Quando ho appreso della morte delle gemelle Kessler, senza leggere il seguito della notizia ma solo il titolo, ho pensato che non potevano che morire insieme e quando poi ho saputo che hanno scelto la morte assistita, ho pensato che era proprio così, la superstite non avrebbe sopportato la vita senza la gemella con la quale aveva condiviso tutto. Una vita in simbiosi, per i gemelli monozigoti spesso la vita è uguale e non si lasciano neppure un istante e se devono lasciarsi comunicano telepaticamente.
Le due eterne ragazze, amatissime in Italia e in patria, bellissime, eccezionali nel ballo e campionesse di simpatia, non potevano che finire così la propria lunga e tanto celebrata vita. Ma mi resta una perplessità e anche una sorta di amarezza: non approvo il suicidio, credo che sia sbagliato decidere di mettere fine alla nostra vita. Sia che lo si faccia in un momento di disperazione, sia che si scelga razionalmente.
La nostra ora arriva quando deve arrivare e non è giusto anticiparla. La vita è sacra sempre e non sarò mai favorevole ad una legge sul fine vita in Italia.
Indimenticabili, le Kessler sono state perfette: esempio di femminilità mai ostentata. Mi dispiace abbiano scelto di morire e privarsi anche di un solo giorno di vita, per come la vedo, è un errore: la vita va vissuta fino in fondo, col dolore e la gioia, le emozioni, l’amore, le albe e i tramonti, sempre fino a quel momento non è mai il momento e la parola fine si mette solo quando il film è finito, non prima.