A casa di Arcuri

Metti una sera a cena da Arcuri. Che ci sarebbe di strano? L’ex commissario per la gestione del Covid e l’ex premier si sono visti a casa del primo per una cena. Sono amici, ogni tanto si vedono e parlano del più e del meno. Solo che il giorno prima Arcuri era stato invitato a deporre davanti alla commissione parlamentare sul Covid sul caso delle mascherine farlocche. E il giorno dopo la cena, infatti, ha fatto richiesta di essere audito. Lo audiranno? Ma certo, ne ha da dire. E però Conte non sapeva nulla, nulla sapeva delle mascherine comprate dai cinesi senza controlli, costate un miliardo e passa e poi si è scoperto che erano fasulle e pericolose. E qualcuno ci ha preso anche dei bei soldi per fare intermediazioni. Ma lui non sapeva, non credeva e non era neppure in casa, a palazzo quel giorno aveva un appuntamento col dentista. Non c’entra nulla neppure con le tangenti che hanno preso nello studio dove lui ha lavorato, quasi mezzo milione di euro.. Ma no, macché, quelli hanno speso il suo nome per ottenere commissioni sugli appalti, ma lui…non ne sapeva nulla. Viveva su Marte, era tutto preso a dipiciemmare gli italiani e a metterli in salamoia, a fare bandi di paurosi ammonimenti: state a casa e se proprio dovete uscire mascheratevi e state lontani dai centri urbani.

Eppure le mascherine Arcuri le ha comprate dal consorzio cinese, ma non sapeva che erano inutili e persino dannose. Come faceva a saperlo? L’importante era far vedere agli italiani che stavano in buone mani, tutto sotto controllo, tutto procedeva a puntino e chi ha visto l’affare lo ha fatto. Ma lui, Conte, era all’oscuro di tutto, stava nel loculo, come Dracula. Ora, in commissione fa il commissario, cioè si para il sedere con l’immunità, lui che dovrebbe testimoniare per il primo, fa il giudice assenteista, perché, tanto, dice, è solo un circo e vogliono solo farmi fuori politicamente. Ma oggi piange e dice che lui vuole essere audito ma con tutte le garanzie del caso, cioè, fargli dire quello che pare a lui, senza domande, senza interrompere, senza ridere e senza neppure guardarlo in faccia senno è condizionamento. E quando ha finito…zac, via ecco che ritorna subito giudice e riprende a prendere per i fondelli gli italiani.

Quelli che ci si lasciano prendere, beninteso.

Have you ever seen rain?

“Hai mai visto la pioggia scendere in un giorno di sole”? Recita la frase di una celeberrima canzone:

Si, gli ucraini la vedono, una vera pioggia di bombe da quasi cinque anni, col sole e con la pioggia, la vedono. Ma qualche cosa sta cambiano. Persino Putin ha dovuto ammetterlo. Sta “piovendo” da lui, ora. Piovono droni ucraini efficienti e precisi sulle raffinerie russe e colpiscono al cuore l’economia russa, Tanto che il presidente ha detto, in un messaggio alla popolazione: no paura, siamo un po’ a corto di carburante ma ce la faremo…

Ce la faranno…per ora ce la fanno solo a vedere tutti i loro mezzi che trasportano carburante alle truppe, venire distrutti lungo le strade che fino a poco fa percorrevano tronfi, i collegamenti con le zone occupate sono ormai un rischio mortale per tutti quelli che credono di poter ancora trasportare viveri e carburante alle truppe al fronte. E anche le zone occupate, vedi la Crimea, stanno vedendo scendere la pioggia in un giorno di sole. I turisti scappano, la Crimea non è più quel posto ameno e sicuro dove trascorrere le vacanze e le disdette piovono, anche loro in sunny days…

Li chiama “terroristi”, Putin e dice che li fermerà. Ma sono i droni che gli ucraini si sono “inventati” per difendersi e per combattere una guerra che loro non volevano di certo. Ma la” passeggiata di salute” (tipo “namo famo”) si sta rivelando per la Russia una trappola dalla quale non sembra davvero facile uscire. La boria e la tracotanza sta lasciando il posto alle ammissioni, per ora timide, per ora ancora tronfie, ma già ammettere di avere un problema per Putin, deve essere un grosso problema. Molto grosso.

