L’ordine arrivato al capo partigiano, pare, direttamente da Sandro Pertini, era nei confronti di due attori celebratissimi all’epoca del telefoni bianchi: Luisa Ferida e Osvaldo Valenti.
I due mi sono venuti in mente in questi giorni in cui si festeggia la Liberazione dal nazifascismo e in molte parti d’Italia ci sono state manifestazioni di ogni genere soprattutto collegate al ricordo dei partigiani e della loro lotta per ottenere la libertà da un regime che aveva distrutto il paese da nord a sud. Anche perché mi è balzata agli occhi la recensione di un libro a loro dedicato.
Poco però si è detto della guerra civile seguita alla Liberazione, durata a lungo e che è stata la peggiore vergogna italiana e di cui si è persa la memoria o non se ne vuole parlare per ipocrisia.
Ora che al governo c’è la destra, si parla spesso di antifascismo ma non si dice mai ( o poco) cosa è stato quel periodo seguito alla devastazione della guerra con tutti i veleni che ha lasciato nel tessuto sociale del paese e col quale molti italiani non hanno mai fatto i conti e di cui forse, neppure sanno nulla.
Luisa Ferida nel 1945 aveva 31 anni, era un’attrice di grande talento, amata di più grandi registi dell’epoca e con al suo attivo molti film di grande successo.
Osvaldo Valenti ne aveva 39 ed era un attore iconico, cocainomane, eclettico e di personalità istrionica.
I due si sono innamorati durante le riprese di un film qualche anno prima e facevano coppia fissa. Bellissimi entrambi erano, molto probabilmente, molto invidiati. Ricchi e viziati dal pubblico, si davano al lusso e alla bella vita, ne avevano i mezzi e come loro in molti hanno fatto prima e dopo di loro.
Sono stati massacrati a Milano su ordine del capo partigiano “Vero” che ha raccontato poi di aver ricevuto l’ordine direttamente dal futuro capo dello stato: Sandro Pertini il quale pare lo abbia detto a chiare lettere: “fucilali, e non perdere tempo”. Si erano consegnati spontaneamente perché lui si era arruolato nella Decima Mas e avevano creduto nel cartello che invitava a presentarsi al comando istituito dai partigiani e che non avrebbero subito conseguenze. Non sono stati neppure interrogati, nessun processo, neppure sommario, nessuna prova dell’accusa che gli fu rivolta di “collaborazionisti”. Sono stati invece massacrati in strada a Milano a colpi di mitra e lasciati a terra per ore a dissanguarsi.
Lei era incinta di quattro mesi e aveva avuto un aborto spontaneo qualche anno prima. La scarpetta di lana azzurra da neonato che teneva in mano era quella che aveva confezionato per quel bambino mai nato e che ora sperava di mettere al nascituro. Nascituro anche lui mai nato perché massacrato in grembo alla madre.
La loro casa è stata barbaramente saccheggiata e i loro averi, tutti, distribuiti tra i saccheggiatori.
La madre di Ferida, negli anni cinquanta ha chiesto che fosse fatta giustizia e un tribunale ha stabilito che lei e Valenti sono stati “assassinati” e su di loro non è uscita la minima prova delle infamie di cui erano stati accusati. Alla madre di Luisa Ferida è stata riconosciuta una pensione di guerra come risarcimento (ben misero) da parte dello stato italiano a riprova della sua innocenza.
Questo è uno dei tanti episodi infami che hanno macchiato il nostro paese durante la terribile faida che ha fatto seguito agli eventi, altrettanto atroci, del regime e della guerra. Non toglie nulla al valore dei tanti che hanno contribuito a liberare il paese dai nazifascisti, compreso chi ha dato quell’ordine e che solo chi ha vissuto certi momenti, può capire cosa passi per la testa di chi deve prendere certe tremende decisioni.
Ma, secondo me, vanno ricordati come si ricordano altri fatti atroci e altre infamie perpetrate dal regime in quell’infausto periodo e si deve fare, non solo per ricordare i morti e chi è stato vittima senza colpa, del clima di odio e di paura che si era instaurato in Italia a causa della guerra e della dittatura, ma perché il nostro paese non ritorni mai più ad essere vittima di estremisti che provocano barbarie e che a loro volta provocano altre barbarie e infamità.
Ma si giunga finalmente a considerare un periodo “chiuso” che lascia tracce indelebili ma che deve essere compreso fino in fondo in tutte le sue molteplici sfaccettature per poter essere definitivamente archiviato come il periodo più buio ed esecrabile della nostra storia.
