Night all around

Night on top of the trees and
under the clouds and night
inside my soul whenever
I look around and it’s dark.

Trees already filled with
green glory of the new
leaves and no sound to be
heard.

Night in my heart and soul
night all around up and down
night in the black old space
of the universe.

The door is not easy
to open as if thousands
of years have passed and
rust had eaten the key.

But I still managed to
get in with night all
about me.

Salis… scendi

La eurodeputata Ilaria Salis rischia di perdere l’immunità parlamentare. E’ in corso un procedimento per valutare se abbia i requisiti per mantenere lo status di impunibile o se dovrà andare nuovamente a processo in Ungheria per i fatti ormai arcinoti. E’ già successo per altri suoi colleghi che avevano a loro carico delle pendenze giudiziarie che non avevano attinenza alla loro nomina parlamentare.

Forse dovrà affrontare il processo e spero per lei che venga scagionata da tutte le accuse e possa ritornare da libera cittadina ad esercitare il proprio ruolo. Ruolo che ricopre solo ed unicamente perché il partito guidato da Fratoianni e Bonelli ha colto l’occasione per farsi un po’ di propaganda facendo liberare una italiana detenuta in Ungheria in condizioni precarie.

E questo non è un male in sé, ma Salis non dovrebbe approfittarsene per dipingere se stessa quale esempio di virtù e se da una parte fa bene a chiedere maggiore attenzione alla condizione dei carcerati, appellarsi al senso cristiano ( da non credente) e chiedere a Meloni di concedere indulti e libertà ai carcerati in onore a papa Francesco, suona ipocrita.

Una che si è sottratta al processo nel quale era imputata di aver spaccato la testa a due passanti a Budapest (presunti nazifascisti), ora che ha un ruolo così importante, da politica italiana dovrebbe essere la prima a chiedere un processo giusto e se è davvero innocente non dovrebbe temere la giustizia.

Ma se non lo fosse, dovrebbe pagare per la sua colpa, chiedere indulti e sconti di pena per i carcerati può essere una cosa che le fa onore, ma fintanto che la sua personale situazione non viene del tutto chiarita, lei è solo una che professa le libertà di delinquere e andare impuniti (come occupare da ricchi, case destinate ai poveri). La clemenza e la solidarietà vanno benissimo se non sono offuscate da un interesse personale a non subire conseguenze delle proprie azioni sbagliate.

Quindi Salis dovrebbe scendere dal pulpito sul quale si è posta dopo averlo ottenuto per vie politiche e chiedere di avere un giusto processo (controllato da osservatori neutrali) e poi rimettersi all’esito dello stesso e solo dopo pontificare da “papessa” come fa, su grazie e indulti e misericordie. Tutte cose eccelse ma che dal suo pulpito suonano false e interessate.

Il cin(es)ismo Di XI e Pu

Sette ore di colloquio fitto sfociato in un accordo di partenariato siglato dai due dittatori, il cinese e il russo, fitto fitto di roba che fa comodo ad entrambi compresa la lotta comune al prepotente amico americano.

I due amiconi hanno stretto alleanze e allentato solo i lacci delle scarpe, per il resto sono concordi in tutto persino sulla Ucraina (problema marginale) di cui dicono entrambi che:

“Nella dichiarazione congiunta finale, il conflitto in Ucraina è stato toccato di sfuggita, laddove si afferma che Mosca e Pechino “sostengono tutti gli sforzi volti a promuovere la pace” e si dicono convinte che “per una soluzione duratura e sostenibile sia necessario eliminarne le cause prime”.

Le cause prime e anche le ultime data la meticolosità con la quale Putin bombarda l’Ucraina da tre anni e questo è un metodo ottimale per ottenere una pace duratura e gli sforzi che fa Putin sono persino troppo evidenti, gli ucraini ne sanno molto.

Eliminare le cause prime pare non sia facile visto che sono tre anni che ci prova, ma con un amico così potente, anzi due amici così potenti, dovrebbe essere un gioco da ragazzi. Invece sembra un Sudoko di impossibile soluzione.

Beh, una parola buona XI ce la mette sempre (assieme alle armi). Non pare molto loquace in pubblico ma in privato si sfoga.

La parata russa è in corso, così come sono in corso le sparate dei due amici per la pelle, entrambi nemici- amici dell’orso americano che è troppo imprevedibile per i loro gusti, ma se lo tengono buono per i tempi bui. Per loro, così amici e così forti però, potrebbero essere preventivamente allontanati ed eliminati.

