Un vecchio spot pubblicitario diceva: una telefonata allunga la vita. Quella tra Trump e l’amico Bibi forse servirà solo ad allungare la guerra che i due hanno insensatamente provocato incendiando una vasta area del Medio Oriente. Sono peggio del Nigno.
““You’re fucking crazy. You’d be in prison if it weren’t for me. I’m saving your ass. Everybody hates you now. Everybody hates Israel because of this.”
“Sei un pazzo fuori di testa. Se non fosse per me saresti in prigione. Ti sto salvando il culo. Tutti ti odiano adesso. E tutti odiano Israele per colpa tua”-
Parole sante, anzi santissime. Ma potrebbero essere pronunciate da chi ha votato Trump nei suoi stessi riguardi, papale papale, sostituendo solo Israele con America.
Jill Biden ha dato un’intervista in questi giorni, ha detto che ha temuto per il marito Joe durante la campagna elettorale del 2024. Il marito le ha confessato: “Jill, I had to do it” in riferimento alle pressioni avute da più parti perché lasciasse. Lo ha fatto a malincuore ma non ha retto alla tensione. Ora, con i se non si fa la storia, ma la storia potrebbe essere molto diversa con Joe Biden o meglio Sleepy Joe, al comando. Se ne stanno rendendo conto gli americani che si stanno confrontando con una crisi profonda che deriva dalla conduzione di un personaggio che sembra uscito dalle pagine di un libro di Truman Capote. Un accaparratore patologico, tutto vuole per sé: donne, potere, successo e conquistare il mondo da una posizione forte, la più forte che gli potesse essere data. E, alla soglia degli ottanta, Sleepy Donald, dopo diversi tentativi falliti di farlo fuori, è più in fregola che mai. Non sta bene, ha problemi circolatori, a dispetto di quello che dice e si addormenta spesso durante le riunioni. Ma tiene duro, crede di avere la ricetta dell’immortalità, tratta tutti da sottoposti e se ne infischia delle regole. La sua tracotanza e spavalderia non hanno limiti, dice e disdice, si comporta come un adolescente e gli anni non gli hanno insegnato se non ad essere sempre più arrogante e presuntuoso. Ha persino ritirato fuori la storia con la giornalista che aveva vinto la causa contro di lui e ora vuole la revisione del processo. Deporta e mette in galera immigrati che non hanno nessun precedente penale né processi in corso, li sbatte in prigione e li tratta da criminali efferati. E’ più interessato ai propri interessi privati e quelli della sua famiglia che a quelli degli americani che stanno avendo sempre più problemi di ogni tipo. Si sta arricchendo a dismisura sulle spalle degli americani e brucia miliardi di dollari pubblici in guerre senza senso.
Che litighi con Netanyahu non sorprende: lui sta cercando disperatamente di mettere una toppa al casino pazzesco che sta facendo in Iran ormai da mesi, mentre il suo degno compare sta distruggendo il Libano e non si ferma davanti a nulla. Trump non può concordare nessuna tregua con l’Iran finché l’altro non smette di sparacchiare in Libano, ma l’altro se ne stra impippa e fa come gli pare. Sa che deve tentare il tutto per tutto pur di rimanere a galla e che presto le elezioni lo spazzeranno via, lui e la sua cricca, dalla faccia di Israele e forse, della terra. Non ha niente da perdere se non tutto.
I due “amici” litigano ma è tutta apparenza, tra loro c’è sempre intesa. L’amicizia non finisce per un litigio. Serve a far parlare i giornali, la stampa gli dedica le prime pagine, tutto serve e gioca a loro favore. La pace può attendere, Hormuz pure, la distruzione del regime iraniano pure, la libertà per gli iraniani è sempre un miraggio e anzi, pare che la repressione sia persino peggiore di prima.
Ma deve arrivare un momento in cui anche questi due troveranno “quello del formaggio” che gli farà capire che è arrivato quel momento: il momento di fermare le macchine e scendere. Sempre arriva il momento di scendere, anche la corsa più pazza prima o poi finisce e la fine del film potrebbe essere un finale alla Thelma e Louise. Per Bibi e Donald sarebbe un finale da sballo prima che the end gli porti via la scena e siano davvero costretti a fermarsi.
“Sempre arriva il momenti di scendere”…si. ma nel frattempo si fanno disastri incommensurabili.
Quello che stupisce e dovrebbe indignare è come ci sia il resto del mondo in supina acquesxenza. Eppure il pazzo genocida israeliano che ha letteralmente soggiogato il Ganassa, potrebbe essere fermato facilmente, basterebbe sanzionare Israele e stracciare gli accordi commerciali con l’Occidente. Invece con la nostra ignavia lo abbiamo spinto a osare sempre di più.
Trump e Netanyahu stanno facendo a “poliziotto buono, poliziotto cattivo”. Due Stanlio e Ollio che stanno massacrando il mondo.
Isolare Israele, sebbene meritato, potrebbe però essere molto pericoloso per l’esistenza di Israele stesso essendo immerso fra popoli che ne vogliono la sparizione e avendo fatto di tutto per essere odiato anche dagli altri.
Israele non è solo Netanyahu come gli USA non sono solo Trump. Bisognerebbe fermarli, non condannarli ad una nuova “soluzione finale”.
Forse avrebbe preferito il carcere nel suo paese natio piuttosto della perdita del suo compagno, l’avrebbe accettato di più. Un’artista che ha messo la propria arte al servizio della causa iraniana per la libertà di un paese afflitto da decenni da una teocrazia spietata e crudele. La regista, scrittrice fumettista Marjane Satrapi, franco-iraniana ha lasciato questo mondo a soli 56 anni perché non ha retto al dolore per la scomparsa prematura del compagno.
“Rischi d’impazzire, può scoppiarti il cuore, perdere una donna e avere voglia di morire…”recita un celeberrima canzone di Massimo Ranieri. Ecco a Marjane è scoppiato il cuore. Nulla era più importante per lei, la fama, il successo, i soldi, niente avrebbe potuto ritornarle l’amore della sua vita ed è morta di crepacuore. “Non si muore per amore” dice un verso di un’altra celeberrima canzone, ma non è vero, lei lo ha dimostrato, si può anche morire quando il cuore non riesce a contenere il dolore per la perdita di una persona che si ama. Marjane ha lasciato un’eredità cospicua: la sua arte, la denuncia dei crimini di un regime efferato che ora, dopo la sua morte è ancora di più sotto i riflettori del mondo.
Ma per carità egregio Mauro, lasciamo fare e stare il criminale condannato dalla CPI per crimini contro l’umanità, ne va dell’esistenza di Israele, immoliamoci per lui, in fondo quasi un secolo fa li “abbiamo” sterminati a milioni, lasciamoli sfogare ancora un po’.
PS: E’ abbastanza ungarettiano il commento?
R
l’asilo lo abbiamo lasciato tutti da un bel pezzo…
A59, il commento non è ungarettiano, è soltanto leggermente ottuso. Certo viene voglia di appendere Netanyahu per le orecchie, ma non possiamo decidere le sorti di un popolo per colpa di un cretino che li governa o l’antipatia verso il capo di stato (vedi Ucraina).
Occorre trovare un equilibrio tra la possibilità di Israele di sopravvivere e l’impossibilità di compiere il macello che sta facendo. Con alcuni governi lo si poteva fare, con questo bisognerebbe essere più incisivi. Ma sono decenni che ci si prova con risultati scadenti: la situazione è più complessa di quello che emotivamente verrebbe da fare, anche perché pure gli antagonisti di Israele sono delle canaglie.