Torneranno i colori?

Oggi qui è talmente una bella giornata dopo tante giornate pessime, che mi è venuta voglia di riproporre questo racconto.


Perché il cielo è azzurro e gli alberi sono verdi? Una ragione c’è di sicuro. Gli alberi azzurri e il cielo verde chi li vedrebbe? O non è solo una questione di abitudine?

No, decisamente non è abitudine. Un albero deve essere verde. E il cielo, azzurro. Non ci deve piovere.
Ma che idiozia. Chiedersi il perché dei colori. Eppure me lo sono chiesto questa mattina mentre guardavo il cielo azzurro con qualche sprazzo di bianco di nuvolette inconsistenti, passanti, indecise se fermarsi o liberare lo spazio dalla loro presenza. Stavo facendo colazione. E’ il momento della giornata in cui mi pongo delle domande. Da sempre. Poi, con lo scorrere del tempo, ho altro da fare che chiedermi il perché delle cose, ma la mattina, mi va. Sarà una questione di luce.

E in quanto alle risposte non ne trovo mai nemmeno una. O quasi. Sarà perché le domande sono sempre assurde, sarà perché in realtà non mi interessa rispondermi, preferisco rimanere appesa all’interrogativo che darmi una risposta che non potrebbe essere che altrettanto sciocca quanto la domanda.
Ma forse questa non era poi così sciocca. In fondo i colori mi hanno sempre affascinato e suscitato desiderio di capire perché proprio quel colore e non un altro che corrisponda a quella cosa o ad altra. Insomma li colore delle cose è di per sé una cosa che ha la sua importanza. Volendo.

Mi si obietterà che sono un’ ignorante in materia. Che non conosco la fisica, che dovrei approfondire e scoprirei che c’è una ragione a tutto. E sarebbe una giusta obiezione che avrebbe colto nel segno Ma confesso che, spesso, andare a fondo delle cose mi spaventa. E la bellezza sembra stare solo in superficie. Dico: sembra.

Riflettendoci, però, andare a fondo non è poi cosi difficile. Sarà perché “il fondo” mi da l’idea di buio?. Non c’è tanta luce e i colori non si vedono bene. A fondo, scavando, la luce diventa flebile, i colori perdono vivacità, si attenuano. Ma li, sembra, c’è la risposta a tutte le domande.

Mi diceva mia madre: rifletti, bene, sempre, prima di parlare , vai a fondo dei problemi, non lasciare le cose a metà. Che discorsi!
Ovvio che quando si è piccoli si ha la tendenza a saltare i problemi, non ti va di stare a pensare troppo su come agire e approfondire è una parola che spaventa, sembra un’incombenza, un compito a casa, insomma, un fastidio.
Ma da adulti la cosa cambia. Si ha il dovere di andare a fondo delle cose. Di cercare di capire, di non fermarsi alle apparenze. Si dice.

Ecco, appunto, le apparenze. Sono i colori apparenze? Una rosa mi appare rosa perché quello è il suo colore dato dall’effetto della riflessione della luce sulla sua superficie, ecco e quindi quello che appare rosa è rosa e quello che appare rosso è rosso. Punto e basta.

Eppure quello che intendo è questo: se non mi convince il fatto che il colore delle cose è solo apparenza e gioco di luci e di riflessioni, che cosa ho capito del mondo? O non ho capito?
Ci vorrebbe un esperto in materia e lui mi chiarirebbe i dubbi spiegandomi le leggi dello spettro di luce e dei colori e che le gamme infinite di variazioni di tonalità sono dovute alla riflessione della luce sulle diverse superfici e alle forme e alla composizione dei corpi. E terrebbe una conferenza.

Ma poi? Anche capendo, anche ammesso che arrivi a farmi una ragione delle leggi della fisica, quando vedo un tramonto rosso fuoco e non posso fare a meno di commuovermi a quello spettacolo, chi mi spiega cosa succede dentro l’anima alla vista di quelle pennellate di rosso e rosa di tutte le gradazioni e perché si viene colti quasi da sgomento nell’intuire che dietro a quello spettacolo c’è una mano che lo ha architettato?
Ed allora, a questo punto, tutte le leggi della fisica devono lasciare lo spazio alla metafisica.

