Avevo sentito dire: “Non soffre è sedato”. Mi aveva colpito questa frase in modo particolare e anche se non avevo seguito molto la vicenda del piccolo Domenico, mi era sembrata una frase foriera di morte. Non si sapeva fino a oggi quello che era veramente successo nei particolari, tutti agghiaccianti, sull’iter doloroso e alla fine tragico di quella che doveva essere un’operazione di trapianto cardiaco che doveva dare una speranza di nuova vita al piccolo. L’Italia vanta la fama di essere all’avanguardia sui trapianti e sembrava quasi che si trattasse di un’operazione di routine. Invece si è dimostrata una tragedia italiana di quelle che stenti a capire come sia potuta accadere.
Ho capito che da Bolzano dove era disponibile il cuore da impiantare al piccolo a Napoli, è partito il primo di una serie incredibile di errori umani che si dipanano con atroce sequenza fino alla fine, uno via l’altro, non sto a descriverli, sono elencati nella cronaca di questo pasticcio tremendo iniziato a Bolzano e finito a Napoli dove ora i medici sono indagati per omicidio colposo. Dal ghiaccio secco per conservare il cuore, fino alla decisione del chirurgo di espiantare il piccolo cuore del bambino senza aver prima verificato che il cuore donato fosse idoneo. Una serie incredibile di errori fatali che hanno portato via per sempre la speranza dei genitori che il loro figlio potesse avere una vita normale e che ora vogliano sapere tutta la verità.
Una fatale catena di errori, omissioni, trascuratezze, che hanno di fatto provocato la morte di un bambino di due anni, malato, al quale è stato impiantato un cuore danneggiato, dunque peggiore di quello col quale era nato.
Non posso credere che in qualche modo abbia giocato un ruolo in questa tragica vicenda il fatto che tutto si sia computo a cavallo tra Natale e Capodanno, né che dei professionisti con esperienza conclamata, possano aver trascurato qualcosa perché già con la testa ai festeggiamenti. No, davvero, non lo posso pensare. Ma ho avuto la sensazione netta da sempre che sia meglio, se possibile, ovviamente, non avvicinarsi alle strutture ospedaliere nel periodo che coincide con le festività natalizie.
Resta l’amarezza e la consapevolezza che molto più di qualche cosa non ha funzionato e che anche se pare brutto dirlo, sembra proprio che tutto abbia giocato contro la salvezza di questa creatura e la speranza dei suoi genitori. Ai quali esprimo tutta la mia vicinanza e solidarietà.
E’ difficile pensare che possa esistere un professionista che decide di trasportare un cuore da trapiantare in un contenitore simile a quelli che uso a casa per mettere in frigo il pezzo di lasagna avanzato a mezzogiorno. Surreale.
Probabilmente per risparmiare avranno fatto ricorso ai servizi di Glovo.
R
quando saranno accertate le responsabilità, sapremo cosa è veramente successo. Pare davvero una cosa allucinante.
A me risulta che, per trasportare gli organi, usano contenitori di polistirolo, solo con pareti più spesse di quelli ordinari. Una volta mi è capitato di vederne uno.
Immagino che usino anche altri accorgimenti per garantire l’isolamento durante il trasporto. Si tratta di protocolli standardizzati e non certo lasciati all’improvvisazione.
Sicuramente, col senno di poi, qualcuno ha sbagliato: forse proprio perché ormai di tratta si interventi relativamente routinari, e le persone possono sbagliare.
Vorrei fare però qualche considerazione.
Trapiantare un cuore in un bambino piccolissimo non dà le stesse garanzie che trapiantarlo in un adulto. Non abbiamo nessuna certezza che quel bambino, se fosse sopravvissuto, avrebbe avuto una vita di durata e qualità confrontabili con la vita di un bambino sano.
A carattere generale sono perplesso quando si mettono in croce i medici che sbagliano.
Svolgono una professione che comporta di per sé il rischio di provocare danni gravi alle persone. Il lavoro del chirurgo è anche un lavoro estremamente difficile, che pochi riescono a svolgere ad alti livelli.
Da quando, venti-trenta anni fa, è invalso l’uso di chiedere i danni medici, molti avvocati si sono specializzati in questa attività e cercano attivamente i clienti, anche con annunci in rete.
