E un segno dei tempi questa smania di raccontarsi? O è sempre stato così? Solo che adesso è più evidente perché ci sono i social? Un po’ e un po’. Partendo da Proust , passando per Leopardi, arrivando alle scrittrici inglesi più famose, la voglia di raccontare di sé e lasciare un’impronta del proprio passaggio nel mondo è sempre esistita.
Oggi, lo sappiamo, coi social è un delirio di racconti, ormai si raccontano di tutto, si filmano, fotografano, si scambiano i video, anche quelli, diciamo, più intimi, quelli che dovrebbero rimanere ben chiusi nei cassetti e invece girano e diventano “virali”. Ci sono di mezzo reati, si, ma anche, semplicemente, tanta ma tanta voglia di mostrarsi. In tutti i modi purché si dimostri, si mostri e si parli tanto di ciò che si fa, non si fa, si farebbe, si è fatto e si è sognato di fare.
Lo trovo decisamente inutile e soprattutto vanesio, squallido, a volte pericoloso, tutto sommato egocentrismo dei peggiori. Personalmente non amo il genere. Chi mi legge lo sa, di me non parlo, bocca sigillata, ma non parlo neppure del fatto che non ne parlo, faccio questa eccezione solo perché mi andava di trattare questo tema che ritengo decisamente “interessante”, ma non perché siano interessanti i video personali che girano, ma perché trovo che tutta questa voglia di mostrare e dimostrare sia un fenomeno da studiare o, perlomeno sul quale riflettere. Senza però voler negare il valore enorme delle vite narrate dai grandi protagonisti della letteratura mondiale, quelli no. O le biografie degli uomini e delle donne che hanno fatto la storia. Ovviamente, no.
Alcuni video poi sono falsi, generati con l’Intelligenza Artificiale, che è come dire che si può far fare o dire a qualcuno qualsiasi cosa, che quel qualcuno non si è mai sognato di dire o fare e spacciarlo per vero. Lo trovo molto pericoloso.
Cosa spinga poi la gente a descrivere e narrare sui social ogni cosa che fa, anche la più banale, anche la più insignificante è, per me, decisamente incomprensibile se non con un estremo bisogno di attenzione che altrimenti non si ottiene.
Si perché con tutti questi aggeggi elettronici portatili, siamo diventanti visibili solo attraverso uno schermo, una app, una mail, e chissà quanti altri modi che mi sfuggono o non conosco ( e non voglio conoscere) . Il guardarsi negli occhi, parlare di persona, magari toccarsi, abbracciarsi, insomma avere un qualsiasi contatto fisico, sembra sia diventata una cosa quasi rara, destinata ai soli stretti familiari, o, a volte, neppure a loro perché troppo presi a chattare, whatsappare, scrollare o quanto altro…
Con tutti i virus che girano magari lo schermo diventa una difesa, ma rischia di trasformare le nostre società in non luoghi dove le interazioni umane sono delle eccezioni o avvengono solo attraverso dei mezzi elettronici che sono sempre più diffusi e disumanizzanti. Io non voglio diventare trasparente, voglio esserci, non voglio parlare di me ma esprimermi si, fin che mi pare, come mi pare, su quello che mi pare e se mi va, solo se mi va, come e quando pare a me.
Questo è.
Aggiungerei un dettaglio non da poco: nell’ambito di questa comunicazione unilaterale da noi verso gli altri abbiamo perso perfino l’abitudine di telefonarci.
Il telefono è stato per un secolo una grande conquista tecnologica perché, rispetto al telegrafo, permetteva di parlarsi in tempo reale e rispondersi.
Oggi, per una serie di motivi, siamo tornati al telegrafo.
WhatsApp e altri sistemi simili non sono altro che la versione velocizzata ed economica del telegramma. L’importante è dire; il fatto che l’altro abbia letto e capito è secondario.
E con i messaggi al posto delle telefonate in voce aumentano i malintesi e ci vogliono più messaggi per riuscire finalmente a capirsi, anche tra familiari.
I messaggi hanno un contenuto informativo ridotto rispetto alla voce, perché manca l’intonazione, le pause, e tanto altro; e manca la replica immediata. Gli stessi fraintendimenti su questo blog ne sono un esempio.
R
non credo che sul blog ci siano troppi fraintendimenti, per quanto riguarda lei lo ritengo impossibile visto che spiega anche le spiegazioni, il problema con lei è piuttosto che lei si fa intendere fin troppo bene.
Carina che io spiego anche le spiegazioni. In effetti, io non mi spezzo, ma mi spiego.
Però mi piacerebbe tanto se con lei e gli altri utenti di incontrassimo un giorno di persona (magari a Venezia) .
Con gli utenti di un forum legato a Italians che frequentavo anni fa una volta lo abbiamo fatto.