Bellissimo articolo! Con le mezze verità non si faranno mai i conti con la storia.
Se non li ha letti, le consiglio i libri di Giampaolo Pansa, che, da giornalista di sinistra, ha voluto poi rendere giustizia alla faccia nascosta della guerra civile.
A me in questi giorni è venuta in mente Viktoriia Roshchyna e quello che ho letto dei suoi resti era così inatteso (anche dopo il caso di Yevgeny Nuzhin) che mi son chiesto se ai giornalisti palestinesi morti per una bomba non fosse toccata una sorte migliore.
Quanto alla possibilità di ricordare in modo imparziale tutte le infamie di quasi un secolo fa, forse è anche il caso di chiedersi se davvero il fondo lo si sia toccato con esecuzioni sommarie. https://thevision.com/cultura/fascismo-manicomi/
R
e però non possiamo dimenticare che il fondo quando lo si tocca, deve insegnare come risalire e non a ripetere le stesse miserie. Purtroppo non è così.
noi russi intende?
no, allora magari noi israeliani?
oppure erano i palestinesi?
ok, ok: “noi” esseri umani. Così non lasciamo fuori nessuno neanche i Buddisti.
https://gategate.it/il-buddha-ha-insegnato-la-nonviolenza-non-il-pacifismo/
Eh sì, proprio una bella storia, chissà se piace anche questa:
https://www.senzatregua.it/2014/04/21/casa-dello-studente-casa-della-tortura/
Ai nazifascisti piaceva “perdere tempo”.
E già che siamo in vena di “Amarcord” il partigiano “Bisagno” nome di battaglia ispirato dal fiume che attraversa la città fino alla foce, a cui è stata intitolata la via dove si trova la casa degli orrori, era un cattolico.
Il cardinale Angelo Bagnasco ha dato il via alla causa di beatificazione e canonizzazione di Aldo Gastaldi, medaglia d’oro della Resistenza, ricordato come “primo partigiano d’Italia”.
R
NO NON PIACE, per niente. Come “non piace” l’altra. Come non piace in generale la violenza. “Qui” la violenza, i fascismi, i nazismi E TUTTI I REGIMI DITTATORIALI analoghi, non piacciono, non sono mai piaciuti e non piaceranno mai. Come non piace l’ironia che fai su una “storia” che non ho raccontato per nessun altro motivo se non per dire che la violenza fa male tutta, da qualsiasi parte provenga.
Che gli ucraini cerchino il dialogo a prescindere con “l’antinazismo” filorusso così come il genovese è improvvisamente diventato sostenitore dei partigiani italiani a discapito del personaggio che finora ha recitato.
Chiedo agli esperti di nonviolenza di deliberare su quanto segue per chiarire la natura dell’ortodossia per coloro che non sono addento ai misteri.
In quella Casa dello Studente di Corso Gastaldi fui ospite per più di tre anni, nei primi anni sessanta. Una targa di marmo ricordava le atrocità dei fascisti ivi perpetrate. A quel tempo la Casa era ritornata luogo di accoglienza e punto di ritrovo di studenti universitari provenienti da tutte le parti d’Italia e anche dall’estero(Grecia e Spagna, soprattutto, ma anche da più lontano, come Santo Domingo) ciò che conferiva all’ambiente una certa aria di internazionalità. Io provenivo dalla Sicilia per completare a Genova gli studi di ingegneria iniziati a Catania.
Attraverso una doppia scalinata, si accedeva all’ampio atrio del piano rialzato dove, erano le sale studio, una piccola biblioteca. il bar col biliardo, la sala televisione, la cappella e lo studio medico. Ai piani superiori le stanze riservate agli studenti, al piamo terreno il grande salone della mensa. Un via vai di studenti animava quel luogo, diventato punto di incontro di svariate mentalità, di scambio di opinioni e di animate dispute politiche.
Era il periodo del governo Tambroni sostenuto dai voti del MSI, e dei disordini che seguirono alla scelta di Genova come sede del Congresso del MSI, una grave provocazione per una città medaglia d’oro per la resistenza partigiana.. Ricordo i cortei di protesta, il discorso del professore Togliatti (fratello di Palmiro)dinanzi l’ingresso della Casa dello Studente, il via vai delle ambulanze a sirene spiegate, dirette al vicino ospedale San Martino. Fu la scintilla che fece scoppiare la contestazione in tutta Italia contro quel governo sostenuto dai voti del Msi. Quando si cominciarono a contare i morti(cinque a Reggio Emilia, due a Palermo, uno a Catania) il governo Tambroni cadde.