Molti medici, sono stati costretti a stipulare assicurazioni costosissime per cautelarsi. A volte gli ospedali rifiutano di effettuare interventi su paziento molto debilitati per non rischiare che muoiano presso di loro (è capitato alla zia di mia moglie che, rifiutata da due ospedali, è stata infine accettata dal terzo, e lì è morta).
Credo che non si debba gettare discredito sulla categoria dei medici, e, in modo particolare, dei chirurghi. La stragrande maggioranza di loro sono persone di grande professionalità, seri, attenti, dotati di spirito di sacrificio, tanto da passare giornate intere in sala operatorie senza neanche mangiare.
Se anche i medici, come già i poliziotti ed altre categorie che possono sbagliare, cominceranno a chiedersi “chi me lo fa fare”?, sarà un bel problema.
R
nessuno ha buttato la croce addosso ai chirughi, so bene quanto siano spesso dei veri angeli, ne ho esperienza personale.
Ciò non toglie che nel caso in questione la serie di errori ed omissioni è decisamente alta e ci si chiede come sia potuto avvenire.
IL contenitore era inadatto, non solo è stato usato ghiaccio secco che ha “bruciato” il cuore che doveva essere impiantato al piccolo; il chirurgo ha espiantato il cuore del bambino, a quanto sembra, prima di verificare se l’altro organo aveva i requisiti di idoneità e non li aveva…Non solo, una volta eseguito l’espianto ha impiantato il cuore danneggiato…insomma, questo si sa dai giornali. Gli indagati sono per ora sei, ma forse saranno di più. E’ giusto che ci sia un’inchiesta, a partire dal ghiaccio secco che ha danneggiato il cuore donato, al contenitore che non segnalava la temperatura all’esterno, al medico che pare non abbia avuto nessun sospetto sul cuore “bruciato”…ma, se i giudici accerteranno che non ci sono responsabilità, saranno tutti assolti. Intanto il piccolo Domenico è morto e nessuno può dire quanto sarebbe vissuto col cuore nuovo se fosse andato tutto bene, ma, Lenzini, mi permetta di dirle che ancora una volta devo rilevare in lei una buona dose di “cinismo” e totale mancanza di empatia verso due genitori che devono essere straziati dal dolore. I medici come qualsiasi altro professionista (esempio paramedico) non può venire deresponsabilizzato altrimenti rinuncia a fare il medico, la legge vale anche per loro, non ci sono categorie di lavoratori che si possano dichiarare al di sopra della legge.
Il fatto di espiantare l’organo malato prima di avere quello buono credo sia prassi comune per guadagnare del tempo prezioso, in fondo l’idoneità del cuore nuovo dovrebbe essere dichiarata all’origine. E a quel punto, ritrovandosi a non poter tornare indietro, hanno deciso di procedere comunque.
Sono curioso di sapere come è stato organizzato il trasporto e come si possa sbagliare seguendo delle procedure che dovrebbero essere granitiche.
E poi è triste pensare ai genitori del donatore che magari speravano che la perdita del figlio potesse almeno salvarne un altro.
R
non sono certo un’esperta, ma credo che vada sempre accertato che l’organo che si deve impiantare corrisponda agli standard richiesti prima di tutto e gli errori umani sono sempre possibili, anche a causa della rapidità con la quale bisogna eseguire certe operazioni, certo che la catena di errori è partita da chi ha pensato di usare quel contenitore e da chi ha inserito ghiaccio secco, ma poi è proseguita perché chi doveva impiantare l’organo non si è accorto prima di quanto il cuore donato fosse deteriorato. I nostri chirurghi in questo campo sono tra i migliori al mondo ed è proprio per questo che quanto è successo è incomprensibile e va capito fino in fondo proprio perché non si ripeta.
Aridaje col cinismo! Ma secondo lei tutti quelli che provano a ragionare con lucidità e visione allargata sono cinici? Per essere apprezzati bisogna essere ipocriti e stucchevoli e unirsi al coro della prefiche?
La morte di un bambino è una tragedia insopportabile, ma non è un evento eccezionale. Il nipotino di un mio vicino di casa è morto di leucemia, a 5 anni, che è molto peggio; i reparti di pediatria oncologica non sono mai vuoti.
Io credo che la spettacolarizzazione delle disgrazie, che ormai è all’ordine del giorno, sia un fattore di ingiustizia sociale. E da questa spettacolarizzazione e relativa esigenza di vendetta scaturiscono spesso sentenze sbagliate, che, prima di essere corrette in appello, rovinano la vita di fior di professionisti che potevano fare tanto bene per la società.
