Fare i genitori è sempre stato difficile, ma non ci si può sottrarre dalle responsabilità, la bambina di 14 anni uccisa da un ragazzo di 19 perché lei lo voleva lasciare, era irresponsabile delle proprie azioni, era una creatura da proteggere anche da se stessa.
L’amore che uccide non è amore, dicono gli slogan delle fiaccolate…non facciamo più fiaccolate, per favore, smettete di andare in strada a protestare per le tragedie assurde che accadono, non serve. Non vi ascoltano i potenziali assassini, gli fate solo venire la tentazione di uccidere perché, si, vale anche l’emulazione, il sentirsi “forte”…
Questo femminicidio è aberrante come tutti gli altri ma questo di più perché a 14 anni si è ancora bambine e i genitori devono essere presenti nella vita dei loro figli ogni momento, la libertà, in certi casi, può essergli fatale, non hanno il senso del pericolo e sono rimbecilliti dai social e dai maledetti smartphone di cui si fa pubblicità ovunque come se fossero irrinunciabili, come se non si potesse vivere senza. Invece sono proprio quelli che spesso portano a avere contatti troppo facili che una bambina di 14 anni non sa gestire. Il femminicidio è una perversione della società attuale, non servono i discorsi, gli approfondimenti, le sfilate in piazza, serve guardare i figli negli occhi e capire cosa gli succede e chiedere e pretendere risposte.
Fare i genitori è difficile ma non farlo una volta che lo si è diventati è da irresponsabili.
Le donne, tutte le donne, non hanno più certezze di non incontrare un giorno il loro assassino, le bambine ancora di più. Non andate agli appuntamenti con chi avete già lasciato, rifiutatevi, denunciate se insistono, parlatene con i genitori, gli amici, chiunque vi possa aiutare a difendervi e a proteggervi. Non pensate che possa succedere sempre alle altre, può succedere a tutte noi e per questo dobbiamo avere gli occhi aperti e la mente vigile e fare attenzione ad ogni sintomo di insofferenza e ad ogni segnale di disagio o di malessere nelle persone alle quali crediamo e delle quali ci fidiamo che non ci farebbero mai del male: non è così, purtroppo e lo vediamo ogni giorno. Non permettiamo mai a nessuno di mancarci di rispetto ed alla prima avvisaglia, teniamo alta la guardia e se necessario denunciamo. ma mai accettare “ultimi” appuntamenti, mai. Potrebbero essere davvero gli ultimi.
E’ quello che ho pensato anch’io quando hanno intervistato la mamma, e ne ho parlato con mia moglie, che era d’accordo con me.
Bisogna sempre sapere dov’è e con chi è una 14-enne. Non è facile perché a quella età spesso non sono propensi a condividere le cose. Magari alla mamma non aveva nemmeno detto che si erano lasciati. Si cerca di costruire un rapporto di fiducia, ma la riuscita è anche una questione di fortuna.
Se la fiducia manca ci si deve inventare qualcosa. Un mio amico non si fidava della figlia e monitorava gli spostamenti con la posizione del telefonino.
Poi diventano maggiorenni e sta a loro capire che l’ultimo appuntamento con un ex insistente è un rischio troppo grosso. Lo devono insegnare anche nelle scuole perché i giovani si tengono alla larga dalle brutte notizie dei notiziari.
R
beh, a quell’età e anche oltre i figli non condividono perché cercano la libertà dalle imposizioni, il problema è che non sempre si è abbastanza “fortunati” da non incorrere in situazioni pericolose, chi poteva mai supporre che quel ragazzo la prendesse a pietrate? Ma i genitori sono spesso troppo assenti o hanno paura di imporsi mentre, in questo momento in particolare, dovrebbero essere più che mai attenti e non solo alle ragazze ma soprattutto ai ragazzi che non sembrano più in grado di sopportare una “banale” delusione d’amore. Serve meno retorica e più attenzione a casa e nelle scuole. E meno social e telefonini sempre accesi.
@Mariagrazia: mi aspettavo un suo post su questo fatto orribile. Non seguo di norma la cronaca nera, ma in questo caso ho cercato di approfondire, anche perché in casa ho un tredicenne ed è penso inevitable, nella mia testa è partito un film se questa tragedia capitasse alla nostra famiglia.
