Fiori di campo

Era da un po’ che non se ne sentiva parlare (o sparlare), il Grillo nostrano è tornato più bello (!) e più luccicante che pria, nel suo spettacolo “io sono un altro”. Eh già, meglio essere un altro, dopo che era andato a nascondersi è ritornato nei panni di un ipotetico altro, ma sempre lui rimane: un clown triste che pretende di far ridere ma ormai è passato quel tempo e quell’età. E la sua avventura politica che gli ha fatto indossare panni comprati al mercato delle pulci e che ne trattenevano parecchie e che sembrava averlo fatto rinascere a “miglior vita”, sta naufragando con l’aiuto di un personaggio da operetta che ne ha stravolto i connotati.

” “Ha preso più voti Berlusconi da morto che lui da vivo”. Ha detto il comico (ma chi ride?) di Giuseppe Conte e questa volta devo dire che la battuta è azzeccata. Ma la zecca Conte fa buon viso, a lui importa solo rimanere incollato a quel posto che gli è stato dato e guai a chi glielo toglie, deve passare sul suo cadavere vivo e pugnace e anche se la percentuale dei voti si assottiglia lui fa a gara coi radicali (liberi) per mostrarsi sempre in forma e col capello a tesa spiovente sulla fronte alta e sporgente. Parla, Conte, parla sempre con il cecio in bocca e sparla tanto di Meloni ma non convince l’elettorato.

Eppure il suo governo ha elargito soldi pubblici a badilate e ha permesso ai ricchi di ricostruirsi i palazzi a spese del contribuente, oltre che i miliardi spesi per dare sostegno materiale a chi non solo non ne aveva diritto ma non era neppure cittadino italiano.

Grillo, dicevo. Mi sembra sempre uguale, col suo parlar furbito ( da furbizia), chiama la premier “psiconana” però dice che ha senso dell’umorismo (detta da lui fa un certo effetto) e che invece il Movimento non ne ha e se mai ne ha avuto lo perso del tutto.

Conte poi ha il senso dell’umorismo di un dio azteco e a volte quando parla sembra azteco lui stesso. Eh, si, ha ragione il comico genovese, Conte non fai ridere, non hai quel certo non so che che invece il garante possiede a quintali e che però, da buon genovese si tiene stretto e non lo molla, Può venirgli buono, al momento giusto.

Non si starà preparando per ridiscendere in campo? Ma che campo sceglierà questa volta? Potrebbe essere un campo cosparso di concime organico per rinverdire i suoi allori? Ma mi sa che se farà questa scelta, Conte non lo seguirà e potrebbe scindersi, lui sceglie solo campi di fiori profumati. Con la puzza sotto al naso che si ritrova, non credo che potrebbe adattarsi a meno di non cospargerlo di Chanel number 5, cosa per Grillo davvero surreale.

E così forse avremo il Movement number 5 a guida contiana e il Nuovo M5S a guida campiana…(che scemenza, me lo dico da sola)…ma insomma, qualche cosa nasce da questa ennesima batosta e non credo saranno fiori di campo.

Pace lontana

Un articolo del New York Times rivela come e perché il primo e l’unico vero negoziato tra Russia e Ucraina a qualche mese dall’invasione, sia finito in un nulla di fatto per colpa di chi?

Ma di Putin e non del Bajon come alcuni continuano ad affermare anche qui. L’articolo riporta i fatti tutti documentati e certificati e da questi risulterebbe che Putin all’ultimo non abbia dato il consenso alla clausola che gli chiedeva di impegnarsi, dopo la firma degli accordi, a non ritornare ad invadere l’Ucraina ma di astenersi in futuro dal farlo. Ma no. Lui non ci è stato, voleva mani libere e perciò un negoziato che sarebbe potuto andare in porto e portare ad un cessate il fuoco é andato gambe all’aria per le pretese di chi? Di uno che la vuole sempre come vuole lui e se non si fa come dice lui nisba.

Dunque vediamo che la possibilità di addivenire ad un compromesso ragionevole che comportasse la cessazione delle ostilità sine die (anche se…) c’è stata ma è stata inficiata dall’arroganza di uno che prima invade e poi vuole mano libera per poter invadere ancora come e quando gli pare. Come minimo un invadente!