Nessuno deve essere al di sopra della legge, ma, tra un delinquente abituale e un serio professionista in buona fede che commette un errore, per me c’è un abisso.
Parlare di omicidio colposo, addirittura con dolo eventuale, per me è perversione o speculazione. Per me si tratta di un reato civile più che penale.
R
ma di quale spettacolarizzazione parla con me? non seguo mai le trasmissioni di chi spettacolarizza le disgrazie, lei forse si. Insiste a dare lezioni con l’aria di tuttologo anche su cose delicate come questa. Si mette sempre in cattedra. Allora quello che scrivo secondo lei è un coro di prefiche? Le conosco le sue visioni allargate, spesso (non sempre, certo) sono superficiali, inesatte e saccenti.
La legge considera sempre la differenza tra chi delinque abitualmente e chi, come in questo caso, almeno parrebbe, non ha consapevolmente commesso un reato ma ne è incorso suo malgrado per motivi che dovranno essere accertati, soprattutto perché non debba ripetersi.
Lenzini, qualche volta le converrebbe non replicare. Ci provi.
Signora Gazzato, mi dispiace che se la sia presa come se dicessi a lei. Io parlo di quello che sta succedendo in televisione e sui social. Le prefiche stanno lì.
Lei si è mantenuta su un piano giornalistico serio cercando di chiarire i fatti.
Se mi posso permettere una battuta, quelli che ho sentito in televisione avrebbero dato della cinica anche a lei.
Se mi sono espresso male, le chiedo scusa.
R
e ci fa pure le battute sopra… si, quando si scrive qui e mi si chiama in causa, ho la pessima tendenza a pensare che quello che viene scritto sia (anche) rivolto a me …comunque le sue scuse sono accettate.
Caro Luigi… e le risulta male, polistirolo, ma che è il mercato del pesce?
https://ossinreparto.it/trasporto-organi-trapianto-doppio-contenitore-controllo-temperatura/
Per non parlare delle plastiche antibatteriche che sono entrate ormai nell’uso comune senza che i consumatori ne abbiano contezza.
Quello che mi pare incredibile è la sciatteria con cui personale che dovrebbe essere formato, preparato e attrezzato ha trattato il cuore che doveva essere trapiantato.
In una qualsiasi azienda si attua il “controllo qualità” che serve a prevenire
mancanze ed errori a fine ciclo. Si controlla tutto prima di spedire.
Mi rifiuto di pensare che un medico non sappia la differenza tra il ghiaccio secco (-78°) e quello normale triturato che andava utilizzato per il trasporto e quali conseguenze implichi l’errore.
Non invidio il giudice che dovrà sentenziare, spero non sia uno tirato a sorte, aggiungendo incompetenza a incompetenza.
Peggio mi sento poi se fosse uno indicato dalla Montaruli o dalla Santanché, estratto con la pallina come fosse il sorteggio della Champions.
Mamma mia che Paese stiamo diventando.
A59, prendo atto che è stata regolamentata la materia, giustamente, perché è inutile usare protocolli chirurgici rigorosi se poi il trasporto dell’organo è fatto in maniera approssimativa. Le mie informazioni erano datate.
In effetti, trasportare un cuore dentro un frigorifero portatile è facilissimo, e non si vede perché non farlo.
Resto però dell’idea che, per un’errore, per quanto grave, non si possa ipotizzare, come ha fatto l’avvocato della famiglia, il reato di omicidio con dolo eventuale, che implica la consapevolezza di esporre qualcuno ad un rischio mortale.
R
l’avvocato della parte lesa ipotizza quello che crede, poi sono igiudici che emettono le sentenze.
La consapevolezza di esporre ad un rischio mortale in un chirurgo deve esserci sempre, altrimenti qualcuno potrebbe andare in sala operatoria pensando di stare ai fornelli.
