Quello che Putin non dice

Notizia di oggi: un drone russo ha colpito un condominio a Galati in Romania, ferendo due persone. I jet della Nato si sono alzati in volo, la Romania è membro della Nato e sono stati messi in atto i sistemi difensivi protocollari. Si, ma resta un fatto di una gravità inaudita.

Il portaborse e borsette di Putin, Dimitri Peskov ha detto che l’Europa non è credibile come mediatore nelle trattative perché fornisce armi agli ucraini e quindi, coinvolta è nella guerra. Cioè? Mister Peskov pesca nel torbido, come sempre quando parla uno qualsiasi dei tanti portavoce del leader russo, stipendiati per dire quello che lui non ha la faccia di dire direttamente perché è sempre meglio mandare avanti gli altri, può sempre dire che hanno sbagliato o hanno capito male e riferito peggio. Già, già. Cioè anche noi siamo in guerra, papale. E se sconfinano ci sta! Ma va?

La Romania ha avuto la solidarietà generale della UE e Rutte ha detto che la Nato difenderà ogni centimetro delle aree appartenenti alla alleanza. Si, ma intanto i russi sconfinano, provocano e fanno quello che cavolo gli pare a dispetto del mondo, come sempre o quasi ma soprattutto da quando Putin ha deciso di odiarci in massa perché aiutiamo gli ucraini a resistere alla sua prepotenza. A dispetto del bietolone americano che si è impelagato con una guerra vischiosa e pericolosa e lascia mano libera allo scatenato israeliano che sta facendo come gli pare, attacca il Libano in lungo e in largo (oltre che Gaza) e semina morte e distruzione anche li. L’America che da democrazia si sta trasformando in una bieca subdola dittatura con velleità di conquista dichiarate e Israele fa quello che le pare aggravando ancora di più una situazione già esplosiva. E noi, da questa parte del mondo guardiamo gli effetti speciali del russo scatenato, in crisi di consensi e perciò ancora più pericoloso. Alla faccia dell’espertume mondiale che vaneggia di trattative mancate, sabotate dal bieco occidente e non cercate e non volute dalla Unione europea che gode a darsi mazzate sulle…cime dei rilievi montuosi.

Il caos si sta preparando a dirigere le danze…macabre.

Un centimetro dal precipizio

Trump bombarda in Iran, Netanyahu bombarda il Libano, Putin bombarda in Ucraina…insomma si rimbomba un po’ qua e po’ là mentre le diplomazie internazionali sembrano delle smemorine addormentate sui loro allori di plastica. Ma la bomba più grossa l’hanno sganciata (come spesso succede) i giudici in Spagna…in Spagna, si, in Spagna. Fino a qualche giorno addietro la stampa internazionale di sinistra additava il leader spagnolo come un illuminato che avrebbe potuto guidare con il suo esempio l’intera Unione Europea, oggi, ci svegliamo dal sogno e scopriamo che i magistrati stanno indagando esponenti del partito e familiari molto prossimi di Pedro Sanchez, il quale, per ora resta fuori dalle indagini, ma, forse, azzardo, solo per un problema di tenuta democratica e di sicurezza del paese.

Dico forse. Le accuse spaziano da corruzione, abuso d’ufficio, traffico di influenze e maneggi vari, ma stramaneggi non maneggini. E sembra che a anche l’ex premier Zapatero ne sia in qualche misura coinvolto per un certo vistoso e corposo ritrovamento di gioielli per il valore di svariati milioni che sarebbero frutto di corruzione (tangenti e favori vari).

Qui da noi abbiamo esperienza in materia con un certo governo che cadde proprio a causa di una massiccia inchiesta della magistratura, inutile citare la definizione di tale inchiesta e i suoi protagonisti: sono storia.

Ora vedremo come andrà, ovvio che le opposizioni chiedano le dimissioni di Sanchez, ma lui per ora non si schioda.