Non ho molto da aggiungere a quello che ha scritto, credo che qualsiasi persona normale trarrebbe le medesime considerazioni.
Però, una cosa c’è. Si può essere “ex fidanzati” già a 14 anni? Non so se l’uso di questo termine sia stato prettamente giornalistico per inquadrare la relazione tra i due, o se davvero l’ambiente famigliare abbia inquadrato la scoperta dei sentimenti della figlia poco più che bambina come un vero fidanzamento. In questo secondo caso, mi spiace ma io concordo con De Luca e vedo un problema. Perché non siamo – non dovremmo essere – nell’ Italia di inizio ‘900 o in certe regioni del terzo mondo dove era (è) normale fidanzarsi da giovanissime e magari avere subito dei figli: guarda caso contesti dove la donna era (è) pesantemente subordinata all’uomo. Se per forza di cose non si sa cosa sia l’amore e si è immaturi su ogni fronte non ci si “fidanza” e né le famiglie né i media dovrebbero fare passare superficialmente il contrario come atto di libertà e autodeterminazione: non lo è, vale per le ragazze ed anche per i ragazzi. Comprendo possa essere colta come una divagazione puramente terminologica ed anche oziosa nel quadro di un atto terribile, ma per me non lo è. Buon fine settimana
PS mi viene a pensare a questo brano di Tom Waits (non so se sia opportuno postarlo… Decida lei. Se preferisce tagliarlo comprendo)
https://youtu.be/hrYEvUOj5bg?feature=shared
R
Francesco
perché mai dovrei cancellare questo brano bellissimo? anzi grazie di avermelo fatto conoscere. Sono d’accordo con lei, non è affatto una divagazione la sua ma il fulcro del problema, se le relazioni sentimentali fra due ragazzi (o bambini) possono essere definite “fidanzamento” a 12 anni, siamo messi davvero male. Dargli questa definizione è una tragedia, per come la vedo. Ho provato a tornare con la memoria alle mie prime cotte e, si, ricordo una delle prime, io avevo 13 anni e lui sedici, l’ho lasciato io perché mi sono trasferita, ma non ricordo nessuna tragedia né da parte sua né mia, ma l’accettazione che a quell’età fosse normale fare esperienze sentimentali senza porsi dei vincoli e senza promesse, ma semplicemente vivendo il momento e imparando a provare dei sentimenti nuovi e ad affrontarli e a decifrarli e incasellarli come “scuola di vita”. I genitori di Martina sono stati insultati sui social, lo trovo disgustoso, ma perché seguire i social? Fossi in loro non denuncerei e cancellerei tutti gli accounts (io non ne ho nessuno). Che poi loro abbiano responsabilità oggettive non ci piove e anche quello che ha detto De Luca lo trovo ragionevole. ma ce l’hanno ugualmente i genitori di lui, anche in questo c’è del maschilismo inconsapevole. Una tragedia di queste proporzioni dovrebbe far riflettere soprattutto i genitori di figli adolescenti, sulla falsa interpretazione della parola libertà. A 14 anni alle 9 di sera devi essere a casa già da un po’ e se sai che tua figlia ha già lasciato uno che l’ha schiaffeggiata, ragione di più per pretenderlo.
Come saprà, ho trattato molte volte il tema, qui e altrove, questa morte non è diversa dalle altre ma ogni morte in più è una sconfitta di tutti come società e una sensazione di impotenza mista a rabbia mi prende alla gola ogni volta.
Cosa fare? non posso che ripetermi: molta più attenzione e molti meno social (idiozie tiktokkare e similari) spegnere più spesso i telefonini e più buon senso e ora più che mai molto più ascolto dei figli e parlare con loro sempre ad ogni costo e sapere cosa fanno e con chi vanno e collaborazione tra le famiglie e scambio di informazioni.
Le Istituzioni devono fare la loro parte, soprattutto la scuola, introdurre l’educazione sentimentale e al rispetto reciproco e all’educazione in generale del rispetto dell’altro, di tutti, delle regole della convivenza imprescindibili per una società che vuole definirsi “civile”.
Buon week end anche a lei.