Beh, qualche conoscenza diretta:
ho passato una decina di giorni (non secoli fa ma all’ inizio di questo mese) in un reparto trapianti di un grande ospedale (a me è andata di culo: me ne hanno tolto solo una fetta, anche se si tratta della seconda), ed ho vissuto fianco a fianco di trapiantandi e trapiantati (fegato, ma penso che la prassi sia sempre la stessa) anzi proprio a causa di trapianti, evidentemente non programmabili, mi sono goduto qualche giorno di vacanza supplementare, e quindi vorrei precisare che, almeno in quel grande ospedale, l’ espianto dell’ organo malato avviene solo dopo aver controllato fisicamente l’ organo da impiantare, infatti la destinazione dell’ organo avviene sulla base di un data base nazionale ove diversi parametri devono allinearsi, ma solo quando l’ equipe può controllare materialmente l’organo, ed eseguire altri controlli ematici, ci sarà la certezza della possibilità di trapianto.
Ho trascorso diverse ore sul lettino chirurgico fianco a fianco di destinatario di organo, visto che per ben due volte il mio intervento era stato rimandato ero in lista d’ attesa e pronto ad essere tagliato se l’ organo non fosse stato definitivamente accertato come compatibile.
Con grande gioia ho salutato Luigi quando mi hanno, per la terza volta riportato in reparto, per lui si trattava di vita o di morte per me di un intervento abbastanza di routine, anzi abbastanza semplice se ne è occupato un robot.
D’ altra parte mi sembra che anche la responsabile dell’ unità coronarica dell’ Ospedale Monaldi sia ora stata iscritta nell’ elenco degli indagati proprio a causa di quell’ espianto frettoloso.
R
Grazie della tua testimonianza, Franco e auguri per la convalescenza.
Per la precisione, mi risulta che i robot (tipicamente, quello chiamato “Da Vinci” ) sono manovrati dal chirurgo. Non mi risulta che ci siano robot che operano da soli i casi semplici.
Almeno, nel caso mio fu il chirurgo a manovrare in prima persona per due ore.
I vantaggi del cosiddetto robot, cioè i bracci telecomandati, è la possibilità di fare tagli molto piccoli, una maggiore precisione (mano assolutamente ferma) e migliore visibilità grazie ad una telecamera che ingrandisce fino a 30 volte.
Si ha ragione, il robot era quello il Da Vinci, e l’ operabilità sempre guidata dall’ equipe chirurgica (3 Chirurgi, 2 Anestesisti, 3 Infermiere).
In effetti l’ intervento mi ha lasciato solo 5 piccolissimi fori, più uno più rognoso quello per il drenaggio, ma questa tecnica “laparoscopica” si utilizza anche senza l’ aiuto del robot (5 anni fa fu cosi) ed ha il grandissimo vantaggio di consentire un recupero molto veloce, nel mio caso solo 5 giorni di ospedalizzazione (in entrambi i casi), ed un velocissimo recupero fisico, di fatto il giorno dopo le dimissioni.
L’ uso del robot consente una precisione quasi assoluta, e di fatto una maggior velocità negli interventi.
PS la telecamera macroscopica si utilizza anche nella laparoscopia senza robot, di fatto l’ interno del corpo viene trasmesso su di uno schermo di grandissime dimensioni.
Saluti
Certo! La tecnica laparoscopica, robotizzata o no, ha il grande vanteggio di evitare di segare le costole e ricucirle col filo di ferro; il che non è poco.
R
fermiamoci qui per favore.
PS Vorrei ricordare che se non si fosse espiantato prematuramente l’ organo malato del ragazzino, oggi Domenico sarebbe ancora vivo, seppur con aspettative di vita molto limitate, e forse quel cuoricino resosi disponibile, lo si sarebbe potuto impiantare nel suo petto.
Caro Franco, auguri di pronta guarigione. Mi dispiace per la tua Inter, ieri fuori dalla Champion, andrà meglio l’anno prossimo.
Mi permetto di esternare alcune mie modeste, semplici riflessioni, sul caso in parola.
Parto dal fatto che l’ospedale di Bolzano, abilitato alla ricerca di un cuore compatibile con l’organismo del piccolo Domenico, aveva trovato l’organo.
Da profano cerco di seguire, a questo punto, un piccolo ragionamento.
1) I sanitari di Bolzano, giustamente, provvedono ad espiantare il cuore, ovviamente sano, dal petto di un bambino morto poco prima.
2) Si suppone che per trasportare quell’organo espiantato fino a Napoli, da Bolzano, questo dovra’ essere “conservato” in un apposito contenitore, con una ben precisa temperatura e con tutte le accortezze del caso possibili.
Chi ha il compito di svolgere tutto cio’?
