E’ quasi tardi

Se avesse solo cinque anni di più avrebbe sulla coscienza un tentato omicidio premeditato. Ma ha tredici anni il ragazzo che dopo aver accoltellato la sua insegnante di francese dice di essere dispiaciuto che non sia morta. Ma non solo, pare che avesse anche espresso ad un amico l’intenzione di uccidere i genitori. Entrambi, neppure uno solo tutti e due.

Un delinquente in erba ma sempre delinquente all’ennesima potenza e non solo potenziale perché, non fosse intervenuto qualcuno a salvarla, ora la professoressa sarebbe all’altro mondo.

Qualche cosa nell’educazione delle ultime generazioni deve essere andato storto. Certo, lasciarle in balia H24 di videogiochi orripilanti e altre schifezze sui social ai quali possono avere accesso fin dalla primissima infanzia, non deve aver influito positivamente sulla loro fragile psiche. Inutile ora chiedersi di chi sia la colpa perché è chiaro che una società fondata sullo smartphone di ultima generazione, non poteva dare grandi risultati.

Ora che la cosa sia terrificante mi pare sia lampante: baby gangs, bulletti, piccoli assassini e potenziali terroristi come quello arrestato a Perugia che stava preparandosi a fare una strage in una scuola e poi uccidersi. Ma che razza di porcheria guardano o hanno guardato i ragazzi/bambini da quasi quando erano in culla? Avevano già lo smart a cinque anni, ancora non sapevano leggere ma guardavano le figure!

E’ chiaro che hanno bisogno di uno o anche più di uno, non bravo ma bravissimo perché cercare di mettere del sale dentro le testoline di piccoli delinquenti che presto saranno tutti maturi per la galera, sembra impresa ardua e difficile. Il male è stato fatto e ora i risultati sono questi. Chiudiamo i social ai minorenni? Mettiamo i metal detector davanti alle scuole? o impieghiamo buoni psicologi inserendoli nelle strutture scolastiche che veglino giorno e notte sulle mosse di questi individui ancora “acerbi” ma in grado di fare già molto male agli altri e a se stessi?

Certo, qualcosa bisogna fare, stare mano in mano a guardare la disfatta della civiltà per colpa di un aggeggio diventato più importante della propria madre? No, direi di no. Ma bisogna agire presto e anzi dire che è quasi tardi.

L’arma più nobile

Gli americani non vogliono Trump. Lo hanno detto chiaro ieri nelle strade e nelle piazze americane e di molti altri paesi che si sono uniti ai manifestanti e alla loro protesta “No king”.

No, non vogliono King Donald Trump, proprio non ci stanno al suo modo di guidare l’America ed il mondo intero verso l’abisso. Ed hanno sfilato in milioni pacificamente e con grande sfoggio di cartelli, colori e creatività.

Avevo paragonato Trump a King Joffe Joffer, il re di “Il principe cerca moglie”, in passato, più di una volta, ma quello era un personaggio simpatico, nato dalla fantasia degli autori di un film cult. Questo King Trump è una macchietta che neppure la più sfrenata fantasia avrebbe potuto concepire. Segno che la realtà batte spesso la fantasia e le da dei punti. Tra i manifestanti ci saranno stati anche molti suoi elettori, l’idillio è durato poco: ha iniziato subito a mostrare segni di evidente squilibrio mentale e fisico e nonostante lo spesso strato di fondotinta e di fard, la sua faccia riflette un’anima ostile al mondo, cattiva, meschina e di ostinato trouble maker. Dare il mondo in mano ad un simile flagello è stato un grave errore che ora gli americani tutti stanno pagando molto salato. E con loro anche noi, tutti, il resto del mondo che vorrebbe ai suoi piedi e che ieri ha dimostrato per le strade che ai suoi piedi non ci vuole stare. La gente glielo ha detto chiaro: Vattene a casa e restaci!

Cosa che non riescono a fare i politici compresa la nostra premier , che forse, oggi sta riflettendo sull’atteggiamento da tenere in futuro con lui e la sua cricca di squinternati fuori di testa. E mi auguro che sia di presa di coscienza di avere a che fare con un bullo che non sa letteralmente quello che fa e che si circonda di incapaci, incompetenti esaltati peggio di lui.

