L’anarchica narcisa

Lavorare poco o nulla e occupare case e spaccare teste e soprattutto insultare Meloni e il suo governo di “fascistoidi”. Questa è l’agenda della parlamentare europea Ilaria Salis la quale, pagata dai contribuenti italiani se ne sta in panciolle a Bruxelles o chissà dove, immunizzata e sparacchia su X proposte che servono a renderla simpatica ai “lavoratori sfruttati” come li definisce, e ad attirare l’attenzione su di sé. Una manipolatrice narcisista: prima provoca e poi protesta. Si perché dopo aver scritto un post dove esordisce con “Non sarebbe bello lavorare quattro giorni…?” l’web si è scatenato e le sono arrivate battute sarcastiche di ogni genere e lei che fa? Se la prende col governo di “fascistoidi” che sta dalla parte dei capitalisti.

Giochino facile facile. Ma cosa ha in mente la vulcanica estremista di sinistra ora a libro paga dello stato? Di fare carriera in politica, ovvio. La Vannacci versione di sinistra e sinistramente e impudicamente sfacciata.

Bisognerebbe ignorarla. Si, ignorarla sarebbe la cosa più giusta da fare. Ma è una pretesa assurda perché questa signora è retribuita come una top manager e parla di produttività come se sapesse di cosa parla e fa la beniamina del popolo a spese del popolo. Si perché anche quei “lavoratori sfruttati” pagano il loro contributo per mantenerla in quel posto che occupa solo perché si è resa protagonista di una telenovela nella quale lei sarebbe una vittima di quel becerone di Orban che l’ha messa in galera ingiustamente. E però, la stessa, afferma che non si vuole sottrarre al processo ma lo vuole qui, dove c’è la democrazia (quella dei “fascistoidi”?, come lei definisce il governo)…e dovrebbe essere Nordio a chiedere che il processo si svolga qui da noi, Nordio che è un ministro di quel governo di “fascistoidi”.

Per non parlare dei tanti giovani che emigrano (quelli che lei cita nel suo post ) che ormai hanno i capelli bianchi e sono decenni che fanno le valigie e se ne vanno perché qui non trovano occupazioni adeguate alle loro competenze. Un problema annoso e che lei butta li come se l’avesse scoperto lei in un momento di dormiveglia durante il tragitto tra l’hotel di lusso dove vive e il suo “posto di lavoro” (dove riprende a dormire).

Insomma soldi rubati quelli dello stipendio della signora eurodeputata che potrebbero certamente essere spesi meglio ma che la democrazia dei “fascistoidi” le permette di intascare ogni mese e rimpinguare un conto in banca ormai di già pingue.

Alla faccia dei “lavoratori sfruttati” e dei contribuenti distratti. Beh, più che ignorarla bisognerebbe mandarla…a lavorare.

Manipolatori

In un momento come questo, uno dei peggiori dopo la fine della seconda guerra mondiale, le manipolazioni sono ovunque.

Ognuno racconta una sua verità, manipolata, ovviamente. I giornalisti, soprattutto quelli definiti “d’inchiesta” devono fare audience e scoop altrimenti i lettori o spettatori si rivolgono alla concorrenza. Tutto sta nella concorrenza. Il punto nodale della questione è tutto li: alla base di tutto c’è fregare qualcuno. Tutto corre e scorre sugli schermi sotto milioni di occhi, tutti devono prendersi un posticino al sole, pena l’oblio.

Dicevo…ah si. La manipolazione, avviene di continuo e a vari livelli persino inconsapevolmente. In politica non ne parliamo: uno dice bianco l’altro nero e se la verità sta sempre nel mezzo bisogna cercare il mezzo. Ed è un’impresa. Difficile non cadere dentro qualche rete. Ci sono anche quelli che per non sbagliare credono che basti avere delle teorie “originali”…”io faccio la tara”…anch’io la faccio e quello che resta a tara fatta mi convince meno di prima. Non c’ è un metodo, facciamo finta che siano tutti sinceri e poi non crediamogli.

