Considerata l’antipatia che percepisco a pelle, sia nei miei confronti che quelli del blog, in generale, dovrei astenermi dal trattare un tema che mi procura solo frustrazione. Si, lo ammetto, parlare dell’Ucraina (come di qualsiasi altro tema), per me è diventato frustrante.
Percepisco (pure) l’atmosfera che circonda la guerra in Ucraina come ostile, sempre in generale. Tema complesso, arduo e faticoso. Potrei parlare di questa ennesima splendida giornata di ottobre, Un mese di solito con fasi metereologiche alterne, mentre questo è tiepido e soleggiato (almeno qui) e scorre con mattinate radiose e tramonti mozzafiato. Qualsiasi sia la mia disposizione interiore, viene mitigata e “rincuorata” dalla bellezza della natura e dalla mitezza del clima.
Lo potrei fare perché in Italia c’è ancora Pace (fin che dura). Altri paesi vivono da anni guerre e distruzioni e i mesi passano per le popolazioni che le subiscono, come passano gli anni, contando i giorni che mancano prima che possano respirare. In questo senso mi ritengo fortunata.
Ma quello che sento e leggo mi spingono a fare ancora delle considerazioni che non troveranno molta condivisione qui in questo spazio sempre più stretto e direi quasi angusto, dove cerco di esprimere delle opinioni che vengono molto spesso ribaltate, criticate, stravolte…ma sapete che c’è? Non me ne importa nulla e ci aggiungo anche un bel !
Dunque dicevo non c’è pace nel mondo e non c’è pace in Ucraina nonostante i pacifisti italiani continuino ad invocarla ( e Putin gongola). La premier Meloni ha risposto chiaramente all’ultima follia di Trump di togliere le sanzioni sul diesel russo e favorire così Putin e la sua guerra:
«La resa non è pace, è conquista. Se l’Ucraina domani smettesse di difendersi, come in molti auspicano e propongono, noi non avremmo la pace, discuteremmo dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno di un imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. La posizione del governo non cambia: sostegno a Kyiv, pressione su Mosca e unità euroatlantica».
Inutile dire che sono d’accordo. Pochi tra gli oppositori hanno applaudito ma è un segnale anche questo e molti però continuano a fingere pacifismo quando in realtà si tratta solo di sostegno ad un invasore imperialista guerrafondaio che se ne frega di tutti e bombarda i civili ogni giorno da oltre quattro anni. Aiutato da un altro guerrafondaio e imperialista quanto lui, un “eletto” che come mai prima, sta tradendo alla grande chi lo ha votato e il paese che presiede (indegnamente). Se in Italia chi sta all’opposizione pensa che basti seguire la “linea Conte” per vincere le prossime elezioni, auguri. Il putinismo ormai in Italia è una “religione”, il pacifismo uno sberleffo al Vangelo e un alibi. Contenti voi…
Signora Gazzato, mi pare comprensibile che, sulla guerra in Ucraina, ci siano posizioni contrastanti. Si tratta di una guerra molto diversa dalle altre, e che ha avuto e sta continuando ad avere pesantissime ripercussioni sulla nostra economia.
L’unicità consiste prima di tutto nel fatto che, unico caso nella storia recente, le nazioni europee hanno deciso di aiutare economicamente e militarmente la nazione aggredita, e hanno imposto sanzioni alla nazione che aggrediva.
Ricordo che, quando la NATO ha aggredito la Serbia per costringere quel governo a concedere l’autonomia al Kossovo (situazione molto simile a quella dell’Ucraina che non voleva concedere l’autonomia al Donbass), noi italiani abbiamo addirittura partecipato all’aggressione, che ci è costata almeno 20 morti tra i nostri soldati.
Quando gli USA hanno aggredito e occupato l’Iraq, di nuovo, invece di aiutare gli iracheni, abbiamo partecipato all’aggressione, e ci abbiamo perso decine di altri militari.
Lo stesso vale quando la Francia ha attaccato la Libia, per non parlare dell’aggressione israeloamedicana all’Iran.
Nel caso dell’Ucraina abbiamo imposto le sanzioni alla Russia che aggrediva, abbiamo interrotto ogni rapporto commerciale, e ci siamo ridotti in miseria per aiutare l’Ucraina a respingere l’invasione. Tutti i problemi dell’Italia in questi anni sono riconducibili alla nostra partecipazione alla guerra in Ucraina che ha drenato decine di miliardi dai nostri bilanci.
Perché ci siamo comportati in modo diametralmente opposto rispetto ai casi precedenti?
Perché ci sentivamo minacciati dalla Russia?
Anche un bambino capirebbe che questa minaccia non esiste. L’Ucraina è lontana e non confina con l’Italia, e questa guerra ha avuto fin dall’inizio le caratteristiche di una guerra interna alla ex URSS tra due popoli che, prima della guerra, avremmo definito entrambi “russi”.
Comunque, l’aiuto all’Ucraina e le sanzioni alla Russia potevano avere un senso all’inizio, allo scopo di far desistere la Russia o di portare rapidamente ad un accordo di pace.
Oggi, che la guerra si è “vietnamizzata” è diventato abbastanza chiaro che l’approccio non funziona, e l’unico modo per farla finire è di cambiare completamente strategia, abbandonando quella seguita finora.