Pare, da quello che leggo, che il convegno per la pace tenutosi in Svizzera non abbia dato esiti importanti. Putin non c’era e però ha detto che non fa patti con Zelensky perché non lo considera più neppure un nemico ma solo un passante. Bella roba, veramente si legge tra le righe la voglia di pace di questo tipo qui.

https://www.nytimes.com/interactive/2024/06/15/world/europe/ukraine-russia-ceasefire-deal.html

Vergogna!

I veri fascisti stanno a sinistra. Ormai la destra non è più tanto destra ma lo è di più chi si dichiara di sinistra senza esserlo.

I privilegiati, quelli che finora hanno cianciato di pace, uguaglianza, solidarietà, si sono rivelati per quello che sono: fascisti nel puro senso della parola: persone che pensano solo al proprio tornaconto personale e a niente di più.

Sono delusi e amareggiati e perciò violenti. La violenza ormai sta a sinistra perché la rabbia non trova sfogo: una donna di destra e una donna soprattutto che ha tutto quel potere…inimmaginabile fino a qualche anno fa ora è realtà e a sinistra i fascisti di sinistra non ci stanno.

Trovano tutti i pretesti per affossare un governo eletto dal popolo come recita la Costituzione con una premier che è stata riconfermata dal popolo e questo li manda in bestia. Sono fuori di sé se mai sono stati dentro.

Fanno di tutto per far diventare parlamentare europeo una anarchica che ha una sfilza di “nomination” dalle questure e 4 condanne per reati commessi con violenza ma sta a sinistra. Ilaria Salis è di sinistra e quelli che l’hanno aiutata a diventare europarlamentare sono di sinistra. e stanno con una che spacca le teste, violenta anarchica e ora a busta paga dello stato!

V e r g o g n a!

Provocatori violenti che si attaccano al tricolore per scatenare vergognose risse in Parlamento per poi darne la colpa al governo che è “squadrista” mentre loro, i santi, inscenano pestaggi e provocano e poi fanno le vittime, vergognoso! Vogliono tornare al potere, quello vogliono, vogliono poter continuare a menare per il naso gli italiani che si fanno menare per il naso, vogliono riportare i Conte e gli Speranza al controllo della macchina e gli italiani si attacchino.

Hanno votato Meloni…e chi se ne frega, dicono, a noi, i privilegiati di sinistra non importa un fico, al potere ci dobbiamo stare noi, con le segretarie con la evve moscia e il campo largo e i renzi milionari o miliardari e i bastiani con gli yachts mentre gli italiani, dicono, con questo governo non arrivano a fine mese mentre con loro e col minimo salario sarebbe una pacchia…vergogna.

I giovani poveri, con lavori precari, o senza del tutto a mendicare dai genitori per poter vivere fino a cinquanta e passa anni e le politiche del lavoro della sinistra di questi decenni hanno fatto guadagnare tanto a chi pratica la politica e perdere tutto a chi ci credeva.

Vergogna! Paladini della propria tasca e del proprio posto al sole e gli altri…chissenefrega!

Facciamo Ilaria Salis premier e suo padre ciambellano di gran Conte e Conte? Ma Conte può solo fare il Re!

Papa Pop

Un Papa sui generis, Bergoglio. Parla. Si, parla. Dice e dice anche molto. Ma che cosa dice? Dice cose che noi umani…forse non comprendiamo a fondo, perché deve esserci un perché di quello che dice. Un Papa sa sempre quello che dice e se lo ha detto il Papa…

Ma Francesco è un papa pop. O un pop papa. Fate voi. Insomma, “troppa frociaggine”, ” ucraini alzate bandiera bianca”, “preti non fate omelie troppo lunghe la gente prende sonno”, e ora…”si può ridere anche di Dio”.

Si può? Che cosa? Francesco sei sicuro vero? non è che ti sei espresso male? Ma sarà Dio che può ridere di noi e ne avrebbe…ma noi di lui? E come? che cosa dovrebbe farci ridere di Dio?