Poi ci sono i manipolati seriali, i narcisisti quelli che scrivono sui social per “apparire” e anche quelli che non scrivono ma manipolano tutto quello che possono. Sono bugiardi? No troppo semplice, sono bugiardi pieni di se stessi e manipolatori. Di esempi nella storia ne abbiamo quanti ne vogliamo, ma anche adesso. Prendiamone uno a caso. Orsini…no, ma che dico? Orsini no, lui è uno scienziato prestato alla pubblicistica per amore della verità…no, no, parlavo di Donald, sapete? Si quello. E’ un esempio fulgido di narcisista bugiardo manipolatore. Ed è arrivato alla massima carica mondiale possibile, niente di meno. Eppure quello è, riconosciuto e col pedigree. Ma non parliamone, meglio tacere di Trump ormai è sulla bocca di tutti e tutti sanno tutto di lui. No, evitiamo. Un altro esempio…perbacco direi il signor Giuseppe Conte…ma si può? In fondo chi era costui? e chi è? Allora Vannacci? si ecco Vannacci potrebbe essere un fulgido esempio di bugiardo manipolatore egocentrico. Ne ha tutte le caratteristiche peculiari. E poi chi altro? Beh, vediamo…mumble, una donna la vogliamo mettere nella lista degli esempi? Lilly? Si, Gruber, quella che impallina tutti quelli che non le stanno simpatici, con garbo militaresco, ma li impallina e tutti sono felici di farsi impallinare…e anche manipolare e lei impasta e mattarella che è un piacere…a seconda ovviamente dei gusti.

Cosa dite? Meloni? Nooo, Meloni no. Meloni è intoccabile, Ne fanno coriandoli già ogni giorni tutti persino gli intellettuali de sinistra (ma ce ne sono di destra?) mi ci metto anch’io? Eddai, non è serio. Lasciamolo fare al professor Galimberti che dice ca…spiterine pagato a peso d’oro. Come l’ultima: “Meloni deve ringraziare i suoi truccatori”…già viene bene in video. Ma sottilmente intendeva che è una che si trucca e trucca, fai i trucchi insomma. Geniale come tesi. ( Mentre quei pirlotti del Financial Times scrivono : “Europe should learn from Italy”, “L’Europa dovrebbe imparare dall’Italia” e per i manipolatori nostrani è un invito a nozze…).

Ma tu guarda una politica che si trucca e che trucca. Beh, direi la normalità. Bettino non si truccava (forse solo un po’ di fard e di mascara…) ma ne ha combinate. (Per dire di uno che sembra non essere mai esistito eppure c’è stato in politica e quanto ha truccato lui…). Berlusconi si truccava pure, ma lui era discendente diretto di un faraone…e prima o poi ricompare. Renzi non ne parliamo proprio, maestro di trucchi e trucchetti ora si ingegna ma non gli riesce neppure con le ciglia finte a convincere.

E poi ci sono le persone comuni che poi tanto comuni non sono perché tutti sono in qualche modo “speciali”. La peculiarità di alcuni è che sono bravi a farti credere che Cristo è morto di freddo…come il dissidente russo Navalny, stava troppo all’aperto e si è beccato un raffreddore, succede. E il bello è che ci credono pure loro alle palle che raccontano. Sono palle vere. Palle certificate col bollino. Un esempio? La signora Ilaria Salis ne è uno fulgido, racconta palle col bollino della UE, sopra le palle può scrivere “Parlamentare europea” fa certamente più effetto di quando le raccontava da cittadina semplice e “perseguitata” dalle Ingiustizie.

Un’altra? Beh, vediamo se me ne viene in mente una…la Boccia o la Santanchè sono scontate, troppo…facciamo la relatrice speciale della Nazioni Unite Francesca Albanese? Anche lei ha il “bollino” vidimato su quello che racconta nelle sue relazioni e chi non ci sta è …un sindaco o un pirla che va perdonato. Con quegli orecchini può dire ciò che vuole.

Poi ci sono quelli che si indignano se mi indigno…E se mi intigno e se perseguo la mia idea di scrivere quello che mi pare…ma che mi pare? Mi pare quello che mi pare e m’intigno.

Ebbene si, mi pare quello che mi pare, via paia o no, cioè vi piaccia o no…insomma avete capito no? i manipolatori non mi piacciono. E non ho fatto troppi nomi, ma ne avrei molti altri ma me li tengo per me, tanto sono lo stesso famosi anche se io, qui, nel mio piccolo non li nomino.

