Una stanza in cielo

Mi piace immaginare che ora Gino abbia una stanza in cielo, con la gatta che gli gira intorno e Ornella che lo fulmina con una della sue battute, del tipo: “tu qui stai”?. Gli occhiali sul naso e la chitarra sulle ginocchia. Un poeta, Gino Paoli, un uomo moderno da sempre e sempre, originale, creativo, geniale e come tutti i geni, scontroso e riservato.

Io non lo so se nella vita fosse come sembrava essere quando cantava, nelle sue sempre più rare apparizioni, sempre schivo quasi trasognato. Ho letto che in privato era uno sempre allegro, totalmente diverso dall’immagine che dava di sé, un tipo quasi gioviale. Tutto il contrario di quello che appariva. Faccio fatica a vederlo in questa veste.

Succede spesso che le persone più riservate e schive quando sono in pubblico, nel privato siano diversissime, per nulla quelle che appaiono. Lui, pare fosse così. Un artista raro, un uomo strano, affascinante e tenebroso come sono spesso i poeti. Un cantante e un autore e molto di più. Uno che ha riempito la nostra vita con le sue canzoni che sono diventate capolavori tradotti in molte lingue. Eppure non si è mai dato delle arie, non si è mai mostrato troppo. Riservato, forse timido, quasi scontroso eppure un animo sensibile e un uomo intelligente e garbato e dalla voce inconfondibile.

Ho amato e amo tutte le sue canzoni è stato per me come per tutti credo, un compagno di vita ed un amico e mi piace immaginare che ora stia ancora pensando al prossimo brano da lanciare, al prossimo pezzo da scrivere e alla prossima donna da amare. In cielo, nella sua stanza luminosa e con gli alberi infiniti che profumano l’aria e con la musica che è stata tutta la sua vita, che passa tra le foglie e sullo sfondo il mare, una spiaggia e l’odore di salsedine che si spande tutto intorno…

“Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai”.

8 commenti su “Una stanza in cielo”

  1. Volevo solo correggere il mio lapsus calami sulla “residenza delle basi americane in Europa”.
    Sono una ottantina d’anni (dal 1945) e non 90, come da me erroneamente citato.
    R
    Romolo, possibile che lei ne abbia solo per la UE e gli USA, la politica italiana (o anche tanto altro) la lascia del tutto indifferente?

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    • Gent.ma Sig.ra Gazzato,

      purtroppo certe ideologie sono cosi’ radicate nelle persone che e’ praticamente impossibile instaurare con quelle un razionale dialogo, seppur epistolare come questo sul blog.

      Ognuno rimane sempre, pur dopo aver speso tempo in argomentazioni, anche estremamente particolareggiate, con le sue convinzioni…;
      per cui non vale piu’ la pena di perdervi ulteriore tempo.

      Lo noto con…l’argomento U.E., ad esempio, sul quale la divergenza con gli altri frequentatori e’ moltissima, addirittura vi e’ l’ indifferenza totale sul tema, purtroppo.

      Ma anche su altre tematiche ci si troverebbe dinanzi ad….una muraglia di contrarieta’, se non addirittura di totale nonchalance.

      Riforma della Costituzione;
      riforma della Giustizia;
      argomentare sulle manifestazioni di piazza “proPal”, antiTrump…;
      ragionare sulle competenze e i comportamenti delle Forze dell’Ordine dinanzi a delinquenti e facinorosi;
      confrontarsi sul tema delle immigrazioni clandestine in Italia…;
      scrivere sulla riforma sanitaria italiana;
      esporre le proprie opinioni sulla nostra societa’, italiana e le sue contraddizioni…, ecc. ecc…

      Tutti argomenti su cui sarebbe interessante confrontarsi…ma immagino gia’ che cosa scriverebbero i “lettori” sul Suo blog…

      Per cui lascio perdere proprio:
      ci rinuncio a priori, e’ un perder tempo e…sapone.

      La tematica europea e la geopolitica mi prendono particolarmente
      (ma, ripeto, anche altre, checche’ si possa credere il contrario)
      cosi’ come, del resto, il problema delle donne sfruttate, vilipese ed…assassinate da uomini, che definire balordi e’ ultrariduttivo, toccano molto Lei.