@Mariagrazia: vorrei replicare partendo dalla domanda:
perché mai dovrei cancellare questo brano bellissimo?
Perché proporre canzoni quando si affrontano questi temi è o può sembrare come proporre fiaccolate. Ad ogni modo, mi fa piacere che il brano sia stato apprezzato. Lo ritengo di una forza incredibile. Specialmente il refrain con quelle domande su Dio, con quelle parole e quel tono cosí straziante mi fa venire i brividi ogni volta che lo ascolto.
Sulla libertà degli adolescenti. Questo tema mi tocca da vicino visto che in Germania ho potuto constatare un approccio educativo molto diverso dal nostro. Chi ritenga che l’educazione tedesca sia particolarmente severa e rigorosa è rimasto fermo agli anni ’80 almeno. Di fatto, qui osservo una libertà presso gli adolescenti che faccio molta fatica a condividere, che non elargirei. In effetti ne ho discusso più volte con mia moglie e sebbene qualche risultato lo abbia ottenuto alla fine il mio sentimento di fondo di non essere nato in questa cultura mi fa fare un passo indietro. Le posso assicurare che se vedesse la noncuranza con cui diverse famiglie lasciano carta bianca ai figli sul tempo libero (orari, uscite, con chi, cosa, ecc), Lei avrebbe molto da ridire. Devo però aggiungere un elemento: la libertà che vedo è vissuta di gruppo, senza l’elemento possessivo dell’appartanenza a una persona in particolare. Certo che ci sono le amiche/i del cuore, ed anche certe relazioni sentimentali, ma mai ho sentito l’espressone “Verlobte” (l’equivalente del nostro fidanzato/a) riferito ad un ragazzino/a. Ho sentito invece i diversi “ho un crash”, “boyfriend”, “kumpel” ecc. In ogni caso questa libertà quasi totale elargita ai giovanissimi mi spiazza. E’ difficile contrastarla quando è la norma, quando i genitori degli amici/e dei tuoi concedono loro libertà assoluta e servizio taxi notturno. E qui per riallaciarmi alla polemica costruita sulle parole di De Luca: eh no, cari progressisti – purtroppo in questo caso devo includervi l’articolo di Gramellini di stamane sul Corsera, non accetto di ridurre con l’educazione. Io, da genitore mi trovo a dover educare su tut-to: dall’uso dei social alla sessualità. La realtà fisica mi impedisce di educare efficacemente: la mia giornata è sempre fatta di 24 ore. In certi casi ho bisogno dell’aiuto anche dello Stato e quindi dello schema divieto/punizione. Qualcosa è già stato fatto, mi pare, vietando lo smartphone in classe. Bene, ma mi sembra il minimo, occorrea andare avanti con il divieto, ma che sia autentico, dei social. Perché da sola una famiglia con tutta la buona volontà non può tutelare efficacemente un minore dai pericoli dei social e di internet, e vorrei urlarlo: non può! E non ci sono parole soloneggianti di qualche sciagurato influencer (come è successo a De Luca) che cambino questo dato di fatto. Rinnovo il buon weekend (il mio non è che sia partito benissimo).
R
Mi dispiace, spero nulla di grave.
Una canzone o mille canzoni non tolgono nulla alla gravità del caso. La musica è sempre consolazione, per quello l’hanno inventata
Quanto alla libertà, ancora le direi che io, personalmente ne ho avuta tanta, si fidavano di me e mi consideravano abbastanza “forte” da sapermi difendere. In verità l’ho dovuto fare diverse volte e me la sono cavata sempre, forse avevano ragione o forse sono solo stata fortunata (anche perché sarebbe stato veramente arduo fermarmi…).
Ma non mi sono mancati gli “insegnamenti”, a volte non serve proibire se non c’è l’esempio o se si fraintende il concetto di libertà, credo che debba essere chiaro che bisogna meritarsela e che la fiducia si conquista. Non creda che per questo non sappia quanto sia difficile mantenersi fedeli a questi propositi, lo so eccome, ma la mia esperienza l’ho a mia volta riversata su chi aveva bisogno di comprendere che non tutto è dovuto, ma che fatica…la capisco benissimo: una fatica improba. La vita è difficile per i genitori, l’ho premesso. Su questi casi possiamo dire quello che vogliamo ma purtroppo continuano a succedere ed inutile enfatizzarli con gli striscioni, a mio parere, ma forse bisogna farsi tante domande e rispondersi senza barare, Certo che ci devono anche essere le istituzioni e ci sono ma serve fare di più.
