La pazienza del leader

Si sono parlati. Due ore e passa di telefonata. Dovevano avere l’orecchio rosso. Ma ci sono i tempi tecnici di traduzione. E va bene, Trump ha mantenuto la parola, il che è già di per sé notevole. Putin però non ha fornito nessuna prova che vuole finire la guerra, anzi, ha insistito sulle sue solite richieste. Sembra non essere cambiato nulla. E questa notte ancora bombe su Kiev.

Meloni ha parlato anche lei con Trump in video conferenza con gli altri “Willing” e questa volta c’era. Segno che forse ha capito che esserci è meglio che non esserci.

Pare, ma è solamente, per ora, “voce di corridoio” che Putin sarebbe propenso a trattare le condizioni per la pace in Vaticano e il papa fungerebbe da mediatore. Ottima idea che Zelensky pare avere favorito da subito e probabilmente anche ventilato durante il suo lungo colloquio con Leone XIV domenica scorsa. Ma da parte di Putin ancora nessuna parola chiara.

Chi parla sempre molto chiaramente è Zelensky il quale è di certo la figura che in questo momento esce più nitida in tutta questa lunga ed estenuante (per gli ucraini ma non solo), vicenda. E’ riuscito con pazienza e perseveranza a non farsi intrappolare dentro le spire del risentimento quando Trump e il suo vice lo hanno trattato come uno sguattero guatemalteco in quella ormai famosa imboscata a Washington ma ha continuato a trattare con gli Usa ed a ottenere che Trump, di malavoglia e con interesse a fare di se stesso un premio Nobel, si schierasse dalla sua parte. Quella foto, iconica, dei due in vaticano, in stretto colloquio è la prova lampante della grande capacità diplomatica e della volontà incrollabile del leader ucraino, di portare il mondo occidentale unito dalla parte del suo popolo che poi è un modo per stare dalla parte degli europei tutti. E’ riuscito a ribaltare una situazione che sembrava andare in tutt’altra direzione con gli Usa decisi a stare dalla parte di Putin e di se stessi e poco altro in un clamoroso voltafaccia che aveva messo quasi la parola fine a decenni di collaborazione tra le due sponde dell’oceano.

Ha convinto Trump che era molto meglio per la sua immagine (a cui tiene più di qualsiasi altra cosa al mondo) a mettersi dalla parte degli aggrediti e cercare di convincere “l’amico” russo che era conveniente anche per lui venire a più miti consigli.

Dunque siamo a questo punto: Zelensky guida decisamente la coalizione dei “volenterosi” e la sta portando a ottenere dagli Usa un appoggio che sembrava perduto, mentre Putin continua nella sua politica di menzogna e di ambiguità e soprattutto continua a sparare contro gli ucraini e a non concedere nessuna tregua.

Ma, almeno, ora la sua posizione è chiaramente quella dell’aggressore, quella del dittatore che manda al massacro il suo popolo e continua imperterrito in una guerra voluta dai russi per mera volontà di potere e di sopraffazione. Persino i più sfegatati putiniani ora, non potranno non riconoscere che chi non vuole la pace è Putin, anche se ci sarà sicuramente chi continuerà con la favoletta del povero russo che si sente “impaurito” e reagisce alle “minacce” dei lupi abbaianti della Nato.

Sulla mia corsia

Confesso di non capire bene cosa stia succedendo, ho come l’impressione che la situazione mondiale si stia ingarbugliando ulteriormente e però, allo stesso tempo, ho anche una vaga speranza che i tanti nodi si stiano per sciogliere, o, almeno qualcuno. Ma no, se ci rifletto e metto tutto in fila, mi pare che qualcosa mi sfugga, come se non riuscissi a mettere a fuoco alcuni punti che rimangono in ombra.

Sarà forse l’effetto della recente botta in testa?

Però una cosa mi è chiara: Putin non vuole la pace ma sta cercando di seminare altra zizzania a piene mani sul continente e anche fuori. Trump non vuole andare ai matti per lui, dice che lo chiama forse oggi. Ma per dirgli cosa? Io un’idea ce l’avrei di cosa vorrei dirgli ma non credo che corrisponda a quello che Donald ha in mente. La notizia, poi, del grave tumore che ha colpito Biden mi addolora, quasi come se lo conoscessi di persona e non migliora il “clima” già di per sé tesissimo delle relazioni internazionali.