Nu c’è che fà…

Un gesto nobile

Carlo, non farlo. Sembra voler dire l’ambasciatore russo in Italia a Carlo Calenda. Ma Carlo è adulto ed è un parlamentare della Repubblica italiana e non un “bocia” come si dice da noi in Veneto. Non è un ragazzino che si tatua per mostrare il petto e farsi strada tra i bulli del quartiere o semplicemente perché non sa che altro fare. Si tatua per dimostrare solidarietà ad un popolo che soffre atrocemente ma con molta dignità da quattro anni per l’invasione dei prepotenti russi di cui l’ambasciatore è la rappresentanza in Italia. Non tutti i russi sono così, ne abbiamo visti che sono morti per opporsi alla prepotenza della oligarchia che tiene in mano da decenni lo sconfinato paese che meriterebbe di meglio. Meriterebbe una classe politica sana e non malata di protagonismo, bugiarda e dedita solo ad accumulare ricchezza e prestigio e che da quattro anni sta sconvolgendo la vita di un paese sovrano e quella di un intero continente che ne subisce indirettamente le conseguenze.

Carlo non farlo. Ma Carlo lo ha fatto: si è tatuato il tridente simbolo dell’Ucraina sul braccio, lo ha fatto, ha detto per vicinanza ad un popolo che combatte per la libertà e l’indipendenza da chi da sempre lo vuole schiacciare e dominare. Ma Carlo non sa, dice l’ambasciatore, che si è tatuato il simbolo dei simpatizzanti del nazismo? E Carlo risponde: sarete sconfitti!

«Verrete sconfitti. Come è stata sconfitta l’URSS. La libertà alla fine vince sempre sulla tirannia. E se vi mettete paura di un tatuaggio vuol dire che ne siete già consapevoli».

Carlo ha risposto chiaramente e nettamente ed è un bel dito medio alzato contro le parole sibilline di un ambasciatore che non porta pena per quel che dice o fa perché è solo ambasciatore della volontà di chi lo muove come una marionetta e fa esattamente quello che gli viene ordinato. Gli è stato ordinato di sputt…pardon, di mettere alla berlina il nostro parlamentare, leader di Azione e lui lo ha fatto. Dopotutto è in missione e le missioni si rispettano anche quelle più vili e basse e che servono solo alla propaganda misera di una dittatura che cerca di giustificare le proprie malefatte accusando gli altri di essere filo nazisti.

Poca solidarietà ha raccolto Calenda dai suoi colleghi o in generale, perché gli italiani non sono generalmente inclini a essere solidali coi politici, sono piuttosto ipercritici anche a vanvera a volte. Ma se è giusto criticare i politici per spronarli a fare bene, sarebbe anche giusto riconoscere che l’ipercriticismo esasperato è una palla lanciata nel vuoto che non fa bene a nessuno se non a chi la prende al balzo per usarla per fare i propri squallidi interessi di botteguccia. La politica è una cosa nobile, i politici non sempre lo sono… anzi spesso sono il contrario della nobiltà. Quello di Carlo Calenda lo ritengo un gesto nobile e anche coraggioso. Altri politici dovrebbero seguire il suo esempio e dire fermamente quello che andrebbe detto ai portavoce dei ministri o agli ambasciatori russi, cioè quello che veramente si meritano e non far finta di non aver sentito e nicchiare o svicolare perché è meglio evitare di compromettersi: la politica è un gioco duro e spietato e spesso chi “gioca” preferisce stare con le spalle coperte a criticare, anche a vanvera, piuttosto che esporsi a solidarizzare o anche semplicemente a stigmatizzare le vane critiche di persone che hanno un ruolo importante e che lo ricoprono però senza la necessaria dignità che ruoli istituzionali richiederebbero. Ma sono pedine mosse dall’alto e che agiscono in nome e per conto di chi gli impone di agire in un certo modo ed è poco dignitoso per un “dignitario” sottomettersi così alla volontà di un despota.