Nulla di nuovo sotto il sole, questo particolarmente intenso di un maggio da record, si scioglie persino il marmo del poggiolo…si diraderà anche questa nebbia che sembra aver coperto uno dei governi più decantati e coccolati dell’ultima ora? Io non lo so, certo che se saranno trovati tutti colpevoli si devono andare a nascondere dal primo all’ultimo: da tanto decantato a forse vituperato, il passo è davvero un centimetro prima del precipizio.

Auguri Belen

Tutti credo abbiamo letto del malore di Belen, della sua richiesta di aiuto, delle chiamate dei vicini al 112 e dei soccorsi arrivati tempestivamente in via Brera a Milano.. Per soccorrerla c’è stato bisogno di fermare il traffico perché la via dove abita è a senso unico.

La showgirl ha permesso l’ingresso dei vigili del fuoco solo dopo tre ore. Sembra fosse in stato confusionale incapace di reagire. Ha dichiarato di essere depressa e di soffrire da tempo di attacchi di panico. Ora è stata dimessa dall’ospedale dove le hanno fatto le indagini di rito e sta bene. Sembra. Leggo che sui social i soliti deficienti si siano scatenati per insultarla. Io le auguro di riprendersi ma credo che abbia bisogno di stare assieme a qualche persona di famiglia, vivere da sola nelle sue condizioni è difficile. Il disagio mentale è diffuso più di quanto si creda e non prende solo i comuni mortali ma anche le persone ricche e famose. Anzi, forse proprio perché sono famose e ricche, in alcuni casi, trovano difficili i rapporti interpersonali. Lei è una donna bellissima e sembrerebbe dover avere sempre compagnia. Certo, magari per qualche ora qualche volontario lo troverebbe, ma e poi?

I problemi psicologici sono molto sottovalutati in generale. La depressione è una vera e propria malattia a volte così grave da condurre alle conseguenze più estreme. Un altro caso di persona ricca e famosa ma depressa è Vittorio Sgarbi, che, ora sembra essersi ripreso, ma la malattia mentale è subdola e può riaffiorare in ogni momento. Basta una minima circostanza sfavorevole per scatenare un attacco di ansia o peggio di panico.

A volte neppure la vicinanza e l’amore costante delle persone di famiglia, serve a guarire, quando la malattia si instaura è un tarlo che rode dalle fondamenta, lentamente ma inesorabilmente e persone in buona salute, che sembrano spaccare il mondo, possono ridursi come delle larve.

Mi auguro che entrambi, Belen e Sgarbi, ritrovino la loro serenità al più presto. Belen soprattutto deve farsi aiutare seriamente, il problema potrebbe ripresentarsi presto. Una donna come lei che non riesce a riprendere in mano la propria vita, sarebbe veramente un peccato. Spero che abbia chi la consiglia per il meglio.

Auguri Belen.

Miaoo Pfuff

La rinascita del centrosinistra non comincia da qui. Venezia che doveva essere la rivincita del campo largo si è rivelata invece una sconfitta che brucia. Sono finiti nel piccolo campiello Grimani i sogni di Elly e Giuseppe, fraternamente e testardamente abbracciati, ci stavano appena. Eccolo qui:

Dispiace per loro (acchì?) ma la disfida di Venezia col campo larghissimo che ha raccolto e accolto di tutto con sorrisoni extra large, ha finito la corsa in campiello Grimani, quello appunto che vedete sopra, il minuscolo campiello descritto dall’uomo in canottiera (questo non lo candidiamo).

Ha vinto al primo turno Simone Venturini, bel ragazzo, 38 anni, ex assessore, delfino di Brugnaro confermando alla guida della città lagunare il centrodestra. Ha battuto Andrea Martella del PD che aveva messo dentro di tutto un Mac ‘Elly, (compresi i bengalesi). Ma non è servito. E’ rimasto al palo anzi, alla briccola con tutto il seguito. Un buon risultato (si fa per dire) per i Cinquestelle che si attestano al 2,5 per cento. Non da buttare. La spallata al governo che doveva cominciare dalla mia città natale, non è arrivata…too bad.