Concordo in buona misura con entrambi. Se la patente di guida e il diritto di voto si concedono a 18 anni ci sarà un perché.
I ragazzini sono in preda ad una tempesta ormonale e non hanno ancora raggiunto un livello di maturità e di autostima sufficiente per impegnarsi in esperienze importanti e complesse. E, soprattutto, non hanno ancora imparato a gestire il fatto di essere rifiutati.
Le ragazzine lasciate, a volte, si suicidano, mentre i ragazzi reagiscono più spesso con la violenza.
Senza voler rovesciare la frittata, osservo anche che molte delle ragazzine di oggi sono, a loro modo, violente. Ricordo che, durante il Covid, sull’autobus, feci notare a due ragazzine massimo tredicenni, che non dovevano parlare a voce alta e gridare senza mascherina.
Non dico come mi risposero. E quando scesero dal bus mi passarono accanto e una mi sputò addosso.
Non mi meraviglierei se una ragazzina del genere, al momento di lasciare il suo ragazzo, lo facesse sentire una nullità e un fallito. Anche lasciare il proprio partner senza distruggere la sua autostima, e in modo da fargli accettare la realtà, è una tecnica che va imparata.
R
anche qui…dirà che è stato frainteso,…non solo ha rigirato la frittata ma sembra che stia parlando di un “cappriccetto” di un ragazzino deluso: Lenzini l’ha ammazzata a 14 anni a pietrate e l’ha coperta di spazzatura ancora viva…
Le ragazze violente? se dicono che lasciano fanno sentire il ragazzo una nullità? e se questo le uccide, cos’é una reazione ” comprensibile”?
E ogni giorno ne trovano di donne morte ammazzate da amanti delusi, poveri, anche le donne devono imparare a parlare o forse è meglio se stanno zitte.
Su una cosa ha ragione: gli uomini in generale non hanno imparato a gestire il fatto di essere rifiutati e mi sa che non siamo sulla strada dell’apprendimento rapido e le conseguenze sono piuttosto gravi.
Signora Gazzato, i termini “capriccetto”, “comprensibile”, “le donne devono imparare a parlare o forse è meglio se stanno zitte.” sono farina del suo sacco, non del mio.
Non c’è dubbio su chi sia in torto e su dove sia il problema.
Però, i problemi bisogna cercare di risolverli. Indignarsi non serve a niente.
Se un pitbull mi morde è chiaramente colpa del padrone, ma io, ad ogni buon conto, gli sto alla larga se non ha la museruola.
Le donne non devono stare zitte; anzi, devono spiegare bene e pazientemente perché una storia è meglio che finisca. Non è detto che tutti gli uomini siano cretini e non capiscano. E voler stare con una donna che non ti vuole è da cretini. Prima te ne cerchi un’altra e meglio è.
Se invece lei se ne va senza dare spiegazioni e rifiuta di rispondere al telefono c’è il rischio che l’uomo dia di matto. Il fatto che dà di matto lo dimostra il fatto che con quel gesto accetta di rovinarsi la vita, e non può pensare di cavarsela. Sarà il primo ad essere indagato.
Ovviamente non ha nessuna ragione se dà di matto, ma chi ci rimette è lei, ed è opportuno che stia attenta.
Se poi ci vogliamo trincerare dietro il confine tra chi ha torto e chi ha ragione, in pratica stiamo facendo anche noi una fiaccolata e basta
R
peso tacon…donne spiegate bene…altrimenti quello da di matto…spero di averla fraintesa…anzi è senz’altro così.
L’anno scorso abbiamo avuto 98 femminicidi.
Quest’anno siamo a 24. Estrapolando questo andamento, si arriverebbe a 58, cioè 40 in meno di quelli del 2024, o, se preferiamo, ci sarebbe una diminuzione del 41%.