Mentre erano chiari gli interessi americani ad alimantare questa guerra, mi riescono del tutto incomprensibili gli interessi della UE a continuarla anche ora che gli americani si sono sfilati.
Non si può negare che questa guerra sia stata la prima, e spero l’ultima, gestita in questo modo, ed è comprensibile che la maggioranza degli italiani oggi desideri chiuderla.
Oggi è ancora possibile chiuderla con un accordo accettabile per Ucraina e Russia, del tipo di quello che non fu firmato a Istabul nel 2022, che non era affatto una resa dell’Ucraina. Più si va avanti e più la soluzione diventa difficile, e si rischia la guerra mondiale nucleare.
Ripetiamo le stesse cose all’infinito, la guerra non finisce con le supposizioni e con le ripetizioni delle stesse cose per anni, una frase un concetto, non diventano verità perché vengono ripetute in continuazione. Continuano ad essere menzogne, falsità o rielaborazioni di concetti sfiniti.
Anch’io sarei allo sfinimento ma non demordo. La mia idea di pace è questa e assomiglia alla mia idea di felicità:
” la felicità è come una farfalla, se la rincorri scappa, se ti fermi si posa su di te”.
La pace non si deve rincorrere come si rincorrerebbe una farfalla, si costruisce con la fermezza restando fermi sulle proprie posizioni fintanto che chi ci fa la guerra non capisce che gli conviene smetterla e allora sarà lui a cercare la pace.
Signora Gazzato, l’idea che “la pace si costruisce con la fermezza restando fermi sulle proprie posizioni fintanto che chi ci fa la guerra non capisce che gli conviene smetterla e allora sarà lui a cercare la pace” è affascinante, ma non sono molti i casi in cui ha funzionato.
Forse funzionò nella guerra del Vietnam, ma anche lì alla fine ci fu una trattativa di pace, e dopo anni di distruzioni.
Forse si può citare la resistenza dei russi all’invasione tedesca e la resistenza dei finlandesi all’invasione russa nella seconda guerra mondiale, ma in quei casi la guerra si risolse in tempi brevi.
se ripetiamo come un mantra gli errori del passato, si ripresenteranno puntualmente nel presente.
Giusta osservazione, signora Gazzato. Non so se era questo che intendeva, ma ne approfitto.
Se analizziamo le guerre del passato troviamo tanti errori di valutazione che si sarebbero potuti evitare studiando la storia senza preconcetti.
Comincio da lontano: dalle guerre dei romani contro i Parti.
Tutti i tentativi dei romani di conquistare la Persia fallirono uno dopo l’altro. Anche l’ultima campagna, condotta da Traiano, portò alla conquistra e al saccheggio della capitale, ma non alla conquista del Paese, tanto che Adriano fu costretto a ritirarsi sui confini precedenti.
Carlo 12° di Svezia tentò la conquista della Russia, ma ci rimise le penne e parte del territorio nazionale. Napoleone, però, pensò che lui era più “figo” di Carlo 12°, e meglio armato, e ci sarebbe riuscito. Fu un disastro che gli fece perdere la guerra.
Nonostante questo, Hitler pensò che lui era più “figo” di Napoleone; che lui aveva le truppe motorizzate e l’aviazione, e ce l’arebbe fatta. Altro disastro che fece perdere la guerra anche a lui.
In Vietnam i francesi avevano preso una bella batosta dal generale Giap e dall’esercito nordvietnamita, ma gli americani pensarono che loro erano più fighi dei francesi; che avevano le portaerei e le basi aeree nelle Filippine, e ce l’avrebbero fatta. Altro disastro.
In Afghanistan già gli inglesi avevano preso delle belle batoste dagli afgani anche a causa del territorio difficile, ma i russi pensarono che loro erano più fighi degli inglesi; aevano centinaia di carri armati e di elicotteri, e ce l’avrebbero fatta. Se ne dovettero andare con le pive nel sacco. E qui c’è la decisione più stupida di tutte: quella di Bush di invadere l’Afghanistan con la scusa di fare guerra al terrorismo. Nonostante almeno due esperienze negative precedenti, loro pensarono che erano più fighi di tutti, perché, oltre ad avere armi potentissime, “portavano la democrazia”. Ed ‘ stato un altro disastro.
Infine, i russi conoscevano bene il carettere degli ucraini, e dovevano conoscere bene anche l’armamentario impressionante che avevano ricevuto dagli americani, che avevano mostrato senza segreti nel 2021 in ben due esercitazioni militari NATO sul loro territorio dove si simulava un attacco russo.
Eppure, nonostante questo, Putin ha deciso di attaccare l’Ucraina pensando che fosse una passeggiata, perché lui era figo, e aveva previsto che gli ucraini si sarebbero solleati contro il governo di Zelensky e avrebbero accolto i russi come liberatori. E dopo quattro anni e mezzo non riesce a toglierne le gambe, e si ritrova perfino la guerra in casa.
Last but not least l’attacco di Trump all’Iran, che sarebbe dovuta essere un’altra passeggiata, e che invece, oltre ad aver dimostrato che l’Iran è un osso duro (in fondo, sono i discendenti dei Parti) ha creato anche una serie di problemi non previsti al mercato dei prodotti energetici, costringendo Trump ad accettare compromessi imbarazzanti.
La conclusione che mi viene da trarre è che più i capi politici sono importanti e potenti, più grossi sono gli errori che commettono.