Papa Leone sembra una speranza appena nata di un “politico” che conosce bene la profondità dell’animo umano, oltre che di una guida spirituale per chi crede. Ma ha appena cominciato e il cammino per la pace che lui stesso auspica dal primo minuto, sembra in salita. Ieri ha parlato a lungo con Zelensky, non è difficile immaginare cosa si siano detti e credo che Leone abbia pesato ogni parola col bilancino e che l’ucraino abbia certamente trovato conforto.

Quello che mi sconforta un po’ è l’ottusità che annuso in giro. Si, una sorta di incomprensibile mistura di indifferenza e paura tra quelli che sarebbero preposti a risollevare il morale e dare dei segnali chiari. Parlo ovviamente dei politici europei definitisi “volenterosi” tra i quali pare che Meloni stia come le famose foglie di Ungaretti. Invita, incontra, stringe mani, sorride, sfila, parla con la stampa a denti stretti…la vedo irritata, quasi sconfortata, non mi pare più quella degli inizi. Forse è stanca, la responsabilità è tanta e il momento difficile. (Ma, a dire il vero, la stessa sensazione la provo anche nei confronti della gente comune, delle “chiacchiere da bar” che sento in giro, un misto di indifferenza e paura e tanta, troppa confusione).

La capisco ma non capisco bene cosa abbia in mente. Ma già, non ho la facoltà di leggere nel pensiero, ma mi piacerebbe che la premier del mio paese desse segnali chiari che la situazione è “sotto controllo”…ma, lo è?

Quello che mi pare sempre più chiaro è che i russi raccontano palle e prendono in giro il mondo. Per tradizione, per “amor patrio”, per “coerenza” con la loro storia…mentono e mentono sapendo di mentire e ben consci di farlo. E’ una strategia come un’altra e per ora, per loro ( e secondo loro) paga, ma fino a quando?

Istanbul è stato un teatrino ridicolo ed altro non poteva essere. Le bombe hanno ripreso a cadere, la tregua è lontana, Trump finge di arrabbiarsi, i volenterosi sono sempre più uniti nelle loro… perplessità e Meloni è la perplessità in persona, pur nella “chiarezza” delle sue affermazioni…

Li capisco, la capisco…ma non capisco.

Ora, per favore, non confondetemi le idee, ho dei punti fermi e da quelli non mi muovo di un millimetro, anzi, gli ultimi sviluppi li stanno rendendo ancora più fermi e però se volete provare a renderli mobili, io vi ascolto, rifletto, pondero ( a questo dovrebbero servire i blog), ma poi continuo a pensare che i punti sono fermi e che se non lo fossero mi sentirei di sbandare e di sbandare non ne ho nessuna voglia, anzi inserisco i sensori anti sbandamento e così rimango sulla mia corsia…

Il ponte immaginario

Il nonno del papa era di origini messinesi, Milazzo per la precisione. Ed era, si narra, un uomo colto e raffinato definito all’epoca “italian lover”. Emigrato in America (come molti altri italiani) e stabilitosi a Chicago, agli inizi del novecento era uno stimato insegnante di lingue. Sposatosi con una rampolla della buona società: Daisy, pare però avesse anche una passione segreta per una certa Susanne e che i due si frequentassero abitualmente e che i loro incontri fossero frequenti e decisamente incuranti della morale pubblica dell’epoca. Tanto da fare guadagnare a Salvatore quel “titolo” del quale spesso gli italiani, all’estero, possono fregiarsi e persino vantarsi. Da questo il famoso “Italians do it better”. Che, francamente, non saprei che origine ha, ma non mi riesce difficile immaginarlo. Millanterie a parte.

Il nonno del pontefice sembra essere stato un uomo molto passionale e deciso a mantenere la relazione con la sua Susanne Fontaine (nome da romanzo) per tutta la vita e forse anche oltre.

La moglie di lui però non ne era (ovviamente) affatto contenta e pare li abbia denunciati. Ma i due hanno continuato la loro relazione e hanno anche avuto due figli, tra loro il padre del futuro pontefice. Ma ci pensate se Salvatore avrebbe mai pensato di avere un nipote papa? Lui che aveva persino dovuto cambiare nome per sottrarsi ai pettegolezzi e forse anche all’invidia della piccola gente.

Diventò: John Lanti Prevost e visse fino al 1960 assieme alla sua amata Susanne, nonna del pontefice, non è chiaro se i due abbiano mai regolarizzato ufficialmente la loro relazione.