Le batture di qualche comico in cerca di visibilità’ perché da oggi abbiamo sdoganato…anzi Francesco, pare, abbia sdoganato le battute su Dio.

Ma se diciamo sempre “scherza coi fanti e lascia stare i santi”, ancor meglio si dovrebbe attagliare a Dio, questa massima.

Ma per Francesco oggi è una giornata particolare, Scola ci farebbe uno dei suoi capolavori.

Deve incontrare Biden e non solo, ma lui, il presidente americano gli sta un pochino, diciamo, sui libretti di messa. Si, perché, il cattolico Biden è quello che ha scatenato la Nato e la Nato scatenata ha scatenato il russo, poverino Puttino, piccinino…

Ma come si fa, dico io (pensa lui) a scatenare la Nato? Bisogna incatenarla la Nato, il Puttino poverino si arrabbia giustamente. E poi se ti morde ti devi fare l’antitetanica.

Perciò ridete fratelli anche di quello che rappresenta in terra…ma Lui lo sa? lo sa lo sa, e quanta pazienza deve portare con questo papa pop.

Ma se non ha pazienza Lui chi la deve avere?

Gentilezza

Mi trovo da qualche giorno in un amena località a mezza collina nell’alto trevigiano. Il paese è piccolo ma ben servito e vi si respira un aria che mi riporta alla mia infanzia quando il Veneto non era ancora stato quasi completamente devastato dalla modernità e dalla industrializzazione. Ieri, verso il tramonto, tornavo da una passeggiata in un percorso naturalistico molto suggestivo: un sentiero ben delineato in mezzo a campi di frumento e prati e boschetti di acacie, tra papaveri, camomilla, ranuncoli, malva e sullo sfondo i monti che ieri, dopo giornate di pioggia anche molto insistente e a tratti violenta, si stagliavano netti e offrivano una vista commovente e mozzafiato.

Per raggiungere il sentiero che il comune ha provveduto ad asfaltare per renderlo facilmente percorribile anche in bicicletta, devi attraversare il paese e superare un’azienda di apicoltura che ha disposto arnie disseminate un po’ ovunque tra gli alberi. La strada di accesso al sentiero è una bella strada di ville e case di campagna tutte con giardini ben tenuti e siepi di gelsomino che spandono il loro profumo tutt’intorno creando un’atmosfera deliziosa.

Mentre stavo per imboccare la via del ritorno, appena dopo uno splendido tramonto (la giornata era stata ventosa, fresca ma secca, dopo la pioggia scrosciante del mattino) ad un tratto si è messo a piovere. Una pioggia dritta, fitta, improvvisa. Mi ero portata uno di quegli ombrellini che stanno nello zainetto, ma si era rivelato insufficiente e perciò decisi di fermarmi sotto una sorta di porticato che sovrastava il cancello di una bella villa di colore rosso fiamma. Dopo qualche minuto scorgo una figura di donna sulla porta di ingresso. Adesso mi scioglie i cani, ho pensato…e invece, con mia grande sorpresa (non sono più abituata alla gentilezza) mi fa: ” ha bisogno di un ombrello più grande? glielo presto, se vuole”.

L’ho ringraziata e le ho risposto che no, non serviva, non avevo ancora molta strada e poi la pioggia stava per cessare. Lei mi ha fatto un sorriso e poi mi ha salutato con un cenno della mano. Che gentile, ho pensato. Noi veneti possiamo apparire a volte un po’ ruvidi ma, soprattutto qui, dove si respira ancora un’aria antica, la gentilezza e la solidarietà e l’accoglienza dei veneti è rimasta intatta e si manifesta anche così con l’inaspettata offerta di un ombrello ad una sconosciuta che si ripara sotto il portico di casa e dalla quale non temi nulla perché non hai sviluppato quella diffidenza nel prossimo, che è poi una forma di difesa, che si respira ormai soprattutto nei centri dove la concentrazione di gente di molte diverse nazionalità ( non sempre ben disposta) sta diventando così massiccia che ti senti quasi un intruso a casa tua.