Saranno pure sempre troppi, come anche gli infanticidi, gli incidenti sul lavoro e gli investimenti dei pedoni sulla strisce, ma non diciamo che siamo allarmati perché il fenomeno è in crescita.
Il fenomeno, al momento, appare in remissione.
R
non volevo risponderle perché tanto ho capito che non serve, ma, scusi Lenzini, mettere nella casistica degli “infortuni” gli omicidi efferati di donne e bambine per mano di uomini che dicono di amarle. Praticamente come essere morsa da un cane o investita sulle strisce. Non si può proprio leggere.
Lei il “problema” no lo vede anzi è addirittura in “remissione”.
Oppure le donne devono imparare a comunicare con dolcezza al compagno o ex tale che lo lasciano non perché lui non sia il meglio cui potessero aspirare, no, anzi, è decisamente il migliore al mondo, il miglior compagno, amante, guida spirituale, amico…ma purtroppo, per colpe non derivanti da nessuna mancanza dello stesso, lei si sente costretta dal suo karma negativo a lasciare una simile perla rara con rammarico infinito…e magari gli porta in dote persino una sostituta o due, affinché lui (il “bambino di 70 anni) non debba sentirsi “lasciato” e non gli passi per la testa di sopprimerla lì per lì nel modo più atroce possa venire in mente ad un essere…umano (!)…mentre, vice versa, quando l’uomo lascia lo fa dalla sera alla sera, ciao cara me ne sono trovata una che mi confà meglio…au revoir…Lenzini io penso che lei sia fedele al suo spirto di contraddizione ed alla sua autostima, ma secondo me lei stesso non crede, a volte a quello che scrive.
Signora Gazzato, osservo prima di tutto che, salvo eccezioni, nella maggioranza dei femminicidi non c’è efferatezza, e neppure premeditazione.
Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo un’esplosione di rabbia e di violenza da parte di un uomo che aveva perso la testa. Un femminicida non ha nessuna possibilità di farla franca; tutti gli autori di femminicidio sono regolarmente individuati e condannati a pene pesantissime.
Il fatto che, in quel momento, l’uomo non ragionasse lucidamente è suffragato anche dal fatto che non pochi di questi uomini, poi, si costituiscono, e addirittura alcuni si suicidano, rinunciando entrambi a vivere.
Le voglio raccontare anche un episodio che mi è capitato nella mia lunga vita.
Una donna, dopo una relazione fatta di bei momenti, affetto, complicità, amicizia, allegria, aveva deciso di lasciarmi, e, a conclusione dell’ultimo incontro, si rifiutò di abbracciarmi e se ne andò bruscamente verso casa senza voltarsi.
Io ci rimasi malissimo, ma non sono un violento; salii in macchina e me ne andai senza dire una parola.
Dopo un po’ lei mi telefonò dicendomi che aveva dimenticato delle cose nella mia macchina e le voleva recuperare.
Io le proposi di portargliele e di vederci al ristorante, dove ci saremmo potuti lasciare da buoni amici, e non in quel modo antipatico. Lei rifiutò.
Allora le dissi che quelle cose doveva venire a prendersele lei, e gliele consegnai in strada.
Penso che non abbiamo il diritto di giocare con i sentimenti degli altri, e non li possiamo gettare via come una scarpa vecchia. Se tra due c’è stato un sentimento importante, ci si deve lasciare con rispetto.
R
“Questo è il femminicidio. Un massacro, a vedere i numeri. Circa 150 casi all’anno in Italia [157 nel 2012, 179 nel 2013, 152 nel 2014, 141 nel 2015, 145 nel 2016], un totale di circa 600 omicidi negli ultimi quattro anni. Significa che in Italia ogni due giorni (circa) viene uccisa una donna.” Istat
https://www.istat.it/it/files/2018/04/Analisi-delle-sentenze-di-Femminicidio-Ministero-di-Giustizia.pdf
https://www.comunicazioneitaliana.it/news/4144795cf71c439f9796a6925be05058#:~:text=mondo%20dell'informazione.-,Femminicidi%2C%20report%3A%20113%20donne%20uccise%20nel%202024%2C,61%20per%20mano%20del%20partner&text=Nel%202024%20le%20donne%20uccise,partner%20e%20dell'ex%20partner.
