I due fintoni

Almeno li fa fresco, qui si muore di caldo. Bere tanta acqua, non uscire nelle ore più calde…ma il caldo passa, i buffoni restano. E ce ne sono sempre di più. In Alaska, ad Anchorage dove avevo previsto, lo show andrà in onda tra poco e forse o anche no, vedremo quei due, i massimi ballisti mondiali, scambiarsi carinerie, strette di mani, persino abbracci (o forse faranno tutto di nascosto?).

Non ce l’ho con te, Vlady, credi, ma mi tocca…e lui, Vlady resterà muto come il pesce in barile che imita spesso o anche surgelato, incantato e incartato. Ma quando parlerà dirà all’amico tutta la sua versione e l’amico si commuoverà, piangerà. si asciugherà le lacrime e poi gli dirà: ci penso io, ghe pensi mi, all’americana.

No, non succederà niente al vertice alaskano, si scambieranno complimenti reciproci, berranno alla loro reciproca salute e poi si ri stringeranno quelle mani (e senza guanti) e ognuno riprenderà la strada di casa.

E la guerra continua. Si, poi Donald dirà che ci ha provato a convincerlo ma che il “ragazzo” è un duro ma con lui non ci sono problemi, lo convincerà a fermarsi perché a lui, Trump, non piace la guerra, gli piace la pace, ma questa non è la sua guerra e con lui mai sarebbe iniziata, l’ha iniziata quel fessacchiotto di Biden, fosse per lui il mondo vivrebbe in pace e canterebbe e suonerebbe e ballerebbe tutti i giorni, grandi feste ( e qualche “festino”) e poco di più.

Oppure in Alaska ci vanno due controfigure, due attori che hanno imparato bene la parte e fingeranno di discutere della guerra ma poi, alla fine, decideranno di non decidere nulla e di lasciare tutto come e sta per dare a Putin la possibilità di dire che lui la buona volontà c’è l’ha messa. Un incontro al vertice di due pupazzi teleguidati mentre gli originali se ne stanno appartati a ridersela.

E’ un’ipotesi bislacca, lo riconosco, ma la buffonata ci sarà anche con gli originali e rimarrà alla storia come la più ben orchestrata buffonata del secolo e per i tanti (o pochi) che ci crederanno sarà una prova di buona volontà di pace dei due fintoni.

E passata la festa, il santo resterà come sempre gabbato.

Insomma, se non fosse chiaro:

non succederà nulla: Vlady vai tranquillo e ci va tranquillo, è tanto se Trump non gli ritorna l’Alaska o almeno ci prova. E tanto se Trump non si mette a piangere al racconto pietoso di Vlady di quei nazisti ucraini che lo perseguitano…insomma sarà una gran buffonata come sempre quando ci sono di mezzo quei due. Un nulla di fatto con molte pretese e in grande pompa, soprattutto quella di prendere per i fondelli il mondo che è il primo obiettivo di quei due ciarloni. I due fintoni si scambieranno bugie e si strizzeranno l’occhio e anche l’orecchio, non visti e non ripresi. E la guerra continua…

Il rompicapo

La pace non si fa senza di noi. Lo dice Zelensky oggi e aggiunge che gli ucraini non sono disposti a cedere territori a chi gli fa la guerra da tre anni.

Le intese tra Russia e Usa, fanno montare la tensione in Ucraina dove si vive sotto gli attacchi russi ormai da un tempo infinito ma dove gli ucraini sono più che mai convinti di continuare a difendersi e difendere la propria libertà e indipendenza.

La vede molto dura il leader ucraino, capisce quanto ormai il mondo intorno si stia stancando di questo conflitto eterno e sente la simpatia degli alleati calare nonostante le rassicurazioni che gli arrivano da molti. Si sente ancora forte però della convinzione che il popolo ucraino è con lui. La dimostrazione è stata la forte reazione popolare alla sua legge recente, poi cassata, che prevedeva misure di controllo sugli enti anticorruzione.

