Un brutto spettacolo

Le donne morte ammazzate dai compagni o ex tali, in media un centinaio all’anno solo in Italia, non possono parlare ma , forse, se potessero farlo ci direbbero di smettere di celebrare la giornata a loro dedicata se poi non si da seguito con misure concrete per fermare questo scempio quasi quotidiano. Ora che abbiamo una donna primo ministro, con tutti i grandi problemi che ha già, credo che dovrebbe farsi carico anche di questo e dimostrare coi fatti che lo ritiene un’emergenza alla quale porre qualche rimedio. Io non ho ricette magiche ma certo l’educazione e la prevenzione ed il controllo, potrebbero fare la differenza.

Maggiori sforzi nell’ampliare le misure di deterrenza: più controlli da parte delle Forze dell’Ordine potenziando quei settori che si occupano di prevenire la violenza contro le donne e poi consultori familiari e cura e aiuto ai figli delle tante donne uccise che spesso rimangono all’improvviso orfani di entrambi i genitori come è successo nel recente caso di Spinea (Ve).

La giornata loro dedicata una volta l’anno è poco, quasi niente e ormai serve solo ad aumentare i dissidi tra chi su questo tema ha idee molto diverse o quasi incompatibili. Un brutto spettacolo e un’inutile perdita di tempo che andrebbe impiegato meglio e con maggiore impegno da parte di tutti ma soprattutto delle Istituzioni.

Forse gli conviene

La guerra in Ucraina dura da 9 mesi: una gestazione. Ormai i dibattiti sono persino stucchevoli. Sentiamo ripetere sempre le stesse cose viste da diverse angolazioni a seconda delle diverse idee politiche degli osservatori. Una verità multi facce con sfumature fino e oltre le famose 50 di grigio. Una guerra che ormai dura da troppo tempo e che sembra non avere mai una soluzione. Si parla di negoziati fin dal primo giorno, ma, finora, se ci sono stati e ci sono stati, non sono approdati a nulla. Ma ora le cose sono diverse rispetto a quando è incominciata. All’inizio tutti pensavano che sarebbe durata poco, il tempo di far capitolare l’Ucraina che con le armi in pugno i russi avrebbero depredato di altri territori (quelli che detengono ora sono pari all’estensione del Belgio) e buonanotte ai suonatori (di Kalashnikov).

Questa guerra è la prima vera guerra in Europa dal 1945 e i giorni si susseguono ai giorni, i profughi ormai hanno raggiunto quasi quota 8 milioni e la popolazione che rimane ora deve affrontare un lungo inverno senza energia elettrica e riscaldamento. Mancano anche acqua e cibo e i bombardamenti dei russi continuano massicci e nonostante gli ucraini si siano ripresi in buona parte Kherson, regione strategica per i russi che l’hanno lasciata alla chetichella rubando tutto il possibile, la battaglia su più fronti, continua. Una, imponente nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia una delle più grandi d’Europa, dove pare che i russi abbiano colpito un ospedale e che abbiano ucciso un neonato.

E per quanto ancora la dea bendata non permetterà che succeda qualcosa a quella centrale che potrebbe essere un disastro di proporzioni inimmaginabili? Speriamo sempre e teniamo le dita incrociate.

Ma, ormai, vedo di poca utilità invocare trattative di pace e sperare che Putin si sieda ad un tavolo, magari assieme a Berlusconi o a Trump, che continuano a dichiararsi suoi amici. Figuriamoci, se li mangerebbe in due bocconi e mezzo. Come inutili mi sembrano a questo punto le manifestazioni per la pace con grande sfoggio di bandiere arcobaleno. La cosa più sperabile sarebbe che ci fosse un cambio di regime in Russia ma non lo vedo alle porte e poi magari il successore di Putin potrebbe essere persino peggiore.

La cosa che, pare, invece dare qualche buon risultato è il continuare sulla strada intrapresa fin dall’inizio della guerra e cioè che i paesi europei e gli Usa, inviino armi e sistemi di difesa sempre più sofisticati e aiuti di ogni genere per quella popolazione che sta soffrendo le pene dell’inferno ma non cede. Fino a che il Cremlino arrivi alla comprensione del fatto che non c’è più trippa per Putin e che se non vuole continuare a far morire i suoi soldati e a perdere completamente la faccia davanti ai suoi “sudditi”, prima o poi, qualcosa deve mollare.