E mentre il suo amico americano tronfio anche lui, continua dissennatamente a bombardare in Iran con le conseguenze che tutti conosciamo, Joe Biden, Hunter Biden e Jill Biden, combattono la loro personale battaglia per cercare di restaurare la democrazia in America. Quella che Trump sta mettendo in ginocchio e pare che Hunter Biden stia pensando di correre per le presidenziali del 2028 contro Trump.

Sarebbe una bella rivincita e non sembra impossibile visto l’attivismo sui social dell’ex figlio degenere dell’ex presidente tanto ridicolizzato che ora dice che Trump sta distruggendo l’America e che è un corrotto e un totale incompetente, uno che lancia guerre senza sapere perché e ne fa pagare i costi altissimi agli americani. Altro che Sleepy Joe.

Verranno i giorni di sole senza pioggia ( di bombe) e non sono lontani e,forse, i tempi in cui qualcuno dovrà fare qualche passo indietro e addivenire a più miti consigli, sono più vicini di quanto pensiamo.

Bazzecole

Gli è partito un colpo dalla pistola non dichiarata che teneva nella tasca durante un festa di capodanno famosa per l’incidente in cui un uomo è rimasto ferito dal colpo “sfuggito” dall’arma che il deputato Emanuele Pozzolo aveva portato con sé. Espulso dal partito col quale era stato eletto deputato (FDI), prima è entrato nel gruppo misto ed appena Vannacci ha formato il suo partito, ci si è intrufolato. Il partito perfetto … del partito…di testa, uno che si ubriaca e poi si mette alla guida del SUV e finisce per provocare un incidente, uno così poteva non approfittare di questo treno che gli è passato sotto il naso all’improvviso. Come la manna, lo ha preso al volo.

Lo ha detto lo stesso caporione con le stellette di avere “una sporca dozzina” e se ne vanta pure. Pozzolo coi suoi precedenti è un elemento valido e portabandiera di simile accozzaglia di fuoriusciti ora rientrati dal buco della serratura di uno che sta vedendo ogni giorno di più la crescita abnorme della sua idea meravigliosa che poi tanto ideale non è, almeno per chi voterà questa ” roba” perché la troverà “di buon senso”. Ma quale “futuro nazionale”? Questi cercano solo di costruisi un futuro personale e, date le premesse, sembrano sulla buona strada. Al peggio non c’è mai fine.

Dunque, Anna Ascani, la vicepresidente della Camera, qualche giorno fa ha redarguito cotanto caprone ( in senso politico) chiedendogli di chiamarla signora presidente e non signor presidente. Lui si è rivoltato come un cobra (sempre in senso politico), poco mancava che ne chiedesse le dimissioni. Una furia. Ascani gli detto di tornare in sé o lo avrebbe espulso.

La questione è futile, per quanto un certo maschilismo duro a morire andrebbe educato a definire le donne di potere in modo che siano riconoscibili in quanto donne, non tutte ci tengono, ma se lei lo chiede con gentilezza, non vedo perché non accogliere la richiesta.

Perché? ma perché quel tale è uno dei tanti onorevoli Trombetta del Parlamento italiano, un superficiale vanesio ora “sporco dozzina” la cui sorella non fa Trombetta (come lui) ma essendo maritata con un Bocca, fa, giustamente (o faceva) Trombetta in Bocca. Si, lo so che ora il giochino non vale più perché l'”in” non c’è più per fortuna, ma se lo merita lo stesso un caprone maschilista come lui (sempre in senso politico) non può non essere nostalgico dell’ “in”. Che, di fronte ad altre nostalgie è una bazzecola.

