Andiam andiam

Confermata la data del Referendum confermativo sulla riforma della Giustizia: il 22 e il 23 marzo prossimi. Sarà quel che sarà, gli italiani sono chiamati a dividersi anche su una legge costituzionale molto discussa come è giusto che sia quando si tocca la Costituzione e però sono chiamati anche , implicitamente, a dire si o no al governo di Giorgia Meloni.

E lei lo sa. Lo sa bene e se ne preoccupa, forse più di lei si preoccupano quelli che vanno al suo traino, i saltati sul carro, quei partiti e ini che hanno governato con lei in questi lunghi tre anni. Dico lunghi? Si, per me lo sono stati lunghi abbastanza per poter dire che sono stati lunghi. Sono successe una miriade di cose ma in pratica una sola, irrilevante: è cambiato il mondo. Ma non come si dice spesso per sottolineare che qualche cosa è cambiato, no è proprio cambiato tutto. Lo scenario mondiale è caotico quello italiano lo è per definizione, il caos è il nostro elemento, senza caos da noi, non c’è ordine.

E dunque andremo a dire si o no a questo benedetto ennesimo referendum al quale siamo tenuti a dare un nostro parere. Che ne capiscano poi gli italiani, parlo in generale, mi sa che è una domanda scontata alle quale risponderei: quasi nulla. Separazione delle carriere di magistrati? Riforma del CSM? Boh, sembra cirillico, arabo, decisamente metafisico il quesito che ci viene posto, cioè vogliamo confermare quella legge o no? E perché dovremmo essere noi a farlo? Ma perché lo dice la Costituzione. E allora andiam andiam , o non andiam, non è richiesto il quorum, perciò mi aspetto una partecipazione massiccia, gli italiani si conteranno insomma, fortemente e tenacemente unitari nell’imperativo categorico di dividersi. Anche nello stesso partito sulle linee e sui punti…

Mandare a casa il governo è all’ordine del giorno della sinistra all’opposizione, ghiotta occasione anche se la legge fosse da tutti approvata (e in parte lo è) non ha alcuna rilevanza, quello che conta è mandarla a casa. Solo un referendum che gli aumentasse lo stipendio troverebbe i parlamentari dell’ opposizione uniti per il SI, ma non è alle viste, anche perché proprio quelli che si beano sui palchetti degli applausi alle loro proteste che il governo non fa nulla per i poveri, in saccoccia si tengono stretti stipendi che ogni comune o anche non comune mortale si può solo sognare. A cominciare dal segretario generale della CGIL che in questi giorni si guadagna parte del lauto stipendio digrignando i denti contro il governo e promuovendo il NO o morte.

Ma andiamoci a mettere questa ennesima croce, che sarà mai? Croce più croce meno, c’è anche chi ne ha di molto più pesanti…

Il tunnel si allunga

Per chi odia gli americani e Israele, questa insurrezione popolare in Iran non può che essere un colpo di stato orchestrato dagli americani e dagli amici israeliani. In Italia sono in molti a pensarla così e non mi pare affatto strano che lo pensino. Sembra persino banale.

“Il popolo affamato fa la rivoluzion”, non vi sembri irriverente questa citazione, pare sia proprio la “fame” il motivo scatenante di questa rivolta che va avanti da giorni e sta seminando la morte tra i manifestanti, le cifre sono discordanti perché c’è un blackout di Internet, ma sono parecchi di già. Con l’inflazione al 47%, la svalutazione della moneta, i prezzi dei beni essenziali alle stelle, la gente non ne può più e scende in piazza a protestare. Ma la “Guida spirituale” dell’Iran, li definisce terroristi e ordina alle milizie di sparare a vista e loro questo fanno. Sembra che ci sia in atto una vera e propria rivoluzione ma il regime non molla. La presa è salda e forte e le minacce agli Usa se interverranno, come hanno minacciato di fare, sono di quelle che non lasciano spazio a dubbi.

