Vado al mare. Mi siedo sulla spiaggia e aspetto le onde che arrivano a bagnarmi i piedi e poi guardo lontano all’orizzonte dove i gabbiani si tuffano e riemergono. E ascolto il suono della risacca e il canto degli uccelli e guardo la spuma che si infrange sulla riva e sparisce magicamente sotto i miei occhi.
Il mare. Come suona già festoso e riconoscente e fanciullesco e fresco e sublime e celeste e morbido e avvolgente solo il nome. Mare. Non c’è nessuno, la spiaggia è solo mia e si perde all’infinito in piccole dune e cespugli di qualcosa che non so definire verdognoli e azzurrognoli fiori di piccole dimensioni. Mi stendo sulla sabbia calda e profumata e guardo il cielo, a cirri le nuvole passano piano sopra di me mentre mi addormento.
E sogno. Sono sulla terrazza di un grattacielo e c’è una ragazza vicino a me, sono io, da giovane mi riconosco, sono proprio io e ho la faccia imbronciata di chi ha sofferto e di chi ha paura. Mi guardo attorno, cerco con gli occhi un rifugio, il cielo è troppo vicino e mi fa paura e poi, di colpo, sono in un groviglio di strade e non so quale prendere e mi sento persa.
E mi sveglio. Sono sudata, ho caldo, il sole brucia, Mi alzo intontita e mi guardo attorno, la ragazza non c’è è rimasta sul grattacielo e qui ci sono solo io e il mare. Entro piano piano, l’acqua mi accarezza i piedi e le gambe ed è una sensazione che mi risveglia dal torpore. Mi immergo completamente e inizio a nuotare verso il largo verso una barca che si intravede appena all’orizzonte. Poi mi fermo, mi volto e la spiaggia è ormai lontana e mi lascio cullare sul dorso dalle onde e mi dirigo a bracciate di nuovo verso la riva.
Ci sono, esco dall’acqua e cammino sulla spiaggia mentre piccole onde mi lambiscono e si ritraggono formando riccioli di sabbia e cancellando le mie impronte via via che le lascio, mi guardo intorno e sento la brezza che mi sfiora i capelli bagnati e respiro profondamente la gioia di essere lì da sola al mare con me stessa e senza pensieri, senza dolore, senza emozioni e respiro profondamente la gioia di essere un tutt’uno col mare… e di essere.
E non ho più paura.