Capire

Ce lo dicono da decenni, gli esperti, che le temperature sarebbero salite e che gli eventi atmosferici avversi si sarebbero moltiplicati. Ma noi abbiamo fatto le cicale, ce ne siamo infischiati alla grande e siamo corsi ai ripari troppo tardi. Poco è stato fatto e poco si farà: i paesi grandi inquinatori continueranno ad inquinare e una volta passata l’estate avremo tutti, come sempre “altri problemi”.

Beh, io mi difendo cosi: come faceva anche mia nonna, tapparelle abbassate e anche finestre ben chiuse almeno fino a pomeriggio inoltrato (dopo aver “rinfrescato” per qualche ora dove non batte il sole). Bevo litri di aqua e te e mangio frutta e verdura in quantità. Uso poco il condizionatore, primo perché abbiamo giù avuto due black out e trovo giusto risparmiare energia, secondo perché dopo un po’ mi sento come una triglia nel freezer. Uso dei ventilatori che muovono l’aria e la rinfrescano in tutte le stanze, ovviamente quando ci sto. Esco quasi solo dopo le 19.00 e passeggio sotto gli alberi del parco oppure intorno a casa dove ci sono larghi viali alberati e poco traffico. Mi tengo lontana dal centro il più possibile e aspetto che passi anche questa estate. Poco mi attraggono i luoghi di villeggiatura e i viaggi, in questo momento non trovo migliore “villeggiatura” che casa mia, detesto i luoghi affollati e il dover dipendere da un albergatore sudato o un ristoratore fuori di testa per il caldo delle cucine. La pizza la vado a prendere in una pizzeria per asporto molto gettonata poco distante da casa.

Ecco così. Poi scrivo e leggo, leggo e scrivo (oltre a fare tutto il resto che la quotidianità impone di fare anche con 40 gradi) e trovo questo blog decisamente “rinfrescante”, ascolto musica classica e non e qualche volta ballicchio un poco giusto per tenermi in forma. Ma poco.

So che c’è di peggio e non mi lamento. Dico solo che sono oltre venti anni che scrivo dovunque posso che questo andazzo ci avrebbe portato qui, non da esperta ma da semplice cittadina che ama il verde e la natura e che negli anni ha visto crescere la speculazione e la temperatura e che trova il genere umano abbastanza autolesionista e superficiale. In generale, ovvio. Oh, no, “generale” la volevo evitare come parola e dunque dirò, senza generalizzare…ehm no, senza fare di ogni erba un fascio, ecco si, meglio. O forse no…Insomma, ci siamo capiti. E “capire” deve essere sempre una priorità sia d’estate che d’inverno.

Simpatia

Che il premier laburista inglese Starmer non sia un campione di simpatia, lo sanno anche in Lapponia. Ma, dopotutto la simpatia non è la prima dote che un premier deve avere, ce ne sono molte altre molto più significative e importanti.

Ad esempio la determinazione. Cosa che per Starmer sembra essere quasi una sconosciuta. E’, pare, un leader un po’ indeciso, poco empatico e decisamente con scarsa o nulla personalità Insomma non ha carisma. E questi due anni del suo governo non hanno affatto convinto gli inglesi che nei sondaggi prediligono quel carciofo di destra a nome Nigel Farage.

Pare sia anche per questo che il partito prima di subire una clamoraosa batosta, abbia deciso di tramare contro il premier e abbia già destinato quale sarà il suo successore. Ma si, già il nome era fastidioso, lo era per noi italiani, figuriamoci per gli inglesi, suonava come la marca di un integratore di fermenti lattici.. Ora pare che a succedergli sia l’ex sindaco di Manchester, amatissimo e rampantissimo che di nome fa Davy Burnham, Volete mettere? Uno che “bruciacicchia il prosciutto” è già un programma. Per gli inglesi che il prosciutto lo mettono anche nei cocktails, soprattutto se lievemente bruciaticcio a fiamma lenta, potrebbe essere un altra vita.