Dubito però che Trump abbia interesse ad aiutare gli iraniani a riacquistare la libertà da un governo teocratico. E’ molto più verosimile che voglia mettere le mani sul petrolio per fare un dispetto al nemico con gli occhi a mandorla primo acquirente del greggio iraniano. E poi, chi ci va ci va a governare o meglio a fare i suoi interessi, gli interessi dell’America e quelli personali di Trump.

Il figlio dello Scià di Persia: Reza Khan Pahlavi, morto in esilio dopo la rivoluzione del 1979 che ha portato al governo gli Ayatollah, Reza Junior, si è fatto sentire ed ha affermato la sua volontà di tornare nel proprio paese. A fare cosa non è chiaro, a restaurare la monarchia? Pare che qualcuno tra i manifestanti abbia fatto il suo nome invocandolo. Ma Trump sembra non essere molto propenso ad ascoltarli, anche se, pare, sia in vista un incontro tra i due a breve tra le fresche frasche di Mare del Lago.

Non si sa se sia finzione o verità questa invocazione verso l’erede di un monarca il cui padre ha si portato qualche sprazzo di luce e qualche spruzzatina di libertà quando governava, ma ha attuato una feroce repressione verso i dissidenti.

La questione è tra le più complesse e qualsiasi giudizio si presta ad interpretazioni fantasiose (ne ho fatto esperienza di già ) ma non solo, francamente mi trovo in difficoltà a parlare ancora di guerre e di intrighi e di maneggi internazionali. Sembra veramente che non ci sia mai luce in fondo ad un tunnel che diventa ogni giorno più lungo. E la cosiddetta “comunità internazionale” dovrebbe battere il famoso colpo, se non fosse acciaccata dai colpi che due non uno, due, dittatori le hanno inferto rendendola quasi afona e disorientata.

Quello che mi preme di dire però è che trovo aberrante questa repressione feroce della voce che il popolo ha sempre il diritto di alzare quando sta male e quando lotta per ottenere condizioni di vita migliori. Come trovo aberrante qualsiasi mira egoistica da parte di chiunque abbia interesse a aiutare quella popolazione al solo scopo di impadronirsi della sua immensa ricchezza. Mi fanno schifo gli speculatori che ordiscono trame e si aspettano di guadagnare sulla pelle di persone che pagano con la vita il loro insopprimibile desiderio di libertà.

Loro sono dei martiri, gli altri sono solo degli infami.

Disumanità diffusa

Nessuno è immune alla stupidità. Anche i più intelligenti possono perdere di vista il fatto che lo sono, che negli anni, hanno affinato tecniche per sopravvivere in un mondo sempre più complesso, ormai siamo alla resa dei conti darwiniana.

Dove ci giriamo se da ogni parte ci sono problemi da risolvere che non possiamo risolvere? Se ci sono minacce sempre più reali e sempre più concrete e incombenti? Dove rifugiarci? In quali rifugi mentali? Non certo nelle droghe di qualsivoglia natura, quelle sono trappole per topi.

Purtroppo in molti, soprattutto giovani, si rivolgono ad un amico virtuale, ma non uno in carne ed ossa mai visto, ma conosciuto sui social, no ad un amico elettronico, cioè artificiale. E molti si lasciano completamente plagiare da questo mostro generato dalla tecnologia. Se lo dice AI deve essere vero, pensano. Lui ( o Lei) ha il know how, la capacità insita di attingere allo scibile universale e dunque non può che essere il più attendibile e il più affidabile.

Ma è pericoloso affidarsi ad una macchina per risolvere i nostri problemi, primo perché dovremmo essere in grado di cavarcela senza chiedere consigli ad una macchina e sentirci gratificati se questa risponde in maniera “soddisfacente”, secondo perché una macchina può avere le nozioni ma difetta di anima, di valori morali e di quella che tutto il genere umano ricerca nei momenti difficili: l’empatia.