Il popolo ha vinto e lui ha subito modificato la linea. Questo non avviene in paesi dove la linea la tengono dittatori senza scrupoli che fanno quello che gli pare in barba al popolo, lo stesso che li ha eletti. Nel caso di Putin la reazione dei russi a questa guerra è scontata: i dissidenti non hanno modo di mostrare contrarietà, sappiamo la fine che fanno e gli altri si rassegnano a vivere in una oligarchia che gli concede poco (se non a pochi) e che si fa ricca nel suo nome e con la sua complicità.

Il leader ucraino ha davanti a sé giorni lunghi di incertezza e di lotta, ma sta dimostrando una fermezza e una volontà esemplari. I due caporioni, se si incontreranno da qualche parte, ancora non si sa quando e dove, non passeranno ancora sopra la sua testa, lui è disposto a dare battaglia fino alla morte se necessario. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: Putin non sta affatto vincendo, la resistenza, il coraggio, la duttilità, l’inventiva degli ucraini lo stanno mettendo in grosse difficoltà. Ha bisogno di incontrare il grosso e prepotente amico americano per sussurrargli all’orecchio che lui vuole la pace ma è quel nazista ucraino a non volerla.

Se Trump è furbo come dice si accorgerà che lo sta menando per il naso col guinzaglio, se invece è, come credo solo uno smargiasso furbastro incallito giocatore e baro, complicherà ancora di più una situazione in stallo dove però la gente muore sotto il fuoco russo tutti i giorni. Un bel rompicapo per Trump che non saprà mai risolvere e mi sa che dovremo aspettare che a lui subentri qualcuno con molto più sale in zucca.

Sarà ancora lunga anzi lunghissima. Temo.

Era ora

Il ponte si fa. Si fa. Punto. Finalmente la Sicilia sarà collegata al resto d’Italia da un meraviglioso ponte ad una unica campata, una meraviglia architettonica che si allunga in quel meraviglioso tratto di mare che rendeva difficile entrare ed uscire dall’isola. La Sicilia sarà collegata a tutti gli effetti da quella splendida opera dell’ingegno italiano. Una grande opera, anzi grandissima, il sogno realizzato di chi ci ha creduto in tutti questi anni di si si ponte, no ponte, forse ponte…e di chi da sempre ne ha auspicato la costruzione.

Si poteva fare molto altro con quei miliardi? Si, certo, si poteva, ma non si poteva più prolungare lo strazio di quei quasi cinque milioni di persone che hanno tutto il diritto di sentirsi parte integrante del resto della penisola ed un ponte di quella portata non può che essere una grande mano tesa che attraversa quel tratto di mare e unisce italiani ad altri italiani che si sentivano un po’ “isolati” e forse anche un po’ “accantonati”.

Ho visto il rendering, fa impressione ma è bello pensare di poterlo attraversare mentre si ammira il paesaggio e si sa che quel ponte unisce finalmente veramente una regione splendida e ricca di storia, di umanità e di monumenti e paesaggi meravigliosi che sono più facilmente raggiungibili da chi li vuole conoscere e che permetterà ai siciliani che si spostano di farlo senza dover fare lunghe code e interminabili attese.

Una grande opera che non farà che migliorare la vita della popolazione di quella terra e non solo, anche dal punto di vista economico non può che migliorare gli scambi commerciali e questo non può che portare benefici a tutto il paese.

Troppo entusiasmo? Beh, forse, ma io sono così, ormai chi mi legge da un po’ lo sa, dico sempre quello che penso e questo penso: era ora!

https://www.tgcom24.mediaset.it/2025/video/ponte-sullo-stretto-ecco-il-rendering-del-progetto_101929222-02k.shtml

La tegola

Serve una premessa o forse no, ma la faccio lo stesso, le mie simpatie o antipatie politiche non c’entrano e non ho parenti di nessun grado al governo. Ma solo vorrei cercare di capire, come ha suggerito Battisti di fare sempre, al suo amico Mogol in sogno.

Cercando di capire ho pensato ad una cosa che certamente ha dell’assurdo, me lo dico da sola, ma a me piace anche l’assurdo a volte. Perché? Ma perché per assurdo molte volte si spiegano le cose meglio che con la logica.