Trovo bellissima questa storia, romanzesca e se ci pensiamo non fosse per l’amore che legava quei due “amanti clandestini”, ora non avremmo papa Leone XIV. Ma l’amore supera tutti gli ostacoli, non è una frase da cioccolatini: è vero e questa storia lo dimostra.

E “amore” è una delle parole che il nuovo papa pronuncia più spesso da quando si è insediato in Vaticano, assieme alla parola “pace”. E, come sappiamo tutti, sono due parole che formano un celebre slogan: “peace and love”.

E speriamo davvero che quel “ponte” che il pontefice vuole costruire fra i popoli, sia presto una realtà, non come quello promesso ai siciliani da trent’anni, ma, strano il destino, avrebbe qualche relazione con quella città siciliana sul quale Stretto dovrebbe sorgere.

Questo “immaginario” del pontefice speriamo si “materializzi” presto e non sia solo (pare) un sogno irrealizzabile come quello di cui si parla tanto ma che rimane sempre “sulla carta”. Almeno sinora.

E chissà che qualche per qualche via imperscrutabile, non si materializzi pure quello.

Trump, non parlare, ingrana…

Trump agli emiri: “There is a lot of bad things going on”. Intende a Gaza, dove i civili muoiono tutti i giorni e tutti giorni se non muoiono di bombe rischiano di morire di fame.

E allora che caspita dice il presidente della più grande democrazia mondiale? Perché non usa il suo potere per fermare subito questo massacro e portare subito aiuti umanitari a quella popolazione che sta soffrendo da mesi le pene dell’inferno?

Perché non dire a Netanyhau che ha superato il segno di qualsiasi difesa legittima?

Trump dovrebbe intervenire invece di stare a bighellonare tra il lusso e dire frasette di circostanza. Se c’è uno che può fare qualche cosa in questa faccenda quello è lui. Lui ha il potere di far fermare le armi e di favorire un giusto e tardivo processo di riconoscimento di uno stato palestinese.

Lo farà? O resterà figura “marginale” che pensa piuttosto ai propri interessi? Considerate le premesse, la risposta sembra scontata.

Con…vocazione

A proposito di fake news, di disinformazione e di capovolgimento della realtà, c’è un bel tipetto che si aggira tra i banchi del Parlamento italiano che stenta a riprendere quota nei sondaggi col partito che ha scippato a Grillo, che tenta di prendere le redini della guida del campo largo del quale vorrebbe essere il capo anche se con un numero inferiore di consensi rispetto all’altro partito che “testardamente” vorrebbe tenerlo incartato e che tenta, sempre tenta insomma di ritornare a contare. Si tratta di uno che capirete e lo sapete, mi ha sempre fatto una simpatia folle, stravedo per lui (ora con la botta in testa ancora di più e meglio), ne sono lievemente infatuata e non posso non parlarne seppure solo di tanto in tanto, più poco di spesso, però.

Pare abbia detto: «A parte che il negoziato lo fai anche se non in presenza, io adesso non so se Putin andrà o non andrà, se si è sentito convocato e non accetta, ovviamente, essendo vittorioso sul campo, la convocazione”.

Una frase così meriterebbe il nober (alla romana) per la sfacciataggine. Ma gli italiani perdonano e dimenticano, o meglio dimenticano e basta perché il perdono è una cosa seria e gli italiani con le cose serie ci azzeccano davvero poco. C’è una italiana che insiste a tenersi sempre la porta aperta per eventualmente fare coalizione (e anche colazione da Tiffany) con questo tipo qui, una che porta giacche larghe e pantaloni che scendono pericolosamente dai fianchi dove però se anche scendono c’è sempre un camicione a salvare almeno le apparenze e che tenta di opporsi alla donna premier (unica e sola mi sa) che sembra odiare di tutto core e anche coratella, ma non convince molto, anche perché si trova a dover sostenere le ragioni di un referendum fatto per abrogare leggi emanate dal suo partito…ma sarà ancora il suo partito? Mi sembra decisamente più grillina e anche un po’ grullina sebben scaltrina. Ma che dice la donna in questione di questa frase del suo ideale alleato ex premier avvocato?