Non può avere empatia, e l’empatia è un sentimento che spesso difetta persino negli uomini figuriamoci nelle macchine. Manca la solidarietà, quel sentimento che accomuna gli esseri umani e li rende umani. Manca sempre di più nelle relazioni internazionali dove si è passati dalla cooperazione tra i popoli alla proliferazione di conflitti sempre più estesi.

Non importa chi abbia dato la stura a questa modalità, quello che importa è che è diventata una modalità e fa paura. Ma, mi sono chiesta, cosa posso fare io per difendermi da questa modalità che si sta avviando ad essere sempre più diffusa persino nelle relazioni tra esseri umani più prossimi che non siano stretti familiari? Posso essere io empatica con chi mi dimostra freddezza e si “relaziona” con me (faccio solo un esempio) come se “relazionarsi “fosse in qualche modo “compromettente” di qualche cosa? Come se anche solo scambiare due parole con una persona conosciuta magari perché abita nel vicinato o perché è titolare di negozi che frequentiamo o, persino, si ritrova ed essere il nostro medico di famiglia, potesse rappresentare una qualche sorta di “pericolo” o, comunque un qualcosa che non porta a nulla, cioè, in soldoni non serve a trarne alcun “profitto”?

Ecco, ho fatto esperienza in questi giorni di quanto sia difficile relazionarsi con le persone con le quali fino a poco tempo fa mi sembrava normale avere un’interlocuzione positiva e propositiva, nel senso che sentivo l’empatia uscire e fluire come una sorgente naturale e ora, invece sento che anche per le cose più banali, i contatti con le persone si sono fatti e si fanno sempre più “artificiali” e, giocoforza rarefatti. E, non ho nessun timore a dire che questa sensazione la provo anche nel blog, si anche qui ci si sta avviando verso una modalità decisamente poco “empatica” e lo percepisco ogni giorno di più.

Stiamo perdendo del tutto l’umanità? L’abbiamo svenduta per un piatto di lenticchie geneticamente modificate? La cerchiamo in chi non può averla perché l’umanità dell’uomo non si può riprodurre, si può solo imitare. Ed imitarla per trarne profitto, sotto qualsiasi forma, non può che creare disumanità e diffonderla.

Chiaro e forte

Che cosa sia successo mercoledì scorso a Minneapolis sembra chiaro: tre nerboruti agenti federali della ICE, polizia anti immigrazione americana, hanno fermato e freddato uccidendo sul colpo, una donna di 37 anni (madre di tre figli) mentre era al volante della sua auto. Una esecuzione vera e propria, insensata ed immotivata. La donna è morta e ora in America ci sono manifestazioni ovunque contro gli agenti dell’ICE già famosi per i loro metodi brutali.

Ma Trump minimizza, non solo da la colpa a lei: era un’attivista di sinistra, una terrorista e voleva investire l’agente…balle, come al solito balle, come tutto quello che esce da quella bocca. Mai prima di questa “amministrazione” avevamo visto tante porcherie tutte insieme, si porcherie, cose di un altro mondo ormai sepolto sotto la memoria e ritornato ex abrupto con il ritorno di questo vendicatore in compagnia, un uomo senza scrupoli e senza dignità e senza pietà. Vergogna gridano i passanti agli agenti federali, vergogna e andatevene. Il governatore del Minnesota Tim Waltz ha detto che se ne devono andare tutti e lasciare immediatamente lo stato.

La povera ragazza si trovava a bordo del suo SUV e dalle immagini riprese da più angolature si evince che non aveva nessuna intenzione bellicosa nei confronti di quei tre figuri mascherati che le hanno imposto di uscire dall’auto, lei ha soltanto messo in moto dicendo: non ce l’ho con voi ed è partita mentre l’agente (identificato) le ha sparato un primo colpo e non contento ne ha sparato altri tre. Metodi da nazisti. Vergogna è poco. Qualcuno, non ricordo chi, li ha mandati a Vaffa, ed è stato ancora tenero.