Questo è datato ma sempre attuale:
https://poliziamoderna.poliziadistato.it/articolo/56c4912bb9062455382666
https://www.ordineavvocatitorino.it/sites/default/files/documents/CPO/Il%20carattere%20del%20reo%20e%20la%20pena%20%20per%20i%20reati%20di%20femminicidio%20di%20Franca%20Mina.pdf
Le donne non sono proprietà di nessuno, sono e devono essere libere di scegliere se stare o se lasciare, lo stesso vale per gli uomini. Ma, mentre l’uomo quando lascia nella quasi totalità dei casi prende la porta ed esce con le conseguenze del caso, ovvio, ma rimane vivo, per la donna c’è una altissima probabilità che finisca per essere perseguitata a vita e nei casi più gravi, ma non certo rari, uccisa e nella quasi totalità dei casi con crudeltà e premeditazione. Bisogna insegnare ai ragazzi da molto presto che le donne non sono una loro proprietà, che una ragazza ha tutto il diritto di dire di no e questo no (comunque lo si dica) va rispettato, sempre.
Invece, molti uomini, di tutte le età credono ancora che la donna che loro scelgono debba rimanere legata a loro a vita e non possa mai lasciarli senza subire delle gravi conseguenze derivanti da questo gesto.
Lo dimostra questo commento di Lenzini che non potrebbe essere più chiaro: la donna deve comunicare al partner con “rispetto” la sua decisione, deve accettare ultimi abbracci e quanto altro…ma chi lo dice? Le relazioni umane sono complesse, l’amore va e viene. anche i più grandi amori finiscono e quando succede bisogna farsene una ragione
Non in tutti i casi, ovvio, si finisce ammazzate ( per “fortuna” esistono anche uomini “non violenti), ma lasciare un uomo, di questi tempi (o sempre) comporta gravi rischi per una donna e non importa se e come glielo comunica, se lo prega in ginocchio di non tormentarla, questo può andare avanti per anni a perseguitarla e ad impedirle di vivere la propria vita, figuriamoci legarsi ad un altro…
Le denunce ci sono ma spesso finiscono per essere controproducenti, lui diventa ossessivo e vendicativo e per la donna non c’è che vivere come in galera sempre sotto minaccia.
Se ha dei figli poi ancora peggio perché è costretta a vedere l’ex partner per le incombenze di routine e spesso i figli sono un’arma di ricatto.
Nessuno parla poi di cosa succede ai figli di coppie dove lei viene uccisa e lui finisce in prigione: hanno la vita segnata e un percorso ad ostacoli anche se sono ancora in fasce.
Certo che ci vuole tatto nel comunicare che si intende troncare una relazione, ma non è obbligatorio, ci sono casi in cui neppure una lettera raccomandata serve a far desistere lui dal continuare a insistere perché lei cambi idea.
E il mio codice etico mi impedisce di provare “compassione” per l’assassino. Anche perché ha sempre la possibilità di pensarsi e desistere e guardare al fatto che togliere la vita ad una donna che si dice di amare è una delle aberrazioni più grandi che si possano concepire.
I sentimenti quando sono reciproci sono la cosa più bella del mondo, ma quando lei decide che è finita (e i motivi possono essere molteplici e vari) non ci sono santi che tengano, si deve accettare, punto. Le relazioni tra uomo e donna sono cose privatissime, la versione dell’uno può essere totalmente diversa da quella dell’altra.
Ma mai, dico mai, deve entrare la violenza come “compensazione” per la perdita.
Che poi finiscano quasi tutti in galera, mi pare persino ovvio oltre che giusto, ma c’è anche chi riesce a farla franca o quantomento ci prova.
Un esempio di quanto l’odio che circola sui social possa essere devastante ed estremamente pericoloso.
Qualcuno ha scritto un post su FB: “Auguro alla figlia di Giorgia Meloni la sorte della ragazza di Afragola.
Al quale la premier ha risposto così:
” «Questo non è scontro politico. Non è nemmeno rabbia. È qualcosa di più oscuro, che racconta un clima malato, un odio ideologico, in cui tutto sembra lecito, anche augurare la morte a un figlio per colpire un genitore».