Dunque facciamo una ipotesi: poniamo che la Corte penale internazionale (CPI), avesse un po’ in uggia la nostra premier quando quel famoso dì di gennaio il nostro governo è stato giocoforza coinvolto nel caso, o meglio nel “casino ” Almasri dal quale originano denunce a mezzo governo e alla premier ed ora no, la premier non c’entra ma restano denunciati i ministri e il sottosegretario. Lei si trovava alla celebrazione del tycoon in quel di Washington ed era sabato, che notoriamente precede il “dì di festa”. Se sbaglio correggetemi pure.

Dunque dicevo, la CPI aveva la nostra premier diciamo non tra le simpatie dei magistrati componenti la corte. E perché? Perché era amica di Trump e Trump non è amico della CPI. Decisamente non lo è. E dunque? E dunque aspettano il sabato dopo che quel libico lì ormai famoso anche da noi e non solo per i suoi crimini, ma perché è diventato il “casino” italiano più “frequentato del momento, per emettere mandato di cattura internazionale mentre sta con un piede al valico italiano. Passatemi il giochino di parole forse assurdo ma ci sta.

Dunque, questo bel tomo viaggia indisturbato per l’Europa per oltre una decina di giorni poi decide di passare per l’Italia per andare allo stadio ma in quel mentre, notte quasi tempo la CPI in sessione straordinaria emette ordine di cattura immediato che trasmette subito alle autorità italiane (non chiedetemi quali). Puntualmente il libico viene arrestato e messo in carcere.

Potrebbe finire qui la storia ma no, prosegue. Il lunedì successivo la Corte d’appello di Roma non avendo trovato istruzioni governative (Nordio era ancora in treno che sbadigliava e gli altri due, Piantedosi e Mantovano forse nelle rispettive abitazioni a bere il primo caffè e Meloni? Mah, forse in aereo sulla via del ritorno) decide la scarcerazione.

Meloni era ignara della tegola le stava arrivando fresca com’era del successo della liberazione della giornalista Sala detenuta in Iran…ora faccio una pausa caffè anch’io perché ho perso la matassa, ma poi torno…

Ecco fatto. Dunque dove eravamo? Ah si, la premier che torna a casa dopo aver assistito alla cerimonia della incoronazione di quello lì. E poi? Niente si ritrova non quel pezzo di galantuomo in libertà con ordine di arresto prima eseguito e poi cassato (tutto tra sabato e lunedì…), con Nordio che cade dalle nuvole e gli atri due …quasi.

E che fa? Si consulta con i suoi e poi lo rimanda a casa per motivi di “sicurezza nazionale”…apriti cielo terra e limitrofi, da sette mesi la ridda di polemiche, denunce insinuazioni velate o palesi (persino una dei cinquestelle arriva a dire in TV che la premier le ” fa schifo”) per non parlare della segretaria del PD che l’accusa di essere una bugiarda rovinafamiglie che usa i soldi degli italiani per dare un passaggio ai criminali…beh il resto della storia la sapete già. Ma per fortuna sua e forse anche nostra, quella che dice che Meloni le fa schifo (Vittoria Baldino), non aveva il suo capo al governo in quel momento e la “patata” se l’è curata quella che le fa tanto schifo, che fortunaccia eh?

Credo che Meloni da giorni pensi all’ormai sospirato giorno in cui la legislatura finirà così come l’incubo di governare questo paese nel momento più nero della storia della Repubblica dal dopoguerra, tipo…il baco del calo del malo (canzoncina per bambini che mi diverte molto, forse son un po’ “bambina” anch’io…dentro). Non aveva messo nel conto le complicazioni della vita nei momenti già complicati o forse si? Beh, però ci sta che non ne possa davvero più, anche se…o prima o poi…toccherà ai geni che ora criticano a tutto spiano prendersi le “patate” e forse, come succede sempre nella vita …what goes up, must come down…

Ma non fateci caso è solo un’ipotesi del tutto assurda che mi è venuta cercando di capire ma può essere che non abbia capito niente, anzi, certo.