Questo è il clima che si respira nell’America in attesa di essere resa grande da quel cetriolo ritinto, grande amico del pedofilo Epstein, pregiudicato e in attesa di sentenze. Questo è il clima che si respira negli Usa da quando ha ripreso il potere l’assaltatore di Capitol Hill il 6 gennaio del 2021 e questo clima sta avvelenando non solo gli Usa ma il mondo intero.

Giorgia Meloni alla richiesta dei giornalisti se condivide le politiche aggressive di Trump, ha risposto così: ditemi, cosa devo fare? uscire dalla Nato, bloccare i rapporti commerciali, cacciare le basi militari Usa in Italia? Lo chiede lei ai giornalisti…io la risposta dei giornalisti non la conosco e probabilmente non c’è, ma la mia, per quello che conta, sarebbe: no, semplicemente devi dire chiaro e forte che l’Italia non è d’accordo con l’operato di quel torsolo di broccolo e si dissocia da quanto fa e combina, sempre mantenendo le relazioni diplomatiche e commerciali e l’alleanza che va avanti da decenni con gli Usa, ma distinguendosi da Trump che li rappresenta solo ad interim. E prima o poi, if God wants, se ne andrà, anche lui a, …si avete capito bene dove.

La donna si chiamava Renee Nicole Good, americana, residente e membro del consiglio cittadino.

https://abcnews.go.com/US/ice-related-shooting-occurred-minnesota-governor/story?id=128984401

La nobile arte

Mi sembra abbastanza evidente e ultimamente ne ho le prove, che non sia riconosciuta da chi mi legge per quella che veramente sono…ma chi sono? Bella domanda direte. Sono quella che da otto anni tiene un blog piuttosto inconcludente, nel senso che non concludo nulla. Apro discussioni che non vengono mai chiuse, litigo, dibatto, ribatto, mi arrabbio, poi mi passa, dico sempre quello che penso…dico, ma in fondo sono poi sicura di essere io quella che pensa quello che penso? Non lo so, ovvero, so di non saperlo. Faccio un esempio che renda meglio l’idea di quanto sto tentando di dire: se parlo di Putin (uno a caso) o di Trump (uno a caso) o di Zelensky (uno a caso), sono poi sicura di sapere di chi sto parlando? No, non lo sono affatto, perché io che ne so chi sono? Di loro so quello che vedo in TV, leggo sui giornali, ciò che riportano i tanti video che girano su tutubo con esperti parlanti onniscienti, ma in realtà non so niente di questi tre personaggi che potrebbero essere uno o nessuno o centomila, più di quello che di loro mi raccontano. Ma ne scrivo solo in base alle mie sensazioni, alle poche informazioni (o tante) che ricevo dai media e niente di più. In definitiva di loro non so nulla altro che poche nozioni veicolatemi dai mezzi di comunicazione. Che sono appunto mezzi che hanno come fine il comunicare informazioni.

Ma cosa sono le informazioni e quanto sono attendibili? Perché chi le diffonde poi, c’è da chiedersi: ma che ne sa? Ne sa quel tanto che basta per svolgere la sua funzione di mezzo di informazione ovvero media ovvero tramite tra il conosciuto e il conoscibile, tra il soffuso e il diffondibile, passando per lo sconosciuto. Ma se il fine è informare, siamo sicuri che chi lo fa lo faccia sempre per un fine nobile? O non lo usi solo come mezzo per fini meno nobili? Ad esempio quello di turlupinare la platea di lettori che credono che quel mezzo persegua fini nobili e veicolare informazioni fittizie, false, frammentarie, tendenziose, pretestuose…

Dunque, torno alla prima domanda: chi sono io veramente ? e mi chiedo ancora: scrivo davvero quello che penso e sono davvero io a pensare quello che scrivo? E quei tre signori che nomino nell’esempio qui sopra, sono da me conosciuti nella loro vera o nella presunta identità o meglio, quello che scrivo è veramente quello che penso di loro o non è solo quello che pensano altri che hanno pensato come veicolare quello che loro pensano e hanno usato il mezzo comunicativo per arrivare al fine di farmi pensare quello che pensano loro?