E dunque? Dunque pare che Starmer, per il bene del suo partito e della nazione, farà un passo indietro o di lato, come vi pare e lasci il suo strapuntino all’ex sindaco che ha stravinto le elezioni supplettive ed è diventato deputato (condizione irrinunciabile per diventare premier).

Il settimo in 10 anni!

Beh, non male per chi prendeva in giro gli italiani perché, dicevano, cambiano più governo che underwear. Ora, pare che a cambiare più spesso i governi delle mutande siano proprio loro, i cittadini del Regno Unito. E noi, al contrario, abbiamo una premier che dura da quattro anni, un record storico. Nonostante le bordate del Tycojon (copyright A59) che in questi giorni se li è dati su …quelli, a tutto spiano. Contento lui e chi si contenta…

E se arriva questo Burnham noi italiani non possiamo che stare alla volontà degli inglesi e tratteremo con lui come sempre col massimo della collaborazione e rispetto come si conviene tra nazioni amiche…God save the King,

PS: i Fab. 4 in in loro memorabile e storico concerto nel lontano 1963 a Manchester (la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto che Burnham è stato sindaco di Manchester).

Comprensione

E’ evidente che tra Trump e Giorgia Meloni, l’amicizia sia finita. Lo ha voluto sottolineare lui stesso con la sua consueta grazia, davanti a tutti le ha dato il malservito. Quella frase ormai è storia. Meloni ha avuto davvero poca solidarietà in giro. In Europa solo da Pedro Sanchez che l’ha espressa pubblicamente, gli altri hanno nicchiato: affari loro, devono aver pensato.

Il boss si era presentato come sempre spavaldone e arrogante, prepotente e impertinente, ma ormai se lo conosci lo eviti. E la maggior parte dei presenti al consesso lo ha fatto, chi più chi meno. Giorgia Meloni, a quanto sembra dalle foto, lo ha accolto come un amico e però lui ha dimostrato subito quello che aveva in mente: vendicarsi umiliandola davanti a tutti.

Inutile dire che non ho mai visto l’amicizia dei due con favore, anzi, mi ha sempre dato molto fastidio, io considero Trump da sempre un gran cialtrone e che la premier italiana, unica donna da sempre, avesse per amico un tipo simile, francamente, mi infastidiva non poco.

Sono contenta che sia finita. Ed allora mi rivolgo direttamente a lei per comunicarle meglio il mio pensiero:

Giorgia, hai tutto da guadagnare da questa stolida frase del tuo ex amico. Non hai davvero perso nulla, semmai hai guadagnato. Ora i vostri rapporti possono davvero essere il più formali possibili e se puoi snobbalo elegantemente ma fermamente in ogni occasione che si dovesse presentare. Lo stesso fai con la banda dei suoi leccapiedi, uno per uno, cancellali dalla tua agenda, ne sentirai subito un gran giovamento.

Prendi un respiro profondo e vai avanti per la tua strada. E già che ci sei, manda anche a quel paese quel tipo che si è alleato coi Cinquestelle e che ora ha traghettato quel personaggio inquietante che risponde al nome di Vannacci dentro la politica italiana a fare sicuramente danni e non pochi. Dissociati da loro nel modo più assoluto e eclatante e procedi spedita a fare il tuo lavoro, l’Italia ha tanti problemi, tanti ma tanti e dovrai impegnarti molto per cercare di risolverne almeno qualcuno prima che finisca la legislatura.