Giorgia Meloni ha detto che è rimandata, per oggi non si fa. Elly e Giuseppe hanno preso il primo treno, alla chetichella. A S.Lucia c’erano i soliti quattro gatti a salutarli con una po’ di mestizia. Poi sono spariti veloci sgattaiolando sotto i ponti. Miaooo. Pfufff.

Prigione di ghiaccio

Siamo concentrati su Israele e Gaza, ma a pochi passi da qui, il russo continua a bombardare. Ma già, dell’Ucraina pare non importare niente a nessuno. Li non ci sono rapporteur speciali che fanno i peli rasi a Putin, no. Li ci sono solo persone che da quattro anni vivono sotto la costante minaccia di un ingombrante vicino che ora gli lancia pure missili di ultima generazione, “gioiello” della tecnologia moderna che colpiscono con precisione chirurgica ma sono difficili da bloccare perché velocissimi. E allora cadono sulle case, sui palazzi sventrandoli, sulle scuole, sui parchi e uccidono o feriscono i passanti o i residenti. Ma non si indigna nessuno qui. No fiaccolate, no sit in e neppure sit out. Il russo gode di comprensione, se fa quello che fa ha le sue ragioni: la Nato troppo col fiato sul collo, gli americani che li vogliono indebolire, gli europei che li sanzionano solo perché vogliono riprendersi quello che è loro. Il popolo russo vuole la guerra? Ma siamo sicuri? Io penso di no. Il popolo russo vuole vivere in pace come il popolo ucraino che è stato aggredito e continua ad esserlo. Ormai gli anni passano, gli ucraini resistono ma sono sfiniti. Non vogliono cedere. Trattative di pace non ce ne sono perché Putin ha sempre rifiutato qualsiasi trattativa. La narrazione che lo vorrebbe vittima è del tutto fuorviante. Le vittime sono gli ucraini e tutti noi che dobbiamo aiutarli a difendersi da uno sconsiderato prepotente insolente insopportabile despota.

E io sono anche stanca di ripeterlo ma non smetterò mai di dire che la guerra così vicina a noi sta portando squilibri mondiali. La guerra dei russi contro gli ucraini è la madre di tutte le guerre attuali perché guerra chiama altra guerra. Il presidente Usa è un grande ipocrita e sta prendendo per il cu il mondo e sta facendo morire persino la speranza che è sempre l’ultima a morire. Ieri qualcuno ha provato a far morire lui ed è stato ucciso. Spari alla Casa Bianca da parte di uno che si credeva Dio (ci dicono). Sempre peggio. Trump deve andarsene, il mondo deve riprendere a vivere senza la minaccia incombente di un pazzo che fa e disfa a seconda di come si sveglia la notte quando non riesce a infilarsi i calzini e allora pensa che conquistare qualche paese sia la soluzione contro i suoi acciacchi. Gli attentati contro di lui (veri o falsi) si moltiplicano e non è un buon segnale. Ma la riprova di un modo impazzito e chi lo impazza lo fa ad arte.

Le vittime di tutte le guerre in corso sono la prova di quanto il mondo sia in pericolo: in mano a pochi pericolosi prepotenti dispotici individui che hanno perduto il cervello, se lo sono impegnato al monte e venduta l’anima all’innominabile per il potere. Quando smetteremo di credere alle palle che ci propinano ogni giorno quelli che vogliono farci credere che Cristo è morto di freddo? Come uno che contrastava il potere ed è morto in Siberia per un “colpo d’aria”, un martire della libertà che aveva coraggio da vendere e che per questo ha finito la sua vita nel cortile di una prigione di ghiaccio.

https://www.rainews.it/maratona/2026/05/potenti-esplosioni-a-kiev-attacco-con-missili-balistici-sindaco-colpita-scuola-5b1d0076-24cb-4d0e-ab87-c051c8447192.html

Je rode…

Va mettendo i manifesti… chi sarà? Ma, Matteo Renzi

e chi altri per favore? Lui soltanto è quel signore

che in un giorno ormai lontano disse a Letta… ed è ormai

una barzelletta: “stai sereno caro Enrico”

con il resto che non dico.