Nulla, ci sta, ci sta eccome se ci sta. Ci deve stare è inutile cianciare. C’ha la convocazione? E che c’importa a noi? la pace si fa anche stando a casa, c’ha raggione il caro leader, ‘sti burini ipocriti sozzi che vojono ‘a pace senza paggare dazzio…No, per dire che la donna si è immedesimata con la premier e le viene il romanesco per anti simpatia…

Ieri, lo stesso, il sopra descritto illustre avvocaticchio di se medesimo, ha sceneggiato una solidarietà pelosa coi palestinesi alzandosi in piedi e accusando la premier di stare seduta mentre tutta la sua corte di miracolati si è alzata con lui per applaudirlo. Fa d’uopo la solidarietà, sempre la solidarietà, ci mancherebbe. Agli ucraini no però. Putin sta vincendo la guerra, non serve alzarsi per loro, anzi, per loro è meglio stare seduti e avvisarli che stanno perdendo, se ne facessero una ragione.

Oggi mi va così, anche questo andrà deserto, c’è scarsa attenzione ai temi della politica (?) italiana, ma che ce frega? ma che ce importa? Solo quando c’è da criticare il governo, (largo sempre alle critiche che sono il sale della democrazia e anche il pepe e l’olio e pure l’aceto e volendo pure un po’ di salsa di soja) ci si sveglia un pochettino, ma noto una particolare sonnolenza tra i miei connazionali in questo periodo. Stanchi e svogliati, poco inclini alla politica che non sia quella spicciola dei bonus che si accaparrano in tanti. Corrono tempi così fragili e immaturi da avere bisogno di essere guidati da personaggi poco scrupolosi ma molto ambiziosi, avvocati con la vocazione alla poltrona. Italiani con tre passaporti, politici per caso o per necessità, avventurieri per golosità e però ora …anche basta, si basta va, mi fermo qua. (E torno a dormire).

Il mostro dissacrato

Il mostro ha perso la sua sacralità. Un uomo molto potente ha avuto una condanna a 18 mesi con la condizionale e l’iscrizione all’albo dei reati sessuali. Parlo dell’ex mostro sacro del cinema francese Gerard Depardieu. Due donne lo hanno accusato di averle aggredite durante la lavorazione di un film nel 2021 e un tribunale gli ha dato ragione.

A guardare la sua faccia che appare su tutti i giornali, fa impressione notare come un personaggio del suo calibro si sia potuto rovinare in questo modo. Rovinare la reputazione di attore super magnificato e pluripremiato, amatissimo in patria e all’estero. A me non è mai piaciuto, anzi devo dire che mi ha sempre fatto repulsione fisica anche visto sullo schermo. Un motivo ci sarà e c’è. Coraggiose le donne che hanno dovuto passare attraverso le forche caudine della vittimizzazione secondaria, quella che tocca alle vittime quando denunciano personaggi potenti come quello di cui parlo. Il potere conferisce “intoccabilità” ai mostri sacri, appunto, che però, come nel caso in questione di sacro avevano davvero poco. Uno sozzone, infatti. Me lo posso immaginare come trattava le donne, a parte qualche collega molto “navigata” che gli avrebbe fatto vedere i sorci volanti se solo avesse osato fare il cretino. Oppure qualcuno che ci stava perché gli andava bene o per fare carriera. Non è certamente il caso di Brigitte Bardot e Fanny Ardant, almeno credo. Loro due lo hanno difeso a spada sguainata recitando la parte delle amiche a prescindere…. La Ardant ha affermato in una sua passionale arringa difensiva del collega: Il genio – in qualunque forma si presenti – porta con sé un elemento di stravaganza, di indomito, di pericoloso. (Depardieu) è il mostro e il santo”.

Beh, di santo mi pare abbia veramente poco questo uomo obeso e con la faccia che trasuda astio e cattiveria, mentre esce dal tribunale a braccetto di un suo uomo di scorta. Ha piuttosto di profano e persino un pochino granguignolesco, questo arrogante e impertinente maschilista che non ha che “quel” pensiero per la testa e ho come l’impressione che non gli sia passato per nulla. Un maniaco sessuale insomma: dove e quando gli sembrava di poter posare le sue manacce lo faceva e non si faceva scrupolo di condire le sue smanacciate con frasi volgari e decisamente inequivocabili circa quello che gli passava per la testa. Appunto.