Non aspettarti solidarietà dai vari Bonelli, Conte e compagnia cantante e suonante, quelli godono come ricci in calore e si riguardano di continuo la clip con la frase che quel cialtrone ha pronunciato davanti a tutti, facendo la figura di quello che accoltella in pieno petto e pensa di farla franca e si sentono a cavallo…e ancora meno aspettatene dalle donne della sinistra, le femministe, le eroine della lotta al patriarcato, sembrano mute davanti alle frescacce di questo “patriarca” arrogante e insensato. Dimenticatele.

Trump un esibizionista patologico, egocentrico e misogino, come potessi essere amica di un simile personaggio, si spiega solo col fatto che anche l’amicizia come l’amore è cieca e a volte, pure sorda.

Io non ti voterò come non ti ho votato, ma penso che non meriti questo tipo di trattamento e però se serve ad insegnarti a stare molto più accorta nei riguardi di chi concedi la tua amicizia, potrebbe essere una lezione che fa male si, anche molto male, ma che in fondo aiuta a prevenire delusioni future.

Con comprensione e anche un po’ di affetto.

Il guerriero volante

L’Ucraina ha colpito nella notte una grossa raffineria a Mosca, una delle più grandi del paese. Ci sono alcuni feriti ma non sembra che ci siano morti. Dopotutto la strategia degli ucraini è difendersi dopo cinque anni di attacchi indiscriminati che hanno ucciso uomini, donne e bambini ad ogni ora del giorno e della notte, distruggendo la capacità dei russi di rifornire le pompe di benzina, anche quelle che alimentano i mezzi cingolati ma evitando in tutti i modi di colpire i civili.

Inaspettatamente, quatti quatti, gli ucraini hanno messo in piedi un sistema di difesa a mezzo droni (di cui hanno il brevetto) che gli sta permettendo non solo di respingere gli attacchi efferati e continui dei russi, ma di attaccare a loro volta le installazioni energetiche e le basi operative dei rifornimenti russi. Chi lo avrebbe detto? Quasi nessuno. Anzi, la maggior parte dei trombettieri putiniani (anche qui), hanno sempre detto che gli ucraini dovevano arrendersi al loro destino, che, per loro, era quello di finire ancora in pasto agli appetiti famelici e voraci dell’orso sanpietroburghese. Insomma hanno in molti vaticinato il sacrificio degli ucraini davanti al Moloch del potente vicino.

Lo stesso vituperato e sfancul..izzato presidente ucraino Vlodomyr Zelensky, messo alla gogna ripetutamente da tanti per la sua “ostinazione” a non voler convincersi che non ce l’avrebbe mai fatta e che stava solo prolungando l’agonia di una vittima predestinata, sembra essersi tramutato in drone. Si in drone umano e Putin un giorno di questi lo vedrà volare sopra il Cremlino in mimetica e tanto di barba e baffi che, in questi cinque anni, gli hanno conferito un volto da guerriero. Un guerriero volante droneggiante e (forse) trionfante e sbeffeggiante che gli turberà il sonno.

L’ultima putinata, l’attacco alla cattedrale della Dormizione a Kiev, richiedeva una risposta adeguata. Il destino di questa guerra e forse di quei luoghi, sembra si stia invertendo, stia andando verso una definizione o, perlomeno una rivelazione: il potente prepotente invasore si può scacciare. Si può fargli capire con le “cattive”, visto che le buone le schifa e per lui non sono mai abbastanza buone, che in fondo non è così invincibile come credeva di essere. Il russo in chief comincia a guardarsi intorno e a rimandare i report propagandistici dei suoi generali con un timbro e una barra rossa con su scritto a lettere cubitali: fuck you! Si, inglese così capiscono meglio che non scherza e che non si fida più delle loro favole. E fra poco partiranno purghe a decine che libereranno gli intestini “imbarazzati” di chi gli sta descrivendo una situazione che non esiste. Forse tra i destinatari ci saranno anche nomi eccellenti che siamo abituati a vedere nei proclami, nei bollettini, i tanti portavoce, porta borse, porta…jella.

