Un esempio di umanità al contrario

Si è fatto sei chilometri con due/tre gradi sottozero a undici anni, verso il tramonto, perché il conducente del Bus lo ha fatto scendere perché non aveva il biglietto giusto. E’ successo nel bellunese, mi pare una cosa dell’altro mondo ma no è di questo mondo, un brutto mondo e mi lascia molto perplessa che sia potuto accedere nel mio Veneto. Lasciare piedi un bambino con quel freddo non è una cosa che si può fare è da insensati. Il conducente del bus si è scusato, ma la nonna del ragazzo ha denunciato l’azienda di trasporti del bellunese per questo fatto increscioso (sembra che l’autista sia stato temporaneamente sospeso). Il ragazzo è arrivato a casa in ipotermia e in lacrime e di certo non se l’è vista bella durante quella lunga passeggiata all’addiaccio.

Brutto mondo dicevo. Non c’è solidarietà né empatia, ma che cosa avrebbe perso quel conducente a lasciare che il bambino, ormai sul bus, facesse il suo percorso anche se non possedeva il biglietto giusto? Non penso che ci sia stata la volontà di “rubare” nulla, solo che forse la famiglia non è stata abbastanza avveduta nel sostituirlo con l’attuale che prevede un aumento in occasione delle olimpiadi di Cortina o forse gli è solamente sfuggito. Ma come ha potuto lasciarlo a piedi? Forse non ha figli e non sa cosa significa averne, quel conducente, forse la sua pignoleria gli otterrà un encomio da parte dell’azienda (in gran segreto), umanamente rimane una pessima storia. Di quelle che ti fanno pensare che l’essere umano stia diventando sempre di più simile ad una macchina senza sentimenti. Un buon dipendente, ma non necessariamente un esempio di umanità. Ma il suo contrario.

Per Grazia ricevuta sull’orlo del burrone

La frana di Niscemi in Sicilia non è una calamità naturale ma una catastrofe apocalittica. Ma un miracolo ha voluto che non ci siano vittime. I palazzi sospesi sul limitare del burrone, sono la metafora di un paese dove non esiste prevenzione ma solo post visione: lasciamo che accada e poi si vedrà. E cosi tante catastrofi annunciate si presentano, si compiono e poi si discute sui colpevoli, i politici si dividono, si graffiano, si strappano i capelli e la vita continua e tutto rimane come era. E le frane succedono e saranno sempre di più.

Questa non è una frana ma un’apocalisse, un intero lato della collina è caduto a valle frantumandosi e lasciando i palazzi con le budella di fuori. Una scena che fa venire i brividi. E ora? Meloni ha girato in elicottero sopra il disastro e ha detto che si farà presto. Si, va bene, ma dove sono finiti i soldi che erano stati stanziati per la prevenzione? Io me lo chiederei e vorrei che saltassero fuori e chiederei perché, perché, perché…non sono stati usati e dove, dove, dove…sono finiti i milioni del PNRR stanziati per rinforzare quel pendio che si sapeva sarebbe tragicamente franato e infatti è franato, senza vittime, per miracolo!

Ma non possiamo sempre contare sui miracoli, l’Italia si sa conta molto sui miracoli, vive di miracoli, sopravvive di miracoli, di Grazie Divine, ma non sempre finisce bene e la post visione finisce per essere fatale per tante troppe vittime della insipienza dei governanti e della ingordigia dei criminali. Quelli, per esempio che costruiscono sui terreni franosi, quelli che prendono le mazzette per dare i permessi e quelli che sapendo tacciono.

L’Italia, paese di miracolati che si salva sempre per miracolo ma che qualche volta non ce la fa.

Un’occasione

Devo essere sincera: in questi giorni ho poca voglia di scrivere, un po’ per motivi personali e un po’ perché i fatti e gli accadimenti si stanno facendo sempre più complessi e la quotidianità di tutti ne viene giocoforza, in qualche modo influenzata.

La diffusione così tempestiva e martellante delle notizie è una tempesta (appunto) che non sembra mai placarsi. Bisogna anche difendersi. Già ognuno di noi ha una vita a cui dare il contributo di stress, sofferenza, dolore a volte persino rabbia e confusione e una miriade di altri sentimenti, non esclusi quelli positivi, ovviamente.