Lettera condivisibile in toto cara Mariagrazia, viviamo in tempi dove apparire conta più di essere, chissà cosa ne avrebbe scritto Erich Fromm, autore del saggio “Avere o Essere”, oggi l’avere è talmente marginalizzato che non conta più, quasi per nessuno, mentre apparire è alla portata di chiunque.
E in generale si appare sempre o quasi, felici, appagati, festanti, i filtri aiutano poi a distribuire un’immagine di sé lontana dalla realtà.
Occorre però fare dei distinguo, se i video virali servono a identificare chi delinque ancorché protetto ad esempio dalla divisa come è avvenuto a Minneapolis o nelle zone di conflitto, ben vengano per smascherare l’odiosa propaganda.
L’AI è un supporto dipende dall’utilizzo che se ne fa, se serve ad ampliare la conoscenza e a migliorare l’esistente è benvenuta, io ne faccio un modesto utilizzo professionale ma sono io che decido cosa e come migliorare nella presentazione del mio lavoro, certo se uno la utilizza per bombardare di letame chi lo contesta e spacciarsi per Gesù Cristo, beh lì il problema è in capo alla neurodeliri che va attivata senza meno.
Quanto a wathsapp è il solo strumento che ha migliorato la vita di chiunque lo sappia utilizzare e non è che ci voglia una scienza infusa, utilissimo per scambiare in tempo reale, foto, video, documenti, file di vario genere, mappe e posizioni.
Buona parte del mio lavoro si svolge fuori regione o all’estero e una videochiamata su “wapp” mi consente di risolvere le problematiche in tempo reale e senza onerosi viaggi in loco per il cliente per non parlare della perdita di tempo.
Poi se uno la app non la sa utilizzare direi che è un suo problema non certo del sistema, anche perché se l’utente dall’altra parte non può rispondere gli si può inviare un vocale o un video dove è possibile controllare l’intonazione, le pause e tanto altro perfino gli improperi, la replica si può stare certi arriverà.
I fraintendimenti sul blog che da parte mia non penso ci siano visto che parlo in maniera piana e non sdrucciola, sono generati dalle cose che si scrivono spesso a casaccio, quella su wapp ne è un tipico esempio.
R
il saggio di Fromm è più imperniato sulla contrapposizione tra la volontà di accumulare ricchezze e l’essere che, per chi crede è più correlato al divino che al terreno. Ma anche per chi non crede, l’essere è la concretizzazione della sacralità dell’anima ed ha quindi un significato molto più alto e molto più spirituale.
Ora, a me pare, si potrebbe parafrasare in Sembrare o essere, dove l’apparire è diventato quasi un sostitutivo del “divino” e dove la spiritualità è contrapposta alla sembianza, cioè a quello che appare, sembra, ma potrebbe anche “non” essere.
Non nego i vantaggi enormi della tecnologia, ne usufruisco molto volentieri anche io, non potrei tenere questo spazio di dialogo se non ci fosse la tecnologia a permettermelo.
Ma i rischi che corriamo ogni giorno diventano sempre di più e sempre più difficili da scoprire, certo la AI è un “supporto” ma il rischio che diventi il “supportato” in certe situazioni è reale.
Mi fa piacere che almeno ogni tanto condividiamo qualche cosa.
Ecco uno che ha capito qualcosa, vuole far ridere ma ci crede davvero…
https://www.youtube.com/shorts/i4YQtJBJTp4
questo è….
L’istinto di raccontarsi è ancestrale. Lo facevano già i Flintstones nelle caverne appena gli capitava in mano un buon colore. Raccontarsi significa dimostrare di esistere, soprattutto a sé stessi.
Il fatto è che una volta riuscivi a farti leggere solo se dimostravi una certa qualità e l’auditorium cui ti rivolgevi era una ristretta cerchia di persone che sapevano leggere, capire e permettersi di comprare il supporto.
Adesso la visibilità è accessibile a tutti e la platea a disposizione comprende anche, e soprattutto, la massa di analfabeti e analfabeti funzionali che brandiscono telefoni da migliaia di euro.
Per emergere da questo liquame e fare breccia sul neurone medio-basso è ovvio che la qualità si debba abbassare per fare spazio al coup de theatre, che non può essere certo la soluzione definitiva del surriscaldamento globale, ma piuttosto qualche cretino che balla nudo sospeso su un grattacielo.
R
Mauro, l’altro giorno una mi ha “tamponato” a piedi mentre parlava al telefono, non solo non mi ha chiesto scusa ma l’ho sentita dire…”una cretina che non sa camminare”…
Sono d’accordo, ma, a parziale giustificazione di questo malvezzo di raccontarsi, credo ci sia anche la rarefazione dei contatti personali tra le persone, che tendono stare chiuse in casa evitando i luoghi pubblici di incontro.
Alla fine con qualcuno ci si deve sfogare, o almeno aprire, se nessuno sembra interessato a noi.
R
credo che nessuno “meriti” di subire gli sfoghi di chi è così pigro da non uscire mai di casa.