L’antipatico

Ne ha combinate di ogni. E’ entrato in politica sberciando e sbraitando, ha trasformato la geografia del nord Italia, ha avuto una carriera politica fulminante durata oltre 40 anni…amato e odiato come succede a tutti gli uomini che entrano nella storia.

E nella storia è certamente entrato da tempo ed ora esce con il clamore che suscita sempre la scomparsa di un leader. Un vero leader. Mai piaciuto Umberto Bossi mi ha sempre ispirato antipatia, i suoi slogan, le sue battute, la sua mimica, il suo sigaro, la sua canottiera e le sue mutande, affacciato al poggiolo della villa lussuosa del suo grande amico/nemico Silvio col sigaro tra le dita e l’espressione feroce mentre soppesa il suo successo: odio e amore fusi nell’opportunismo che contraddistingue sempre e da sempre la politica e non solo italiana.

Lo detestavo durante i suoi comizi a Venezia, dove ha insultato il tricolore e litigato con una signora che lo esponeva alla finestra per dargli fastidio. Ho detestato a lungo la gran caciara che il suo partito faceva, la sua politica da osteria, machista e triviale.

E poi gli scandali, le ruberie, la malattia che lo ha portato a dover cedere il comando, quella leadership che nessuno dopo di lui è riuscito a eguagliare. Lui è rimasto nell’ombra ma era sempre il faro, anche nei momenti più bui.

Ora si è spento. Ha segnato un’ epoca, ha dato vita ad un partito nato dal nulla che ora sta nella coalizione di uno dei governi più longevi della storia repubblicana. Difficile dire se una personalità come la sua potrà mai riposare in pace. Ma glielo auguro. Di cuore.

3 commenti su “L’antipatico”

  1. Non ho mai condiviso le sue idee sulla secessione, e neppure sul decentramento, ma riconosco che è stato un grande innovatore, specialmente nella sua azione in difesa dei lavoratori, dove spezzò il monopolio delle sinistre.
    Ad un personaggio con così tante luci e ombre, forse non è azzardato applicare i versi di Manzoni:
    “F u vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo
    Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar.”

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  2. Era un politico vero, non un barlafus come il 90% (l’ ottimismo non mi manca mai) dell’ attuale classe politica.

    Non mi piaceva lui ed ancor meno il suo partito e le sue idee separazioniste, anche se a voler guardare con l’ autonomia regionale avrei potuti guadagnarci, ma un certo rispetto per l’ uomo mi sento di doverlo.

    Era un uomo di spettacolo, mi sembra di ricordare da uno dei primi libri scritti su di lui che oltre a fingersi medico ha provato ad interpretare anche la carriera dello chansonnier, e come i bravi uomini di spettacolo ha saputo interpretare il senso di una parte del popolo e lo ripagava parlando, nel loro linguaggio (non solo dialettale, ma anche gergale), alla loro pancia.

    Non è vero che la malattia lo ha messo da parte, da parte lo hanno messo quelli che hanno trasformato la Lega in una sbobba immangiabile (per quelli che credevano nel verbo bossiano, ed infatti stanno nascendo due o tre “leghe” ben diverse da quella associata ai post fascisti, cosa che Bossi ha sempre ripudiato, non sarà un caso che la porta di casa del Senatur anche in questo triste momento è stata sbarrata a tutti i capipopolo che hanno trasformato il suo partito.
    R
    di certo non era in grande “sintonia con nessuno utimamente.

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