Tutto ciò per dire che la giornata della Memoria che ricorre oggi, non mi scorre indifferente ma il parlarne mi costa ancora di più degli altri anni. La guerra a Gaza con tutte le conseguenze. l’orrore del 7 ottobre e tutto ciò che ne è seguito e che è ancora in atto sotto altre forme, la guerra infinita in Ucraina, la sommossa in Iran che conta vittime a migliaia. le mattane di quel gentile signore americano che amoreggia coi dittatori e che sta portando il mondo verso una deriva che ancora non risulta chiara ma di cui si hanno avvisaglie, ecco, tutto questo e molto altro, mi da da pensare che questa ricorrenza sia ancora più importante. Più che mai va ricordato quell’orrore e celebrate le vittime, rinunciando però alle polemiche, alle strumentalizzazione o, ancora peggio alla fantasiose ricostruzioni. Ricordiamo i martiri, tanti e ricordiamo i loro aguzzini e almeno per un giorno, lasciamo da parte le meschine contrapposizioni dialettiche tra destre e sinistre.

La storia ha purtroppo tanto da raccontare di quell’insensato viaggio all’inferno che gli ebrei hanno dovuto fare loro malgrado e ne avrà per sempre perché la Memoria è non solo un dovere ma un’occasione per ricordarci di quanto sia profondo l’abisso dell’animo umano e di come possa compiere azioni così malvage, cruente e vili e ci deve servire anche per ricordarci che la malvagità non è una esclusiva di un’epoca ma può ripresentarsi sotto altre forme in ogni momento e spronarci a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché sia in qualche modo resa inoffensiva.

Il coraggio di un “piccolo” grande leader

L’Europa (assieme al Canada), ha mandato un segnale chiaro al fanatico Usa: datti una calmata, lo vedi che ha fatto crollare le Borse? Asino! Si, più o meno. E mentre Mark Rutte diplomatizzava in segreto concedendo agli Usa più basi in Greenland, Zelensky le suonava ai leader europei e gli diceva chiaro e tondo quello che si meritano:

In soldoni: siete tutti qui a farvela sotto per un bulletto che spadroneggia e starnazza per i suoi capricci e non vi rendete conto di fare la parte delle galline che si contendono il gallo. Dimostratevi uniti e non fatevela sotto ogni volta che dovete rispondere alla boria di quell’esaltato mitomane, siate veramente uniti e non pigolanti come pulcini con solo qualche galletto con gli occhiali da sole che starnazza e il resto che pigola…armatevi e non solo di buona volontà e mostrategli qualche dente, non dico tutta la dentiera, ma qualche incisivo, ma che sia canino…

Perbacco che grinta! E gli viene dalla devastazione che ha visto in questi giorni e soprattutto dall’ idea che lo stiano abbandonando tutti, presi come sono a ripararsi dalle bordate del maramaldo americano. Lasciato solo a difendersi contro uno spudorato nemico della pace che si scatena ancora dopo quattro anni contro la popolazione civile, tagliandogli il gas e la luce, operazione tra le più crudeli che non indigna più nessuno e anzi, la maggioranza sbadiglia e pensa…”che palle ‘sti ucraini”!

E mentre i pro pal infiammavano le piazze mondiali inneggiando al terrorismo di Hamas, neppure un vicolo stretto per gli ucraini, che, in fondo, gli abbiamo dato tutto che cosa chiedono ancora? Si arrendano perdinci, persino il papa glielo ha chiesto…

Zelensky ha dimostrato di avere più coraggio di tanti, compresa Giorgia Meloni che diplomaticamente si sfila (giustamente) da quell’obbrobrio di Board of Peace che sembra la riedizione cinematografica di Gone with the mind e si staglia come la figura più nettamente e decisamente “pacifista” e pragmatica emergente dalla confusione totale che regna tra le varie leadership europee. E questo piccolo colpo battuto a Davos, non è sufficiente ancora per dimostrare di avere capito tutta la pericolosità del nuovo ordine mondiale che Trump e Putin vogliono instaurare: devono andare a scuola dagli ucraini e imparare quello che è entrato nel loro DNA in questi anni di guerra e che invece si è perso o annacquato negli europei in ottanta anni di pace.