Con un piccolo aiuto da parte amici (quelli veri)…

Il papa americano

Non posso non commentare in diretta il momento storico che stiamo vivendo. La fumata è stata bianca anzi bianchissima, come nerissime sono state le precedenti. Abbiamo il Papa. Ed è una festa per il mondo intero anche per chi non crede, anche per chi professa altre religioni perché il Vescovo di Roma è una figura molto importante e la commozione per la sua elezione abbraccia tutte le religioni. Mentre scrivo ancora non si è affacciato il nuovo papa, vedremo.

Ma ha un compito enorme in questo momento così difficile e complicato per tutto il mondo, deve saper come condurre la Chiesa di Roma, ma deve anche sapere come condurre la sua politica e mai come in questo momento abbiamo bisogno di un papa che si esprima con chiarezza e che porti il messaggio di Cristo a tutto il mondo e che le sue parole siano di conforto per chi soffre, per chi vive sulla propria pelle la dura realtà dell’assurdità della guerra. E sono tanti i teatri di guerra aperti e il papa deve saper guardare a tutti e a portare un messaggio di pace che tocchi il cuore di chi ha il potere di fermarle.

E per questo rompo il silenzio e ringrazio tutti per gli auguri che mi sono arrivati, ma non potevo proprio non partecipare a questa importante data e perciò torno a scrivere su queste pagine e devo dire che ho pianto quando ho visto uscire il fumo bianco, un’emozione grandissima. Perché mai come questo momento abbiamo bisogno di un papa che metta un po’ di ordine nel mondo.

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Ed ora lo so: è un papa americano. Devo dire che ho provato un po’ di delusione e anche tra la folla c’è stato un momento di esitazione le urla sono un po’ diminuite. Forse ci aspettavamo un papa italiano…

Ma attendiamo…

Beh, non è Parolin, non è italiano ma é l’ americano: Robert Francis Prevost, papa Leone XIV. E ora che l’ho visto mi piace, ha detto “La pace sia con tutti voi” e non poteva iniziare meglio. Spero sia il papa della Pace e riesca dove in molti hanno fallito. E anche la sua commozione mi è piaciuta e la recitazione dell’Ave Maria…

Bene ora vi do ” in diretta” il messaggio di Trump:

“Congratulazioni al cardinale Prevost, è un grande onore per il nostro paese, non vedo l’ora di incontrarlo”…beh, devo dire che si è contenuto…

E qui mi fermo, lascio la parola a chi vorrà commentare.

Ben ritrovati.

Il blog va in pausa

Il blog è aperto, non sono scappata. Ma mi prenderò alcuni giorni di riposo. Ho avuto un incidente in casa. Mentre tiravo su una zanzariera, il bordo metallico mi è finito rovinosamente sulla fronte facendomi andare lunga distesa a terra e provocandomi una ferita lacero contusa alla fronte.

Ho passato otto ore al pronto soccorso e all’una di notte, finalmente è arrivato il mio turno. Un medico molto simpatico e cordiale mi ha messo a mio agio, mi ha fatto parlare, mi ha anche fatto un po’ di “corte”, così per mettermi a mio agio e poi mi ha cucito la ferita con 7 punti.

Anche la sua assistente è stata molto carina e simpatica. Il medico, un bell’uomo alto e brizzolato, un po’ stile hippy, prossimo alla pensione, si è scusato per l’attesa e mi ha dato l’impressione, nonostante la loquacità, di essere molto professionale. L’attesa mi è sembrata un incubo, la sala era affollatissima e il tempo passava col contagocce, ma ho anche potuto apprezzare la solidarietà della gente: ero inguardabile, la maglietta insanguinata la testa fasciata alla piratesca con un occhio semi bendato. In quelle ore ho anche apprezzato pur considerando l’attesa estenuante, l’organizzazione . Si, nonostante tutto, la carenza di personale, la lista d’attesa coi codici di diversi colori (il mio era verde), tutto si è svolto con lentezza ma senza angoscia e dopo qualche ora era passata anche la mia.

Sono tornata a casa alle 2 di notte circa.

Ora, come potrete capire, ho un cerotto enorme sulla fronte un occhio e parte del naso neri.

Ma mi sento miracolata. Non nego che mi sono spaventata e molto.

Perciò, non passerò i commenti per qualche giorno né scriverò nuovi post: mi guarderò guarire pensandomi senza cerotti e senza lividi.

Ma chi vuole può scrivere, ripeto, il blog non chiude, si prende una piccola pausa.

A presto.

PS: Tra l’altro ieri qui c’è stato un tempo pessimo con temporali continui e grandinate del secolo. era tutto bianco che sembrava dicembre.

