E’ quasi tardi

Se avesse solo cinque anni di più avrebbe sulla coscienza un tentato omicidio premeditato. Ma ha tredici anni il ragazzo che dopo aver accoltellato la sua insegnante di francese dice di essere dispiaciuto che non sia morta. Ma non solo, pare che avesse anche espresso ad un amico l’intenzione di uccidere i genitori. Entrambi, neppure uno solo tutti e due.

Un delinquente in erba ma sempre delinquente all’ennesima potenza e non solo potenziale perché, non fosse intervenuto qualcuno a salvarla, ora la professoressa sarebbe all’altro mondo.

Qualche cosa nell’educazione delle ultime generazioni deve essere andato storto. Certo, lasciarle in balia H24 di videogiochi orripilanti e altre schifezze sui social ai quali possono avere accesso fin dalla primissima infanzia, non deve aver influito positivamente sulla loro fragile psiche. Inutile ora chiedersi di chi sia la colpa perché è chiaro che una società fondata sullo smartphone di ultima generazione, non poteva dare grandi risultati.

Ora che la cosa sia terrificante mi pare sia lampante: baby gangs, bulletti, piccoli assassini e potenziali terroristi come quello arrestato a Perugia che stava preparandosi a fare una strage in una scuola e poi uccidersi. Ma che razza di porcheria guardano o hanno guardato i ragazzi/bambini da quasi quando erano in culla? Avevano già lo smart a cinque anni, ancora non sapevano leggere ma guardavano le figure!

E’ chiaro che hanno bisogno di uno o anche più di uno, non bravo ma bravissimo perché cercare di mettere del sale dentro le testoline di piccoli delinquenti che presto saranno tutti maturi per la galera, sembra impresa ardua e difficile. Il male è stato fatto e ora i risultati sono questi. Chiudiamo i social ai minorenni? Mettiamo i metal detector davanti alle scuole? o impieghiamo buoni psicologi inserendoli nelle strutture scolastiche che veglino giorno e notte sulle mosse di questi individui ancora “acerbi” ma in grado di fare già molto male agli altri e a se stessi?

Certo, qualcosa bisogna fare, stare mano in mano a guardare la disfatta della civiltà per colpa di un aggeggio diventato più importante della propria madre? No, direi di no. Ma bisogna agire presto e anzi dire che è quasi tardi.

7 commenti su “E’ quasi tardi”

  1. Gli adolescenti più di ogni altro sono specchio dell’ambiente in cui vivono. Ambiente familiare che li cresce ed educa, ambiente scolastico che li istruisce e li forma, ambiente sociale che li accetta, o li respinge, o li costringe. Se uno solo di questi fattori è carente, sono loro che ne piangono le conseguenze. E noi ci scandalizziamo.
    Genitori che non sanno trasmettere amore, assenti o soffocanti; Scuola che non sa trasmettere valori quali l’istruzione, il rispetto, la socializzazione; Istituzioni indifferenti ai loro problemi, società violenta, avida, frustrante. Valori traditi, quali onestà, solidarietà, giustizia; la doppia morale, l’ipocrisia, la prepotenza del potere; il servilismo dell’informazione, i valori umani universali calpestati. Ecco cosa imparano i giovani dalla società, altro che social e videogiochi. Loro sanno ben distinguere la finzione dalla realtà, è l’esempio tangibile che diamo noi, che dà la società dove vivono e contro cui urtano, che li guasta.
    Se solo si pensa che coloro che fanno le guerre sono tutte persone “mature” e coloro che vengono sacrificati sono i giovani, si capisce come questo mondo sia capovolto, e come ogni giovane che taglia la gola l’abbiamo armato noi.
    R
    “Ecco cosa imparano i giovani dalla società, altro che social e videogiochi. Loro sanno ben distinguere la finzione dalla realtà, è l’esempio tangibile che diamo noi, che dà la società dove vivono e contro cui urtano, che li guasta”.

    Hai letto quello che scrivo o sei scivolato tra le righe pensando solo a quello che vuoi affermare tu?
    “La società dello smartphone” evidenzia il modo in cui sono cresciuti e sono cresciuti dentro famiglie alla meglio assenti o che avevano troppi problemi esistenziali per capire che mettere in mano a dei bambini un oggetto che li “tenesse buoni”, avrebbe significato farli crescere dentro una realtà distorta.
    Ma non è forse quello che dico anch’io?
    Ci sono molti fattori che hanno contribuito a rendere i giovani dei potenziali delinquenti, questo però non li giustifica, affatto. Giustificarli perpetua l’atteggiamento degli ultimi decenni che è stato quello che ha portato a questo e continuare a giustificarli (anche in questi casi) per tacitare i sensi di colpa, non serve a migliorare una situazione che sta degenerando nel caos, ma la peggiora.
    IO non ho armato nessuno! E’ troppo comodo fare un bel mucchio e dare la colpa all'”ambiente” e così creare ancora una specie di “zona franca” dove sono “autorizzati” a compiere dei delitti.
    Prima impareremo che le responsabilità devono essere distribuite dove vanno ( a chi ha pensato che mettere al mondo dei figli e poi pensare a “rifarsi una vita” fregandosene delle ripercussioni sui figli stessi fosse un suo “diritto”) e a chi le ha e prima forse potremo capire veramente cosa succede e come rimediare. Ma se non lo capiamo noi adulti per primi, difficile lo capiscano i bambini e i ragazzi. E mi sa che è troppo tardi, non quasi…