Un’altra tragedia annunciata

Sono inn corso a La Spezia i funerali del ragazzo di origine egiziane: Abanoub Youssef, ucciso con una coltellata a La Spezia, dal compagno di origini marocchine Zouhair Atif . Una lite per futili motivi all’ interno dell’Istituto che entrambi frequentavano, Einaudi Chiodo.

Una tragedia annunciata. Troppi coltelli girano ovunque, sono armi e sono molto più facili da reperire di una pistola. Dovrebbe essere proibito portarseli appresso senza un porto d’armi e sequestrati immediatamente se vengono trovati addosso. Il metal detector nelle scuole “a rischio” è solo un palliativo. Serve molta più educazione a molti livelli sui principi del vivere civile. Lezioni che vanno impartite dalla scuola primaria per educare i ragazzi al rispetto del prossimo.

E pene severe per gli assassini anche se hanno 19 anni. L’omicida è un ragazzo ma ha saputo colpire con precisione, ha colpito per uccidere e non è stato un gesto impulsivo ma premeditato. Già l’essere entrato a scuola con un coltello ed averlo potuto usare contro un compagno è di per sé una notizia allucinante. Significa che non c’è nessuna sicurezza per nessuno su tutto il territorio, neppure le scuole sono zone franche.

Il rischio emulazione è forte, la malattia psichiatrica sempre più incombente e diffusa, specie tra le nuove generazioni. Troppa violenza ovunque, soprattutto in Rete e in tanti ormai non distinguono più la realtà dalla finzione. Il governo deve agire. Non bastano più gli annunci servono azioni volte a tutelare la popolazione tutta, servono più forze dell’ordine e serve una legislazione che permetta di trattenere i delinquenti dopo l’arresto se ci sono le condizioni.

Servono più psicologi che possano entrare nelle scuole a valutare quegli studenti che dimostrano di essere aggressivi e problematici, considerando la possibilità di prendere provvedimenti disciplinari anche gravi nel caso di recidiva. Insomma serve un’azione forte e coordinata. La sottovalutazione dei rischi che corriamo tutti a causa di una elevata diffusione di armi e della crescente aggressività che si manifesta all’improvviso anche in soggetti considerati del tutto normali, sta portando la società a diventare una jungla diffusa e sempre più difficile da controllare.

Farina per fare ostie

A Davos, come in qualsiasi altro posto, Trump è osceno, per quello che dice, per come lo dice e per la sua stessa presenza.

Ancora non ha rivelato quasi nulla del vastissimo dossier del suo amico pedofilo come aveva promesso, ma se lo tiene ben stretto sperando che sparigliando le carte ovunque, ci si dimentichi che lui li dentro ci sta da protagonista e non da comparsa. Il suo discorso al Forum economico di Davos riecheggia molto “I discorsi di Hitler a tavola”, pieno soprattutto di se stesso nel suo cappottone navy d’ordinanza e la stazza da bullo sovrappeso che sbanda mentre cammina sul tappeto rosso. Ha messo in ridicolo tutto e tutti, prima di tutti quell’America che lui vuole fare grande, ne ha fatto una macchietta, si è intestato tutte le buone azioni e intenzioni, le guerre chiuse e aperte ma in fase di chiusura e si è intestato pure il Big Bang. Dopo chi che, stanco ma sazio, ha parlato per un’ora e quello che è uscito dalla sua bocca è un delirio di un pazzo lucido e cattivo.

L’Ucraina è ancora in guerra, Putin la sommerge di bombe, in milioni di ucraini sono al gelo con 20 gradi sottozero. Zelensky è rimasto in patria per coordinare gli interventi ma la situazione è di quelle da raggelare il sangue. La Russia vince grazie a Trump che profetizza accordi di pace che altro non sono che la resa totale degli ucraini.

Ma l’attenzione del mondo è puntata su quel pezzo di ghiaccio che Trump vuole per sé, se lo sogna la notte e tutti intorno a lui a cercare di convincerlo con le buone a ritirarsi da questo progetto. I danesi lo hanno mandato a Vaffa e gli hanno ripetutamente detto che Greenland is not for sale, ma gli hanno solo stuzzicato l’appetito, come quando da rampante tycoon assaltava e metteva le sue manacce addosso alle donne che avevano la bella ventura di trovarsi dalle sue parti e avevano un bel dire di no, per lui era un invito a fare ancora peggio.