L’illuminato

Dopo tante notizie pessime, questa sembra essere, finalmente, una buona notizia. Pare che Zelensky, al cospetto dei Santi, sia riuscito a toccare dei tasti che hanno prodotto un accordo che a detta di molti suona equo, a fair agreement, direbbero gli americani. E i tasti sono quelli di Trump che di accordi se ne intende e in genere di equo hanno poco, se non per se stesso.

Il gentlemen’s agreement firmato dai due sembra essere cosa fatta e un buon segnale per gli ucraini che qualcosa si muove nella loro direzione. Insomma, già di per sé la parola: “accordo” mette almeno qualche pulce nell’orecchio di qualcuno a cui piacciono gli accordi della melodia delle bombe che cadono sul suolo ucraino.

Trump ha già disposto un invio di aiuti militari per l’Ucraina e anche questa è una grossa pulce che infastidirà di molto l’impavido guerriero russo.

Prevede, l’accordo, una partnership per l’estrazione delle terre rare di cui l’Ucraina dispone in buona quantità e che però non era in grado di sfruttare autonomamente e quindi potranno essere utilizzate per produrre benefici reciproci. E anche questa parola: “reciproci” suona bene ed è foriera di altri accordi tra Ucraina e Usa forse altrettanto proficui.

E visto che Trump pare aver scoperto la sua vera vocazione e averla rivelata al mondo con una foto sui social che ha un po’ infastidito i cardinali riuniti a Roma per il prossimo conclave, possiamo addirittura sperare che si scordi di Putin e si metta d’impegno ad apparire dalle finestre più alte della Casa Bianca, vestito di bianco a sermoneggiare sulla bontà e sulla carità e sulla pace e solidarietà tra i fratelli…la domenica e gli altri giorni li passi a prepararsi i discorsi.

E così, forse, l’America potrà liberarsi di un tipo così ingombrante rinchiudendolo in qualche “Convento” dove si curano i pazienti in preda a grave sindrome di megalomania acuta…ma la guarigione non è scontata. Oppure potremmo vederlo aggirarsi per le strade di Viareggio combinato in tal guisa a dare benedizioni urbi et orbi…

Comunque sia, la pace in Ucraina non sembra essere prossima ma, almeno, Trump, durante quel colloquio vis a vis col leader ucraino, sembra aver avuto un’illuminazione e ora da “illuminato” potrebbe persino decidere di farsi monaco lasciando a Vance l’impresa di fare grande l’America perché a lui, ormai, importa solo di fare eccelso se stesso, dialogando direttamente con Chi potrebbe davvero farlo arrivare molto in altro…

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/donald-trump-diretta-live-venerdi-2-maggio_97535131-202502k.shtml

“Fucilali, e non perdere tempo”.

L’ordine arrivato al capo partigiano, pare, direttamente da Sandro Pertini, era nei confronti di due attori celebratissimi all’epoca del telefoni bianchi: Luisa Ferida e Osvaldo Valenti.

I due mi sono venuti in mente in questi giorni in cui si festeggia la Liberazione dal nazifascismo e in molte parti d’Italia ci sono state manifestazioni di ogni genere soprattutto collegate al ricordo dei partigiani e della loro lotta per ottenere la libertà da un regime che aveva distrutto il paese da nord a sud. Anche perché mi è balzata agli occhi la recensione di un libro a loro dedicato.

Poco però si è detto della guerra civile seguita alla Liberazione, durata a lungo e che è stata la peggiore vergogna italiana e di cui si è persa la memoria o non se ne vuole parlare per ipocrisia.

Ora che al governo c’è la destra, si parla spesso di antifascismo ma non si dice mai ( o poco) cosa è stato quel periodo seguito alla devastazione della guerra con tutti i veleni che ha lasciato nel tessuto sociale del paese e col quale molti italiani non hanno mai fatto i conti e di cui forse, neppure sanno nulla.

Luisa Ferida nel 1945 aveva 31 anni, era un’attrice di grande talento, amata di più grandi registi dell’epoca e con al suo attivo molti film di grande successo.

Osvaldo Valenti ne aveva 39 ed era un attore iconico, cocainomane, eclettico e di personalità istrionica.

I due si sono innamorati durante le riprese di un film qualche anno prima e facevano coppia fissa. Bellissimi entrambi erano, molto probabilmente, molto invidiati. Ricchi e viziati dal pubblico, si davano al lusso e alla bella vita, ne avevano i mezzi e come loro in molti hanno fatto prima e dopo di loro.