Credo oramai sia evidente anche ai più tenaci sostenitori della tesi che Putin in fondo voglia solo difendersi dai biechi americani, che se gli Usa avessero voluto davvero innescare la terza guerra mondiale, avrebbero colto l’occasione dei due missili caduti in Polonia come casus belli. Invece sia Biden che altri capi di stato, hanno tenuto la barra dritta ed hanno scongiurato il pericolo di una tragica escalation. Ma quanto può durare?

Sperando che il generale Inverno sia clemente con gli ucraini e che Putin arrivi presto a concludere che forse gli conviene, dopo aver nicchiato ancora un po’, prendere in considerazione l’invito che è arrivato come risposta, da parte del capitano della guarnigione ucraina a Snake Island il 25 febbraio scorso, all’ammiraglio della nave da guerra russa che gli imponeva di arrendersi. Una frase che non ripeterò ma che è rimasta famosa e chi l’ha pronunciata è stato insignito di una medaglia di eroe di guerra e ai meno distratti di sicuro non sarà sfuggita.

In senso traslato e metaforico, naturalmente, quasi una…benedizione.

BraccoBaldo bau

E’ mattina presto, mi sveglio di soprassalto, come di consueto: la vicina si alza col canto del gallo e pretende che tutti siano in piedi mentre lei sorbisce il primo caffè della giornata.

E’ domenica e sono appena (accidenti) le 6 e poco più. Ma che caspita ti alzi a fare? penso tra me ogni volta. Tra l’altro vive da sola ormai da anni da quando il marito è passato a miglior vita e le figlie si sono sposate. Ma lei, imperterrita conserva la bella abitudine si alzarsi alle 5 e passare ogni tipo di diavoleria sui pavimenti di tutta la casa. Un esempio di casalinghite cronica, delle peggiori.

Le ho (dopo anni e anni di richieste inascoltate) mandato una lettera tramite un avvocato per richiamarla ad un minimo di osservanza delle leggi del buon senso civile. Ma lei nicchia e, anche se almeno per ora, i tre nipoti dai tre ai sei anni, si fermano di meno dalla nonna e corricchiano urlando per un’oretta o poco più a differenza delle 12 o 24 di prima, l’alzata mattutina con susseguente disastro da spolvero totale, con spostamento massiccio di mobili massicci, continua. Le donne che hanno la mania della casa sono purtroppo ancora tante. Forse le più giovani meno, ma anche tra loro qualche esaltata della pulizia si trova.

Di solito mi sveglio col cuore in subbuglio e devo stare immobile respirando ritmicamente ascoltando della musica rilassante e dopo due o tre orette mi passa la tachicardia. Oppure mi alzo ma poi ho troppo sonno per non appisolarmi (se ci riesco) dopo essermi rimessa a letto.

E, mi dispiace dirlo, ormai la cosa va avanti da cosi tanto tempo che la…strozzerei. Metaforicamente parlando si intende, sono contro la violenza ma. però…

Se ti ritrovi ad avere come vicina una che dalla mattina alla sera mette in scena una sorta di BraccoBaldo Show a casa sua sopra la tua testa, o cambi casa o cambi …vicina.

Ma poi mi dico: ma perché non la cambia lei? Ma la risposta, my friends is blowing in the wind…

Molla

Scusate ma io trovo pretestuose e anche un po’ ridicole oltre che ipocrite, le critiche rivolte al Qatar e gli inviti che arrivano da più parti di boicottare i mondiali di calcio.

Noi italiani poi, abbiamo davvero poco da criticare, dovremmo farci ben bene un esamino di coscienza prima di criticare gli altri paesi, gli ultimi tre anni, solo per fare un piccolo esempio, hanno visto qui da noi una chiara diminuzione delle libertà personali, non giustificate dall’emergenza Covid e misure incongrue e sproporzionate.

Gianni Infantino, presidente Fifa, ha detto che noi occidentali abbiamo davvero pochi titoli per essere cosi severi, anzi, dovremmo aspettare i prossimi tremila anni prima di lanciare accuse di negazione dei diritti umani ad altri.

Io penso che abbia ragione.

Ma dirò di più, le critiche che arrivano dagli italiani nascondono un pochina di rabbia mista ad invidia, miscela esplosiva, per non essere tra le squadre che gareggeranno. E questo per ben la seconda volta di seguito.

Dovremmo chiederci prima di criticare, se non sia questa la prima molla che spinge a farlo e non la lotta a favore dei diritti umani, che si può fare, certo, ma non con queste modalità e in questo frangente. Per me si tratta solo di ipocrisia.

Pubblicato oggi (21.11.2022) su Italians del Corriere della sera

Come minimo

Anche la premier Giorgia Meloni è un genitore. O meglio una mamma. E in Italia le mamme sono sacre o almeno lo erano.