Anche a Roma sono scesi in piazza in molti e tra questi c’era anche la eurodeputata Ilaria Salis vittima di un “normale controllo” da parte delle Forze dell’ordine che le hanno chiesto i documenti e se deteneva “oggetti contundenti” (visti i suoi “precedenti”…). ne è nato un caso,( sempre questa fa nascere “casi” è un tantino trouble maker anche lei). Della manifestazione di ieri si sa soprattutto che lei ha avuto la polizia in camera a farle domande e la sua faccia campeggia in molti siti con la sua protesta per la gravissima irruzione degli agenti nella sua stanza d’albergo. Pare che ci sia la Germania di mezzo e pare che AVS, il partito di Bonelli e Fratoianni che sono i tutori della signora, abbia chiesto a Piantedosi di convocare l’ambasciatore (con la piuma sul cappello). Ma a parte questo “incidente diplomatico” pare che la manifestazione sia stata molto partecipata anche da noi. Ma qui, si sa, c’è sempre qualche personaggio con smanie di protagonismo che si prende qualsiasi scena e la stampa gli da ampia soddisfazione.

Tornando alle cose serie e gravi, Trump, si diceva è stato ed è molto contestato, pare che i sondaggi lo diano in caduta libera e non potrebbe essere altrimenti con i casini che sta combinando uno via l’altro, sarebbe strano non fosse così dopo i morti tra i civili in Iran e in Libano e la crisi economica mondiale portata dalla chiusura dello stretto di Hormuz conseguente all’attacco che gli Usa e Israele hanno lanciato in Iran e in Libano e il conflitto che ha scatenato in tutta l’area. Neppure se lo avesse studiato a tavolino, gli sarebbe riuscito di provocare un simile disastro, del quale purtroppo non si intravede la fine.

Una poetessa iraniana molti anni addietro ha scritto questi versi:

“La mia spada è questa stessa poesia, più efficace di qualsiasi spada
con questa spada che dolcemente agisce, sangue versare non voglio […]
O tu, misogino dalla sorte infausta, basta guerra follia e ignoranza!
Se tutto questo desideri tu, vattene, io no, certo non lo voglio!”

Sembra davvero scritta per uno come Trump (e non solo).Ma quando Simin Behabani li ha scritti pensava alla tirannia nel suo paese e a come contrastarla. E oggi che Trump e Netanyahu hanno iniziato una guerra insensata contro il suo paese, lei troverebbe il modo di contrastarla con “l’arma” meno cruenta e più nobile che lei ha sfoderato per tutta la vita contro i tiranni: la poesia. E oggi il mondo ha più che mai bisogno di poeti che riescano a tradurre in versi lo sconcerto di quello che vediamo accadere sotto i nostri occhi e la creatività degli slogan che si sono visti ieri in tutto il mondo è un’arma potente che, se usata con costanza e perseveranza, può arrivare a far cambiare quello che sembra un destino fatale e a far ritrovare la bussola perduta ad un mondo che non può più permettere a dei folli di farlo girare come pare a loro per la loro larvata e intollerabile smania di potere.

I limiti della tolleranza

Sappiamo bene tutti come in epoca di internet sia diffusa la moda di insultare, dileggiare, diffamare, sempre o quasi dietro un nickname che dia la possibilità di scrivere quello che passa per la mente senza essere riconosciuti. Si tratta di una pratica piuttosto diffusa, somiglia molto al pettegolezzo di antica memoria. Diciamo che ora le “comari” sono più sui social che nei campielli veneziani.

Ma possono anche riscontrarsi tra quelli che espongono senza tema il proprio nome e indirizzo.

Se ne trovano di tutti i tipi. Il più indisponente è, appunto, l’intollerante.

Quello a cui tutto da fastidio. Non tollera quasi nulla che esca dalla mente di altri e non dalla propria e critica, critica, critica. Non di rado si auto incensa esponendo i propri titoli e benemerenze, plauso sociale, successi amorosi, vita o vite familiari, non di rado dipingendo con toni  tragici le proprie disavventure e lodando sperticatamente quei pochi sodali (o tanti) che hanno capito appieno e mostrano di apprezzare il genio e anche la sregolatezza dell’intollerante criticone, oltre che la sua profonda (da lui presunta) magnanimità. Perché solo delle persone molto intelligenti possono riconoscere i propri simili e a loro va dato atto di averlo saputo “valutare” come si conviene.