La foresta interiore

Ci sono al mondo dei luoghi da sogno, città sull’acqua o attraversate da grandi fiumi dove l’ingegno umano nei secoli ha tracciato dei segni indelebili, frutto di creatività esplosiva e spesso di ingegno sublime. Le conosciamo tutti, le abbiamo visitate nella realtà o in sogno o viste nei libri o nei documentari, nei film e in internet. Certe sono davvero luoghi incantati. Il rovescio della medaglia è che spesso, la creatività e l’ingegno umano viene soffocato da detriti lasciati da una umanità in cammino, spesso senza rispetto per niente e nessuno e che vive dentro di sé l’angoscia di una vita precaria ricca solo di solitudine interiore ed esteriore. E che è preda di criminali senza scrupoli pronti a tutto e capaci di tutto. Le nostre città,, anche quelle ricche di arte e storia e che sembrano uscite dalla bacchetta magica di una fata, sono invase di personaggi strani, anime perse e spaesate, ruminanti di continuo un odio sordo verso chi appartiene alle città e le abita e le vive di diritto. Loro i diritti non sanno che cosa sono, conoscono la legge del più forte e che sopravvive nella loro foresta interiore che si portano dietro ovunque vadano. Fanno molti danni, vivono in piccoli branchi che confliggono tra loro e dentro di loro. Le stazioni dei treni e i treni stessi, sono le loro dimore d’eccellenza. Nessuno li può mandare via perché ritornano sempre e il nostro dovere di accudimento insito dentro la civiltà cui apparteniamo, ci impedisce di scacciarli definitivamente. Solo blandi ammonimenti e poco più che non sortiscono nessun effetto se non quello di incrudelirli ancora di più. Episodi continui e odiosi di violenti attacchi contro le cose e le persone, pochi giorni fa una ragazza aggredita su un treno regionale da un ragazzo di questi, aggredita e insultata e le mani addosso e intorno alla gola e la minaccia: “ti uccido”. Si è salvata gridando e difendendosi e non so più come. Ma ne succedono tutti i giorni di casi così. Il nostro dovere di accoglienza cozza contro questa tremenda realtà. Ronald Reagan, nel suo ultimo discorso disse che chiunque emigrasse in un paese straniero non poteva mai veramente dirsi appartenente ad esso, mentre chiunque emigri in America e ci viva può ben dirsi a buon diritto americano. Ma erano tempi diversi e anni luce fa. Ora l’emigrazione è vista come un grosso problema per tutti e la solidarietà e l’empatia hanno lasciato il posto alla diffidenza e anche alla paura. E la volontà di regolare i flussi migratori e impedire che le nostre città diventino dei bivacchi permanenti a cielo aperto dove vi scorrazzano bande di criminali è uno dei banchi di prova di ogni ogni nuovo governo. E qui l’ingegno e la creatività lasciano il posto alla praticità e alla inventiva che sono sempre vincolate all’economia. Nessun guizzo o lampo di genio può esserci senza un grave dispendio di risorse. Il nuovo sindaco di New York è un signore di 34 anni e di se stesso dice che è un immigrato e ricorda a tutti quanto gli immigrati hanno contribuito in America a farla quella che è. Ma in America tutti sono immigrati e tutti sono americani, come diceva Reagan. Persino il presidente è un immigrato ma è diventato presidente degli Stati Uniti. Come Zhoran Mamdani è diventato sindaco di New York. E Mamdani è americano, mussulmano e nato in Uganda, mentre il sindaco di Londra, Sadiq Khan, mussulmano nato a Londra da genitori del Pakistan, non può davvero dirsi “pienamente” inglese. E anche da questa parte del mondo ci sono immigrati che si sono inseriti benissimo nel tessuto sociale di vari paesi, ma ce ne sono anche purtroppo troppi che non hanno intenzione di fare base in nessun luogo e non scelgono la strada della legalità ma quella del crimine diventando ogni giorno di più un problema serio e quasi irrisolvibile, ingestibile e ingovernabile. E riducendo le nostre città a luoghi insicuri e pericolosi e a tratti, specie nelle periferie ma anche in pieno centro, invivibili.

Riverbero d’autunno

Sono grata agli alberi

alla loro luce morbida

attorno all’onda del riflesso

del giallo  del rosso

del marrone.

Tinte le foglie non più verdi

Assorbono i colori

dalla fonte primaria di luce.

E affondo gli occhi

nel riverbero del cielo.

Mentre l’azzurro si piega dolce

verso la cima degli abeti.