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  2. Lettera condivisibile cara Mariagrazia la tua, è un mondo che ha trovato nella fogna dei social un elemento di affermazione identitaria.
    In questa fogna che troppi (quasi tutti) utilizzano a sproposito e in modo egocentrico per far sapere al mondo che esistono, c’è pure la ricompensa se il numero di followers e like supera certe soglie e così chi si brucia i neuroni a seguire gente perlopiù senza arte e né parte, si ritrova catapultato nell’olimpo della celebrità d’accatto.
    A questo va aggiunto la costante campagna di odio fomentata da chi dovrebbe avere più responsabilità e che interpreta il potere come forma di prevaricazione, quando l’uomo più potente della terra arriva ad utilizzare l’AI per diffondere video di guerra, morte e sopraffazione tramite il suo personale veicolo social, vuol dire che come sempre il pesce puzza dalla testa e l’abiezione e il disprezzo per i diritti altrui sono la regola.

    Alcuni Paesi stanno prendendo in seria considerazione la limitazione dell’utilizzo dei social ai minori di 16 anni, cosa che ritengo impraticabile, come l’ordinanza che vieta la vendita ai minori dei coltelli, reperibili su Amazon in forma anonima e recapitati comodamente a casa, a costi modesti da chiunque.
    Forse bisognerebbe interrogarsi sul modello scolastico, sulla effettiva offerta formativa, su una politica imperante che osteggia in ogni modo il multiculturalismo, le didattiche della sessualità affettiva, l’ultimo ddl del Ministro Valditara è l’emblema dell’incapacità di dare risposte comuni e concrete.

    https://www.ilpost.it/2025/12/03/camera-approvato-ddl-valditara-educazione-sessuale-affettiva-scuola/

    Le giovani generazioni sono “contro” per definizione ed è anche giusto che sia così, la mancanza assoluta di strumenti per maneggiare mezzi pericolosi come i social va colmata e non con leggi ideologiche e strumentali.
    Il tema si riverbera in maniera decisiva sulle future modalità di relazione, non solo tra uomo e donna, ma interpersonali, sui luoghi di lavoro, nello svago, nella vita.
    Invece c’è chi trae profitti enormi da questo mostro incontrollato, capace di devastare vite e dignità, amplificato adesso anche dalla possibilità di manipolare la realtà attraverso l’intelligenza artificiale o dalla frequentazione di piattaforme che sono vere e proprie fogne come Telegram, non a caso il più utilizzato per le caratteristiche di protezione e la possibilità di autodistruzione temporizzata.
    Il ragazzino con seri problemi psichici che ha accoltellato la professoressa era un utente di questo social.

    Un discorso a parte meriterebbero le famiglie, troppo assenti spesso e inconsapevoli delle vite dei loro figli, vite vissute in maniera più virtuale che reale dove è prioritario “condividere”, non importa come e cosa.

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  3. Io ho l’impressione che molto dipenda dal fatto che, da decenni, esiste una realtà virtuale che si affianca a quella fisica.
    Una realtà in cui tutto è possibile, e niente è irreparabile; in particolare, la morte, perché con un click i morti si rialzano e riprendono il gioco.
    Questo, forse, ha sdrammatizzato la morte, che, prima, era un tabu terrificante a cui si evitava perfino di pensare. Ed ha sdrammatizzato allo stesso tempo l’assassinio.
    Oggi nei videogiochi si fanno stragi di nemici, gli si dà fuoco, si fanno le cose più feroci, sadiche, orripilanti, con una velocità e una semplicità disarmanti.
    E non ci sentiamo in colpa perché è un gioco, non la realtà; sappiamo che quelle cose non avvengono veramente, e non ci turbano.
    Però, il fatto di passare ore a farle e a fare altre cose che non sono reali, ma lo sembrano sempre di più perché i giochi e i film sono sempre più realistici, secondo me, ci abitua inconsciamente a trovare naturale la sofferenza, la morte e la distruzione.
    Probabilmente, nella mente di ragazzini poco strutturati mentalmente, poco seguiti o mal seguiti dai genitori, il confine tra realtà virtuale e realtà fisica diventa vago, e pensano inconsciamente che si possa fare qualsiasi cosa senza per questo diventare degli assassini, degli stupratori, dei torturatori, dei terroristi.