E poi ancora, quello che fa più impressione e la misoginia e il maschilismo dimostrati dagli avvocati del bellimbusto. Hanno sfoderato tutta l’ arroganza maschilista nei confronti delle donne che denunciano reati sessuali e non basta, hanno insultato persino le colleghe avvocatesse definendole in vari modi sguaiati, oltre a dipingerle come “isteriche” e ” dalla voce insopportabile”. Ancora, nel 2025. Ed è questo ad essere insopportabile almeno come le violenze subite dalle due donne. Ma dietro a loro c’è una lunga fila di altre donne che hanno dichiarato di aver subito violenze e molestie da questo grande “genio”.

Genio si, ma del male che ora andrà a leccarsi le ferite e meditare vendetta.

Ma, intanto, giustizia è fatta, una volta tanto da un tribunale che ha riconosciuto in uno degli uomini più potenti di Francia uno sbavoso, lascivo, violento aggressore di donne e lo ha certificato sulla sua fedina penale.

“L’indomito e pericoloso genio” ora sa che sarebbe recidivo e potrebbe anche finire dietro le sbarre a sbavare sulle “gambe” della branda.

Vladimiro compra tempo

Vladimiro è spalle al muro. Sta meditando strategie offen…ops, difensive, Legge Sun Tzu avidamente. Lo sa a memoria e però, al momento non è dato sapere cosa si inventerà.

Eh si, mi piacerebbe sentire tutti gli strateghi geopolitici, i sociologi, i so io tuttologhi che per anni mi (ci) hanno imbonito teorie del tipo: non è Putin a volere la guerra, lui non voleva invadere, è stato costretto dai lupi abbaianti della Nato e dai “nazisti” ucraini…tesi alla quale non ho mai creduto, ma neppure per un nanosecondo.

Stretto tra i “volontari della pace” europei e vari eventuali, le finte minacce di Sputafuoco roll and rock, baby e persino quel topastro di Zelensky vestito dalla sartoria di nonna Papera che gli dice che deve accettare la tregua di 30 giorni… non fare il bischero e andare in Turchia dove lui l’aspetta in mimetica per trattare.

Per non parlare di papa Leo che è andato nel particolare e gli ha persino detto che deve restituire i bambini…

Sembra quasi un incubo per il russo. Eppure la camomilla l’ha presa, ma niente da fare ci sarà bisogno di qualche pasticca di iperico per frenare lo stress, oppure di una seduta di Hatha Yoga nella postura del serpente, che è quella che gli riesce meglio.

E’ questa:

Andare a trattare con quello lì? Ma non se ne parla proprio, deve aver detto ai suoi fedeli cucciolotti portavoce e porta…pene (inteso come preoccupazioni, ovvio) e di rimando loro: ma va, ma che ci vai a fare? resta a casa, fai finta di essere indisposto, digli che hai le tue cose…ne avrai anche tu di cose no? Tutti ce le abbiamo le cose. E intanto compra tempo. Prendi tempo, temporeggia, nicchia, fingi di starci…insomma fai un po’ la smorfiosa, eddai che se vuoi ti riesce.

Lasciali friggere a fuoco lento, abbassa la fiamma e stai ad aspettare.

Non c’è altra soluzione, credi (gli dicono)…chissà se li sta ad ascoltare…mi sa che pensa di comprarne di nuovi…eh si, mi sa che deve mettere mano al portafogli e farci uscire un po’ di Mosche, fa d’uopo.

Un “bravo ragazzo” come tanti

Ha una faccia da “bravo ragazzo”, compunta, mentre risponde alle domande di una giornalista durante un’intervista di Mediaset. Ha la divisa da receptionist e un contratto a tempo indeterminato presso l’Hotel Berna a Milano. La foto scattata sei mesi fa durante la registrazione di una trasmissione televisiva, vista oggi è impressionante.

Ha il distintivo col nome sul taschino della giacca: Emanuele, ben pettinato, lo sguardo attento, forse un po’ troppo “fisso”, parla di sé e della sua esperienza di “carcerato modello” con un contratto di lavoro che svolge regolarmente in quell’hotel e poi la sera torna in carcere a finire di scontare la sua pena per aver ucciso, nel 2016, una ragazza in un altro hotel nel casertano. Un femminicidio, dunque, uno dei tanti, una donna ogni due giorni viene uccisa per mano del compagno, marito, amante, convivente…

Emanuele D Maria non aveva finito di scontare la pena, gli mancavano cinque anni. Ma non li farà perché è finito cadavere dopo un volo di parecchi metri dalle terrazze del Duomo dove si era rifugiato dopo aver accoltellato un collega. Ha messo fine alla sua vita dopo aver ucciso una donna e accoltellato quasi a morte un uomo. Ma non basta, poche ore dopo si scopre che ha ucciso anche un’altra donna, una collega ritrovata dopo due giorni dalla scomparsa, in un parco, con la gola tagliata.