E l’avvolge con amore

in un abbraccio che sa di cose

ancora da scoprire.

O di cose che so  che ricordo

che rivedo che mi parlano  mute

mentre alzo la testa

e chiudo gli occhi.

E respiro il profondo  azzurro.

E fondo l’anima con le rughe

del tronco che si affaccia

da un angolo e mi guarda

e mi chiama come tante volte

Io l’ho chiamato.

“Sono qui per te” sembra dirmi

come sempre sulla curva del viale

dritto impassibile  ed eterno

compagno e amico.

La chioma va oltre la vista sopra

le altre chiome, sopra di tutto.

E mentre mi appoggio sento la linfa

scorrere come sangue che

si mischia a quel verde che

fugge  e si ritrae accecato.

Anche un blog…

Oggi è sabato e di solito il sabato le “visite” al blog sono inferiori rispetto agli altri giorni e devo dire che sono sorpresa sempre di vederne così numerose ogni giorno. E nessuno se ne abbia a male, ma oggi voglio ringraziare gli amici del blog che si collegano con buona regolarità dal Canada, gli Stati Uniti e Cina (ma ovviamente ringrazio anche tutti gli altri).

Sono uscita sul terrazzo per la respirazione e meditazione che pratico ogni giorno appena sveglia, ormai è una abitudine preziosa che mi aiuta ad accumulare energie per la giornata. In questi giorni di estate di San Martino, il tempo è splendido e i cieli azzurri e il sole e l’aria ancora tiepida sono un invito troppo forte a stare all’aperto e io ne approfitto appena posso ogni giorno. Mi dicono che fa bene, che la luce rilassa e aiuta il sistema nervoso a mantenere la calma e a superare le piccole difficoltà quotidiane e anche le grandi, quando ci sono. Insomma il preambolo si fa lungo lo so, non so come dirlo, ormai chi mi conosce abbastanza sa che voglio dire altro e allora arrivo al punto.

Litigare e discutere fa parte della dinamica di ogni blog, questo è diventato particolarmente litigioso a livelli che fatico a sopportare. Si, sopportare è la parola perché mi chiedo spesso che cosa ci sto qui a fare se devo difendermi in continuazione da accuse di ogni genere e poi, quando replico, perché replico, mi viene detto che questo blog non vale (quasi) niente e che io sono questo e quello e che dovrei invece accettare i consigli e diventare questo e quell’altro. Ma non funziona così, non ho aperto un blog per sentirmi dare lezioni di vita continuamente. Per sentirmi dare consigli su cosa dovrei pensare, credere, su chi dovrei avere in simpatia e chi mi dovrebbe invece essere antipatico, su chi amare e su chi odiare…lo so è banale…ma so benissimo sbagliare da sola.

Io qui mi sento a casa, sono abituata ad esprimermi con la massima schiettezza e sincerità, mi piace che chi entra qui si senta libero di esprimersi e di dire ciò che vuole ma ad una condizione essenziale che non si superino certi paletti insormontabili.

Per me lo sono: insormontabili. La libertà di espressione e di parola sono garantite dalla nostra Costituzione ma ci sono dei limiti e quei limiti sono la imprescindibile qualità che deve essere sempre rispettata: la dignità personale. Oltre quel limite non si può andare, come non si può andare oltre il limite del rispetto di alcune regole che sono essenziali per la vita di un blog come sono essenziali nella vita in generale: il rispetto delle idee altrui e la capacità di mantenere una discussione, qualsiasi discussione anche sui temi più divisivi, entro i limiti di una scambio civile di opinioni che non trascenda mai in critiche troppo personali né tantomeno offensive. Nessuno scambio di idee, anche il più appassionato, deve superare il limite della dignità delle persone e questo limite a volte è molto labile e però io che sono la responsabile devo sapere quando fermare una discussione e quando mettere uno stop.

Lo so, gli stop danno fastidio, persino per la strada quando vediamo uno stop siamo tentati di non rispettarlo, ma sono essenziali anzi a volte vitali e il non rispettarli può costare la vita a noi o ad altri. Ora, qui, uno stop non rispettato non ha conseguenze così drammatiche, se io dico di non andare oltre in una discussione e qualcuno non rispetta questa mia richiesta, non succede niente di che…apparentemente. Perché a lungo andare anche i rapporti virtuali tra persone che si conoscono solo tramite questo schermo, possono deteriorarsi. Poco male dirà qualcuno, certo poco male, ma tutto dipende all’importanza che diamo alle cose.