Dunque la domanda principale è: io chi sono? e scrivo veramente quello che penso e poi, altra domanda: penso? Ne scaturirebbe anche una terza: e se penso, penso giusto e uso il cervello come mezzo per pensare correttamente, o lo sto solo adoperando come uno strumento che mi abilita a comunicare, a trovare le giuste espressioni per farlo ma alla fine, sto davvero comunicando quello che penso io oppure sto solo traducendo con parole mie il pensiero di altri?

Allora anch’io divento un mezzo ma a quale fine? E di chi? E a che livello di “nobiltà”?

Francamente mi spaventa non poco pensare di non essere io a pensare quello che penso. e di non sapere io veramente chi sono…ci devo riflettere a lungo, ma non adesso, ora e qui avrei altro a cui pensare…ma la domanda mi continua a girare in testa e cioè se davvero sono io a pensare quello che penso o se quello che penso è quello già pensato e comunicato col solo fine di farmi pensare quello che altri pensano. Ed è un dilemma non da poco, direi esistenziale e mi devo mettere seriamente a risolverlo (magari col vostro aiuto) ne vale della mia credibilità in me stessa. Cioè, altra domanda: credo io a quello in cui credo e penso veramente di credere in quello che credo?

Perché credere è un’arte, credere in se stessi un’ arte doppia e sopraffina e direi vitale per la propria sopravvivenza. In somma: chi sono e in cosa credo e quello che credo e penso mi rappresentano oppure sono io a rappresentare la rappresentazione di altri?

Dico solo, infine, se siete arrivati fin qui e non è scontato.. che non sto affinando la “nobile arte” “quella descritta da John Perry nel suo libro, cioè; il cazzeggio, ma sono più che mai convinta che questa mattina mi sono svegliata così: una sconosciuta che avrebbe desiderio di conoscersi meglio, non smemorata ma consapevole di non sapermi, cioè so di non sapermi e però ho la sensazione che sia arrivato il momento di saperlo. Sic et simpliciter.

Il ciocco

Sono venuta a sapere da fonti incerte che la signora Befana, quest’anno ha deciso di non fare il solito giro dei camini per portare i regali ai bambini, dice che è stanca di viaggiare sulla scopa e che vuole andare a divertirsi su qualche atollo del Pacifico. Ma che egoista questa signora! I genitori dovranno attrezzarsi a scendere loro dai camini e con questo freddo non è impresa facile. Oppure si arrampicheranno come i Babbi Natale che pendono dai poggioli, per i figli si fa questo e altro. Ma che Befana! ma si dice che ha chiesto un aumento ma le hanno risposto che non è aria e allora lei ha prelevato dalla banca una certa somma e ha prenotato nell’isolotto. Tanto vi dovevo…dice, quest’anno arrangiatevi, io sciopero!

Mamma mia, deve proprio essere quella certa signora o almeno le assomiglia molto, ma non dico quale. Però, se decidesse di cambiare idea all’ultimo, io le lascio la scodella col latte e i biscotti sul tavolo della cucina come facevo sempre da bambina.

E se io fossi la Befana però (e non lo sono) qualche regalo ai politici nostrani lo farei, in fondo se lo meritano, ma si, ecco, la lista:

A Giorgia Meloni regalerei un abbonamento alla Settimana enigmistica per tenere la mente allenata coi rebus da risolvere nei momenti morti, cioè quando in Parlamento parlano i Cinquestelle;

A Salvini regalerei un mini ponte a tutta campata per l’arcata dentale superiore, con tutto quello che si strafoga li consuma come le suole delle scarpe;

A Tajani un libro sulla meditazione buddista per riuscire a mantenere la calma mentre dorme durante le conferenze stampa;

A Conte regalerei una scatola del piccolo medico coi i tamponcini per fare l’esame alla gola a Elly che gli parla sempre troppo da vicino e lui si sente sempre che gli viene da starnutire;