Un gioco pericoloso

Quando Trump parla della guerra in Ucraina e dice che ci sono troppi morti, che Putin deve smettere di bombardare, etc., viene quasi da pensare che si sia finalmente accorto di quanto succede da quelle parti e abbia deciso veramente, per buon cuore o umanità, di impegnarsi per far finire la guerra.

Sembra, ma se ci pensiamo, qualche giorno fa aveva detto che lui si sarebbe sganciato dal problema perché tanto era la guerra di Biden che con lui non sarebbe mai iniziata e bla bla bla. Ora pare aver cambiato idea il Taco e torna sui suoi passi come fa spesso, ballerino com’è, promette sanzioni e minaccia i russi coi sottomarini nucleari e dice che non ha più voglia di parlare con Putin…però gli manda il suo emissario ad omaggiarlo e a tentare di convincerlo ad accettare una tregua. E pare che qualcosa stia nascendo da questo ultimo incontro e che qualche forma di tregua possa nascere ma attendiamo particolari.

Mi convince davvero poco tutto. Ma vediamo che Trump, instancabile, dopo aver firmato l’accordo sui dazi con la UE, sparacchia di aumentarli al 35 per cento se non ci saranno evidenti e consistenti investimenti negli USA da parte delle aziende europee. Insomma, cosa fatta capo Z, si riparte dalla casella di partenza.

Per tornare a Putin, appare sorridente e persino invitante ed accogliente col rappresentante della Casa Bianca, si scambiano sorrisi e strette di mano…uhmm gatta ci cova. Il sorriso Putin non lo spreca mai se non ha un ritorno tangibile. Chissà cosa sta architettando il Taco dietro le spalle del mondo.

Insomma giochicchia coi sottomarini, sembra inca…volarsi con l’amico russo, borbotta di mettergli altre sanzioni ma poi che fa? Gli manda un suo amico per “baciargli le mani”. Va avanti ad ultimatum poi cambia le date, il più recente scadrebbe a breve (manco ricordo quando) ma mi sa che lo sposta a data da destinarsi…le sanzioni poi, ha già detto che i russi sono adattabili e non funzionerebbero…

Ho saputo in questo preciso istante che è al telefono con Zelesnky, che cosa si diranno? Mah, il mondo è in attesa, vedremo. Ma una cosa è certa, qualsiasi cosa Trump prometta è da prendere con le pinze da parti podalici: niente è impossibile e tutto è probabile.

George Shultz, segretario di stato di Reagan ebbe a dire: “non puntare mai una pistola contro nessuno se non sei pronto a sparare”. Ecco, si, con Trump non si può mai dire, ma lui le pistole le punta contro mezzo o tre quarti di mondo e sono tutte cariche, ma, da pacifista quale è, al momento di premere il grilletto ci ripensa e rimette la pistola nella fondina in attesa che il nemico finisca di tremare per poi ritirarla fuori una volta aver ottenuto quello che voleva.

E’ un giochino che qualche volta riesce e qualche volta no. E a Trump però interessa che funzioni quando gli torna più comodo e può trarne vantaggi, poi il resto il mondo può pure andare a farsi…benedire.

PS: lo so l’argomento è “”trito” ma come si evince da quanto ne parlo, ho un “debole” per il presidente USA, non posso negarlo, un “amore” non ricambiato (e per fortuna) e non posso non parlare di lui…

Para e piglia

Tra le tante notizie importanti e tragiche, tra queste la stretta di mano tra Putin e Wittkof, il baciapile di Trump giramondo che non si capisce bene cosa faccia ancora a Mosca, scelgo di evidenziare questa: condannato a un anno e due mesi di carcere per avere tentato di rubare un pezzo di formaggio. Il “topo” di supermercato, una grossa catena di distribuzione che frequento anch’io, è stato beccato mentre cercava di nascondersi due pezzi di formaggio sotto la camicia. La guardia giurata lo ha bloccato e l’uomo, un 45enne di Trebaseleghe in provincia di Padova, separato e convivente coi genitori, si è ribellato tentando di scappare cercando di sottrarsi con una spinta da chi lo tratteneva.

