Ci penso, ci sto pensando e se rifletto sul cielo della mia città, quel cielo che è diventato simbolo della Biennale di Sputafuoco…pardon Buttafuoco allora mi sentirei di dargli ragione, ma si, facciamo entrare gli artisti russi alla Biennale, in fondo la Biennale è arte e l’arte deve essere sempre e comunque uno spazio autentico di libertà pura…ma è proprio quella che Putin vuole negare agli ucraini, Putin che con la sua porca guerra ha ucciso un numero altissimo di artisti e distrutto opere d’arte magnifiche e continua nella sua insensata lotta contro gli ucraini e la loro libertà di non farsi schiavizzare da lui.
E allora sono decisamente perplessa.
Mi piace l’idea di pacificazione attraverso l’arte che ha in mente Buttafuoco, come mi piace la sua idea di aprire un padiglione per i dissidenti di tutto il mondo. E mi piace pensare che Venezia sia fonte di ispirazione per progetti di pace e di libertà e di arte e di aggregazione e solidarietà e di valori democratici e di apertura al mondo…come è sempre stata.
Quello che non mi piace è quello che fanno i russi contro gli ucraini da ormai quattro anni (e da molto prima). Semplicemente.
Ma lascerei decidere a Buttafuoco in totale autonomia, se ne prenda la totale responsabilità, la Biennale è autonoma nelle sue scelte, se l’autonomia è inficiata dai diktat del governo e della Unione Europea, allora che autonomia è? Anche se, ripeto, capisco tutte le loro riserve e sono d’accordo con loro.
Ma Pietrangelo Buttafuoco è un intellettuale siciliano colto, raffinato e sensibile e forse potrebbe avere ragione lui e magari potrebbe far commuovere Putin (cosa di cui dubito molto) e spingerlo ad invitare Zelensky a prendere un caffè al Quadri (paga Zelensky, ovvio) e davanti al cielo veneziano chissà che Putin non sia colto da nostalgia per una vita trascorsa in pace a godersi i nipotini…(Venezia è un miracolo e può fare miracoli).
Perciò, anche se sto con gli ucraini sempre, direi che lascerei a chi si sente di prendersi questa responsabilità di andare fino in fondo, sia quel che sia.
Let it be.