Non v’è certezza… meno che mai, proprio di nulla nel mondo. L’unica certezza è che non ci sono certezze.
Questa che viviamo è più che mai l’epoca dell’incertezza: incertezza del futuro, del lavoro, del clima, della politica sempre più arruffata e basata sul prevalere dell’uno sull’altro
E c’è chi non ha neppure certezza di rivedere il sole domani, sempre che la notte possa permettersi di dormire, perché potrebbe svegliarsi…morto.
Del diman non v’è certezza, cantava il poeta e in questo momento è più che mai drammaticamente e tragicamente vero.
Ora però, per cambiare (ogni tanto fa bene) parlerò di cose banali: ieri ho guardato ancora una volta Pretty woman su Rai 1 (in inglese). Guardo poco la Tv, come già sapete, ma mi sono imbattuta per caso in quel film (visto più volte) e mi sono fermata a guardarlo. Bene, perché dico questo? E’ banale lo so, ma volevo fare una riflessione su come si possa cambiare opinione sulle cose, anche le più banali e accorgerci d’un tratto che siamo cambiati, che non abbiamo più gli stessi gusti. L’ho provata più volte nel tempo questa sensazione: quello che mi piaceva una volta, oggi non mi piace più. Sarò volubile? Si, magari, potrebbe essere la giusta interpretazione. Oppure, semplicemente…cresco?
Insomma, non mi è piaciuto, il film intendo, un cult della cinematografia mondiale, non mi è più piaciuto. E mi ha sorpreso e immalinconito. Si, anche quello, lo confesso: ho pianto.
Direte che è una stupidaggine piangere per una simile sciocchezza, oppure che mi andava di piangere a prescindere…si, può essere, ma non ho pianto perché il film è commovente o perché mi andava di piangere, no, ma perché ho scoperto che non lo trovavo più un bel film, divertente e con dei “valori”, ma piuttosto l’ho trovato “robaccia” o rubbish, come direbbero gli inglesi e questo mi ha rattristato. Si, la fiaba della “cenerentola” emancipata che vende il proprio corpo al primo magnate della alta finanza che passa, poi se ne innamora e diventa una santa, educanda, bella, raffinata, colta e pronta per convolare a nozze col suo Principe Azzurro…
Quanto male possa aver fatto simile robaccia alle generazioni che sono cresciute guardando film come questo, ho come l’impressione che sia certificato nella cronaca nera o grigiastra giornaliera che leggiamo sui giornali o sentiamo nel vari Tiggì. O da ciò che sfila nei vari Social dove va in onda ogni giorno una disgustosa fiera delle vanità, una gara a dimostrare ciò che non si è ma si pretende di essere.
L’epoca delle falsità e dei travestimenti, della bellezza “modificata” e della virtù solo ostentata. L’ostentazione che ha rubato valore alla genuinità e l’apparenza che sostituisce la sostanza. Per non parlare dell’intelligenza artificiale (più stupida di uno stupido). Ecco, questo mi fa piangere: la falsità della “celluloide” della quale ormai sono impastate le nostre vite. E la “sostanza” che si affievolisce fino a scomparire, nascosta e obliterata dalla smaccata ostentazione di qualche cosa di artefatto.
La certezza che nulla è più certo, neppure un film che ho visto tante volte e che mi pareva un bel film e che oggi mi annoia, mi disturba e mi rattrista.
Oggi sono diversa, sono cambiata, sono quella che sono oggi e Pretty woman non mi piace più!
Secondo me, in quel film, il protagonista è il sig. Luiss.
E’ lui che passa da un atteggiamento all’altro, che modifica i propri valori, ed è lui che impersona un tipo di americano di successo, che si muove in un certo modo in un certo ambiente. Interessanti e ben disegnate anche le figure dell’avvocato e del direttore d’albergo.
Vivian, mi perdonino le donne, per me lei è una figura meno complessa, ed è disegnata in maniera molto più sommaria, semplicistica e stereotipata.