Pare, però che per lei la musica sia diversa. Hai voluto premiereggiare da donna? Bene, i figli lasciali a casa. E un furioso Furio Colombo ha detto in TV che la figlia della premier va in aereo a Bali con la mamma mentre altri bambini affogano coi barconi. Una frase senza senso e, a mio parere, altamente offensiva della dignità della premier.

Insomma, tutto fa polemica: una premier donna lo ha sicuramente messo nel conto ma questo livello di opposizione mediatica è molto, ma molto basso.

Io non voglio passare per l’avvocata del premier, me ne guardo ben s difende benissimo da sola. Ma trovo insopportabile questo continuo attacco contro una che ha governato solo una manciata di giorni e riceve insulti e attacchi e polemiche da tutte le parti, tra un po’ persino dai sassi per la strada.

A proposito di genitori. La sentenza del tribunale di Roma che ha permesso di scrivere “genitore e genitore” sui documenti della bambina di una coppia omosessuale (due donne) sta sollevando polemiche. E’ giusto che ognuno viva come crede la propria sessualità e i propri rapporti sentimentali. Ma i bambini andrebbero tenuti fuori da diatribe soprattutto quelle burocratiche. Già in Italia la burocrazia è un mostro a 10 teste e complicare affari già complicati è una prerogativa tutta italiana.

Se, per ipotesi, due genitori dello stesso sesso hanno deciso di avere un figlio con i vari metodi possibili anche espatriando, non è detto che debbano pretendere che la legge italiana si adegui ai loro desiderata.

Se la legge prevede che ci sia scritto “padre e madre”, a mio avviso, si devono adeguare e se questo comporta che si dia del padre ad una donna…beh in un certo qual senso non è sbagliato perché una delle due dovrà ben farlo …il padre anche se donna.

Allo stesso modo in cui una delle due fa sicuramente, per carattere o per disposizione, il marito. Poi facciano come gli pare.

Lascerei però a Giorgia Meloni il diritto di decidere da madre e genitore della figlia Ginevra, se portarsela o meno appresso quando va in viaggio. Come minimo.

Quando si osa troppo

Io proprio non credo che Enrico Montesano volesse fare apologia del Fascismo indossando la maglietta con lo stemma della Decima Mas e il famoso motto di Gabriele d’Annunzio: (Memento audere semper). Proprio non ci credo. Penso piuttosto che abbia voluto fare il furbo. E che si meritasse solo per questo l’espulsione da Ballando con le stelle, la trasmissione di Rai 1.

Mi dispiace però perché è bravissimo e avrebbe meritato di vincere e sarebbe stato il giusto coronamento di una splendida carriera finita (a torto) un po’ in ombra dopo la sua battaglia contro il vaccino Covid obbligatorio e il Green Pass durante la pandemia.

E forse sarebbe anche passato visto che, pare, nessuno avesse protestato e chi lo aveva notato (impossibile non notarlo), forse aveva fatto occhi da mercante per non creare subbuglio nella trasmissione e noie alla sua conduttrice, la sempreverde Carlucci che, a mio parere, vispa com’è non può non averlo visto, non me la racconti Milly.

Ma la giudice di gara, la giornalista Selvaggia Lucarelli, che aveva molto criticato Montesano durante la sua battaglia anti Green Pass, lo ha notato eccome ed ha postato sui social la denuncia con la sua consueta passione, dicendo che Montesano faceva propaganda fascista indossando quella maglietta, vergogna!

Ora che Lucarelli si indigni non mi stupisce affatto e trovo che abbia dimostrato coraggio, ma nel contempo, vorrei dire che il coraggio è un po’ inficiato dall’ipocrisia di aver raccomandato il suo compagno che da “stella” piuttosto sconosciuta, gareggia assieme alle altre “stelle” nella arci famosa trasmissione. Uno dei pochi casi di compagno di…quindi che anche Lucarelli sia una che” osa” ( e usa), non mi pare ci siano dubbi.

Ma Montesano forse, voleva proprio far passare il messaggio che la TV di stato è prona ai vari governi e voleva dimostrarlo con quella maglietta: a giochi fatti e (forse) a vittoria avvenuta, denunciando proprio la sua provocazione. Idea un po’ arzigogolata e troppo ambiziosa, va bene osare, ma cosi si finisce per essere anche un po’ troppo…audaci.