Gli altri, tutti, non sono che comparse sulla ridondante scena della sua vita che gli fanno ombra e gli danno fastidio. La gamma del fastidio che prova l’intollerante verso il prossimo è infinita e non si contano le sfumature, altro che 50 sfumature di grigio, si va dal bianco a tutti i colori dell’arcobaleno e potrebbe non bastare.

Naturalmente l’intollerante non tollera quasi nulla degli altri ma, viceversa, non può non riconoscere a se stesso una lunga sfilza di meriti che però mette in evidenza con parsimonia, senza esagerare, ma con costanza, solerzia e precisione matematica. Per esempio se si dichiara cattolico è per certo non praticante, se ama i film gialli non è un hitchkokiano, ma neppure Agathachristiano, se pende a sinistra non sta con nessun partito o non esalta nessun politico perché farebbe troppo “massa acritica”, ma si scaglia ferocemente contro quel partito o quel politico che non sia la rappresentazione più ortodossa della politica delle buone intenzioni (e delle scarse visioni). Insomma sta con chi rappresenta l’idea che ha di se stesso e gliela proietta sulla pareti di casa ad ogni ora del giorno. La più “alta” possibile, naturalmente, ma anche la più giusta, saggia, conveniente e confacente e talora persino conturbante.

Inutile dire che per  sobbarcarsi una simile autostima bisogna continuamente attaccare chi “osa” pensarla diversamente da lui anche di un bit e stare sempre all’erta.

Allora, nel caso debba “difendere le proprie idee” da il meglio (o il peggio) di sé: non bada a spese e tormenta l’interlocutore fino a che questo non si ricorda neppure più da che punto di partenza fosse partito e a quale conclusione fosse pervenuto, l’importante è riuscire a divincolarsi dalla morsa dell’intollerante che non molla mai la presa perché non tollera essere contraddetto.

Ma, attenzione, non tollera neppure essere approvato con troppa facilità, potrebbe esserci dietro il trucco e nascondersi qualche trappola che il nostro fiuta a qualche migliaio di miglia di distanza. Ne ha i mezzi. E’, di solito, ben equipaggiato di cultura superiore (spesso solo millantata) che spazia in molti campi dello scibile, ne ha approfondito tutti i vari aspetti: può contare su esperienze di vita plurime, potrebbe persino ventilare l’ipotesi di essersi reincarnato più volte…ma questo, lo direbbe solo se proprio avesse trovato l’osso talmente duro da fargli esaurire l’inesauribile equipaggiamento di cui dispone, persino quello di scorta.

Insomma, un personaggio che definire solo intollerante non rende perfettamente l’idea della sua complessità ma che è sufficiente per renderlo una delle figure più detestabili  nella vastissima gamma delle diversificate personalità umane.

Però la tolleranza è un tema serio e su questa si sono spese le migliori menti da sempre. E’ un tema complesso e con molte importanti implicazioni.

Per portare il mio piccolissimo contributo a conclusione (spero di non aver annoiato troppo) termino con qualche considerazione:

L’intolleranza si manifesta spesso in coloro i quali si dimostrano tolleranti SOLO nelle situazioni in cui gli viene concesso largamente di essere intolleranti.

L’effetto Dunnig- Kruger  ( teoria psicanalitica che riscontra in molti la tendenza a sovrastimare le proprie capacità ) spinge molti a credersi infallibili e onniscienti e se ricevono qualche reazione avversa alle loro affermazioni, anche indiretta,  la loro intolleranza si manifesta con furore e si scagliano contro  il malcapitato fino a fiaccargli tutte le resistenze arrivando persino a imporsi come sua “guida”.

Ma si tratta solo di intollerabile  imposizione della propria volontà.

La tolleranza  malintesa vorrebbe che si chiudesse un occhio sulle dimostrazioni di intolleranza che arrivano persino all’offesa dell’interlocutore, spesso, si dice, per non innescare guerre.