Inutile dire che questa ignobile frase, soprattutto se proveniente da un insegnante, come pare dalle prime indagini, sia una spia, un segnale gravissimo di quanto l’odio politico possa essere pernicioso. La frase è orribile e dimostra, oltre che odio, una insensatezza sconfinata e una protervia ed arroganza che sviliscono tutto il genere umano. Trovo che la reazione della premier sia, al contrario, misurata e che le sue parole dovrebbero indurre tutti, ma soprattutto le opposizioni a denunciare questo clima di odio con fermezza e senza se o ma.
Ne va della credibilità di tutto il paese ma soprattutto ne va delle credibilità di chi si dice democratico e che accusa ogni giorno il governo di non esserlo.
Anche i toni usati per fare opposizione andrebbero rivisti e fatti rientrare dentro un alveo di maggiore rispetto per le istituzioni che gli stessi oppositori rappresentano. Si possono dire tante cose e fare affermazioni molto pesanti senza usare toni che vanno oltre l’ingiuria e seminano un clima di odio intollerabile in un paese civile.
Non so quanti “suiveurs” del blog seguano il Giro d’Italia, io certo non ne ho perso l’abitudine da quando nel lontano 1949 passò da Catania. Credo che quello fosse il primo Giro che toccasse la dimenticata Sicilia, ma i siciliani anziché risentirsene dimostrarono un entusiasmo esplosivo, anche perché vi partecipava Mario Fazio, un catanese ignoto a tutti, ma celebrato come un re nella sua città, tranne che da me: Io avevo già il mio idolo, che si sarebbe dimostrato immarcescibile negli anni, corrispondente nientemeno che a un piemontese di Castellania, dal nome Fausto Coppi. L’avevo scelto per fare dispetto alle mie sorelle maggiori che erano bartaliane, come la maggior parte dei tifosi italiani.
Quel Giro lo vinse proprio Coppi con una impresa leggendaria: una fuga solitaria di 190 chilometri e 12 minuti di distacco al grande Bartali. Da allora Coppi vinse di tutto, battendo e conquistando record su record, ai miei occhi sembrava intramontabile. Invece dovetti ammettere che il tempo non perdona, man mano che passavano gli anni arrivarono i secondi posti, poi i terzi, poi neppure quelli, infine arrivò la morte prematura all’età di quarant’anni. Restavano i record, ma anche quelli a mano a mano vennero battuti, il prestigioso record dell’ora, la scalata del Ghisallo, l’accoppiata Giro-Tours in uno stesso anno e così via. Restava l’ultimo record da battere, quello conquistato nel 1940 come più giovane vincitore del Giro d’Italia: 21 anni, 8 mesi, 25 giorni, record che resiste da ben 85 anni, poco meno di tutta la mia vita.
Ed ecco che al Giro di quest’anno si presenta un certo il giovane, Isaak Del Toro, messicano, che conquista la maglia rosa e sembra non volerla cedere più. Del Toro resiste ai continui attacchi dell’equadoregno Richard Carapaz, che lo insidia al secondo posto, e relega al terzo posto l’Inglese Simon Yates. Rimane solo la penultima tappa, ultima tappa di montagna: Carapaz ha più esperienza, ha già vinto un Giro, è’ inutile dire che tifassi per lui, non perché volessi male a Del Toro, ma perché, se questo giovane vincesse, batterebbe il prestigioso record di Coppi per un paio di mesi, come se morissi anch’’io.
Così, ieri, sul terribile colle delle Finestre, ecco l’attacco di Carapaz, guadagna un paio di metri, ma Del Toro non si lascia sorprendere, lo aggancia e lo segue come un’ombra, non cede neppure di un centimetro: “Maledizione! –penso- il Giro è suo”. Ma, com’è vero che non bisogna mai disperare, ecco all’’improvviso alzarsi sui pedali Simon Yates rimasto allo scuro fino a quel momento: l’inglese si avvicina ai due, li raggiunge, poi scatta ancora: Del Toro pensa che tocchi a Carapaz inseguirlo, Carpaz al contrario pensa che tocchi alla maglia rosa fare questo sforzo, così nessuno dei due si muove, e nel frattempo Yates fugge via, vola dondolandosi sui pedali verso il traguardo -un minuto di vantaggio, due minuti…cinque minuti- la maglia rosa è sua. L’ultima tappa, oggi a Roma, sarà una passerella alla presenza di papa Leone: a S.Yates tocca il Giro, a Fausto Coppi rimane il record, io posso continuare a vivere.