      Ci sono sicuramente tantissimi argomenti su cui….argomentare ma, purtroppo, leggendo che molte idee e convinzioni dei frequentatori del Suo blog sono, per me, alquanto discutibili oltre che in loro estremamente radicate
      lascio perdere…proprio:
      mi attirerei solo “ostilita’”, oltre che a provare una personale amarezza ed un grosso disappunto mentre … non si risolverebbe un bel niente!!!

      Cordiali saluti.
      R
      rispetto la sua idea e la capisco bene, ma se vuole usare un po’ di ironia (mi pare che non le manchi) potrebbe dire quello che pensa senza stare a farsi dei problemi per quello che pensano gli altri. Ci pensi.

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  2. Già cara Mariagrazia, è andato l’ultimo degli artefici della “scuola genovese”, fucina di artisti, dall’inarrivabile Faber De Andrè a Bruno Lauzi, Umberto Bindi (ostracizzato per la sua omosessualità), Luigi Tenco.
    Genovese e genoano ma sportivo al punto di presenziare alla festa per la ormai giurassica festa per lo scudetto della “Sampd’oro” di Vialli e Mancini.
    Era stato anche parlamentare, senza infamia e senza lode, troppo distante per carattere dalla politica del compromesso e degli inciuci.
    “Il cielo in una stanza” è stata composta da Paoli in maniera autobiografica, è il racconto struggente e romantico con una prostituta in un bordello dei vicoli genovesi che aveva il soffitto dipinto di viola, l’armonica che suona rappresenta il “culmine” di quel fugace rapporto. Le prostitute dei vicoli negli anni 60 erano muse ispiratrici, la non meno bella “Via del Campo” di De Andrè ne è un’altra testimonianza.
    Ha vissuto per quasi 70 anni con un proiettile nel cuore, si sparò nel luglio del 1963 per compiere quello che definì un atto di autodeterminazione e al contempo una cosa idiota e più prosaicamente in un’intervista: “una stronzata mostruosa”.

    Era amato dalle donne, una moglie, un’amante (Ornella Vanoni) e una concubina (Stefania Sandrelli), in un famoso film della Wertmuller veniva definita dagli amici di “MImì metallurgico” la perfezione!
    Tra quelli che corsero al suo capezzale all’ospedale, Luigi Tenco che affranto ripeteva:
    “Non si fa, Gino, non si fa Non si fanno queste cose”. Lui poi lo fece ma non ebbe stessa fortuna, dopo una bocciatura a Sanremo si suicidò sparandosi.
    Ha avuto una vita spericolata alla Vasco, “Bacco” (diceva di bere una bottiglia di whisky al giorno), “Tabacco” (fumava due pacchetti di sigarette al giorno), Venere (le donne gli sono sempre piaciute) ma a differenza di tanti altri colleghi rimasti ibernati negli anni 60, lui dopo 30 anni sbancò le classifiche in radio e tv con una ballata orecchiabile che ricalcava la sua vita: “Eravamo 4 amici al bar”, metafora del suo carattere poco avvezzo alle convenzioni comuni.
    E che amasse Vasco lo testimonia in quella canzone che chiude con una strofa di “Vita spericolata” brano simbolo del Vasco pensiero, riprendendone l’inciso musicale.
    R.I.P.

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  3. Nello stesso anno se ne sono andati Vanoni e Paoli, simboli di una generazione musicale ormai passata. Adesso i cantanti hanno nomi di malattie, tipo Dito nella Piaga o Ernia; per ascoltarli bisogna munirsi di ricetta.
    Purtroppo la florida tradizione genovese di artisti inarrivabili è stata sostituita da Olly o Bresh, Dio ce ne scampi.
    Paoli ha divorato la vita fino all’ultimo, ma le canzoni le sapeva scrivere, passando da quelle banali da giro di do tipo “sapore di sale” e “la gatta” a quelle più strutturate come “ti lascio una canzone” o “una lunga storia d’amore”.
    Qui mi fermo perché non ho piena conoscenza della sua discografia, ma da ieri ci stanno rinfrescando la memoria trasmettendo molti dei suoi pezzi.
    A me una bottiglia di grappa dura quasi un anno e non uso spararmi rivoltellate però sono sicuro che a 90 anni arriverò peggio di lui.
    R
    e perché ne è così sicuro? Fuma?

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