Ma è proprio la tolleranza degli intolleranti la miccia che spesso scatena le guerre perché la sopportazione ha sempre un limite e quel limite gli intolleranti lo oltrepassano  proprio con lo scopo di scatenare “guerre”.

Quindi, la tolleranza è una virtù solo se tollera il tollerabile e rigetta con forza TUTTO ciò che non lo è.

PS: l’ho scritto qualche anno fa ma mi sembra molto attuale.

Obbedisci!

Altro che referendum, dimissioni, lettere della “Santa” alla (ex) amica Giorgia…altro che stretto di Hormuz, varie ed eventuali sulle rivelazioni che Trump avrebbe fatto circolare video classificati nel 2022…(sai che novità), altro che Cuba, presa di Cuba e viaggio a Cuba della ultra extra europarlamentare Ilaria Salis che è andata a portare conforto nell’isola (senza mattarello, questa volta), la notizia è che l’Italia stasera si gioca tutto ai playoff . Dodici anni che non vediamo un mondiale.

Ringhio rischia grosso, si gioca una onorevole carriera tutta questa sera. Non può perdere. Chiaro? Non può perdere. Non sempre si può vincere e bisogna saper perdere…de che? Niente da fare, Rino Gattuso deve portare l’Italia ai mondiali, costi quel che costi e costa tanto.

Si gioca la partita della vita la nazionale italiana, questa sera contro l’Irlanda altro che letterine velenose della Santanchè alla premier: ” me ne vado perché me lo chiedi tu, io manco me lo sognavo ed ho la fedina immacolata, che ti credi? Obbedisco ai tuoi ordini e lascio solo per fedeltà al partito”…seee, fedeltà al partito. Intanto vediamo come va questa partita, in quanto alle fedeltà della ormai ex ministra, non ci metterei il dito mignolo sul fuoco. Temo che Giorgia dovrà vedersela col nuovo partito che Daniela ha già in mente e si chiamerà…Coltelli d’Italia, no troppo cruento, diciamo fratellastri d’Italia? Si, magari.

Ma Gattuso no, Gattuso ha un solo partito: vincere la partita della sua vita e portare l’Italia ai mondiali. Ne abbiamo più che mai bisogno. siamo stremati, troppo stress la vita ci ha imposto in questi anni di governi instabili e stabili, di guerre mondiali e strapaesane, di troppo Trump sui manifesti e di litigi da social, femminicidi e famiglie del bosco…abbiamo bisogno di rilassarci davanti alla TV e esultare per i gol dei nostri beniamini…ma chi sono? Boh, vedremo. Stasera ne memorizzeremo qualcuno e vedremo se hanno “il dente avvelenato” o se la fifa gli bloccherà i muscoli delle cosce d’oro.

Ringhio hai una sola possibilità: vincere e non ti puoi dimettere devi solo andare avanti e vincere. Io però…non ti guardo. Non contare sul mio tifo. Leggo piuttosto Simenon e poi dormo…domani è un altro giorno. Ma tu…obbedisci e vinci, (perdi…nci).

Eccolo, con gli anni è diventato persino quasi “bello”…

Una stanza in cielo

Mi piace immaginare che ora Gino abbia una stanza in cielo, con la gatta che gli gira intorno e Ornella che lo fulmina con una della sue battute, del tipo: “tu qui stai”?. Gli occhiali sul naso e la chitarra sulle ginocchia. Un poeta, Gino Paoli, un uomo moderno da sempre e sempre, originale, creativo, geniale e come tutti i geni, scontroso e riservato.

Io non lo so se nella vita fosse come sembrava essere quando cantava, nelle sue sempre più rare apparizioni, sempre schivo quasi trasognato. Ho letto che in privato era uno sempre allegro, totalmente diverso dall’immagine che dava di sé, un tipo quasi gioviale. Tutto il contrario di quello che appariva. Faccio fatica a vederlo in questa veste.

Succede spesso che le persone più riservate e schive quando sono in pubblico, nel privato siano diversissime, per nulla quelle che appaiono. Lui, pare fosse così. Un artista raro, un uomo strano, affascinante e tenebroso come sono spesso i poeti. Un cantante e un autore e molto di più. Uno che ha riempito la nostra vita con le sue canzoni che sono diventate capolavori tradotti in molte lingue. Eppure non si è mai dato delle arie, non si è mai mostrato troppo. Riservato, forse timido, quasi scontroso eppure un animo sensibile e un uomo intelligente e garbato e dalla voce inconfondibile.