Pare sia andata proprio così dalle ricostruzioni dei giornali. Ora quest”uomo che, pare, sia conosciuto alle Forze dell’ordine per una denuncia per stalking e guida senza patente, rischia di diventare un pregiudicato se la richiesta di convertire la condanna in lavori socialmente utili non troverà chi la esaudisce.

Condannato per ” rapina” per aver cercato di sottrarre dagli scaffali di un supermercato due pezzi di formaggio. La giudice è stata inflessibile, la legge è legge e non si discute ma…una parola la vorrei spendere per quest’uomo che non conosco e che potrebbe anche non essere una persona del tutto specchiata per quanto ne so, cioè nulla tranne questo episodio. Si, ha sbagliato è vero, era entrato per comprare pane e formaggio, ha pagato il pane il formaggio ha tentato di rubarlo, è un reato, si, lo so. Forse aveva solo i soldi per il pane e non voleva chiederne ai genitori? Pare sia disoccupato e quindi probabilmente non ha nessuna fonte di reddito, presumo. I genitori certo non gli negheranno il cibo, almeno credo, ma lui forse non voleva mangiare ancora a casa perché forse si sentiva uno che sopravviveva sulle loro spalle. E può essere umiliante per un uomo di 45 anni con un matrimonio fallito alle spalle.

Ha solo finito per ottenere una condanna per rapina. La legge è legge e chi ruba ruba, ma al supermercato cosa costava regalare quei due pezzi di formaggio a quel poveraccio? Nessuno lo avrebbe saputo, si sarebbe evitato una condanna forse troppo severa. Avrebbero potuto chiudere un occhio solo per questa volta? Perché essere così inflessibili con uno che era evidentemente in stato di bisogno? Parlo ovviamente anche della giudice, anche se ripeto, lei ha solo applicato la legge, ma…

La fame c’è anche qui da noi. Non credo che quell’uomo abbia rubato per sfizio o per fare una bravata, ma per fame e per dignità.

Non vorrei però che ora si scatenassero le polemiche sul reddito di cittadinanza e sulla incapacità del governo di dare un lavoro a tutti, non posso impedirlo ma il rischio ovviamente c’è. E certamente il problema esiste ed è annoso ed è una realtà. Ma non si risolve né con una elemosina di stato, né col dilagare di contratti atipici, ma con politiche che vadano seriamente a migliorare il mercato del lavoro che, negli ultimi decenni è diventato una “fiera del bestiame” con regole e regolette superficiali e sbagliate, con politiche industriali assenti o tese a chiudere un occhio su molte storture legate alla imprenditoria italiana.

Una storia emblematica di un’ Italia “ricca” di contraddizioni. Contraddizioni accumulate in decenni di politiche tese soprattutto a acquistare e mantenere potere e che non si risolvono con la bacchetta magica ma che sono sempre più evidenti e che andrebbero valutate e studiate seriamente sia dal governo che dalle opposizioni in uno sforzo comune e non col solito metodo del para e piglia che è molto italiano ma certamente non ci rappresenta al meglio nel mondo come “marchio di fabbrica”.

Il sogno

Vado al mare. Mi siedo sulla spiaggia e aspetto le onde che arrivano a bagnarmi i piedi e poi guardo lontano all’orizzonte dove i gabbiani si tuffano e riemergono. E ascolto il suono della risacca e il canto degli uccelli e guardo la spuma che si infrange sulla riva e sparisce magicamente sotto i miei occhi.

Il mare. Come suona già festoso e riconoscente e fanciullesco e fresco e sublime e celeste e morbido e avvolgente solo il nome. Mare. Non c’è nessuno, la spiaggia è solo mia e si perde all’infinito in piccole dune e cespugli di qualcosa che non so definire verdognoli e azzurrognoli fiori di piccole dimensioni. Mi stendo sulla sabbia calda e profumata e guardo il cielo, a cirri le nuvole passano piano sopra di me mentre mi addormento.

E sogno. Sono sulla terrazza di un grattacielo e c’è una ragazza vicino a me, sono io, da giovane mi riconosco, sono proprio io e ho la faccia imbronciata di chi ha sofferto e di chi ha paura. Mi guardo attorno, cerco con gli occhi un rifugio, il cielo è troppo vicino e mi fa paura e poi, di colpo, sono in un groviglio di strade e non so quale prendere e mi sento persa.