Ora vuole il 2 per mille ed allor che cosa fa?

scrive su quei manifesti che campeggiano qui e là,

soprattutto alle stazioni: “occhio gente alla Meloni

quando c’era lei al comando tutti i treni eran in ritardo”.

Ma che cosa vorrà farne di quei soldi il senatore?

Col partito che ha fondato non mi pare abbia sfondato.

E’ la Boschi, dice Renzi, che fa lievitare i costi,

si però lei non ha eguale e per lui è fondamentale

e se arriva la Madia , la notizia non fa il botto…

pur che ci sia Scalfarotto.

E che dice la Meloni di quei baldi cartelloni?

Nulla, dice che sta bene e l’ex premier che c’è stato

non è stato più votato. Faccia pure – dice Giorgia –

nu me po’ fregar de meno, che gli piaccia cazzeggiare

e scherzare anche sul treno, beh, vabbeh già lo sapemo,

ma gli auguro davvero che gli faccia un buono prò

penseranno gli italiani a mandarlo…a star sereno

e mi sa, nun so perché, che lo manderanno in treno.

Esempi incoraggianti

Scorrendo svogliatamente le notizie, oggi (si svogliatamente perché di leggere brutte notizie, francamente, non ne posso più), dopo aver letto l’ennesima polemica su una frase di Francesca Albanese che sarebbe stata manipolata, lei che si giustifica e spiega…con la sua faccia compunta e la chioma fluente e gli orecchini a ruote di Tir, mi sono sentita presa da una strana apatia e ho pensato: ma perché non leggo Proust invece? Bene, dopo aver deglutito ho anche pensato che era forse meglio se mi facevo un giro ma…mi è finito sotto gli occhi un articolo che non ho potuto fare a meno di leggere d’un fiato e che mi ha sollevato di molto il morale. Anzi, vi dirò di più, mi ha commosso.

Siete curiosi di sapere di cosa si tratta? Beh, si va bene, ve lo dico. Si tratta della depavimentazione o depave in inglese, che significa in soldoni, togliere l’asfalto dalle città dove non serve o è decisamente troppo, per creare spazi verdi, prati dove piantare fiori o alberi. Magnifico! L’ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto prendere un piccone e distruggere qualche pezzo di asfalto che ricopre la terra, anche poco, anche solo per far respirare una radice di un albero che soffoca.

Devo dire (e va bene perdonate se per una volta faccio una eccezione e parlo di me) che sono riuscita anni fa, quando di questa tendenza non si avvertiva neppure un pallido sentore, a far depavimentare un’area cittadina che impediva ad un viale di tigli di respirare e che il comune aveva deciso di abbattere. Ho rotto le scatole al mondo e ci sono riuscita. mi pareva un miracolo vedere le ruspe che facevano spazio intorno a quei meravigliosi alberi che avrebbero respirato grazie alla rimozione dell’asfalto che li soffocava, non so come sono riuscita a convincere i vari funzionari comunali e regionali che ho contattato, ma ora gli alberi sono ancora li, più rigogliosi che mai (e non solo in quell’area ma anche in un altra più in centro dove avevo chiesto che fosse liberata dal cemento per far respirare delle meravigliose querce che il comune aveva già deciso di abbattere e così è stato; non solo non sono state abbattute le querce, ma recentemente la zona che si trova in centro è stata riqualificata, depavimentata ed è diventata un parco dove le querce troneggiano e i cittadini possono passeggiare sotto l’ombra di quegli alberi maestosi e non solo, sono stati eliminati i parcheggi che infestavano la zona rendendo l’area irrespirabile, questo avevo chiesto allora e questo e stato di recente realizzato ). Ora scopro che la UE ha previsto incentivi per realizzare dove possibile la depavimentazione liberando aree più o meno grandi nelle città dalla morsa dell’asfalto che le opprime creando spazi verdi.