La bellezza della natura dispone gli animi verso una maggiore fiducia nel prossimo e verso una semplice ma non scontata solidarietà che fa dei rapporti umani una felice interazione tra persone che condividono un pezzo di strada e non importa chi sei e da dove vieni, se ti serve un riparo sono disposto ad offrirlo senza chiedermi se questo gesto possa avere delle implicazioni negative. E credo che tutta l’Italia assomigli a questa gentile signora ma che non ne siamo più consapevoli e stiamo poco a poco buttando alle ortiche il meglio di noi per rifugiarci dietro schermi un po’ troppo invadenti e forse anche un po’ disumanizzanti.

Mandarceli

Bene, sotto il 50% l’affluenza non meraviglia: delle europee non si interessa quasi nessuno e la UE è vista quasi come un “nemico” da buona parte della popolazione.

Però queste elezioni sono state uno spartiacque e ora molti devono farci i conti: Macron ha indetto nuove elezioni dopo la debacle del suo partito, il partito di Scholz ai minimi storici, mentre da noi Meloni è l’unica premier europea ad aver tenuto e non solo, aumentato i voti posizionandosi al 29%. Anche il PD si posiziona molto bene mentre altri, tipo quel bel tipo del Conte deve fare i conti con la sua supponenza, arroganza, ipocrisia e anche se ha messo la Pace nel simbolo, mal gliene incolse e ben gli sta. Non lo sopporto da sempre e ora la mia non sopportazione si sta allargando a macchia d’olio anche ad altri. Ci deve riflettere sopra, ha detto, si si , rifletti bene mi raccomando e chiedi consiglio a DiMiao via Skype e confortati col tuo ex vice Salvini, fatevi una sana piangiata assieme ma poi asciugatevi le lacrime (di coccodrilli) e andate a laurà se vi riesce, salario minimo per voi dovrebbe essere 0 euro all’ora e rimborso agli italiani di quello che gli siete costati finora (inestimabile).

Per non parlare di Salvini, le sue spacconate, il generale farneticante e quel “premier” sulla lista…peggio avrebbe potuto persino fare e gli è andata male come si meritava (lui e il burbanzoso militare fighetto).

Peggio di lui ha fatto il neo politicante pacisofista Santoro che non ha raggiunto la soglia: sbarrato. Dove volesse andare con quella prosopopea c’è da chiederselo ma è una domanda troppo futile.

Bene i Verdi, quei due hanno fatto la scelta giusta candidando quella suonata della Salis che è diventata eurodeputata: della serie: il demerito paga. Vai a spaccare teste in giro per l’Europa e ti ritrovi la poltroncina di velluto sotto al sedere, veramente la trovo una cosa insopportabile.

Beh, io ho votato e ora me ne starò alla finestra a guardare il passeggio, la mia parte l’ho fatta, mentre buona parte dei miei connazionali se ne è infischiato. Meriterebbe qualche fischio ma se ne farebbero il baffo, perciò desisto. E salvo i fischi per quei bei personaggi succiati che però in democrazia hanno tutto il diritto di provarci e noi tutto il diritto di mandarceli.

Palloncino

Forse aveva pianificato di morire in volo. Un ex astronauta forse non può sopportare di “partire per un altro mondo” in un letto. Il generale maggiore  William Anders un ex astronauta della missione Apollo 8, è morto ieri precipitando col suo areo, pilotato da lui, nelle acque delle Isole San Juan nello stato di Washington. Lui è stato quello che ha immortalato il sorgere della terra in quella celeberrima foto dove si vede il nostro pianeta che emerge dalle tenebre dell’atmosfera lunare e sembra, parole sue “un palloncino di Natale”. Aveva descritto quella emozionate (a dir poco) esperienza in una intervista nel 1997: ” eravamo andati un po’ su e giù, quando ci siamo accorti di quella sfera che emergeva dal buio ed è stata la più impressionante delle esperienze”, aveva detto. E poi aveva scattato le foto.