Dunque, riassumendo, il carcerato “modello” Emanuele de Maria, con un femminicidio alle spalle, tenta un omicidio e compie un altro femminicidio mentre si trova in permesso di lavoro che gli era stato concesso per “buona condotta”.

Una buona condotta che lo ha portato a suicidarsi dopo aver commesso la “cazzata” (e non la prima e neppure unica) come ha riferito al telefono, pare, ai genitori della stessa donna che giaceva cadavere in un anfratto del parco vicino all’hotel e dove le telecamere li avevano ripresi mentre passeggiavano.

Sembra la trama di un film horror: il detenuto modello era in realtà un serial killer, uno spostato, depravato, fuori di testa che avrebbe dovuto essere sorvegliato a vista ogni minuto della sua detenzione perché avrebbe potuto uccidere a mani nude anche i secondini.

Forse bisognerà riflettere bene su questo episodio prima di riprendere la retorica, ormai stucchevole, della attenzione verso i carcerati “sofferenti” dentro carceri sovraffollate e mandati “fuori” a lavorare per “riabilitazione”. Forse bisognerà chiedersi meglio se non servano nuove e più dignitose strutture carcerarie, piuttosto che “percorsi esterni” dove chi sta scontando la galera per avere già ucciso, trova la possibilità su un piatto d’argento di uccidere ancora, senza nessuna remora e meno che mai pietà.

Un detenuto modello che forse avrebbe dovuto essere detenuto…a vita.

Le madri sono farfalle

Le madri non muoiono.

Diventano farfalle, fiori,

nuvole, tramonti.

Diventano pensieri d’amore che

ci accompagnano sempre

e sono con noi in ogni istante.

Una musica dolce o un vento leggero

che se ascoltiamo attenti

ci riporta le loro voci.

E sono dovunque noi siamo

per ricordarci che l’amore

resiste a tutto.

Torneranno i colori?

Oggi qui è talmente una bella giornata dopo tante giornate pessime, che mi è venuta voglia di riproporre questo racconto.


Perché il cielo è azzurro e gli alberi sono verdi? Una ragione c’è di sicuro. Gli alberi azzurri e il cielo verde chi li vedrebbe? O non è solo una questione di abitudine?

No, decisamente non è abitudine. Un albero deve essere verde. E il cielo, azzurro. Non ci deve piovere.
Ma che idiozia. Chiedersi il perché dei colori. Eppure me lo sono chiesto questa mattina mentre guardavo il cielo azzurro con qualche sprazzo di bianco di nuvolette inconsistenti, passanti, indecise se fermarsi o liberare lo spazio dalla loro presenza. Stavo facendo colazione. E’ il momento della giornata in cui mi pongo delle domande. Da sempre. Poi, con lo scorrere del tempo, ho altro da fare che chiedermi il perché delle cose, ma la mattina, mi va. Sarà una questione di luce.

E in quanto alle risposte non ne trovo mai nemmeno una. O quasi. Sarà perché le domande sono sempre assurde, sarà perché in realtà non mi interessa rispondermi, preferisco rimanere appesa all’interrogativo che darmi una risposta che non potrebbe essere che altrettanto sciocca quanto la domanda.
Ma forse questa non era poi così sciocca. In fondo i colori mi hanno sempre affascinato e suscitato desiderio di capire perché proprio quel colore e non un altro che corrisponda a quella cosa o ad altra. Insomma li colore delle cose è di per sé una cosa che ha la sua importanza. Volendo.

Mi si obietterà che sono un’ ignorante in materia. Che non conosco la fisica, che dovrei approfondire e scoprirei che c’è una ragione a tutto. E sarebbe una giusta obiezione che avrebbe colto nel segno Ma confesso che, spesso, andare a fondo delle cose mi spaventa. E la bellezza sembra stare solo in superficie. Dico: sembra.

Riflettendoci, però, andare a fondo non è poi cosi difficile. Sarà perché “il fondo” mi da l’idea di buio?. Non c’è tanta luce e i colori non si vedono bene. A fondo, scavando, la luce diventa flebile, i colori perdono vivacità, si attenuano. Ma li, sembra, c’è la risposta a tutte le domande.