A Elly Schlein regalerei una bottiglia di profumo Eau de Champ large, una essenza molto speziata che catturi l’attenzione del Conte ritrosetto e lo faccia decidere finalmente per questo “matrimonio” di convenienza…

Beh, direi che basta (e avanza). Ne ho fatti anche troppi di regali ora mi riposo e metto un ciocco al caminetto, se la signora si dovesse decidere a cambiare idea, io l’aspetto sveglia, non sono più bambina da un bel po’, ma alle fiabe ci credo ancora. O meglio, a volte mi piace crederci…

Adorazione dei Magi (Botticelli)

La dottrina Donroe

Il truzzone che siede alla Casa Bianca ha definito la sua strategia (chiamiamola così) una riedizione aggiornata e scorretta della dottrina Monroe, decisamente più trendy: la dottrina Donroe…

La dottrina Monroe deriva dal nome del presidente Usa James Monroe che stabiliva la regola ” L’America agli americani” e rivendicava l’influenza degli Stati Uniti sull’America Latina che definiva “il cortile di casa”.

Trump l’ha fatta sua, come fa di solito con tutto quello che gli torna comodo e gli torna comodo quasi tutto. Ora che in Venezuela ha dimostrato di essere quello che è: un balordo che parlava di pace prima di prendersi la poltrona ed ora che ce l’ha la Usa per fare la guerra al mondo intero, una bella inversione a uhu,,,si diverte a rubare le idee ai suoi predecessori che si rivoltano nelle tombe. Ma pare che questa mossa abbia avuto l’effetto di accendere la scintilla dell’orgoglio nei venezuelani che, pare, si stanno organizzando per resistere, proprio come in Ucraina e il ministro della difesa Vladimir (che caso) Padrino Lopez, ha detto che ha piena fiducia della presidente ad interim Delcy Rodriguez che è autorizzata dalla Corte Suprema a governare il paese almeno per i prossimi 90 giorni, ( pare con il beneplacito Usa). Ma Trump le ha detto di fare la cosa giusta o ne subirà le conseguenze …puro stile mafioso: Do the right thing…ma lei, pare, non ne voglia sapere di prendere ordini da pel di carota ristinto, ma conciliante, ha detto che è pronta a collaborare con gli Usa per la pace… Insomma è tutto molto chiaro come in una giornata, anzi nottata di nebbia fitta in Val Padana.

L’Unione Europea ha reagito blandamente ancora preda dei fumi del post capodanno, dapprima sconcertata ora risvegliata bruscamente dal torpore, dice che si augura una rapida evoluzione positiva della crisi in corso, un capolavoro di dribblomazia. Giorgia Meloni, pare abbia telefonato alla leader dell’opposizione, quella che ha rubato il Nobel a Trump: Maria Machado ed abbia auspicato che il Venezuela riprenda presto il cammino democratico…più o meno, non sto a sottilizzare. Ma a me pare una mossa che stride. Anche perché, forse lei non lo sa, ma Machado non piace a Trump perché gli ha “rubato” il Nobel. Giorgia te sta a mette nei casini…attenta a come te movi…(nebbia fitta anche dalla sue parti, pare).

Capisco che si senta presa tra l’incudine e il martello ma un martello come Trump richiederebbe una presa ( di posizione) decisamente meno “bonaria” e più “ferma”, ma io non sono nei suoi panni e neppure ci vorrei essere e posso dire e disdire, a me nessuno mi viene a catturare nottetempo…almeno spero…con lei potrebbe anche succedere perché la dottrina Donroe incombe e non lascia molte vie di d’uscita.

Sentinella, a che punto è la notte?

Matilda she takes my money and run Venezuela…

Un innocuo giuggiolone

Ha dato di matto ancora. Era prevedibile (ma si è preferito dormire della grossa).

Il “pacifista”, quello che si vanta di aver fermato otto guerre (quella in Ucraina richiede ancora qualche “trascurabile” dettaglio per essere fermata ma ci lavora…) e che con lui la Russia non avrebbe mai invaso l’Ucraina è passato di grado e diventato generale con le stellette ed è sceso in campo e merita senza dubbio alcuno il premio Nobel per la Pace, di certo non ci rinuncia!

