Con la mano sul cuore

Quando si apre quel portone penso

scappo e dove vado?

Sono qui per il mio bene, me lo dicono da mesi

ed allor devo restare qui per farmi… torturare.

Ma è tortura necessaria non c’è altra alternativa.

E poi sono donna fatta mica sono una bambina

e però so che la mamma se ne sta da qualche

parte ferma e zitta ad osservare. Mi sussurra di

star buona, di calmarmi ed aspettare…

Sono tanti, quanti? Tanti, sono tutti

indaffarati, sono tutti intorno ad una che

vorrebbe essere altrove ma che non può muover

nulla ed allora non si muove.

Parlo si, parlo e tanto e mi ascoltano e rispondono

e ad un tratto con sorpresa vedo solo facce amiche,

mi sorridono, mi parlano e mi prendono la mano

che esce come per fuggire da quel letto così strano.

Guardo attorno, ci son medici e infermieri

tutti stanno su di me che continuo a chiacchierare.

Poi mi danno del calmante e si inizia a ragionare.

Quanto dura? Tanto, tanto, però c’è chi mi conforta

che mi parla e mi consola. Una è Brenda, un’infermiera

con lo sguardo da bambina. Sta con me, mi fa parlare

mentre tutto intorno a me gli altri stanno ad operare.

E c’è pure l’infermiere Federico che mi fa

delle battute, mi incoraggia , mi intrattiene, fa domande

pertinenti cui rispondo volentieri e dimentico che il

cuore batte forte forte in petto e che son costretta lì

fin che non sarà finita e potrò lasciar quel letto.

Grazie a tutti, siete stati favolosi, tutti, medici e infermieri

ora ve lo dico in rima che durante tutto il tempo che ho

passato assieme a voi sono stata sulle spine ma mi

avete coccolato e così, pur lentamente, quel momento

così duro, così scomodo e dolente, grazie al cuore che

mettete è passato ed è passato anche un po’ velocemente.

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