Insomma, Montesano si è bruciato e dato una grossa zappa sui piedi, ma tutti gli altri, compresa Selvaggia Lucarelli, non brillano certo per coerenza. Direi piuttosto per ipocrisia e nessuno ne esce “pulito” e “santo”. Dal primo dirigente all’ultimo tecnico che però (fosse anche raccomandato) ha certamente più giustificazioni di tutti gli altri.

Montesano in testa che si è preso (giustamente) tanti applausi ma ora si merita solo fischi.

Non si sa mai

Pare che lo tsunami repubblicano anche chiamato “onda rossa”, alle elezioni di Mid-term americane, non ci sia stato. In compenso l’onda giallognola di Donald Trump, in questi giorni appare piuttosto afflosciata, come un souffle sgonfiato, parlo ovviamente della sua folta e super curata capigliatura. E lui sembra ogni giorno di più un pallone sgonfio. Sembra che la sua corsa alle elezioni per la presidenza del 2024, sia ostacolata da ” DeFuture”, come qualcuno ha soprannominato il governatore della Florida Ron DeSantis. Un uomo decisamente “ben piantato” e piuttosto avvenente, soprattutto messo al confronto col tycoon ex presidente.

Insomma, pare che Trump questa volta non sia riuscito a imMagare l’America che, in buona parte gli sta voltando le spalle, compresi i suoi ex alleati, quel partito che si diceva essere tutto in mano a lui o quasi e che invece, sembra volersi liberare dalla stretta sudaticcia delle sue manacce.

Ora, forse, i detrattori di Joe Biden ci penseranno una volta e mezza prima di chiamarlo ancora Sleepy Joe. A me pare che non abbia dormito affatto ma che abbia affrontato ben desto questa campagna elettorale soprattutto puntando sul pericolo che corre la Democrazia in America (cosa mi ricorda?) in questo momento. Un rischio gravissimo che gli elettori sembrano avere colto e cioè che finisca di nuovo in mano ad un demagogo che mette se stesso prima e sopra di tutto, persino la Costituzione.

E ad aiutarlo è stata anche la battaglia dei democratici per mantenere la scelta delle donne sull’aborto dopo la recente decisione della Corte Suprema di cassare la sentenza Roe Vs Jade, che dava il potere ai vari stati di legiferare “pro-choice”, per permettere alle donne di abortire, se sceglievano di farlo.

E pare che Trump, dopo aver archiviato la baldanza di qualche giorno fa, ora sia furioso. Forse aveva annunciato troppo in fretta la sua candidatura alle prossime presidenziali? Forse. O forse “l’esercito” che seguiva la sua delirante idea che se le elezioni non le vince lui devono per forza essere truccate, deve essersi assottigliato strada facendo.

Oppure, dopo l’assalto alla casa di Nancy Pelosi dove un fanatico ha preso a martellate il marito facendolo finire all’ospedale, tanti ( anche tra i repubblicani) si saranno chiesti se tanta violenza faccia bene all’immagine del partito e il presidente Biden ha sottolineato, in un suo discorso, che dare di nuovo in mano il paese a chi sceglie la violenza per mantenere il potere dopo averlo perso e si ostina a non accettarlo, poteva essere una minaccia permanente per una democrazia si imperfetta, cosi l’ha chiamata, ma sempre democrazia che rispetta la volontà degli elettori e non pretende di cambiare l’esito delle votazioni con la forza.

Insomma pare che The Donald abbia perso smalto. Beh, potrebbe a ragione essere stato grattato via dalle tante inchieste di ogni genere che pendono sulla sua testa ritinta e rischiano davvero questa volta di dargli qualche problemino. E anche se ha già lanciato anatemi, come vuole il suo stile, nei riguardi del suo probabile concorrente alla corsa alle presidenziali (“io so qualcosa di te che se si viene a sapere…”) che mi ricorda il film con Totò e Gino Cervi, “Il coraggio” nella famosa scena in cui Totò minaccia di fare rivelazioni poco piacevoli sul suo benefattore, noto che Totò in quel personaggio è irresistibilmente simpatico mentre Trump la simpatia ormai la può forse ottenere solo dal suo stretto entourage, ma sempre tenendo un occhio aperto e uno chiuso, anche mentre dorme. Non si sa mai.

Fateli scendere

Un appello a Giorgia Meloni: signora primo ministro, li faccia scendere, li liberi da quell’incubo. Parlo dei migranti ancora dentro le navi delle ONG ferme al porto di Catania.