Genova è la prima città che sta operando in Italia questa “rivoluzione” e dove sono previste depavimentazioni (incentivando privati o aziende) che permettano di creare spazi verdi dove i cittadini possano respirare e che favoriranno, soprattutto d’estate, un microclima meno opprimente. Complimenti!

Anche a Milano sono previste azioni analoghe e anzi sono già iniziate e mi auguro che in tutta Italia si agisca in modo da liberare le città da quella copertura che uccide ogni forma di vita e rende le città invivibili soprattutto d’estate.

Bella notizia davvero, finalmente dopo tanto cemento sopra il cemento ora, forse, siamo arrivati a capire che ci stava soffocando e forse vedremo rifiorire le nostre città. E’ presto per dirlo, ma l’esempio della mia città, quello di Genova e Milano e di altre città (in Italia e in tutta Europa) che si stanno attrezzando per depavimentare, mi sembra già molto incoraggiante.

https://www.ilpost.it/2026/05/20/depavimentazione-genova/?homepagePosition=23

Che coppia!

Ci sono tanti che si credono immortali, infallibili, unti dal Signore e depositari della Verità Tanti, molti di più di quanto immaginiamo. Uno di questi è certamente Vladymir Putin. Il soggetto è in visita a Pechino. E’ andato a farsi consolare nelle braccia amorevoli dell’enigmatico leader cinese che guarda il mondo da un oblò e si annoia anche un po’. Ecco perché riceve, si annoia. Ha deciso che deve allargare i propri orizzonti che sono al momento limitati alla sua sconfinata intelligenza che ha bisogno di stimoli. Ne ha abbastanza di vedere la Cina crescere, di vedere la Cina prosperare, di vedere la Cina…vuole vedere anche altro. E allora si vede con i potentissimi leader di altri mondi. A lui da sempre conosciuti ma lontani, persi nelle nebbie. Insomma si vuole avvicinare ancora di più. vuole essere vicino, da cinese al mondo che è più vicino al mondo. Si sente lontano, insomma. E allora riceve. E sentenzia. Antica saggezza cinese, sentenzia e dà consigli gratis e li dà per amicizia mica per altro. Non vuole nulla in cambio solo che lo lascino avvicinare al mondo conosciuto che lo attrae e lo spaventa. Non interferire con Taiwan, ha detto a Trump. Ora cosa dirà al russo? Lo sapremo presto, ce lo diranno, siamo in attesa. I cinesi ormai sono rassegnati, il loro leader è uno che non si accontenta di girarsi i pollici nella sua residenza dorata circondato da ciliegi in fiore. Vuole diventare importante, vuole importare di più e non solo esportare. L’importanza di chiamarsi XI. Suona bene, dolce monosillabo, facile da ricordare e affermativo…si, si Xi. Tutti gli dicono di si. Persino sua moglie, almeno ogni tanto. Ora si trova a coccolare Putin. Gli darà qualche cosa da mettere sotto i denti? Sembra avere fame è andato in Cina per sfamarsi non tocca cibo da giorni, teme per la sua incolumità. Che pena che mi fa. Ma perché temere? Ha forse dei nemici nascosti che lo vorrebbero vedere morto? Ma dai, ma su non scherziamo. E’ una paranoia. Sta troppo chiuso in casa a spedire messaggi di morte agli ucraini e si è intristito. Cosa meglio di un viaggio in Cina per risollevargli lo spirito? E anche lo stomaco. Si perché del cinese si fida. Lo imboccherà XI? Si! Uno a te e uno a me, oplà. Tornerà ristabilito e pronto per le trattative di pace che si stanno protraendo un po’ troppo. In troppi ci provano, si è stancato di proposte che non può accettare, vuole proposte accettabili altrimenti si fa negare. E bombarda, così per sfogare la frustrazione. E nei bombardamenti qualcuno muore, ma è accidentale, non voluto, lui bombarda per inerzia ormai, si decidessero questi ucraini a arrendersi e allora forse non moriranno più…almeno per causa sua. Semplice no?