Non è lei la protagonista; è solo quella che fa succedere le cose.
R
lei Lenzini gioca a distinguersi, infatti il film prende il titolo dalla protagonista, ma lei, da gentiluomo quale è la considera secondaria. Un atteggiamento decisamente maschilista, come tutto il film, senza dirlo lei lo ammette ed è anche per questo che non mi piace…più.
Comunque devo ringraziarla per il suo impegno nel seguire il blog, lei è il primo e l’unico finora ad aver commentato questa “divagazione” e quindi si merita un grazie.
Signora Gazzato, io non sono maschilista. Ho solo rilevato che il film è, in un certo senso, maschilista. E lo ammette anche lei.
Io, in questo film, non vedo tanto la favola d’amore, piuttosto stucchevole, quanto un affresco dell’alta società americana, fatta di finanzieri miliardari spregiudicati, capaci di licenziare il padre, che corrompono le istituzioni, e che fanno soldi con i soldi mandando in rovina le aziende. Per me c’è anche un certo contenuto di denuncia di questa società perversa.
Così come in un film che trovo sempre bellissimo, “Oltre il Giardino” (Being there) il personaggio di Peter Sellers, Chance Giardiniere, non è il vero protagonista, ma è quello che fa emergere le contraddizioni di un certo sistema malato.
R
nei film ognuno ci vede quello che vuole, qui si potrebbe anche notare la smaccata pubblicità dell’hotel dove i due soggiornano, ma il tema principale è l’amore che nasce tra i due che sono agli antipodi della scala sociale. Lei ci deve vedere altro perché, in genere le storie romantiche sono considerate “cose da donne”. Soprattutto dal maschilismo.
Mariagrazia, hai semplicemente preso atto che un conto è la vita reale, un conto è la vita narrata, in particolare se ha il marchio hollywoodiano. Dovrai piangere se ti accorgerai che Totò non ti fa più ridere.
R
si, hai ragione, se Totò non mi facesse più ridere piangerei, ma non credo che possa succedere.
Dal titolo ho pensato subito ad uno spin-off del commento del sig. Cosimo e la sue assolute certezze nell’articolo precedente. E’ comunque in buona compagnia.
In questo film è nascosto il tema del riscatto sociale, forse più morale che sociale visto che una escort, che sceglie di fare la escort, può essere anche benestante e non ha bisogno del riccone maschio col mantello azzurro che la salvi.
Peccato che il lungometraggio sia un’americanata che smuove pochi neuroni. I protagonisti, soprattutto lei, hanno dimostrato di poter fare di meglio.
https://www.youtube.com/watch?v=eF98dgpSCdM&t=2s
“Ho dei nipoti”, dice l’ambasciatore palestinese all’Onu e poi scoppia a piangere…le sue lacrime valgono più di mille discorsi. Israele o meglio il governo guidato da Netanyahu, sta commettendo dei crimini odiosi e questo non potrà che ritorcersi contro Israele stessa, Il peggior leader della storia di Israele in concomitanza col peggior presidente degli Usa e una Unione Europea impegnata a contrastare le minacce russe….una miscela esplosiva che lascia poco spazio alla speranza. Non si vede alcuna via d’uscita da questa follia.
“Lei ci deve vedere altro perché, in genere le storie romantiche sono considerate “cose da donne”. Soprattutto dal maschilismo.”
Io ci ho visto anche altro, e per questo il film mi è piaciuto abbastanza.
Se ci avessi visto solo la storia di Cenerentola, mi sarei messo a piangere anch’io.
R
non le avrebbe fatto male.
Dice che voleva essere sexy…a me sembra solo ridicolo.
https://www.theguardian.com/fashion/2025/may/31/thigh-guy-summer-mens-short-shorts-in-high-demand-and-steering-swimwear
la moda degli shorts per uomini (in pubblico intendo) la trovo inquietante. Lo vedete Trump con dei calzoncini come quelli durante una delle sue conferenze stampa?