Io a questo blog ci tengo, come tengo ai rapporti virtuali che ho instaurato qui negli anni e quando qualcuno decide di sbattere la porta e andarsene o sparisce senza neppure chiudere la porta ci resto male. Mi dispiace, lo vedo come un fallimento personale (anche se so che non è così). E ultimamente qui qualcuno se ne va e ogni giorno, quasi, devo leggere che qui non è cosa, tanti saluti…

Si, capisco, ho il mio carattere, forse a volte sono persino “antipatica”, non demordo se qualche cosa mi preme la dico, ma sono sempre sincera, mai ipocrita e lasciatemi dire che mi costa spesso passare commenti pieni di critiche e di rimbrotti come se fossi una bambina da educare. Signori sono una donna più che adulta che ha una personalità ben definita e però che ama confrontarsi sempre anche quando il gioco si fa duro e spesso è così. E mi dispiace particolarmente leggere frasi del tipo—” se vuoi un blog dove tutti ti danno ragione” perché significa che chi lo scrive di me ha capito poco nulla e non è importante che io sia capita ma è importante che si accetti che le critiche, tutte le critiche io le accetto ma c’è un limite anche a quelle e andare oltre non si può. Semplicemente non si può. E bisogna accettare che qualche volta io dica stop, basta, in pratica che io dica no. Piaccia o non piaccia e anche se non ce lo ha ordinato il dottore di scrivere su un blog e si può vivere benissimo senza farlo, la comunicazione rimane un aspetto importante, secondo me, nella vita di tutti e anche un blog, nel suo piccolo, può servire a questo scopo.

I no sono difficili da accettare lo so, soprattutto se a dirli è una donna. Si c’è anche questo aspetto, da una donna si accetta di meno di essere “moderati”, una donna si suppone che debba accettare tutto e essere sempre “comprensiva”. Io sono una donna, sono comprensiva ma solo fino ad un certo punto e quando dico no, mi aspetto che lo si rispetti.

No, non significa che non accetto le critiche o il dialogo ma che per l’economia di un blog che è alquanto complessa qualche volta serve dire no. E sempre per lo stesso motivo c’è bisogno che chi partecipa al blog accetti i no. Fa parte del gioco e ogni gioco anche quello molto complesso della vita ha necessariamente delle regole e non seguirle o ignorarle o sbeffeggiarle, porta sempre a delle conseguenze e non sono mai positive o costruttive ma implicano sempre una perdita, a volte apparentemente insignificante altre particolarmente dolorosa.

Ecco, questo, mi premeva dirlo e l’ho detto. Posso sbagliare spesso, tanto o poco ma sono me stessa sempre anche in questa occasione e sbagliare è fondamentale per “crescere”, chi non sbaglia mai rimane dentro un bozzolo che alla fine invecchia senza essere diventato quello che avrebbe potuto diventare. Ed è un peccato.

Amen.

Fallo per la patria

Questa volta Maria Zakharova l’ha detta più grossa del solito. E’ solita spararle grosse la portavoce del ministero degli esteri russo, non le risparmia all’Italia, assolve la sua funzione in modo egregio, deve essere molto ben retribuita. Dopotutto se lo merita.

Una frase come la seguente:

“Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti” per l’Ucraina, “l’Italia crollerà tutta, dall’economia alle torri”

mentre ancora i Vigili del fuoco stanno cercando di salvare l’operaio rimasto incastrato tra le macerie della Torre dei Conti a Roma, ha davvero dell’eccellente, non ha solo superato se stessa ma anche il ministro di cui è portavoce che al suo confronto sembra un cane da pastore mentre lei è un bell’esemplare di Pitbull femmina. Brava Maria, Putin ha in serbo per te un medaglietta con la sua effige da portare sul seno. Un diamante grezzo questa frase infame, Avrà modo di incastonarsela sul suo palmares.