Mah, non lo so, forse andranno in coppia da lui Draghi e Merkel. Caspita e che coppia. Li teme un po’. Putin non teme nessuno ma questi due sono tosti ragazzi. Per questo è andato in Cina a consigliarsi col saggio. E il saggio avrà qualche perla da regalargli, di sicuro. E non sarà gratis.

Bugiardi di professione

La sincerità non paga. Da sempre. Meglio dire bugie, nascondere la verità, edulcorarla. C’è chi ha un livello di comprensione delle cose che reputa alto o altissimo e invece, spesso è basso, anzi basissimo quasi raso terra ed ha bisogno di sentirsi raccontare delle menzogne perché lo rassicurano. Non tutti hanno lo stesso livello di comprensione e questo differisce a volte anche molto da persona a persona, ma facciamo fatica ad accettare una simile verità che ci scompone il quadro che abbiamo dipinto di noi stessi ed al quale, col tempo, ci siamo affezionati.

Insomma le bugie non hanno affatto le gambe corte, come ci dicevano da bambini, ma lunghissime da poter vincere le olimpiadi del salto in lungo. Vale per tutti i campi, ma vale soprattutto in una professione precisa, specifica e molto, ma molto sopravvalutata: il giornalismo.

Ci aspettiamo che i giornalisti ci dicano la Verità. Quella con la V maiuscola, quella che non si discute, non si opina, non si può contestare: è lei, la Verità e basta e ci possiamo fidare. E invece non è cosi. Ci sono molti modi di rappresentare la verità e di dargli la forma che ci piace, che ci soddisfa, che ci tranquillizza…insomma una verità manipolata, non più cruda, ma bollita a fuoco lento fino a farne uscire il sapore aspro e renderla “appetibile”. Per poi essere presentata su di un piatto da portata, contornata da altre minime verità che siano gradevoli al “palato” dei lettori. Il giornalista è spesso un narcisista che più che amare la verità, ama se stesso e che decide che la sua professione può dargli molto “onore”, reputazione, fama e perché no? Soldi. Molti soldi.

Molti giornalisti sono anche scrittori, sfornano in media un libro all’anno e di solito il tema è la politica, i politici o qualche vizio della società e, in genere vendono e anche molto. Saranno bravi? Certo, alcuni sono davvero bravi. Altri sono delle mezze calze tirate allo spasimo per sembrare intere, che arrivano a malapena alla caviglia con grande fatica ma il “pubblico” non lo sa e si legge la “roba” che scrivono come se dentro quei libri ci fosse la saggezza umana e persino divina compendiata in un centinaio di paginette magari a caratteri larghi per far sembrare ogni parola scritta una massima alata e imperdibile.

Quando sono giovani sono “rampanti”, quando invecchiano diventano “sermoneggianti”. Fateci caso, hanno sempre un “ruolo” un atteggiamento che li pone on the right side of the road. Perché se l’esperienza insegna, il velleitarismo e la presunzione non imparano e procedono per la stessa strada magari infarciti di saggezza “imprestata” per non dire rubata a chi ne ha ma non la vende perché non tutto ha un prezzo, o semplicemente perché sta nei libri dei grandi che pochi conoscono e che certi giornalisti riescono facilmente a contrabbandare per propria.

Dopotutto il genio non ce lo si può dare: o si ha o si rubacchia, qui e la.

E molti la fanno franca. Arrivano magari a raggiungere i propri obiettivi, il successo, la fama, i soldi ma poi? Alla lunga la falsità non paga e vengono scoperti e però rimangono a concionare le loro mezze verità infarcite di massime altrui, vanno in TV, sono anche molto richiesti e sparacchiano con aria da guru delle banalità che molti prendono per “rivelazioni” perché il giornalista che ha fatto di questa professione un mezzo per super valutare il proprio ego, sa che alla gente piace sentirsi dire quello che vuole sentirsi dire e lo dice. Spesso e volentieri senza vergogna sapendo che non è proprio proprio la verità ma quello che lui stima esserlo con la massima (o minima) approssimazione.