I sanitari di Bolzano che hanno espiantato o quelli di Napoli venuti a prelevarlo?
3) Prima di partire da Bolzano per Napoli ci si accerta, una prima volta, che il cuore da trapiantare sia in ottime condizioni e che le procedure di conservazione siano a norma.
4) Al momento della partenza da Bolzano si avvertono i sanitari del “Monaldi” di Napoli che il cuore sta per arrivare e che si tengano pronti al trapianto.
5) Giunti all’ospedale di Napoli si vede se, durante il viaggio, il cuore da trapiantare e’ sempre in ottime condizioni.
6) Accertato che il tutto e’ a posto si procede a togliere il cuore malato dal petto di Domenico e a sostituirlo con quello donato da…Bolzano.
Che cosa non ha funzionato?
Le eventuali, errate, procedure di conservazione del cuore espiantato al bimbo morto a Bolzano da parte dei sanitari altoatesini?
La eventuale superficialita’ dei medici napoletani che non hanno controllato le procedure di conservazione dell’organo quando, a Bolzano, se lo son visti consegnare?
La eccessiva fretta del chirurgo del “Monaldi” di Napoli che prima di procedere all’espianto del cuore malato del piccolo Domenico non s’e’ assicurato, prima, di vedere lo stato clinico e di conservazione del nuovo cuore da trapiantare?
Come cita francob.1944 se non si fosse stati cosi’ frettolosi e un po’ piu’ meticolosi nei controlli e nelle varie procedure di conservazione dell’organo forse non staremmo a piangere la prematurissima morte di un piccolo essere umano.
Ma…si sa, col senno di poi…
R
non lo dice solo Franco, ma lo affermo anch’io sia nel post in home che nelle risposte. Ma forse lei non legge tutto.
Avevo letto. Ribadivo solamente quanto era stato scritto…
“Che cosa non ha funzionato?”
Il trasporto dell’ organo avvenuto con mezzi (il contenitore) e personale, quello di Napoli a cui spettava il ritiro) non idonei … è mai possibile che in un equipe abilitata ai trapianti non ci fosse nessuno abilitato all’ utilizzo del contenitore appropriato ?
E poi come giustamente ha detto la nostra ospite, la fretta di espiantare l’ organo malato, prima di aver esaminato il l’ organo donatore.
Vede, come detto, ho passato un po’ di giorni in un reparto simile, e le devo confermare che in Italia esiste una “sanità” eccellente, non solo i grandi primari, ma tutta la catena giù giù giù fino al personale infermieristico.
Poi sono tornato a casa ed ho, nuovamente toccato con mano la sanità territoriale, quasi quasi vado a farmi togliere un’ altro pezzo.
R
Già, già, ti eri affezionato alle minestrine e al purè? o forse a qualche infermiera graziosa?
Il “Bauscia” è coriaceo e resiliente, lo abbraccio idealmente, lui poi a differenza della sua Inter resiste. Grande Franco.
Penso che si dovrebbe superare l’atteggiamento di messa in ridicolo dell’operato dei medici.
Quando il cuore da impiantare è arrivato in sala operatoria è ragionevole pensare che avesse un aspetto del tutto normale.
Se ci fossero stati segni esteriori di congelamento se ne sarebbero accorti, e probabilmente ci sarebbero state anche delle difficoltà ad impiantarlo e suturarlo.
Come avrebbero fatto ad accorgersi che il nodo senoatriale era stato danneggiato?
Probabilmente ora studieranno qualche test apposito per fare questo controllo, ma non credo che finora ci fosse.
Normalmente, fino a che non si dà al cuore l’impulso apposito per partire non si può sapere se partirà.
Il mio consuocero si è operato a cuore aperto e anche il suo cuore, pur essendo quello originale, all’inizio non voleva partire, ed è stato necessario ricorre e procedure specifiche.
Inoltre, siamo sicuri che il mancato avvio del cuore trapiantato sia stato causato dal congelamento?
Hanno espiantato di nuovo il cuore al bambino e hanno fatto l’esame istologico?
Oppure si tratta di un’ipotesi logica, fatta per esclusione, ma non dimostrata.
Credo che, per dare giudizi, bisogna aspettare gli accertamenti completi.
Sicuramente gli errori ci sono stati, ma forse non così grossolani come ce li presentano. Il fatto che alcune procedure non siano state rispettate non implica che la causa sia stata quella.