E’ stato condannato per questo ma ora che a quasi ottant’anni si sente più in fregola che mai e vuole, assolutamente vuole quel pezzo di ghiaccio che gli infiamma i bollenti spiriti. E mezzo mondo a cercare di domare l’incendio. L’atmosfera era talmente carica che hanno dovuto evacuare le sale per un incendio vero, pare sprigionatosi nei pressi…un rigurgito d’inferno che dovrebbe far riflettere chi crede ancora che quel satanasso sia solo …al massimo…farina per fare ostie.

Mappamondi

L’ipotesi di entrare boots on the ground in Groenlandia è semplicemente folle. Vorrebbe dire dichiarare guerra ad un paese Nato da parte di un altro membro della stessa alleanza. Trump forse non se ne rende pienamente conto e sarebbe veramente grave, oppure lo ha deciso assieme al suo amico russo?

L’ipotesi non è balzana, questa insistenza di Trump di prendersi quella terra che è parte del territorio danese da secoli, significherebbe stravolgere il mondo, mettere sottosopra una cosa che sta in piedi perfettamente e che non rappresenta nessun pericolo anzi stiamo parlando di uno dei migliori alleati degli Usa.

Non mi si venga a dire che è “normale”, che Trump è solo meno ipocrita di altri perché sarebbe come paragonare un tartufo ad una rapa. E la rapa è senza dubbio Trump. Sia per il colore della sua testa, sia per le farneticazioni che ne escono. Persino con le orecchie straparla. E le ha belle grandi, una persino miracolosamente riparata dopo che una pallottola l’ha traforata.

E’ davvero un incubo quell’uomo, il peggio che potesse capitare all’America e al mondo. Mi dispiace dirlo ma lo avevo detto e lo ridico: una vera calamità, un personaggio che andrebbe fermato subito se non avesse dietro a sé chi gli copre le spalle e che dovrà rispondere quando sarà chiamato a farlo e gli sarà chiesto perché perché, non abbia fatto nulla. Parlo dei repubblicani del Congresso, ma anche dei democratici, solo alcuni fanno sentire la loro voce, ma è ancora troppo flebile.

Il malcontento nei suoi riguardi cresce ogni giorno, i metodi nazisti dei federali della ICE sono sempre più sotto gli occhi di tutti e la gente comincia ad avere paura. La libertà di espressione di cui l’America era la prima sostenitrice, ora viene repressa: un’ attivista americana è stata arrestata e messa in prigione per aver espresso il suo dissenso per l’intervento in Venezuela.

E’ intollerabile e non si era mai visto prima. Il nostro governo ha al suo interno un ministro che ne magnifica le gesta e una premier che, per ora, sembra non volersi pronunciare se non con balbettii. Su questo Giorgia mi sta deludendo alla grande.

Tutto quello che esce da quella bocca. le smorfie che fa, le battute insensate ma soprattutto le sue azioni, sembrano veramente l’opera di un pazzo. Ha persino scritto al premier norvegese per dire che è deluso di non aver ricevuto il Nobel e che non si impegnerà più per la pace se non lo ottiene. Ma si può? Solo un megalomane con manie di grandezza fuori dagli standard può anche solo pensare di fare una cosa simile.

Trump mi preoccupa ancora più di Putin, quello che fa è illogico, senza senso e lo trovo estremamente pericoloso per il mondo intero e non dimentichiamo che quello ha accesso alla valigetta dei codici. Altro che mappamondi.

E invece…

Una vicina è fissata col karaoke e non fa che cantare a squarciagola a tutte le ore. Ha una voce sgraziata e penetrante e per nulla intonata ma si ostina a cantare imperterrita. Forse spera che qualcuno la scopra e la scritturi, ma temo che sia solo una grande rottura di timpani per tutti. I suoi familiari per i primi e i vicini idem. Ma non era di lei che volevo parlare ma di una canzone tra le più famose, una hit sempreverde che non smette di essere gettonata e, anzi, pare che sia tra i motivi più trasmessi degli ultimi decenni. Parlo di “Every breath you take” dei Police.

A me piace molto e l’ascolto spesso. Ho letto che c’è in corso una causa tra Sting e gli altri due componenti la banda, ora ex perché fu proprio quella canzone a segnare la fine del gruppo e l’inizio della carriera da solista di Sting. E sempre per una questione di soldi.