Ovviamente qualcuno dalle parti del governo ha reagito, ha risposto per le rime, ha protestato, solo Salvini ha detto che protesterà, a tempo debito. Quando sia questo tempo debito non si sa. Ma Salvini evidentemente deve avere un debito con Putin e uno anche coi grillini suoi ex compagni di governo che sostengono la teoria che sarebbe meglio non aiutare gli ucraini ma lasciarli morire sotto le bombe dei russi perché è così che finalmente si otterrebbe la pace, e quindi non si sbilancia, meglio tenere aperte molte porte non si sa mai, le scappatoie non sono mai troppe in politica come nella vita. Le vie di fuga neppure. Stare con tre piedi in due scarpe è una sua tattica, ormai è acclarato: è un treppiede che si regge con le stampelle o con le bacchette da nordic walking (per non cascare mentre la Lega crolla nei sondaggi). Oppure ha detto qualche cosa che mi sfugge? Mi può sfuggire qualcosa, sono umana. Non sono Zakharova io.

Non mi meraviglia che da quella bocca escano simili bestialità: è invidiosa, vorrebbe lei essere italiana e abitare qui. qui c’è la democrazia, lei vive in un paese dove c’è un dittatore cui lei deve obbedire, non è libera ma manipolata e inquadrata dentro il regime. Dice bestialità per mestiere, obbedisce alla natura della dittatura che vige nel suo paese. E ci invidia Roma e Venezia e Firenze e la italian way of life. Si vede, si percepisce. Sono quasi certa che veste Armani, che compra tutto l’italian style che può, persino il rossetto e il fard sono di una marca italiana. Le piace tutto dell’Italia e sono sicura che vorrebbe pure un marito o compagno o amante italiano, oh si, ma non può. Ecco Salvini dove potresti forse avere qualche chance di dimostrare tutta la tua arte diplomatica ed amatoria…conquista la Zachkarova, falla cascare ai tuoi piedi. Eddai, se vuoi ce la fai. Quella tempia brizzolata ti dona…

Mettiti in aspettativa da ministro e vice premier e raggiungila, vai in missione a Mosca, portala a cena in un ristorante italiano, ce ne saranno a Mosca no? Magari lo gestisce Albano con Romina che fa da cameriera. E poi una passeggiata per il centro, in giro per la città in taxi e poi, non ti devo certo suggerire io il poi.

Insomma falla scappare da quella gabbia dove la tengono, lei ama l’Italia, si vede, si percepisce da come ci offende, denigra, si scaglia contro Mattarella…è amore, lei è irresistibilmente attratta dall’Italia, dalla città delle 300 torri (ora molto meno) eterna e meravigliosa come nessuna altra al mondo (a parte la mia città natale, ovvio).

E “dopo la cura” sono certa che si dimette da portavoce e scappa a gambe levate sulle sue scarpe da corsa italiane per raggiungere il suo sogno e con l’aiuto del suo capo che l’ha in simpatia, cambia vita e connotati e diventa Maria Mielosa e contributrice di aiuti per l’Ucraina attraverso i canali diplomatici che lei solo sa.

Sacrificati dai Salvini, fallo per la Patria.

Fermare la strage

Il cordoglio delle autorità, il lutto cittadino, ma soprattutto il dolore dei vigili del fuoco e dei sanitari che non sono riusciti a salvarlo dopo undici ore sotto quelle maledette macerie, tutto sacrosanto e giusto…però…la domanda è sempre la stessa: si poteva evitare?

L’operaio Octay Stroici è morto all’ospedale mentre cercavano di rianimarlo. Un’ altra morte bianca, un altro lavoratore che non torna a casa dopo una vita passata a fare sacrifici, un altro padre di famiglia che ora la famiglia piange.

Non basta la solidarietà e neppure le indagini che ora la Procura di Roma farà sull’accaduto: disastro colposo, già.

La Torre dei Conti a Roma in ristrutturazione è in parte crollata e le macerie sono finite sugli gli operai che vi lavoravano uccidendone uno. Lo strazio dei soccorritori che per ore hanno cercato di tirarlo fuori da quelle macerie, gli avevano anche allungato una maschera d’ossigeno, se lo ricorderanno per la vita. Anche loro a volte muoiono compiendo il loro dovere, come anche Carabinieri e Polizia, lavoratori vittime, spesso anche loro e non tornano a casa perché uccisi da dei criminali.