Sono stati massacrati a Milano su ordine del capo partigiano “Vero” che ha raccontato poi di aver ricevuto l’ordine direttamente dal futuro capo dello stato: Sandro Pertini il quale pare lo abbia detto a chiare lettere: “fucilali, e non perdere tempo”. Si erano consegnati spontaneamente perché lui si era arruolato nella Decima Mas e avevano creduto nel cartello che invitava a presentarsi al comando istituito dai partigiani e che non avrebbero subito conseguenze. Non sono stati neppure interrogati, nessun processo, neppure sommario, nessuna prova dell’accusa che gli fu rivolta di “collaborazionisti”. Sono stati invece massacrati in strada a Milano a colpi di mitra e lasciati a terra per ore a dissanguarsi.

Lei era incinta di quattro mesi e aveva avuto un aborto spontaneo qualche anno prima. La scarpetta di lana azzurra da neonato che teneva in mano era quella che aveva confezionato per quel bambino mai nato e che ora sperava di mettere al nascituro. Nascituro anche lui mai nato perché massacrato in grembo alla madre.

La loro casa è stata barbaramente saccheggiata e i loro averi, tutti, distribuiti tra i saccheggiatori.

La madre di Ferida, negli anni cinquanta ha chiesto che fosse fatta giustizia e un tribunale ha stabilito che lei e Valenti sono stati “assassinati” e su di loro non è uscita la minima prova delle infamie di cui erano stati accusati. Alla madre di Luisa Ferida è stata riconosciuta una pensione di guerra come risarcimento (ben misero) da parte dello stato italiano a riprova della sua innocenza.

Questo è uno dei tanti episodi infami che hanno macchiato il nostro paese durante la terribile faida che ha fatto seguito agli eventi, altrettanto atroci, del regime e della guerra. Non toglie nulla al valore dei tanti che hanno contribuito a liberare il paese dai nazifascisti, compreso chi ha dato quell’ordine e che solo chi ha vissuto certi momenti, può capire cosa passi per la testa di chi deve prendere certe tremende decisioni.

Ma, secondo me, vanno ricordati come si ricordano altri fatti atroci e altre infamie perpetrate dal regime in quell’infausto periodo e si deve fare, non solo per ricordare i morti e chi è stato vittima senza colpa, del clima di odio e di paura che si era instaurato in Italia a causa della guerra e della dittatura, ma perché il nostro paese non ritorni mai più ad essere vittima di estremisti che provocano barbarie e che a loro volta provocano altre barbarie e infamità.

Ma si giunga finalmente a considerare un periodo “chiuso” che lascia tracce indelebili ma che deve essere compreso fino in fondo in tutte le sue molteplici sfaccettature per poter essere definitivamente archiviato come il periodo più buio ed esecrabile della nostra storia.

La briscola del presidente

Come sempre l’inglese ha dei termini brevi ma efficaci per definire le cose e questo penso che entrerà presto nel lessico internazionale: “trumping”, che significa più o meno giocare la carta vincente (ma forse quella meno “pulita), ecco perché Trump dice sempre che “Zelensky non ha le carte”…

Ho cercato la traduzione corretta, ma il dizionario ne fornisce molte e diverse, io le darei questo significato anche considerando che Trump trumpeggia alla grande.

Magari ci sarà chi storcerà il naso: ma come ancora un termine inglese? Non bastano tutti quelli che già usiamo abitualmente? Se capisco che possa dare fastidio ai puristi accademici della Crusca, d’altra parte il linguaggio spicciolo sta prendendo sempre più piedi e l’inglese sa essere molto spicciolo ma decisamente (trump) trendy…

Biden ha detto di Trump: “prima spara e poi prende la mira”. Direi che ci sta. Anche a golf: spara a casaccio e poi ci sono i suoi lacchè che corrono a metterla in buca prima che arrivi ad accorgersene e così le prende tutte. E vince persino i tornei. E lui li paga ma fa finta di non saperlo.

I suoi primi cento giorni da re sono andati alla grandissima, lo ha detto lui gongolandosi e sbrodolandosi. Un giornalista ha avuto l’onore di intervistarlo e di fargli qualche domanda faccia a faccia. Trump lo ha trattato come uno dei suoi raccogli palle e ha fatto trumping tutto il tempo. La domanda più scomoda (delle tante scomodissime) il coraggioso cronista l’ha fatta alla fine prima di essere cacciato a calci: “si fida di Putin”?

Ma che domande fai? “Non mi fido di te”, ha risposto il taccon peso del sbrego ed alla fine ha detto che lui, con tutti i casini che ha fatto e che il giornalista temerario gli ha snocciolato uno per uno…sta solo facendo più grande l’America, il grande “giocatore”.

Solo che l’America ha scoperto che di diventare più grande non le importa nulla se per farlo deve prima morire…di trumping, cioè di un giochino da bari…a briscola.