I due ex dei Police chiedono a Sting di riconoscergli i diritti su un brano che non ha mai smesso di macinare soldi e dal 1985, continua a macinare ininterrottamente. Pare che i due abbiano avuto una solida e congrua “buonuscita”, ma non si accontentano, vogliono altri soldi e accampano altri diritti.

Le cause tra artisti sono molto comuni e non molto interessanti, infatti di solito non me ne curo affatto. Ma questa mi è sembrata particolare per come è nata la canzone e per il successo che ha avuto e per la storia che sottende. Sembra parlare di una Lei che Lui insiste a voler seguire continuamente: “ad ogni respiro e ad ogni mossa” e sembra all’apparenza una banale canzone d’amore dove lui c’è rimasto male perché lei lo ha lasciato però sembra anche chiederle di ritornare e neppure per un momento avrei mai pensato che Sting stesso (che l’ha composta in mezz’ora, dice) l’avrebbe definita “a nasty little song”, un motivetto orribile. Sembra l’abbia composta quando la prima moglie lo ha lasciato perché aveva scoperto una tresca di lui con una vicina, migliore amica della stessa e che lo abbia piantato in asso. Lui, sulle prime c’era rimasto male e da questo nasce la canzone. Certo, il dolore si percepisce e forse anche per questo ha avuto tanto successo.

Sting è sposato ormai da decenni proprio con la vicina, ex amica della ex moglie. Una storia abbastanza comune, si è vero, ma è il retroscena di una canzone che sembrava solo essere un richiamo per una persona che si era momentaneamente allontanata ed invece, lo stesso autore, dice, dopo molti anni, che gli sembra piuttosto una velata minaccia.

Forse tutti questi anni gli sono serviti per riflettere e capire che le relazioni d’amore possono nascere quando meno te lo aspetti, ma possono altrettanto improvvisamente finire, o, al contrario durare a lungo e forse è venuto a patti con se stesso ed ha accettato quanto è avvenuto e lo ha compreso tanto da definire questo celeberrimo brano, una canzoncina cattiva, anche se nelle intenzioni non voleva affatto esserlo. Quando il dio bambino scocca il dardo, lo fa appunto come lo farebbe un bambino innocente, senza alcun calcolo e chi viene trafitto dai suoi dardi però non dovrebbe considerare l’Amore come una “proprietà” ma come un dono inatteso e prezioso, ma fragile e bisognoso di cure. “Every breath you take, every move you make”…ecco, forse è questa sua matura consapevolezza che gli ha fatto dare quella definizione (a nasty little song) ad una delle sue canzoni migliori. Ma a me non sembra affatto “cattiva”, ma solo l’espressione di una profonda e vera sofferenza ed è proprio per questo forse che ha avuto ed ha ancora tanto successo.

E, a mio parere, per tornare alla tristezza della causa, accampare diritti e chiedere ancora soldi per qualche cosa che non ha più ragione di essere considerata in qualche modo “di proprietà” (almeno per quello che ne posso capire) è una dimostrazione di ingordigia e di meschinità, ma spetterà ad un giudice deciderlo perché potrebbero esserci dei lati di questa faccenda del tutto imprevedibili.

Mi sembrava solo una canzone molto ritmata e emotivamente coinvolgente, ma nulla di più…e invece.

Not in my name

Ci mette la faccia, una bella faccia, sembra persino diversa, non mi pare lei, ha i capelli lunghi e il viso decisamente ringiovanito, ha un’aria da collegiale con quell’abito chiuso sul collo. Parla inglese fluido come sempre e magnifica i valori della sovranità e libertà dei popoli, ma lo fa in un video dove compaiono personaggi ambigui, estremisti di destra che nulla hanno a che vedere con la libertà dei popoli e assieme a Salvini che, come sappiamo odia la UE ed è amico conclamato di Putin. Perché?

Giorgia, per favore me lo spieghi? Mi delude e non poco questa tua apparizione in un video che supporta l’elezione di quel dittatorello grassoccio e amico anche lui del russo, che farebbe bene a togliersi di mezzo e a lasciare che a governare l’Ungheria ci vada chi ha una idea di libertà diversa dalla sua che altro non è che autoritarismo malcelato. E sarebbe sempre ora che si levasse dagli occhi e non solo quelli degli ungheresi.

