Il cordoglio delle autorità, il lutto cittadino, ma soprattutto il dolore dei vigili del fuoco e dei sanitari che non sono riusciti a salvarlo dopo undici ore sotto quelle maledette macerie, tutto sacrosanto e giusto…però…la domanda è sempre la stessa: si poteva evitare?
L’operaio Octay Stroici è morto all’ospedale mentre cercavano di rianimarlo. Un’ altra morte bianca, un altro lavoratore che non torna a casa dopo una vita passata a fare sacrifici, un altro padre di famiglia che ora la famiglia piange.
Non basta la solidarietà e neppure le indagini che ora la Procura di Roma farà sull’accaduto: disastro colposo, già.
La Torre dei Conti a Roma in ristrutturazione è in parte crollata e le macerie sono finite sugli gli operai che vi lavoravano uccidendone uno. Lo strazio dei soccorritori che per ore hanno cercato di tirarlo fuori da quelle macerie, gli avevano anche allungato una maschera d’ossigeno, se lo ricorderanno per la vita. Anche loro a volte muoiono compiendo il loro dovere, come anche Carabinieri e Polizia, lavoratori vittime, spesso anche loro e non tornano a casa perché uccisi da dei criminali.
Ed è criminale anche questo morire continuo di persone che aspettano di poter tornare a casa dopo una giornata di lavoro particolarmente pesante. Ieri ho sentito un operaio di un cantiere in costruzione che portava una grossa scala sulle spalle: “arriverà anche la pensione”…Già arriverà, glielo auguro davvero. Per Octay e per tanti altri come lui non arriverà mai e magari mancava poco visto che aveva 66 anni.
Ma muoiono anche tanti giovani per i quali la pensione è un miraggio. “Questa strage deve finire”, lo sento dire ormai da troppo tempo…e intanto muoiono in troppi e si fa troppo poco, davvero troppo poco per fermare la strage.
Molti crolli avvengono durante lavori di ristrutturazione. Ricordo la scuola dei gladiatori di Pompei, e anche altri casi.
In questo caso erano lavori di grossa entità, tanto che lo stanziamento era di diversi milioni. Probabilmente prevedevano di sventrare l’edificio e creare una struttura interna portante in c.a. lasciando intatto l’esterno. Sono interventi molto complessi, difficili e pericolosi che andrebbero progettati con grande meticolosità.
In questo caso probabilmente ci sono stati degli errori nell’organizzare i lavori e l’operaio che è morto non ci poteva fare nulla.
A carattere generale, però, gli infortuni dipendono in massima parte da disattenzione e sfortuna.
Io, domenica scorsa, sono andato a fare trekking sui monti, e, sulla via del ritorno, sono inciampato sui miei bastoncini e sono caduto a faccia in giù su un sentiero in discesa senza riuscire a mettere a terra le mani per attutire il colpo. Mi sono fatto abbastanza male.
Mi sono chiesto cosa fare per prevenire infortuni del genere in futuro.
Ho ordinato su internet una visiera protettiva da snow board. Meglio che niente. La prossima volta proverò a scendere senza usare i bastoncini, che, a volte, sono più un impiccio che un aiuto…
Ma, soprattutto, dovrò evitare di voltarmi di lato a guardare un faggio particolarmente bello mentre continuo a camminare. Cioè dovrò fare tanta attenzione, e mi dovrò concentrare su quello che sto facendo.
Quanto alle guide che avevano organizzato l’escursione non gli posso rimproverare niente. Ho fatto tutto da solo.
R
Lenzini, ma che cosa c’entra la sua facciata (mi spiace ma poteva andarle anche peggio) con le morti bianche?
Ma possibile che per lei sia tutto un pretesto per parlare di sé, di quanto è competente e istruito? e poi si risente se le viene attribuito del cinismo…
Disattenzione un corno! Il problema è serio e complesso ma lei insiste con questo ritornello che serve solo a sminuire un problema enorme. Prima di tutto i criteri con i quali vengono scelte le imprese, le gare d’appalto spesso truccate e sempre al ribasso, chi assume personale non sufficientemente preparato e lo manda allo sbaraglio, governi che da decenni lasciano che questo andazzo proliferi e non ci mettono mai una pezza perché sotto ci sono interessi immensi…altro che distrazione. La sua è distrazione e anche un pochina, mi permetta di incoscienza, stia più attento mi pare che i trenta/quaranta li abbia superati e certe cose si fanno sapendo a cosa si può andare incontro o non si fanno…dopo i quaranta.