R
Lenzini,
prima lei si scusa e poi accusa di “mettere in ridicolo l’operato dei medici”, dovrebbe precisare a chi si rivolge con questa frase perché qui mi risulta che né io né nessuno lo faccia. Per il resto…noto che si lancia in considerazioni tecniche del tutto “personali”, tipo “l’aspetto del cuore del tutto normale”, ma che ne sa?. Non risponda, ne ho abbastanza fin qui delle sue astruse e saccenti “perizie”.
Luigi abbia pazienza, ma se lascia per qualche ora un pezzo di carne (il cuore è un muscolo), nel congelatore secondo lei cosa succede?
Provi ad aprire lo scomparto del suo freezer che solitamente è a -18° ci metta dentro una petto di pollo e dopo 6 ore vada a tirarlo fuori.
Il ghiaccio “secco” secco è anidride carbonica allo stato solido, il processo produttivo la rende tale a -78°, a quella temperatura l’acqua congela all’istante.
I chirurghi napoletani che si sono occupati dell’espianto e del trasporto, non erano stati formati per utilizzare un contenitore specializzato a temperatura controllata e hanno optato per una borsa frigo da alimenti in plastica (sigh), con all’interno delle buste di ghiaccio secco così dicono le cronache:
https://www.affaritaliani.it/wp-content/uploads/2026/02/coperchio.jpg
Questa foto riporta sul contenitore degli acronimi che potrebbero a logica significare:
S.OP. (Sala Operatoria) – C. CH PED (Cuore. Chirurgia Pediatrica)
Personalmente dubito che il cuore avesse un aspetto del tutto normale.
A quello che si legge poi, sembra che ad aiutare i chirurghi italiani sia intervenuta l’equipe medica di Innsbruck presente in sala operatoria perché coinvolta nell’espianto di altri organi del donatore.
Ha ragione Mariagrazia, “troppi errori” e incomprensibili vista l’esperienza dell’equipe incaricata all’espianto e al trasporto, certo che la storia del ghiaccio secco inserito dentro un contenitore refrigerante domestico lascia perplessi e basiti, e dalle indagini dei NAS non sembrano emergere responsabilità del personale bolzanino.
https://www.rainews.it/tgr/trento/articoli/2026/02/la-asl-di-bolzano-attacca-lequipe-medica-di-napoli-0ea5b03f-5e29-4ba0-bf1a-498aeea2b57f.html
A59, io sono sempre un po’ restio a ipotizzare che le persone che occupano posizioni importanti si comportino da idioti.
Vale per Putin quando gli attribuiscono l’intenzione di invadere l’Europa, e vale per l’equipe di cardiochirurghi di Napoli che avrebbero impiantato un cuore congelato.
Sono portato naturalmente a cercare spiegazioni meno estreme e più convincenti.
Tra avere un cuore sostanzialmente congelato e un cuore lesionato solo microscopicamente nel nucleo senoatriale che produce l’impulso nervoso ci sono situazioni intermedie che possono rendere l’errore meno scandaloso.
Conosco la temperatura di sublimazione della CO2, ma bisogna vedere come era posizionata rispetto al cuore. Che gliela mettano direttamente addosso come si faceva una volta per produrre i surgelati mi parrebbe troppo grossa. E, ripeto, i chirurghi di Napoli non avrebbero potuto non accorgersene.
R
Lenzino
lei forse non se lo ricorda preso come è nella sua difesa ad oltranza d’ufficio degli indagati (esperto anche di trapianti…), ma Domenico è morto e, sembra sciocco a dirlo, quando lo hanno operato era vivo e avrebbe potuto vivere ancora, almeno fino a quando non avessero trovato un cuore compatibile e dei chirurghi meno “frettolosi” per trapiantarlo.
Lei vuole solo ad ogni costo portare la sue tesi perché “sua” e si sente un eroe della difesa di altri eroi in corsia. Molto onorevole, ma le ricordo che gli errori in questo caso sono stati davvero molti, troppi e il paziente è morto e, ripeto, si trattava di un bambino vivace e che i suoi genitori avrebbero voluto vedere crescere a costo di qualsiasi sacrificio. La sua sicumera nel continuare a difendere chi lo ha ucciso (ora decideranno i giudici se c’è dolo o colpa) altro non è che una impuntatura delle sue che deve avere sempre ragione a prescindere.