Ed è criminale anche questo morire continuo di persone che aspettano di poter tornare a casa dopo una giornata di lavoro particolarmente pesante. Ieri ho sentito un operaio di un cantiere in costruzione che portava una grossa scala sulle spalle: “arriverà anche la pensione”…Già arriverà, glielo auguro davvero. Per Octay e per tanti altri come lui non arriverà mai e magari mancava poco visto che aveva 66 anni.

Ma muoiono anche tanti giovani per i quali la pensione è un miraggio. “Questa strage deve finire”, lo sento dire ormai da troppo tempo…e intanto muoiono in troppi e si fa troppo poco, davvero troppo poco per fermare la strage.

Che grama vita!

Trump il pacifista ora minaccia anche di andare in Nigeria a fare sfracelli. Non basta il Venezuela ora anche la Nigeria. Lavora indefesso a tutto campo per la pace. Si è scordato dell’Ucraina gli è venuta a noia la Palestina e ora si butta verso i nigeriani. Prima di tutto sono neri e poi perseguitano i cristiani, Ci provino ancora e lui andrà personalmente li a fare giustizia e ad ammazzarli con le sue stesse mani…i persecutori.

Si sta costruendo una sala da ballo da centinaia di milioni avuti in dote dai big tech suoi amici e sponsor ai quali ha abbassato le tasse, le promesse si mantengono e lui è un uomo d’onore. Ha abbattuto un’ala della Casa Bianca e ora i lavori procedono spediti, 9mila metri quadri circa, neppure a Ballando hanno una pista così. Cosa ci farà li dentro non è dato sapere. Ufficialmente dovrebbe servire per organizzare feste da ballo, ma che cosa ci sia tanto da ballare di questi tempi lo sa solo lui, e pochi intimi.

Ma lui intanto balla, appena tornato da un proficuo (dice) viaggio in Asia dove ha ballato davanti al mondo e sul mondo, ora si riposa pensando ai nigeriani e alle loro miniere di diamanti,. Beh, si, perseguitano i cristiani, ma in fondo anche loro se li sai prendere sono great guys…

Come lo è il sempre amico Vladimiro il quale fatica un po’ in Ucraina ma avanza a passo di lumaca tra una quadriglia e l’altra. Anche Putin è amante del ballo e si tiene allenato così. La longevità non è nel DNA ma nel movimento e Putin si muove e si muove bene sia nello scacchiere mondiale che sul tappeto rosso di casa sua assieme alla sua ultima fiamma in barba all’inflazione e alle sanzioni che a lui non fanno il baffo e i russi sono forti e abituati alle intemperie. E ballano il kasachock nelle aie anche a stomaco quasi vuoto, sformati di patate sformate e allungate con brodo del Volga ci sono sempre sulle loro tavole, lo Zar gli lascia piena autonomia di zappare e di attingere alle rive del grande fiume. Potesse lui nutrirsi come loro, costretto ai manicaretti che gli prepara la corte: salmoni discendenti e triglie in crosta con verdure miste e patatine fritte in olio di sesamo che importa dalla Cina. L’amico XI glielo procura senza dazio e di quello che non si trova nei mercati rionali ma sopraffino e soprattutto extra vergine. Come Putin anche lui extra vergine e santo. A lunga (molto lunga) la canonizzazione: si è già predisposto una culla marmorea scolpita dai migliori scalpellini russi guidati da Mauro Corona, da inserire nella cappella maggiore della maggiore chiesa moscovita.

E mentre Trump pensa ai prossimi valzer che farà assieme alla tanto amata first lady Melania, imbalsamata e però agile come una cerbiatta, Putin si prepara per l’aldilà perché al di qua fa vita grama, sempre nell’occhio del ciclone perseguitato da quei bruti della Nato nati per rovinargli la vita e qui pochi rubli che ha sudato, gli bastano appena per coprire le spese dell’urna. Per non parlare, proprio non ne vuole parlare, dei nazisti suoi vicini che da quattro anni si permettono di protestare se li vuole ammazzare tutti e si fanno aiutare a difendersi, gli spudorati, da altrettanto loschi figuri sedicenti europei (‘sti presuntosi) che stanno li solo per dare fastidio a lui.

Che vita grama, che grama vita!