Putin si sa non scherza con queste cose. Vuole la verità ad ogni costo e mi sa che l’otterrà. Tutto arriva al pettine, basta avere pazienza e tutto si dipana, si chiarisce, si definisce e arriva alla meta cui era destinato.

Come sta succedendo al suo amico americano che sta tirando i remi in barca frettolosamente dopo essersi accorto di esserseli dati sugli organi riproduttori alla grande e di stare facendo la figura del pirla, grande grosso boss…dei pirla…

Basta aspettare. E il russo è famoso per la sua pazienza ma anche per il suo contrario e se lo si contraria prende fuoco…ohibò, no, si surriscalda…no, nemmeno…insomma, perde la flemma e s’incazza. E sarà meglio stargli a debita distanza di sicurezza. Almeno fino a che non ha ritrovato il suo aplomb. Ecco perché nessuno si candida a andare a negoziare la pace con lui: troppo nervoso, bisogna aspettare che si calmi…o forse ha bisogno di una purghetta pure lui per depurarsi dalle scorie di una guerra che sta tirando troppo per le lunghe e lo sta “imbarazzando” oltre ogni aspettativa. Della serie…chi la fa…

They don’t understand

Beautiful place this beautiful world

people around  all over the place

I listen to them, how much they complain.

It’s always too long the time that I take

and so this is why I ask for my rights

my freedom is precious, my life has no time.

They are not very smart, I know and I care,

the words are important and have to be true

the words that are crowding the space in the blue.

But they do not listen, put hands on their ears,

they don’t understand that all that we need

is  empty our souls of all needless thoughts

and stand for the truth, but few love the truth .

And few understand  what all is about, I wonder

myself sometimes and I doubt, that once  time will

come that they’ll understand.

But that does not matter, the only thing is

I follow the path is laid down for me.


Oggi mi va così, l’ho rivisitata dopo qualche anno e mi pare sempre attuale e poi oggi volevo celebrare un po’ il mondo. Di questi tempi così “agitato” e complesso, così a tratti minaccioso, ma così bello e vasto e pieno zeppo di significati e di persone che si incontrano su piani diversi e a volte non si capiscono. Ma ci provano e spesso ci riescono.

Lo faccio anche per salutare i tanti ingressi da tutte le parti del mondo di questi giorni, grazie a tutti quelli che mi leggono anche senza intervenire, in “silenzio”, ma “vicini” e grazie ovviamente anche a chi partecipa attivamente su questo blog che sta diventando – con mia grande sorpresa . ogni giorno più “internazionale”.

I barbari

Mentre Trump festeggia a cazzotti il suo 80esimo: uno spettacolo penoso i lottatori sul prato della Casa Bianca come dimostrazione di forza, indecenti, come lui, il barbaro russo colpisce il centro di Kiev e danneggia seriamente la cattedrale della Dormizione, uno dei simboli della cristianità orientale, patrimonio dell’Unesco. Il talebano russo non poteva trovare bersaglio più significativo per dire al mondo quanto sia propenso alla pace, il suo pacifismo è disegnato nelle spire e volute di fumo che escono dal duomo e si disperdono nel cielo creando alte colonne nere. Sembra di vedere la sua faccia ridere, un ghigno che ha del satanico. E’ come se vedessi bruciare la Basilica di San Marco a Venezia, sarebbe uno choc inimmaginabile. E non è un caso che questa tragedia si compia proprio in concomitanza con la festa di compleanno di Trump e con la firma (per ora ancora provvisoria) di una trattativa di pace, ancora non conclusa e forse ancora lunga, ma sempre meglio delle bombe. Tra Iran e Usa sembra che ci sia tregua, mentre in Libano l’israeliano insiste con la sua furia a bombardare. Barbaro talebano anche lui, c’è da augurarsi che l’opposizione ce la faccia a liberarsi di lui. Più difficile, se non impossibile liberarsi del barbaro russo, lui ha spire dovunque come un polipo gigante e fan e adepti anche tra persone che dicono di volere la pace ma a scapito della sovranità (e della libertà) del popolo ucraino. Non è un caso perché gli ha voluto rovinare la festa che già poco festosa era, con quella esibizione di muscoli e quella violenza da barbari a dimostrazione della sua rabbia per non essere nato almeno una decina di anni dopo la sua data di nascita. Di certo mamma Mary si è presa le sue anche nella tomba.