E mi sveglio. Sono sudata, ho caldo, il sole brucia, Mi alzo intontita e mi guardo attorno, la ragazza non c’è è rimasta sul grattacielo e qui ci sono solo io e il mare. Entro piano piano, l’acqua mi accarezza i piedi e le gambe ed è una sensazione che mi risveglia dal torpore. Mi immergo completamente e inizio a nuotare verso il largo verso una barca che si intravede appena all’orizzonte. Poi mi fermo, mi volto e la spiaggia è ormai lontana e mi lascio cullare sul dorso dalle onde e mi dirigo a bracciate di nuovo verso la riva.

Ci sono, esco dall’acqua e cammino sulla spiaggia mentre piccole onde mi lambiscono e si ritraggono formando riccioli di sabbia e cancellando le mie impronte via via che le lascio, mi guardo intorno e sento la brezza che mi sfiora i capelli bagnati e respiro profondamente la gioia di essere lì da sola al mare con me stessa e senza pensieri, senza dolore, senza emozioni e respiro profondamente la gioia di essere un tutt’uno col mare… e di essere.

E non ho più paura.

Sempre più sotto

Non è un argomento interessante, lo so, ma mi punge lieve vaghezza di parlare delle prossime regionali. Non che sia decisivo per la vita delle persone che in realtà vedono sempre di più la politica come un “male necessario” o un fastidioso fardello da disdegnare appena possibile. C’è anche chi la politica la segue con passione, ma, negli ultimi anni si sta creando una forte tendenza a disdegnare tutto ciò che le gira intorno, un “movimento” ancora non ben definito di contrari alla politica e ai politici che rasenta l’anarchia e non è un bel segnale per un paese democratico.

Ma parlando di movimenti, c’è quello di Conte che prossimamente si chiamerà Mò m’ invento, visto che Grillo gli vuole togliere il marchio, sarà impresa ardua ma il miliardario ligure ha dalla sua una schiera di avvocati che saranno un plotone di esecuzione davanti all’ex amico avvocato ex premier, ora leader del partito fondato da Grillo (che gli ha scippato).

Intanto però il super spocchioso avvocato con il ciuffetto laccato, gran Figo, gran Visir e gran Mogol del club degli ex grillini, va in giro benedicendo come Totò in Miseria e Nobiltà e mette in seri grattacapi la segretaria del PD per via delle alleanze per le prossime regionali.

Quella che preoccupa di più e l’elezione di Matteo Ricci a governatore della Marche. Il candidato è indagato per corruzione per un intricato pasticcio, molto italiano, tra concessioni di eventi e opere (ed omissioni) quando era sindaco di Pesaro. Si dichiara innocentissimo. Anche lui ormai come consuetudine via social con un video dove strabuzza gli occhi e si muove sulla sedia come un tarantolato ma si dichiara sereno. Questione spinosissima per l’avvocato che in questi giorni ha sciolto la riserva delle alleanze e giudicato Ricci innocente a prescindere, ma con riserva, cioè, non fatevi illusioni piddini, per ora ci sta ma rigate diritti perché vi cura.

Un garantista con molto pelo, stiamo a vedere, eyes wide shut, non crediate che il campo sia ancora largo, lui è sempre con un piede fuori, non sia mai, ma per ora Ricci passa l’esame finestra dell’inflessibile autoeletto giudice Conte Giuseppe.

Le Marche saranno a breve sotto i riflettori perché se passa Ricci ci sono serie probabilità che il Campo si allarghi e che Schlein possa candidarsi alle politiche come la nuova aspirante premier (in virtù della alleanza con gli ex nemici poi alleati di governo e ora molto cari ex grillini amici per la poltrona)…molto aspirante perché pare che il giudice di Volturara voglia invece portare un suo candidato.

Intanto Ricci sta sulle braci, questa inchiesta gli brucia, se vincesse potrebbe sfangarla ma se perde? Nessun problema, il PD lo ricicla portaborse di qualche ministro se dovesse vincere le elezioni grazie anche agli alleati trasparenti ed onesti e per niente inciucioni ex grillini. Sempre se non finisce in galera.