R
ah, meno male, mi hai fatto stare col fiato sospeso fino all’ultima riga…
Si merita il licenziamento immediato, in tronco.
https://www.open.online/2025/06/01/stefano-addeo-altro-post-augurio-morte-figli-meloni-salvini-tajani/
Signora Gazzato, non capisco perché, se i femminicidi sono in continua diminuzione, come risulta dai suoi dati e dai miei più recenti (da 145 nel 2016 a 98 nel 2024 a 24 nei primi 5 mesi del 2025, non dobbiamo dirlo.
Quando scende lo spread o le morti per tumore alla prostata, lo diciamo.
Le situazioni in miglioramento rassicurano, e incoraggiano a proseguire sulla strada della prevenzione e della cura del fenomeno.
R
Lei si senta rassicurato quanto le pare, io non sono rassicurata affatto, anzi e ora non insista o diventa impudente. La smetta di polemizzare, lei, secondo me ha torto, se ne faccia una ragione. E non viene frainteso affatto, lei non potrebbe essere più chiaro.
Ma ora metta la parola fine a questa polemica o lo faccio io.
Il professore che ha tentato il suicidio dopo aver messo in rete quel post con minacce di morte nei confronti dei figli di Moloni e altri, andrebbe perdonato. Ma dovrebbe, credo, farsi seguire da uno bravo perché ho l’impressione che il confine tra la normalità e la patologia sia piuttosto labile. Le patologie neuro-psichiatriche sono molto più diffuse di quanto pensiamo,
Un professore che ingerisce psicofarmaci e poi chiama la scuola perché mandino il 118 a salvarlo mi sembra che aggiunga ridicolo allo squallore della sua prima iniziativa.
Credo che i concorsi per certe professioni non dovrebbero essere solo basati sulla conoscenza della materia, ma dovrebbero prevedere un test psicoattitudinale che certifichi il possesso di alcune capacità essenziali (salute mentale; stabilità emotiva; capacità di analisi, sintesi e decisione; neutralità ideologica; ecc…).
Dovrebbe valere per insegnanti, forze dell’ordine, Magistratura, e per chiunque abbia in mano le sorti di qualcun altro.
R
decisamente credo che difficilmente potrà ancora insegnare.
I test psicoattitudinali non servono a niente, si dovrebbero fare ai “morosi” o agli “aspiranti tali…ci sarebbero ancora più donne single.
I test attitudinali servirebbero a tanti. Appunto, come ho scritto, per vedere se uno è in grado di assumersi certe responsabilità. Oltre ai ragazzi, anche qualche ragazza potrebbe chiarirsi meglio le idee su cosa comporta impegnarsi in un rapporto.
Se vogliamo allargare il discorso, i test attitudinali dovrebbero essere fatti agli aspiranti genitori. Una specie di patente con prove teoriche e pratiche, e un ammontare di punti che, quando scende a zero e seguito di errori e colpe, fa perdere la potestà sui figli.
Credo che molti dei problemi della società di oggi derivino dal fatto che troppi genitori non sanno fare il loro mestiere, e i figli crescono insicuri, con autostima troppo bassa o troppo alta, e con valori etici distorti.
Sono due donne i giudici che hanno archiviato il caso di stupro sollevato contro il figlio di La Russa e un suo amico: lei era consenziente, hanno stabilito loro. Era consenziente perché era drogata, cioè non in grado di intendere e di volere.
E’ disgustoso come per i figli di personaggi di spicco come La Russa le sentenze siano spesso favorevoli all’imputato. Povero ragazzo, deve aver detto papà Ignazio, lei ci stava, lui mica è scemo…ma poi che vigliaccheria denunciarlo…
Mentre lei non ci stava era semplicemente incosciente e i due ne hanno approfittato.
Lei farà ricorso, scommettiamo su chi lo vincerà?
Mi sembra un caso di auto sottomissione della giustizia al potere politico.