Donald Trump, il fellone in chief, dopo lo stravizio della festa di capodanno con la first lady in grande spolvero e fasciata nel Domopak come una porno star, bombarda Caracas e scrive sui social:

The United States of America has successfully carried out a large scale strike against Venezuela and its leader, President Nicolas Maduro, who has been, along with his wife, captured and flown out of the Country. This operation was done in conjunction with U.S. Law Enforcement. Details to follow. There will be a News Conference today at 11 A.M., at Mar-a-Lago. Thank you for your attention to this matter! President DONALD J. TRUMP.

In soldoni: ” Gli Stati uniti hanno portato a termine un attacco contro il Venezuela e catturato il presidente Maduro e la moglie…”

Bene, davvero un pacifista coi contro fiocchi… persino la Russia lo ha condannato dicendo che gli Usa hanno violato i trattati internazionali…da che pulpito! ma davvero dite?

Trump ha fatto come il suo amico russo e forse anche di più. Ma non mi meraviglia affatto, sono dieci anni che predico qui e altrove, del tutto inutilmente, sulla pericolosità di quell’individuo e il massimo che ho raccolto è stata derisione.

Ora forse chi lo ha sottovalutato sempre e sempre considerato un giuggiolone quasi innocuo… non si ricrederà, anzi parlerà ancora di Sleepy Joe e di quanto Biden fosse pernicioso per l’umanità intera e di come fosse guerrafondaio Mister Obama…, questo invece…era il “meno peggio” e il signor Peggio, come diceva mia nonna, non muore mai e Trump è certamente immortale e sono quasi certa che non mancherò di leggere: e io che cosa ti avevo detto?…E’ tutta una caccia alle streghe…gli esperti mondiali del rigiro della frittata sono all’opera.

Il 2026 si presenta davvero podalico…e coi botti, davvero poco da festeggiare, avevo ragione a non “volerne sapere”?

https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/03/trump-venezuela-usa-attacco-diretta

Riconoscenza

Scorrendo alcuni siti on line, mi sono imbattuta in un famoso dipinto di Magritte: La riconoscenza infinita. Un quadro bellissimo che mi ha fatto riflettere su quanto la riconoscenza sia quasi una parola sconosciuta, soprattutto in tempi difficili come quello nel quale siamo immersi. E mi sono chiesta quanto io sia capace di riconoscenza o, al contrario, come spesso mi scordi di cosa significhi esserlo. Il dipinto raffigura due uomini vestiti di nero che fluttuano in un cielo pieno di nuvole. La posizione delle due figure e la dimensione, mi fa pensare che l’autore volesse dare la sensazione che non fossero l’elemento più impattante ma che fossero intesi come un modo per rompere l’armonia di quel cielo. Due corpi estranei, ecco, due elementi di discontinuità.

Perché la riconoscenza è un elemento di discontinuità in quanto non rappresenta certo un sentimento prevalente tra quelli più comuni. Insomma, se consideriamo che ogni nuvola rappresenti un sentimento umano tra i più noti e frequenti, non serve che faccia l’elenco, i due ometti neri potrebbero essere intesi come la rappresentazione di un sentimento che esula da quelli ma è altrettanto importante. E, sempre secondo la mia personale interpretazione, Magritte forse ha voluto proprio sottolineare quanto l’uomo “comune” si scordi troppo spesso di provare un sentimento che dovrebbe essere invece sempre tenuto ben presente o almeno, non dimenticato.

Si si, lo so che molti critici d’arte hanno dato altrettante interpretazioni di questa opera e io sono solo una profana che è rimasta impressionata da un quadro che avevo visto altre volte ma sul quale non mi ero mai soffermata a riflettere. Lo faccio ora e qualcuno potrà trovare del tutto inadeguate le mie riflessioni, ci sta, come sempre quando propongo dei temi questi possono essere del tutto ignorati e bypassati, anche questo ci sta, ma il blog è per me, prima di tutto, un luogo dove mi esprimo e questo è già di per sé una cosa della quale posso essere riconoscente e lo sono anche nei confronti di chi legge o commenta queste mie riflessioni.