La “trasparenza” paga, sempre. Mentre in Italia le “mazzette” girano vorticosamente e (e non solo quelle) e sempre gireranno. A farne le spese sarà sempre di più la politica “trasparente” o più opaca che mai, da qualsiasi parte si guardi, da sotto in su o da su in sotto. Molto e sempre più sotto.

Oltre la misura

Ma non hanno di meglio da fare al Cremlino che stilare liste di cattivi che se la prendono con loro? Tra questi anche il capo dello stato Sergio Mattarella, e i ministri Crosetto e Tajani. Eccoli, tre “russofobi” a dire dei russi, tre pericolosi individui che userebbero hate speech contro di loro. Nella lista ci sono molti altri nomi, non si sono risparmiati, hanno vagato un po’ per l’Europa e solo un nome americano il senatore Lindsay Graham, Trump non c’è. E vorrei vedere.

Una sparacchiata di nonsense così tanto per gradire e per instaurare quel “processo di pace” che tanto piace a Putin e non si capisce come mai questa gente così rancorosa nei confronti della Russia. Invidiosi della sua potenza? O meglio, prepotenza?

Ho letto il discorso di Mattarella alla cerimonia del ventaglio e ne riporto uno stralcio:

“L’aggressione della Russia all’Ucraina ha cambiato la storia d’Europa. È ben noto che i Paesi dell’Unione e della Nato che, insieme alla Russia, si affacciano sul Mar Baltico nutrono la grave preoccupazione, se non – come viene enunciato – la convinzione che la Russia, dopo quella all’Ucraina, coltivi il proposito di altre, nuove iniziative di aggressione, a scapito della loro sicurezza se non addirittura della indipendenza di alcuni di essi”.

Mi sembra di ottimo senso. Forse persino troppo per chi da anni cerca di ottenere con la forza quello che non può ottenere con altri mezzi e però gli avanza pure di protestare.

Meloni la chiama ennesima operazione di propaganda e esprime solidarietà al capo dello Stato e ai ministri respingendo le accuse con fermezza. Si, in fondo le minacce dei russi ormai sono quasi un ritornello quotidiano, un tormentone estivo, una specie di hit parade del nonsense che lasciano il tempo che (non) trovano. Non ce ne preoccupiamo più di tanto, Quello che preoccupa invece è che in Italia ci sono molti che gli danno ragione (ai russi), che stanno dichiaratamente dalla loro parte, anche tra i politici.

Senza fare nomi c’è chi, pur affermando di solidarizzare con Mattarella userebbe volentieri le parole del Cremlino per farne scontro politico. E questo i russi lo sanno e ci marciano in qualche modo per i loro fini: destabilizzare l’Europa e l’Unione e suoi stati membri. Creare confusione che distragga dalle loro “imprese” e arrivi persino a legittimare la brutale ingiustificata aggressione dell’Ucraina che va avanti da tre anni e mezzo.

Tajani ha chiamato l’ambasciatore russo per protestare, gli ha detto che sono parole inaccettabili e che l’Italia si schiera contro l’invasione russa della Ucraina non contro il popolo russo. Vedremo cosa risponderà, se risponderà, per ora non ne ho notizia,

Ma di certo non è una bella atmosfera quella che si diffonde sempre di più come una cappa sui nostri cieli. Le minacce si fanno in tanti modi anche accusando di diffondere odio, cosa che fa ridere se si pensa che provengono da chi diffonde morte con missili e droni contro una popolazione che vorrebbe solo vivere in pace e invece da tre anni e mezzo si deve difendere da aggressioni sempre più brutali e massicce.

Alla faccia di Salsiccio, direbbe Totò, vedi un po’ da che pulpito arriva la protesta: non possiamo neppure più parlare a casa nostra (“taci, il nemico…oops, l’amico, ti scolta…), dobbiamo misurare i termini mentre loro massacrano e distruggono lasciando macerie e morti sul terreno tutti i giorni. Una sfacciataggine che definire oltre misura è un eufemismo. Direi che può essere definita in un solo modo: spudoratezza.