Mi diceva mia madre: rifletti, bene, sempre, prima di parlare , vai a fondo dei problemi, non lasciare le cose a metà. Che discorsi!
Ovvio che quando si è piccoli si ha la tendenza a saltare i problemi, non ti va di stare a pensare troppo su come agire e approfondire è una parola che spaventa, sembra un’incombenza, un compito a casa, insomma, un fastidio.
Ma da adulti la cosa cambia. Si ha il dovere di andare a fondo delle cose. Di cercare di capire, di non fermarsi alle apparenze. Si dice.

Ecco, appunto, le apparenze. Sono i colori apparenze? Una rosa mi appare rosa perché quello è il suo colore dato dall’effetto della riflessione della luce sulla sua superficie, ecco e quindi quello che appare rosa è rosa e quello che appare rosso è rosso. Punto e basta.

Eppure quello che intendo è questo: se non mi convince il fatto che il colore delle cose è solo apparenza e gioco di luci e di riflessioni, che cosa ho capito del mondo? O non ho capito?
Ci vorrebbe un esperto in materia e lui mi chiarirebbe i dubbi spiegandomi le leggi dello spettro di luce e dei colori e che le gamme infinite di variazioni di tonalità sono dovute alla riflessione della luce sulle diverse superfici e alle forme e alla composizione dei corpi. E terrebbe una conferenza.

Ma poi? Anche capendo, anche ammesso che arrivi a farmi una ragione delle leggi della fisica, quando vedo un tramonto rosso fuoco e non posso fare a meno di commuovermi a quello spettacolo, chi mi spiega cosa succede dentro l’anima alla vista di quelle pennellate di rosso e rosa di tutte le gradazioni e perché si viene colti quasi da sgomento nell’intuire che dietro a quello spettacolo c’è una mano che lo ha architettato?
Ed allora, a questo punto, tutte le leggi della fisica devono lasciare lo spazio alla metafisica.

Questo è il punto. L’universo dei colori o anche i colori dell’universo sono il tocco finale, la mano di vernice, la pennellata che serve a finire il lavoro e che lo compie, lo ultima, lo abbellisce e completa.
E chi l’ha data? Chi ha costruito l’universo non poteva farlo incolore, doveva farlo colorato perché i colori sono quello che ne fa un capolavoro compiuto. Ecco che la mia domanda dell’ora di colazione questa volta ha un senso e la risposta pure. Almeno per me. Il cielo è azzurro e gli alberi verdi perché l’ Architetto li ha voluti cosi, questo è il Suo Gusto Personale, la sua Idea di Universo, la Perfezione.

E la Perfezione si trova andando a fondo, in superficie non si trova, si deve scavare. Lui, l’Architetto l’ha posta in posti remoti, reconditi, difficili da trovare. Non è a portata di mano. Si dice: non è di” questo” mondo. La Perfezione è Lui. Trovarlo è una cosa difficile . E preferiamo lasciare le cose a metà quando non vogliamo capire, guardiamo la superficie incresparsi ma sotto non ci fidiamo di andare. E’ un processo lungo e difficile e ci si perde seguendolo e a volte non ci si ritrova. E’ un percorso ad ostacoli in cui si inciampa. Ci si rialza e poi si rinciampa. E poi non crediamo. Diciamo che tutto quello che appare è e che tutto quello che è appare. E che se ci fosse, l’Architetto dovrebbe mostrarsi e non dovrebbe esistere il buio e tutto dovrebbe essere a colori e il fondo non dovrebbe essere un luogo dove ci si può anche perdere ma un posto dove il colore rende tutto luminoso e chiaro e la luce in fondo arriva e illumina anche le caverne più nere. Eppure la Perfezione è a portata di mano, a volerla vedere.

Ma un albero è verde e si staglia sull’azzurro e l’azzurro risplende nei suoi contorni e anche il buio può essere apparenza e i colori esserci anche a fondo come in superficie. E’ l’occhio interiore che vede di più al buio che in piena luce, la rosa è di tanti colori e un tramonto di fuoco o un’alba radiosa sul mare appaiono e sono la rappresentazione dell’anima del mondo. E di quella di tutti i colori del mondo. O del mondo a colori, di quello che appare e scompare, che si vede o non si vede. Alla luce o al buio. Sempre… Ma tra un po’ risalgo.