Barbaro anche Trump. Barbaro ottantenne senza vergogna e senza pudore. Il mondo di Trump, la filosofia Maga è il mondo alla rovescia, (non al contrario), una filosofia barbara e retrograda, senza vergogna e senza pudore, una filosofia senza valori e senza filosofi, ma che si diffonde come un virus in un mondo rovesciato dove i barbari portano lo smoking e dietro la camicia candida, nascondono l’anima nera del mondo che hanno in mente.

Rispetto

La cafonaggine in Parlamento c’è sempre stata, abbiamo assistito a scene volgari di ogni genere, non serve fare l’elenco, spesso i parlamentari che devono servire la patria con dignità ed onore si sono comportati come dei buzzurri in preda ai fumi dell’alcol. Ma quello che è successo ieri non si era ancora visto e sentito.

Il deputato Francesco Silvestri dei Cinquestelle si è rivolto così alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni:

“Lei non ha rialzato la schiena, lei ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda».

Questa frase è di un sessismo disgustoso e rivela tutta la rabbia che provano quelli che sono arrivati in Parlamento piovuti dal cielo, paracadutati tramite un movimento che ha arringato le folle e promesso mari e monti, sbucati dal nulla concionando di “casta” e di “mai con nessun partito” sputando fiamme e lapilli contro tutti i politici rei di essere corrotti e di aver rovinato il Paese e che poi sono finiti per imbarcare prima un partito di destra e poi uno di sinistra, altrimenti non avrebbero mai potuto governare e si sono accomodati nella “scatoletta di tonno” dopo esserselo mangiato a quattro palmenti. E i loro due governicchi sono miseramente caduti uno via l’altro (il secondo cacciato per inadeguatezza) e hanno lasciato in eredità al governo attuale una montagna di debiti.

Questa rabbia si è materializzata tutta ieri alla Camera durante le comunicazioni della premier ed ha segnato un punto di non ritorno per la beceraggine e per il non troppo velato maschilismo che rivela.

Una donna alla presidenza del consiglio in Italia non c’era mai stata, che ci sia arrivata Giorgia Meloni una donna di destra, è stato uno choc che non è mai stato assorbito da chi ancora vede nelle donne che arrivano a scalare certe vette, sempre qualcuno che ha dovuto scendere a compromessi e che non ha mai dei meriti ma solo per il fatto che è una donna deve per forza esserci arrivata mettendosi “in ginocchio”.

Tutto si può dire di Meloni e del suo governo: tutte le critiche sono legittime, può non piacere lei e tutti i suoi ministri, la sua politica, le sue idee e come governa il paese da quattro anni, quello che non si può e non si deve fare è aprire la bocca e dare sfogo al più triviale sessismo da osteria come ha fatto il “rappresentante del popolo”, il cinquestellino Silvestri al quale vanno tolte tutte le stelle e rimandato da dove è venuto, nel posto che occupava prima di accaparrarsi uno strapuntino in Parlamento grazie ad un partito che ha fatto della politica una via d’uscita dalla irrilevanza e un mezzo per assicurarsi una rendita cospicua e sicura.

E che ora dovrebbe lui mettersi in ginocchio e implorare perdono senza accampare scuse ridicole. Usi lo strapuntino per le ginocchia, almeno gli sarà servito a qualcosa di diverso che appoggiarci le terga e sparare oscenità contro una donna verso la quale ha il dovere, se non altro, di portare rispetto.