Non importa che il suo governo debba dare un segnale di fermezza agli scafisti, ora sta dando solo un segnale di disumanità. Non è umanità lasciare quelle persone ancora dentro le navi quando potrebbero sbarcare ed essere rifocillate dopo tutte le traversie che hanno subito. Hanno il diritto in base alle leggi internazionali di essere accolti e aiutati a sopravvivere dopo un viaggio che li ha stremati, per raggiungere la salvezza.

Lei è una donna e una donna non può accettare una simile situazione. Li faccia scendere affinché gli vengano prestati i primi doverosi soccorsi.

Dopo faccia come le pare: si appelli a chi le pare giusto ed è giusto appellarsi alla UE, per esempio, perché l’Italia abbia maggiore considerazione e aiuto per affrontare l’arrivo di così tante persone nelle nostre coste.

Ma ora serve solo umanità. Pensi solo se tra quelle persone ci fosse suo fratello, sua sorella, sua madre. Non pensi ai suoi alleati di governo e della coalizioni, pensi al suo cuore e io sono sicura che le dirà quello che le sto dicendo io: Giorgia, falli scendere. subito.

Pubblicato oggi su Italians del Corriere della Sera (10.11.2022)

Anche si e no

Alla marcia pacifista di Roma mancava qualcuno. Sembrava un corteo gremito, tanta gente, colorato, tanta curia romana, tanto sindacato, tanto Conte e però…mancava uno.

Non si è visto, o solo di riflesso, molto di riflesso, ma c’era però, nel contempo, anche se malcelata, tanta Russia nei manifesti.

Inneggianti alla Pace con le bandiere arcobaleno che facevano bella mostra e davano un’aria pacifica e festosa alla gioiosa manifestazione. Ma io, non so perché, sopra a tutta quella gente, la maggior parte in buona fede, una parte assolutamente no, c’ho visto la faccia di uno che non c’era ma c’era.

Non ho visto nessun manifesto che gli dicesse, anche in piccolo, sottovoce, pianissimo un bel ” Putin go home”.

C’era? io non l’ho visto. Ecco che dunque mancava ma c’era.

Un convitato di pietra lavica che aleggiava sopra il corteo come un fantasma.

E Conte che spumeggiante grida Pace Pace…e ancora. “governo Meloni, ti diffido dal mandare ancora armi agli ucraini, basta mandare armi agli ucraini…” e poi ho visto anche un cartello con “basta sanzioni alla Russia.

E lui era dietro a quel cartello, ma non rideva. Non ride Putin. Lo avete mai visto ridere? Diffidare da chi non ride mai.

Le due marce per la pace si son fatte la guerra ( e questo per lui è già un risultato notevole), ma ci siamo abituati ai politici italiani che si scannano e poi fanno la pace per il bene del…potere.

Povero Letta, tremebondo e contestato, disagiato e dimissionario, ma se ne va? O resta la? O dove va? Forse si farà frate trappista questa volta: “ricordati fratello che devi morire”, sotto le armi pardon…non- armi dei pacifisti grillini.

Grillini o meglio dire Contini che hanno fatto i loro conticini e ora gli conviene di più stare con Putin senza starci però, non sia mai che si dica che loro stiano con qualcuno, loro sono un non- partito sempre, stanno sempre con chi gli va ma poi anche no. Anche si e anche no a seconda di come butta e ora gli butta cosi: pacifisti contro il governo Meloni e contro gli ucraini che stanno sotto le bombe da nove mesi e camminano nel fango tra le macerie delle loro città distrutte dalle armi di Putin. Mentre il conte Pacifista che scende in piazza, cammina sul velluto con le sue babbucce papaline.

A prescindere

Il governo ha reintegrato i medici e il personale infermieristico al posto di lavoro.
Giusy Pace, infermiera di Novara sospesa perché non vaccinata, ha detto che avrebbe dovuto scusarsi.
Ora che il governo avrebbe dovuto scusarsi è sbagliato: Meloni era all’opposizione e era contro il green pass esattamente come Giusy Pace. (Che bel nome).
Ma certamente una che è rimasta ingiustamente a casa senza stipendio per un anno, ha tutto il diritto di provare sconforto e di sentirsi nella posizione di chiedere di avere almeno un risarcimento morale. Andrebbe dato a tutti quelli che durante la pandemia sono stati trattati come appestati e però c’è ancora chi contesta la decisione del governo di reintegrare i lavoratori sospesi perché non vaccinati.
Un “sopruso antidemocratico”” che il PD ha trovato perfettamente in linea con la costituzione. Ora che non governa più qualsiasi cosa farà il governo Meloni sarà fuori da quella linea. Cioè: opposizione alla Totò…apprescindere.

Pubblicato oggi su Italians del Corriere della sera