Ho amato e amo tutte le sue canzoni è stato per me come per tutti credo, un compagno di vita ed un amico e mi piace immaginare che ora stia ancora pensando al prossimo brano da lanciare, al prossimo pezzo da scrivere e alla prossima donna da amare. In cielo, nella sua stanza luminosa e con gli alberi infiniti che profumano l’aria e con la musica che è stata tutta la sua vita, che passa tra le foglie e sullo sfondo il mare, una spiaggia e l’odore di salsedine che si spande tutto intorno…

“Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai”.

La coppia alternativa

Ha portato a spasso il cane, gli ha fatto fare pipì un po’ discosto, in un vicoletto e poi è entrato nel seggio. Un lupo alsaziano nero e dall’aria feroce, ha portato l’anima al seggio, Conte. Non morde, dice a chi si allontana un po’ impaurito, è un figlioletto buono e docile. L’ha ammaestrato personalmente, in terrazza della sua dimora romana. Gli fa compagnia quando le sue donne sono occupate. Una è la morosa ricca l’altra è la testardamente unitaria svizzera-italiana- americana, politicante e agguerrita prossima premier italiana se il cocco di Conte non la sbrana prima. Hanno un programma ancora da scrivere ma condiviso, con diviso. Salario minimo, congedo paritario, qualche aggiustatina ai diritti lgbt etc.etc…e poi di sicuro molto ma molto altro.

Ecco, sul molto altro il programma è ancora tutto da scrivere. Ma la buona volontà c’è. Per esempio Conte è putiniano Elly no. Conte è avvocato Elly no, Conte è maschio Elly no. E via così, ma Conte intervistato a caldo (era rosso come un peperone) mentre si trovava per caso a passare per la piazza gremita di cori e coretti festanti, ha detto che è ancora tutto da fare ma ci sono buone prospettive.

Insomma i due fanno coppia non fissa per ora ma alternativa di sicuro. Si porterà anche il lupo all primarie del campo largo? ma certo, deve guardare il gregge. La bestiola è mite ma se qualcuno fa il furbo lo mette apposto. E’ come il padrone: mite ma non troppo, si completano i due, fanno una bella coppia i due. Mi sa che il programma lo scriverà assieme al cane, Conte. E vincerà il cane di Conte. E forse sarà premier…il cane di Conte.

Meloni preparati, la prossima campagna elettorale già in corso e in atto te la dovrai giocare col cane di Conte, gli italiani sono sensibili e migliori amici dei cani. Fatti vedere in giro con un bell’esemplare di Pittbul o di Mastino napoletano e meglio, di Cane Corso, si, ecco il Cane Corso è il tuo. Da scegliere bene, mite e remissivo ma intelligente e reattivo. Magari femmina, si è più dolce e chissà potrebbe trovarsi a passare per caso nei pressi di casa Conte e magari le due bestiole potrebbero scrivere un programmino insieme. Sui diritti dei cani.

E perda il migliore, no il peggiore…insomma un cane a palazzo ci sta, eccome se ci sta, c’è stato pure Conte, ci sta anche il cane. I cani ormai stanno dovunque, entrano dovunque, la fanno dovunque…si prendano anche la responsabilità di guidare il paese…un cane a guida del paese e senza guinzaglio… Ma non è una buona idea?

Senza corona e senza scorta

Eh si, ha vinto il no! Gli italiani, sovrani, hanno deciso che la Magistratura non deve finire sotto il giogo del governo giudicante ed inquirente e tira un sospirone.

Niente divisioni di carriere, rimane tutto come sta e sta bene come sta, hanno deciso gli italiani, perdinci. Niente Alta Corte …ma de che? niente sorteggi, per carità, ma de cosa? Hanno fallito i nostri governanti, gli italiani si sono fatti muro per difendere i giudici inflessibili sulla riforma, quasi tutti, meno qualcuno, bisogna dirlo.