PS: non si chiede come possa cadere una torre che sta su da 1200 anni? Chi ha cercato di restaurarla forse dovrebbe andare a fare un altro mestiere non le pare?
Signora Gazzato, sono sostanzialmente d’accordo con lei, e mi scusi lo sfogo personale. Era per fare un esempio concreto.
Ho scritto io per primo che quel lavoro era molto complesso e non andava gestito con leggerezza. Le considerazioni generali che ho fatto non valgono per il caso specifico della Torre dei Conti. Lì ci sono state inadempienze e fatalità.
Lei ha ragione riguardo alle gare. Oltre alla disattenzione, e a volte anche all’uso di sostanze inopportune, a partire dagli alcolici (vedo troppe bottiglie di birra ai piedi dei ponteggi …), c’è il problema enorme dell’impreparazione.
Mentre una volta chi faceva il muratore aveva tutta la vita per imparare bene il mestiere, molti dei lavoratori di oggi cambiano lavoro spesso e non sono esperti in niente.
A causa dello spauracchio dell’art. 18 molti lavoratori edili sono assunti a tempo determinato o addirittura sono pagati a fattura per le giornate che hanno fatto.
Molti lavoratori sono immigrati e non hanno mai lavorato prima nell’edilizia.
I subappalti peggiorano molto la situazione, perché tra le piccole ditte che vivono di subappalti la precarietà e la mancanza di formazione sono la regola. Spesso lo stesso datore di lavoro, anche volendo, non sarebbe in grado di insegnare il mestiere, perché non lo sa neanche lui. Con il “Superbonus” le imprese edili improvvisate sono spuntate come funghi.
Cosa dovrebbe fare il Governo?
Dovrebbe obbligare gli enti preposti a fare i controlli sui cantieri, che, da quando l’ENPI è stato sciolto e le competenze sono passate alle Regioni/ASL, non si fanno quasi più.
Dovrebbe limitare per legge il ricorso ai subappalti ai soli lavori che la ditta aggiudicataria non è attrezzata per fare, e vietare il subappalto a ditte che fanno gli stessi lavori, ma a prezzi più bassi e con qualità più bassa.
E, ultima proposta che non vuole essere una provocazione, il Governo dovrebbe abolire o modificare sostanzialmente l’art. 18, perché gran parte dei problemi (subappalti, contratti a termine, cambi frequenti di lavoro, scarsa formazione …) sono conseguenza di quell’articolo, che scoraggia le assunzioni a tempo indeterminato.
Se si tornasse ad avere i contratti a tempo indeterminato come norma e non come eccezione le cose andrebbero sicuramente meglio.
R
Va bene, mi scuso anch’io a volte esagero, per certi temi vedo rosso.
Sono abbastanza d’accordo con lei ma non con quello che dice sull’articolo 18 che praticamente è stato sostituito con quello “a tutela crescente”, io invece vorrei che fosse ripristinato nella sua versione originale, modificarlo è stato un grave errore di Renzi.
Anche se pare che non sia più conveniente
https://www.bollettinoadapt.it/il-paradosso-delle-tutele-crescenti-convengono-piu-dellarticolo-18/
Ma, ho come l’impressione che sia una complicazione affari complicati.
Signora Gazzato, per me l’art. 18 è stato una specie di bandiera e un grosso regalo ai sindacati. Infatti i licenziamenti si sono continuati a fare, ma solo se collettivi, concordati coi sindacati, e secondo le graduatorie stabilite dai sindacati.
E’ servito solo ad impedire i licenziamenti individuali su base meritocratica.
Per effetto dell’art. 18 io ho avuto, nella mia esperienza in azienda, almeno 4 o 5 persone che non facevano niente dalla mattina alla sera e venivano al lavoro per far perdere tempo ai colleghi con le loro chiacchiere. Uno teneva perfino la radiolina accesa e sentiva musica. Un altro – che non era un operativo, ma un quadro – passava le giornate a leggere il giornale o a farsi raccontare dai collaboratori cosa stavano facendo senza dare il minimo contributo.
Questi comportamenti non sono irrispettosi solo verso il datore di lavoro, ma anche verso i colleghi, che devono lavorare anche per chi non lavora.
Bisogna prevedere le reazioni del mercato quando si fa una legge così. I contratti a tempo determinato, prima di quella legge, erano quasi inesistenti. Il “precariato” è nato allora.
La riforma di Renzi ha cambiato poco. E’ stata più che altro l’affermazione del principio che quella legge si poteva cambiare.