Ma perché Giorgia? Ma non potevi dire semplicemente di no? Questo è un gravissimo errore, ti costerà molto. Finora avevo cercato di capire anche il tuo atteggiamento con il torsolo americano, ma oggi francamente non ti capisco più. Inoltre, ingerire nelle votazioni di altri stati è sbagliato, lascia che gli ungheresi si scelgano chi vogliono, la Democrazia lo chiede. Un endorsement a quel ridicolo sbruffone putiniano, non ti fa onore.

Perciò, not in my name, da italiana mi dissocio totalmente dalla tua “mattana”, perché di questo si tratta. E se sei stressata e non rifletti abbastanza su quello che fai, lo posso anche capire ma non giustificare, hai sbagliato, un errore grosso che, ripeto, ti costerà e non poco.

Rimedi non ne vedo, quel che è fatto è fatto, purtroppo. Ma, almeno, potresti dire che si, tu ci stai a aiutare il tuo amico a vincere ancora le elezioni, da amica, ma, per favore, dissociami e dissocia gli italiani da una cosa che riguarda te sola e esula dalla funzione che ricopri. Non basterà e non lo farai, ma sarebbe l’unica cosa che potrebbe mitigare, anche se di poco un errore madornale che potrebbe costarti la carriera e vanificare molti dei risultati che hai ottenuto fin qui.

https://tg.la7.it/esteri/orban-campagna-elettorale-video-leader-internazionali-meloni-salvini-14-01-2026-250866

Andiam andiam

Confermata la data del Referendum confermativo sulla riforma della Giustizia: il 22 e il 23 marzo prossimi. Sarà quel che sarà, gli italiani sono chiamati a dividersi anche su una legge costituzionale molto discussa come è giusto che sia quando si tocca la Costituzione e però sono chiamati anche , implicitamente, a dire si o no al governo di Giorgia Meloni.

E lei lo sa. Lo sa bene e se ne preoccupa, forse più di lei si preoccupano quelli che vanno al suo traino, i saltati sul carro, quei partiti e ini che hanno governato con lei in questi lunghi tre anni. Dico lunghi? Si, per me lo sono stati lunghi abbastanza per poter dire che sono stati lunghi. Sono successe una miriade di cose ma in pratica una sola, irrilevante: è cambiato il mondo. Ma non come si dice spesso per sottolineare che qualche cosa è cambiato, no è proprio cambiato tutto. Lo scenario mondiale è caotico quello italiano lo è per definizione, il caos è il nostro elemento, senza caos da noi, non c’è ordine.

E dunque andremo a dire si o no a questo benedetto ennesimo referendum al quale siamo tenuti a dare un nostro parere. Che ne capiscano poi gli italiani, parlo in generale, mi sa che è una domanda scontata alle quale risponderei: quasi nulla. Separazione delle carriere di magistrati? Riforma del CSM? Boh, sembra cirillico, arabo, decisamente metafisico il quesito che ci viene posto, cioè vogliamo confermare quella legge o no? E perché dovremmo essere noi a farlo? Ma perché lo dice la Costituzione. E allora andiam andiam , o non andiam, non è richiesto il quorum, perciò mi aspetto una partecipazione massiccia, gli italiani si conteranno insomma, fortemente e tenacemente unitari nell’imperativo categorico di dividersi. Anche nello stesso partito sulle linee e sui punti…

Mandare a casa il governo è all’ordine del giorno della sinistra all’opposizione, ghiotta occasione anche se la legge fosse da tutti approvata (e in parte lo è) non ha alcuna rilevanza, quello che conta è mandarla a casa. Solo un referendum che gli aumentasse lo stipendio troverebbe i parlamentari dell’ opposizione uniti per il SI, ma non è alle viste, anche perché proprio quelli che si beano sui palchetti degli applausi alle loro proteste che il governo non fa nulla per i poveri, in saccoccia si tengono stretti stipendi che ogni comune o anche non comune mortale si può solo sognare. A cominciare dal segretario generale della CGIL che in questi giorni si guadagna parte del lauto stipendio digrignando i denti contro il governo e promuovendo il NO o morte.

Ma andiamoci a mettere questa ennesima croce, che sarà mai? Croce più croce meno, c’è anche chi ne ha di molto più pesanti…