Ed è pura presunzione di verità che però la gente si beve come da una fontanella pensando di bere acqua fresca e invece si sta bevendo acqua inquinata dall’ambizione e dal culto della personalità di qualcuno che finge di essere ma non è e che se niente niente ha la sensazione che la sua vera personalità possa uscire nuda e cruda, passa in altro campo dove la verità manipolata è molto spesso, la regola che viene insegnata ai neofiti e portata avanti per tutta la vita, fin che dura e a volte dura molto a lungo e dove la verità trova poco spazio e la falsità è venduta per buona più spesso di quanto si riesca a credere.

E, se non lo avete ancora capito ve lo dico io quale è: la politica dove molti giornalisti o pseudo tali cercano rifugio e dopo una vita passata a propinare false verità, provano a riciclarsi per propinare verità fasulle, travestite, truccate e pronte per essere vendute sul mercato della credulità della “gente” assetata e affamata pronta a bersi e a mangiarsi qualsiasi cosa pur di placare l’ansia che la rode e che certi giornalisti riescono ad alimentare con la pretesa di raccontare “storie vere” che altro non sono che falsi d’autore.

Crudele realtà

Quanti Salim ci sono in Italia? Questo ragazzo ha scelto la radicalizzazione (con tutta probabilità), il suo disagio psichico è comune a molti ragazzi italiani che però non vanno contro le persone con l’auto, non uccidono, non fanno del male a nessuno. Sarebbe forse stato meglio che suo padre avesse costruito la sua famiglia in Marocco invece di cercare fortuna da noi. Eccola la “fortuna”, si ritrova con un figlio per il quale aveva sperato in un futuro migliore, dietro le sbarre. Che ha commesso una cosa orribile e per la quale tante persone subiranno danni permanenti (se non moriranno). Come fa a vivere questo padre pensando di aver fatto un figlio che si è macchiato di una simile atrocità? In un paese che lo ha accolto, che gli ha dato un lavoro, che gli ha permesso di fare una vita discreta e di far laureare il figlio. Forse in Marocco non gli sarebbe riuscito, forse avrebbe faticato molto di più a vivere. Ma ora? Immagino che gli sia crollato il mondo addosso. Provo pena per lui ma provo anche una profonda rabbia per quello che suo figlio ha potuto fare in un paese che lo aveva accolto, che gli aveva permesso di vivere una vita dignitosa e gli ha permesso di conseguire una laurea. La sua frustrazione era forse alla base dell’odio che ha dimostrato verso di noi. Si, verso gli italiani. No riconoscenza ma odio. E se questo è il risultato delle politiche di accoglienza e di solidarietà, abbiamo fallito, abbiamo creduto di fare del bene ma ci siamo fatti del male da soli.

Oggi mi sono svegliata ed ho pensato subito a quanto è successo a Modena e non ho potuto non pensare che possa succedere ancora, non posso non pensare che da oggi avremo ancora più paura. Paura di una società litigiosa, maleducata, indisciplinata, di un mondo fuori di testa, ed ora anche sotto la minaccia di terroristi nati qui da noi, che noi abbiamo letteralmente sfamato, a cui abbiamo dato una buona istruzione e che ora ci ripagano così: odiandoci al punto da ucciderci.

Una cosa che non avevamo messo in conto e che ora appare nella sua crudele realtà. La realtà è crudele però anche per le tante brave persone che da noi si sono integrate e vivono e lavorano qui da molti anni, compresi i due egiziani che hanno aiutato Luca Signorelli ( che si può ben definire eroe) a fermare Salim. Un realtà crudele che speravamo di non vivere mai qui da noi e che si è purtroppo materializzata in un tranquillo e soleggiato pomeriggio di un sabato qualunque, in una città italiana accogliente e generosa e che ora si deve porre molte domande e trovare risposte che al momento non ci sono e che non saranno facili da trovare negli anni a venire.