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  4. Sul tredicenne accoltellatore della sua prof. sorgono domande…

    Dove ha trovato, il ragazzo, il denaro per acquistare, su internet, un pugnale alla “Rambo” che, ad occhio e croce, non costa certo pochi euro?

    Perche’ non s’e’ procurato, invece, un normale coltello da cucina, di quelli per tagliare la carne, che sono pure abbastanza grandi?

    Quell’ adolescente era seguito, controllato, dai propri genitori?

    Un ragazzino di 13 anni, tra l’altro ben informato su come fare spese tramite computer e che ha denaro disponibile…per le sue “necessita’”, quasi come un adulto!!!

    Nessuno, in famiglia, che si accorga dei suoi comportamenti, dei suoi “criminali interessi”?

    Mah!

    A me, adulto e vaccinato, riesce ancora oggi difficile sfuggire alle attenzioni familiari…:
    moglie, figli, parenti, vicini, conoscenti…

    Le mie frequentazioni e comportamenti non sfuggono agli occhi del mio prossimo che, volente o nolente, si accorgerebbe senz’altro che qualcosa non va in me.

    Certe persone, invece, specialmente ragazzini, sembrano invisibili, anonimi soggetti liberi di pensare e di agire senza che alcuno, soprattutto in famiglia, si accorgano di loro e dei loro eventuali…disagi.

    Mah! In che societa’ bislacca viviamo!!!
    R
    ma sono invisibili a chi li dovrebbe vedere e fanno queste azioni proprio per attirare attenzione. Un coltello da marine non dovrebbe essere in vendita e probabilmente per l’acquisto è stato aiutato da un adulto. Come dice A59 c’è chi lucra e tanto sui social un giro d’affari immenso che coinvolge ragazzini inebetiti e quindi malleabili e facilmente adescabili.

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  5. “Ogni generazione è il prodotto delle precedenti”.
    La responsabilità è proporzionale al gradino che si occupa nella scala sociale (economica).
    R
    tesi interessante. Vorrebbe essere più esplicito?

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  6. Siamo finiti troppo velocemente in un mondo in cui gli adulti non hanno ancora capito come gestire le nuove tecnologie e quindi non riescono a spiegare ai figli come vanno usate. Praticamente anche i genitori sono nella fase in cui stanno sbagliando per imparare e dovrebbero per primi andare a scuola di social.
    E’ come se mi dessero una formula 1 e dovessi spiegare io ad un adolescente come funziona, quando al massimo saprei capire dove sedermi.
    Si vedono troppi genitori imbambolati davanti alle storie di Instagram per poter dire al figlio che non bisogna abusarne. Ma la cosa peggiore è che molti non immaginano nemmeno che esista una parte di internet dove si possono scaricare istruzioni per costruire un bazooka. Io stesso, sebbene per lavoro in internet ci sto parecchio, non saprei collegarmi al Dark Web e riuscirei a fatica ad impostare correttamente un “parent control” adeguato ad un 13-enne. Però ci proverei o contatterei qualcuno che lo sappia fare.
    Nella fattispecie dei 2 casi recenti, sebbene non sia facile comunicare con gli adolescenti che non vogliono comunicare, penso che qualche segnale di disagio lo debbano aver mostrato. Questo deve far scattare il campanellino d’allarme nel genitore per poter prendere le contromisure. Non è semplice: magari i ragazzi erano anche studiosi, ma bisogna cercare di essere più furbi di loro.
    Poi alla fine sono più furbi loro perché nati dentro l’epoca digitale, come eravamo più furbi noi dei nostri genitori che magari non pensavano si potesse abusare di alcolici a 14 anni. Ma questo è un altro capitolo.
    R
    si, un altro capitolo, ma ora siamo al capitolo della demenza giovanile inculcata da aggeggi elettronici studiati per fidelizzare le persone, di più se sono bambini e molto giovani.
    La deriva che sta prendendo il mondo dei social e derivati (!) è inquietante, di sicuro i segnali li danno ma spesso i genitori sono troppo occupati a rispondere al telefono o a prenotare l’apericena o lo spritz, per rendersene conto e anche se li vedono, ci passano sopra perché mica si può fare la figura dei vecchi che proibiscono ai fanciulli il loro piccolo divertimento…

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  7. Nel caso specifico un ragazzino che studia, ma preferisce stare in casa da solo invece di frequentare amici qualche sospetto lo doveva far nascere.
    Genitori separati da non molto tempo; hanno intervistato il padre che lo ha descritto così, e la madre non è stata intervistata.
    Forse il ragazzino ce l’aveva con la madre, e ha rediretto la sua rabbia verso l’insegnante. Sembra che postasse messaggi di odio verso le donne.

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