Assolutamente d’ accordo con Maria Grazia !
Al Signor Lenzini, caso mai ce ne fosse bisogno dopo i molti interventi, che purtroppo “TUTTI” sbagliano: Ingeneri, Giudici, e, secondo un detto, anche i preti a dir messa, sbagliano, perché mai non potrebbero sbagliare i Medici ?
Fra i tanti esempi di “malasanità” (fortunatamente decisamente minoritaria nei confronti dell’ eccellente sanità) il caso Purgatori …. !
Luigi i media riportano:
Domenico, le testimonianze dai verbali: “Il cuore era una pietra”. E il primario: “Non batterà più”.
Hanno tentato di scongelarlo il pesce, prima sotto acqua fredda, poi tiepida e infine calda.
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/26/la-morte-di-domenico-provammo-a-scongelare-il-cuore-con-acqua-fredda-tiepida-e-calda_a528d540-f076-4a67-81c3-32a8c3ad01d3.html
Legga e lasci perdere le sue sconclusioni, è la temperatura dell’intero contenitore termico che all’interno era a temperatura di “congelamento rapido” a lei che piacciono gli anglismi si chiama “Quick Freezing”, un metodo di conservazione che utilizza temperature estremamente basse, generalmente sotto i -30°C probabilmente all’interno ce n’era più del doppio e dove fosse posizionato è ininfluente.
Che c’entra Putin poi… Hanno fatto una cazzata, punto.
Ne pagheranno le conseguenze e non saranno abbastanza a mio modo di vedere.
E il caposala avrebbe affermato: “ma come ha già espiantato il cuore”?
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/26/la-morte-di-domenico-provammo-a-scongelare-il-cuore-con-acqua-fredda-tiepida-e-calda_a528d540-f076-4a67-81c3-32a8c3ad01d3.html
molto difficile la difesa degli indagati…
Cari colleghi.
Di fronte a queste risultanze c’è poco da argomentare.
I medici di Napoli hanno commesso una serie di errori gravi.
Io non difendo d’ufficio nessuno. Avevo affermato che, se i medici avessero tentato di impiantare comunque un cuore congelato, l’avrebbero fatta troppo grossa, e per questo dubitavo. A quanto pare l’hanno fatta veramente troppo grossa.
Diffido delle ricostruzioni giornalistiche frettolose della prima ora, ma, quando arrivano gli accertamenti, mi convincono.
Avevo scritto appunto alla signora Gazzato in un messaggio che ha cestinato: “Un po’ di pazienza e ci diranno come sono andate veramente le cose.”
Ce lo hanno detto e la questione è chiarita.
R
Il messaggio che ho cestinato non diceva solo quello, non faccia il furbo. E comunque troppo facile fare ora il saggio della montagna, lei aveva torto su tutta la linea, invece che tacere o semplicemente dire: mi ero sbagliato, tira fuori il “messaggio cestinato ” per arrampicarsi sugli specchi. La questione era abbastanza chiara anche prima che “ce lo dicessero” era lei quello che dubitava e diceva agli altri che sbagliavano. Ora bastava “avere pazienza”, ha avuto bisogno che glielo dicessero chiaro e netto, troppo comodo ora fare quello che è prudente nei giudizi dopo aver dato degli stupidi o comunque “poco rispettosi” a chi diceva che c’erano stati troppi errori. Excusatio non petita…
Signora Gazzato, non mi deve mettere in bocca cose che non ho detto.
Non ho assolutamente dato dello stupido a nessuno.
Ho solo espresso – e lo ripeto – delle perplessità perché questa storia mi sembrava troppo assurda.
Quando dai sentito dire siamo passati alle testimonianze mi sono arreso all’evidenza.
E’ vietato avere dubbi?
R
Lei ha capito benissimo e nessuno le mette in bocca nulla, lei non ha espresso solo perplessità è stato molto assertivo nel dire che tutti sbagliavano. La smetta.
Lenzini i suoi dubbi amletici dovrebbero valere a doppio senso, invece quell’accozzaglia che lei ha votato e vuole sottomettere la magistratura, ciancia di scudo penale per chi deliberatamente e con una divisa addosso, delinque e ammazza.
E poi mi viene a scrivere che dovrei smetterla di tirare in ballo questo indegno esecutivo che aspira alla “Capocrazia”. Bah.