Ma ci sarebbe una lunga lista di cose o persone alle quali devo riconoscenza. Non ne faccio l’elenco perché sono cose private e io non sono certo una che si racconta e preferisco tenerle per me, ma una persona tra quelle alle quali devo riconoscenza, posso nominarla ed è, come è facile immaginare, la persona alla quale tutti dobbiamo riconoscenza cioè mia madre. E però tralascerò di elencare i molti motivi per i quali le devo riconoscenza oltre a quello scontato di avermi messa al mondo e non è stato un compito semplice visto che pesavo quattro chili e mezzo e mia madre era una donna alta ma mai è stata robusta e non lo era certo quando mi ha data alla luce. E anche dopo il travaglio non ha faticato poco nel gestire una figlia ribelle e con un carattere non proprio facile come me.

Ecco, il quadro di Magritte alla fine mi ricorda di essere riconoscente per le tante cose belle che la vita mi ha dato e spero mi darà, essere riconoscente serve anche a farci dimenticare i dolori, la sofferenza, le ansie che, inevitabilmente la vita porta con sé ed ho deciso che da domani mi ricorderò che essere riconoscenti ogni giorno anche solo per la vista di un alba o di un tramonto o anche per cose molto più banali come il cibo o la vicinanza di una persona cara, è un modo per dimenticare le tante cose difficili da affrontare, piccole o grandi che troviamo sul nostro cammino e a superarle con un animo più “leggero” perché possiamo sempre trovare conforto nelle cose per le quali dobbiamo essere riconoscenti.

Un brutto inizio

Brutto inaugurare l’anno con un post su una tragedia e non si tratta della solita noncuranza o stupidità di qualcuno nel maneggiare qualche petardo che purtroppo ha l’esito di ferire, a volte anche mortalmente, qualcuno. Si tratta di qualcosa di molto più grave: decine di persone sono morte nell’incendio di un bar a Cras Montana nel Canton Ticino, Svizzera, una località turistica molto rinomata. Nel bar al momento dello scoppio dell’incendio sembra ci fossero duecento persone, molti i giovani e anche molti arrivati da altri paesi. Per ora la tesi più accreditata è quella di una candela pirotecnica che avrebbe incendiato il soffitto dal quale le fiamme si sono rapidamente propagate. Le vittime sembrano, al momento in cui scrivo, essere 47 accertate e un centinaio di feriti. Sono state allertate tutte le possibili unità di soccorso e vari ospedali della zona circostante stanno ricevendo i feriti.

E doveva essere una festa anzi la Festa, quella che scaccia i pensieri di un anno e accoglie quello nuovo col cuore colmo di speranza e invece in tanti dentro quel bar così stipato, hanno trovato la morte. Certo, un’ inchiesta dovrà chiarire fino in fondo le cause, ma ora il cordoglio per quanto è successo è unanime e diffuso.

Non volevamo svegliarci il primo giorno del nuovo anno con una simile notizia, ma purtroppo è successo e ora bisognerà stabilire anche le responsabilità. Senza volere fare processi sommari, il proprietario del Constellation dovrà rispondere dei sistemi antincendio della struttura e come sia stato possibile che non fossero previste vie di fuga in un luogo che era affollato forse oltre la capienza e perché non si fosse messa in atto alcuna misura di prevenzione.

Esprimo tutta la mia solidarietà alle famiglie delle vittime. Un evento terribile che si sarebbe potuto evitare ma, come spesso succede, le norme antincendio sono sottovalutate, trascurate o, addirittura, ignorate.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Crans-Montana-%E2%80%9Cdiverse-decine-di-morti-e-un-centinaio-di-feriti%E2%80%9D–3394821.html