Il generale Anders aveva 90 anni, una bella età per guidare in perfetta solitudine un aereo, ma forse era una cosa che faceva abitualmente, per un ex astronauta era probabilmente difficile adeguarsi a rimanere ancorato alla terra e il bisogno di volare era più forte di lui e quella terra che lui aveva visto sorgere quel giorno di tanti anni fa e che aveva definito “home”, forse, se la sentiva gravare sulle spalle ed ogni tanto doveva prendere il volo.

Buon viaggio generale Anders e che “l’atterraggio” ti sia facile e sicuro, il mondo non ti dimenticherà, il “palloncino di Natale” ti sia compagno di altri straordinari viaggi in un mondo inesplorato che forse tu, con la tua smania di avventura hai voluto raggiungere prima che fosse arrivata l’ora. Forse.

https://www.theguardian.com/science/article/2024/jun/07/apollo-8-astronaut-william-anders-dead

Senza virgole

Non vedo perché no e non capisco perché Meloni insista a non volere che gli ucraini puntino le armi anche oltre confine, in territorio russo, da dove provengono i missili che uccidono la loro gente, tutti i santi giorni.

Forse lo fa per non essere maggiormente criticata, il tiro alla Meloni è lo sport più diffuso in Italia da quando è salita al soglio e detiene il “potere” sempre maschile da quando c’è la Repubblica. Una “piccola” donna, fiera e decisa. Non piace alle opposizioni perché viene da quella ideologia li? E perché le opposizioni non provengono forse da quell’altra ideologia li?

In questi giorni si celebra lo sbarco degli Alleati in Normandia 80 anni fa. Ancora troppo pochi per sedare gli animi degli odiatori degli americani e degli anglofoni. Non avesse voluto il cielo non fossero mai sbarcati, ora non saremmo un paese democratico ma ben altro, forse.

Quello che forse ci meritavamo dopo aver fatto alleanze con un infame psicopatico che si capiva lontano un migliaio di miglia ache era da tenere lontano.

Fra qualche giorno si vota. Io voterò, chi? ancora non lo so, ma non certo per il partito democratico di Elly, ma manco per nulla, troppi dei miei voti si è presa la psudemomonacrazia del PD coi suoi reucci le sue correnti e la sua ipocrazia.

Voterò chi pare a me che possa portare avanti l’idea che scacciare Putin dall’Ucraina è la missione vitale per continuare a mantenere viva la speranza di pace che è stata da lui calpestata da un giorno all’altro quel famoso giorno di febbraio di due anni e qualche cosa fa.

E chi possa portare avanti un idea di Europa che sopravviva a chi la vorrebbe prona ai dittatori e ai terroristi: primo fra tutti Trump, un antiamericano antieuropeo antipatico antidemocratico pregiudicato spregiudicato e spergiuro senza morale e senza vergogna… senza virgole.

Falsari

La sincerità non paga. Da sempre. Meglio dire bugie, nascondere la verità, edulcorarla. C’è chi ha un livello di comprensione delle cose che reputa alto o altissimo e invece, spesso è basso, anzi basissimo quasi raso terra ed ha bisogno di sentirsi raccontare delle menzogne perché lo rassicurano. Non tutti hanno lo stesso livello di comprensione e questo differisce a volte anche molto da persona a persona, ma facciamo fatica ad accettare una simile verità che ci scompone il quadro che abbiamo dipinto di noi stessi ed al quale, col tempo, ci siamo affezionati.

Insomma le bugie non hanno affatto le gambe corte, come ci dicevano da bambini, ma lunghissime da poter vincere le olimpiadi del salto in lungo. Vale per tutti i campi, ma vale soprattutto in una professione precisa, specifica e molto, ma molto sopravvalutata: il giornalismo.

Ci aspettiamo che i giornalisti ci dicano la Verità. Quella con la V maiuscola, quella che non si discute, non si opina, non si può contestare: è lei, la Verità e basta e ci possiamo fidare. E invece non è cosi. Ci sono molti modi di rappresentare la verità e di dargli la forma che ci piace, che ci soddisfa, che ci tranquillizza…insomma una verità manipolata, non più cruda, ma bollita a fuoco lento fino a farne uscire il sapore aspro e renderla “appetibile”. Per poi essere presentata su di un piatto da portata, contornata da altre minime verità che siano gradevoli al “palato” dei lettori. Il giornalista è spesso un narcisista che più che amare la verità, ama se stesso e che decide che la sua professione può dargli molto “onore”, reputazione, fama e perché no? Soldi. Molti soldi.

