Confermata la data del Referendum confermativo sulla riforma della Giustizia: il 22 e il 23 marzo prossimi. Sarà quel che sarà, gli italiani sono chiamati a dividersi anche su una legge costituzionale molto discussa come è giusto che sia quando si tocca la Costituzione e però sono chiamati anche , implicitamente, a dire si o no al governo di Giorgia Meloni.
E lei lo sa. Lo sa bene e se ne preoccupa, forse più di lei si preoccupano quelli che vanno al suo traino, i saltati sul carro, quei partiti e ini che hanno governato con lei in questi lunghi tre anni. Dico lunghi? Si, per me lo sono stati lunghi abbastanza per poter dire che sono stati lunghi. Sono successe una miriade di cose ma in pratica una sola, irrilevante: è cambiato il mondo. Ma non come si dice spesso per sottolineare che qualche cosa è cambiato, no è proprio cambiato tutto. Lo scenario mondiale è caotico quello italiano lo è per definizione, il caos è il nostro elemento, senza caos da noi, non c’è ordine.
E dunque andremo a dire si o no a questo benedetto ennesimo referendum al quale siamo tenuti a dare un nostro parere. Che ne capiscano poi gli italiani, parlo in generale, mi sa che è una domanda scontata alle quale risponderei: quasi nulla. Separazione delle carriere di magistrati? Riforma del CSM? Boh, sembra cirillico, arabo, decisamente metafisico il quesito che ci viene posto, cioè vogliamo confermare quella legge o no? E perché dovremmo essere noi a farlo? Ma perché lo dice la Costituzione. E allora andiam andiam , o non andiam, non è richiesto il quorum, perciò mi aspetto una partecipazione massiccia, gli italiani si conteranno insomma, fortemente e tenacemente unitari nell’imperativo categorico di dividersi. Anche nello stesso partito sulle linee e sui punti…
Mandare a casa il governo è all’ordine del giorno della sinistra all’opposizione, ghiotta occasione anche se la legge fosse da tutti approvata (e in parte lo è) non ha alcuna rilevanza, quello che conta è mandarla a casa. Solo un referendum che gli aumentasse lo stipendio troverebbe i parlamentari dell’ opposizione uniti per il SI, ma non è alle viste, anche perché proprio quelli che si beano sui palchetti degli applausi alle loro proteste che il governo non fa nulla per i poveri, in saccoccia si tengono stretti stipendi che ogni comune o anche non comune mortale si può solo sognare. A cominciare dal segretario generale della CGIL che in questi giorni si guadagna parte del lauto stipendio digrignando i denti contro il governo e promuovendo il NO o morte.
Ma andiamoci a mettere questa ennesima croce, che sarà mai? Croce più croce meno, c’è anche chi ne ha di molto più pesanti…