Ebbene, cosa fatta, capo ha… ah ah ah, ridono le opposizioni, Conte in testa, Schlein in coda e Landini più furioso che mai nel bel mezzo. L’opposizione ridanciana e felice raccoglie i frutti della sua campagna di costante delegittimazione della “cortigiana” al governo. I giochi sono fatti signori, niente va più, si resta così, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato…nisba, sarà per la prossima e attenzione adesso a che non si inventino altre riforme impossibili come questa, la missione era di quelle faticose assai. Meloni hai perso, diranno, vai a casa, diranno. Un ritornello che sentiamo da quasi quattro anni. Me lei ha già detto che, no, no, ha vinto il no e lei non va a casa, come non sarebbe andata se vinceva il si. C’ha provato è andata male, il popolo ha deciso, viva il popolo, viva l’Italia…viva il re, no, macché siamo una Repubblica che re? Ma… un re senza corona e senza scorta il sovrano popolo che paga sempre paga e anche con la vittoria del no, continuerà a pagare.

Che ti credevi cha chera?

Le strade della vita

Mentre tra Iran Usa e Israele la guerra è ormai alla quarta settimana e procede senza che ci sia neppure uno spiraglio di trattativa che possa farne intravedere la fine, al contrario Trump insiste nel suo delirio di onnipotenza e Hetanyahu se ne approfitta per lanciare moniti e minacce incrudelendo sempre di più un conflitto che già vede migliaia di morti tra i civili compresi moltissimi bambini, la crisi portata dalla chiusura dallo stretto di Hormuz sta portando scompiglio nel mondo intero a causa del rialzo dei prezzi del petrolio. Un’arma questa in mano agli iraniani che Trump e il suo sodale non avevano messo in conto e che si sta dimostrando persino più insidiosa di qualsiasi missile a lunga gittata o arma tecnologica più avanzata. E si intensificano le preoccupazioni tra i leader europei sull’andamento di questa crisi innescata dall’incosciente in chief sobillato dal suo subdolo sodale.

E in Ucraina? Pare che i russi stiano guadagnando terreno, ma non troppo, decisamente ancora troppo poco per poter dichiarare vittoria da parte di Putin: gli ucraini resistono e se le inventano tutte per contrastare il nemico. Mi ha impressionato favorevolmente la peculiare strategia che sta prendendo piede e che sembra essere vincente: la posa di reti da pesca usate sopra le trade e tutti i percorsi che i soldati devono fare per contrastare l’esercito invasore. Mettere delle reti da pesca sopra la testa degli ucraini ha veramente del geniale: la necessità aguzza l’ingegno e in quanto ad ingegno abbiamo visto che gli ucraini ne hanno a sporte. Si, le reti da pesca diventano protezioni che impediscono ai droni russi di colpire in quanto ne rimangono impigliati come la mosca nella ragnatela e gli ucraini possono muoversi più sicuri.

Ivan Scalfarotto ha avviato una proposta di legge che prevede di inviare le reti da pesca usate che altrimenti andrebbero nelle discariche, in Ucraina e sembra che stia ottenendo un certo favore. Altri paesi ne mandano già a tonnellate ma l’Italia sarebbe la prima a mandarle per legge.

Mi piace l’dea, pensateci una rete da pesca usata per prendere pesci servirà a salvare vite umane, niente aggeggi tecnologici costosi, ma un utensile usato fin dalla notte dei tempi per pescare ora, messo sopra le strade o i campi o i boschi, che serve da scudo ad aggeggi tecnologici minacciosi che dal cielo seminano morte. Ha del miracoloso se ci pensate!

Mi piace l’idea di Scalfarotto e mi piace ache il nome che gli ucraini si sono inventati per definire i luoghi coperti dalle reti: “strade della vita”. Semplice ma geniale. La vita si difende in molti modi e la lotta per la sopravvivenza non cessa mai di evolvere e di trovare soluzioni come questa che a prima vista possono sembrare poco efficaci o addirittura assurde ma che se ci pensate rappresentano ancora di più la inflessibile e inesauribile volontà degli ucraini di resistere con ogni mezzo. Anche il più fantasioso.

