo all’idea che gli toccassero i loro soldi e si rischiava davvero di brutto che si arrabbiassero ed è meglio di no. Già calmi non sono…

Ora la palla ripassa in campo russo e americano, congiunti da amorosissimi (estemporanei ma previsti) sensi e che proseguono le trattative di pace in due. In tre non se po’ fa…dicono a Mosca. E Putin ha la testa dura e dice che se non ottiene quello che vuole per vie “diplomatiche” lo prende con la forza. Come se servisse dirlo. In Ucraina sono solo quattro anni che ci prova. Non sempre chi l’ha dura l’ha vinta, però, e un però c’è sempre anche in Russia o giù di li. E Trump che ce l’ha ancora più dura (la testa e l’anima) cosa dirà di questo accordo siglato dai porcelli europei? Già me lo immagino…anzi no, non me lo voglio proprio immaginare, a che serve? Però però, ma si va, dirà a Zelensky che ha due minuti per alzare le braccia, calare le brache e cessare il fuoco (lui) perché tanto il compare russo non molla e se qualcuno deve mollare deve essere l’ucraino che non conta niente e che ha rotto le sfere …di cristallo.

So che ci sarà chi penserà che questa analisi ha poco di geopolitico ( i critici abbondano almeno quanto i politici…) ma nonsonolimes e non vorrei neppure esserlo (pare che ci sia maretta anzi burrasca in redazione…) ma la situazione si sta veramente ingarbugliando e fare previsioni ormai richiede una palla di vetro che io non ho e però oggi almeno sappiamo che i soldi dei russi sono al sicuro, congelati ma sereni e sicuri…

E’ già un bel passo avanti, verso cosa non si sa, ma la Storia prima si fa e poi si scrive…e noi per ora la stiamo facendo, a scriverla ci penseranno i posteri che ce l’avranno dura (pure loro) a sentenziare.