Molti giornalisti sono anche scrittori, sfornano in media un libro all’anno e di solito il tema è la politica, i politici o qualche vizio della società e, in genere vendono e anche molto. Saranno bravi? Certo, alcuni sono davvero bravi. Altri sono delle mezze calze tirate allo spasimo per sembrare intere, che arrivano a malapena alla caviglia con grande fatica ma il “pubblico” non lo sa e si legge la “roba” che scrivono come se dentro quei libri ci fosse la saggezza umana e persino divina compendiata in un centinaio di paginette magari a caratteri larghi per far sembrare ogni parola scritta una massima alata e imperdibile.

Quando sono giovani sono “rampanti”, quando invecchiano diventano “sermoneggianti”. Fateci caso, hanno sempre un “ruolo” un atteggiamento che li pone on the right side of the road. Perché se l’esperienza insegna, il velleitarismo e la presunzione non imparano e procedono per la stessa strada magari infarciti di saggezza “imprestata” per non dire rubata a chi ne ha ma non la vende perché non tutto ha un prezzo, o semplicemente perché sta nei libri dei grandi che pochi conoscono e che certi giornalisti riescono facilmente a contrabbandare per propria.

Dopotutto il genio non ce lo si può dare: o si ha o si rubacchia, qui e la.

E molti la fanno franca. Arrivano magari a raggiungere i propri obiettivi, il successo, la fama, i soldi ma poi? Alla lunga la falsità non paga e vengono scoperti e però rimangono a concionare le loro mezze verità infarcite di massime altrui, vanno in TV, sono anche molto richiesti e sparacchiano con aria da guru delle banalità che molti prendono per “rivelazioni” perché il giornalista che ha fatto di questa professione un mezzo per super valutare il proprio ego, sa che alla gente piace sentirsi dire quello che vuole sentirsi dire e lo dice. Spesso e volentieri senza vergogna sapendo che non è proprio proprio la verità ma quello che lui stima esserlo con la massima (o minima) approssimazione.

Ed è pura presunzione di verità che però la gente si beve come da una fontanella pensando di bere acqua fresca e invece si sta bevendo acqua inquinata dall’ambizione e dal culto della personalità di qualcuno che finge di essere ma non è e che se niente niente ha la sensazione che la sua vera personalità possa uscire nuda e cruda, passa in altro campo dove la verità manipolata è molto spesso, la regola che viene insegnata ai neofiti e portata avanti per tutta la vita, fin che dura e a volte dura molto a lungo e dove la verità trova poco spazio e la falsità è venduta per buona più spesso di quanto si riesca a credere.

E, se non lo avete ancora capito ve lo dico io quale è: la politica dove molti giornalisti o pseudo tali cercano rifugio e dopo una vita passata a propinare false verità, provano a riciclarsi per propinare verità fasulle, travestite, truccate e pronte per essere vendute sul mercato della credulità della “gente” assetata e affamata pronta a bersi e a mangiarsi qualsiasi cosa pur di placare l’ansia che la rode e che certi giornalisti riescono ad alimentare con la pretesa di raccontare “storie vere” che altro non sono che falsi d’autore.

Il tempo che danza

Conosco la forma del tempo
è fatta di tante figure,
figure che hanno col tempo,
cambiato di forma e colore.

Che sono rimaste però
fissate per sempre nel cuore.
Le ho tutte davanti ogni giorno,
mi parlano spesso di me.

Sorridono oppure sono tristi,
dipende da come le guardi.
Si fanno più indietro ogni volta
che provo soltanto a parlargli.

Il tempo da forma ai ricordi
di tanti che non son più quì,
che sono però a me d’attorno,
che stanno al riparo di giorno.

Ma il tempo che arrivi la notte
e li sento girar per le stanze.
Lo fanno con gran discrezione
e il tempo scandisce le danze.