Co’ sto affar

Il caso Del Mastro Delle Vedove delle Bistecchiere scuote la politica italiana. Il sottosegretario alla Giustizia con delega alla Polizia penitenziaria sembra essere un casinaro eccellente. E si va a mettere in casini inauditi associandosi con la figlia di un referente della camorra, condannato, col quale si fa persino fotografare abbracciato, forse un po’ brillo. Un birillo del destino questo avvocato che entrato al governo con la maggioranza, fratello d’Italia, sembra essere un casinaro sprovveduto insensato rivelatore di segreti d’ufficio al suo collega di partito …ma che si dimetta e si faccia ristoratore a tempo pieno. Dicono i nemici agguerriti oppositori H24 e mezzo del truculento governo della siora Melona. La buona e bella Lilly ha detto che perlomeno Melona li sceglie male i collaboratori, mentre Bonelli adirato ma composto senza un pelo fuori posto, grida allo scandalo. E gli viene bene questa nuova tegola o indagine giornalistica, guarda caso del Fatto (fattaccio) Quotidiano (Andrea Scazzi si era messo, sopra le altre, una collanina comprata a Lourdes per ringraziare di questo clamoroso scoop), sempre molto ligio e preciso a trovare il pelo nella bistecca del governo melonaro.

E’ un fatto decisamente sconvolgente: non sapeva con chi si metteva in società o lo ha fatto apposta? Si, l’ipotesi che Andrea Del mastro Delle vedove Delle Bistecchiere sia volutamente un simpatizzante dei delinquenti e si metta in società con le loro figlie per sfizio, per goliardia, per masochismo o chissà cosa d….lo altro (quello che non fa mai i coperchi)…c’è, bisogna indagarlo insomma. Ma non so i magistrati cosa ne pensano, ancora mi pare non sia indagato per corbelleria conclamata, ma una cosa è certa: è un casinaro senza appello, via subito a casa e ci resti. E come lui dovrebbe andare a casa tutto il governo per conclamata casineria bisteccante, non sa cosa fa e se lo sa peggio ci sentiamo. Dicono i rappresentanti tutti sconvolti e coi peli ritti della Santa opposizione.

Come finirà, non si sa, sappiamo appena come comincia ma già si presenta coi piedi. Una cosa è certa non gioca a favore del referendum eh si, guarda caso e a breve gli italiani dovranno decidere, primo se andare a votare, secondo se votare si o no.

E qui, permettetemi, con buona Grazia di ricordare una canzonetta veneziana che la nonna mi cantava per farmi addormentare e che dice, più o meno: co’ sto affar del si e del no moeghe un ponto tuti do…

L’antipatico

Ne ha combinate di ogni. E’ entrato in politica sberciando e sbraitando, ha trasformato la geografia del nord Italia, ha avuto una carriera politica fulminante durata oltre 40 anni…amato e odiato come succede a tutti gli uomini che entrano nella storia.

E nella storia è certamente entrato da tempo ed ora esce con il clamore che suscita sempre la scomparsa di un leader. Un vero leader. Mai piaciuto Umberto Bossi mi ha sempre ispirato antipatia, i suoi slogan, le sue battute, la sua mimica, il suo sigaro, la sua canottiera e le sue mutande, affacciato al poggiolo della villa lussuosa del suo grande amico/nemico Silvio col sigaro tra le dita e l’espressione feroce mentre soppesa il suo successo: odio e amore fusi nell’opportunismo che contraddistingue sempre e da sempre la politica e non solo italiana.

Lo detestavo durante i suoi comizi a Venezia, dove ha insultato il tricolore e litigato con una signora che lo esponeva alla finestra per dargli fastidio. Ho detestato a lungo la gran caciara che il suo partito faceva, la sua politica da osteria, machista e triviale.

E poi gli scandali, le ruberie, la malattia che lo ha portato a dover cedere il comando, quella leadership che nessuno dopo di lui è riuscito a eguagliare. Lui è rimasto nell’ombra ma era sempre il faro, anche nei momenti più bui.

Ora si è spento. Ha segnato un’ epoca, ha dato vita ad un partito nato dal nulla che ora sta nella coalizione di uno dei governi più longevi della storia repubblicana. Difficile dire se una personalità come la sua potrà mai riposare in pace. Ma glielo auguro. Di cuore.