Oggi il MSI non c’è più, o meglio, è mutato nel nome, non so quanto nella sostanza, e chi ne ha colto l’eredità è addirittura salito al potere, coi risultati negativi che cominciano ad essere evidenti. Le rivolte di piazza sono passate di moda, o meglio, si sono indirizzate verso altri obiettivi, i massacri di Israele, e il fatto che i manifestanti vengano manganellati è significativo del fondo dove stiamo sprofondando. La sinistra tradizionale ha perso da tempo la sua identità e l’unico vero partito di opposizione che mostra di avere a cuore il destino dei meno abbienti e della pace nel mondo, viene esecrato come il vero nemico del popolo italiano. C’è poco da stare allegri.
PS Grato se la BM voglia pubblicare questa mia testimonianza. .
R
“il fondo in cui stiamo sprofondando”?
al governo c’era il democraticissimo Giuseppe Conte.
Mariagrazia, senza mascherina tutti vicini durante la pandemia ( 18 ott 2021) https://www.today.it/attualita/bollettino-coronavirus-oggi-18-ottobre-2021.html
Il vaccino ha salvato più vite di quanti simili “covid-party” ne hanno distrutte nell’ignoranza generale.
L’art. 18, TULPS (r.d. n. 773 del 1931) prevede che le manifestazioni richiedano autorizzazione.
L’errore più grave è stato quello di non annunciare che l’idrante avrebbe spruzzato vaccino a chi fosse rimasto sul posto.
“Vostra madre è radioattiva per il vaccino contro il Covid”. Padre no vax a processo per maltrattamenti (26 Settembre 2024)
Il “padre” no vax sarebbe dovuto essere sottoposto a vaccinazione obbligatoria.
Cara Mariagrazia e allora se non ti piace la violenza e sono sicuro che non ti piaccia, perché continuare con il refrain dell’armiamoci e partite?
Quanto alle tue lettere e commenti sulla Liberazione direi che non c’è niente da capire come diceva De Gregori, è tutto chiarissimo, cristallino.
Volevi mettere in buona luce la buonanima di Pertini.
Ah, censura pure se non ti sta bene quello che penso e scrivo.
R
ma no, Pertini non c’entra, volevo solo ricordare quei due perché mi aveva fatto molta pena leggere che lei aveva avuto un aborto spontaneo e loro due erano belli, famosi e felici e di colpo hanno perso un figlio, poi ci hanno riprovato e lei era incinta di quattro mesi e si era portata appresso quella scarpetta di lana azzurra che aveva confezionato lei stessa per l’altro figlio morto, scarpetta che è stata ritrovata a terra vicino a lei morta e con lei anche il bambino che portava in grembo (altre versioni dicono che la stringesse in mano Valenti). Volevo ricordarli perché la “Festa” non riguarda mai loro, loro sono morti “assassinati dal partigiano che ha eseguito quell’ordine sbrigativo e severo, senza pietà, loro non avevano colpe ma giravano solo voci e niente di sicuro. E la loro ingenuità nel credere che i partigiani li avrebbero lasciati vivere in pace la loro vita, la guerra era finita e stavano per avere un figlio. E invece per loro non c’è stata liberazione né gioia, ne festa, né gloria, ma solo disprezzo e infamia almeno fino ad anni dopo e solo per la costanza il coraggio e l’amore di una madre che non ha mollato fino a che non ha avuto giustizia.
Della loro storia ne hanno fatto anche un film, ora non ricordo il titolo, Erano belli ricchi e innamorati e pieni di talento e aspettavano quel bambino che doveva ripagarli del dolore della perdita del primo.
E’ poca cosa questa che ho scritto qui, pochissima, ma l’ho voluto fare per loro due, per onorare la memoria di due grandi attori trucidati dalla follia e dall’infamia di un periodo che ha macchiato per sempre il nostro paese in modo indelebile. Due artisti famosi che avrebbero potuto dare ancora molto se solo chi doveva dare quell’ordine non avesse avuto paura di dover pagare delle conseguenze nel lasciarli andare liberi.
Certo che non poteva essere che A59 facesse il Buddha solo per trovare una scusa con cui pretendere la resa degli ucraini.
Oltre al buddismo ci sono vari tipi di ateismo, incluso quello di chi pretendeva di essere “tutto dialogo e nonviolenza” e poi si inventa sostenitore dei partigiani.
Il “Felice Allegria” del blog insiste a considerare partigiani gli ucraini….
Sto parlando di chi si inventa che io mi inventi sostenitore dei partigiani.
Certo che per il dialogo bisogna essere un minimo attrezzati e non mi pare il suo caso.