Questo è il punto. L’universo dei colori o anche i colori dell’universo sono il tocco finale, la mano di vernice, la pennellata che serve a finire il lavoro e che lo compie, lo ultima, lo abbellisce e completa.
E chi l’ha data? Chi ha costruito l’universo non poteva farlo incolore, doveva farlo colorato perché i colori sono quello che ne fa un capolavoro compiuto. Ecco che la mia domanda dell’ora di colazione questa volta ha un senso e la risposta pure. Almeno per me. Il cielo è azzurro e gli alberi verdi perché l’ Architetto li ha voluti cosi, questo è il Suo Gusto Personale, la sua Idea di Universo, la Perfezione.

E la Perfezione si trova andando a fondo, in superficie non si trova, si deve scavare. Lui, l’Architetto l’ha posta in posti remoti, reconditi, difficili da trovare. Non è a portata di mano. Si dice: non è di” questo” mondo. La Perfezione è Lui. Trovarlo è una cosa difficile . E preferiamo lasciare le cose a metà quando non vogliamo capire, guardiamo la superficie incresparsi ma sotto non ci fidiamo di andare. E’ un processo lungo e difficile e ci si perde seguendolo e a volte non ci si ritrova. E’ un percorso ad ostacoli in cui si inciampa. Ci si rialza e poi si rinciampa. E poi non crediamo. Diciamo che tutto quello che appare è e che tutto quello che è appare. E che se ci fosse, l’Architetto dovrebbe mostrarsi e non dovrebbe esistere il buio e tutto dovrebbe essere a colori e il fondo non dovrebbe essere un luogo dove ci si può anche perdere ma un posto dove il colore rende tutto luminoso e chiaro e la luce in fondo arriva e illumina anche le caverne più nere. Eppure la Perfezione è a portata di mano, a volerla vedere.

Ma un albero è verde e si staglia sull’azzurro e l’azzurro risplende nei suoi contorni e anche il buio può essere apparenza e i colori esserci anche a fondo come in superficie. E’ l’occhio interiore che vede di più al buio che in piena luce, la rosa è di tanti colori e un tramonto di fuoco o un’alba radiosa sul mare appaiono e sono la rappresentazione dell’anima del mondo. E di quella di tutti i colori del mondo. O del mondo a colori, di quello che appare e scompare, che si vede o non si vede. Alla luce o al buio. Sempre… Ma tra un po’ risalgo.

6 commenti su “Torneranno i colori?”

  1. “L’antenato comune di tutti i vertebrati era un tetracromato, ma i mammiferi hanno adottato la dicromia, ad eccezione dei primati.” https://it.wikipedia.org/wiki/Tetracromia

    I colori non sono verità assolute ma un prodotto di specifici “strumenti” (organi biologici) che fungono da sistema di riferimento condiviso tra specie filogeneticamente vicine. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4441025/

    La disposizione ordinata delle frequenze delle radiazioni elettromagnetiche emesse dal sole è detta “spetto solare” ed alcune sono percepibili dall’occhio umano, che le associa a una sequenza ordinata di specifici colori. Tale sequenza non è l’unica teoricamente possibile su basi biologiche ma è l’unica geneticamente predominante nella nostra specie. https://www.meteosvizzera.admin.ch/chi-siamo/meteosvizzera-blog/it/2023/06/couleurs.html

    La natura della “perfezione” rimane incommensurabile anche se si ha l’impressione che si possa rinunciare alla condizione umana diventando “misura” di tutte le cose.

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  2. Bello questo “Universo a colori” che affresca Mariagrazia, complimenti.
    Nel giorno dedicato alle mamme, ecco una poesia di Salvatore Quasimodo:
    Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
    il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
    gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
    non sono triste nel Nord: non sono
    in pace con me, ma non aspetto
    perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
    da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
    come tutte le madri dei poeti, povera
    e giusta nella misura d’amore
    per i figli lontani. Oggi sono io
    che ti scrivo. » – Finalmente, dirai, due parole
    di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
    e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
    lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
    «Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
    di treni lenti che portavano mandorle e arance,
    alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
    di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti voglio, dell’ironia che hai messo
    sul mio labbro, mite come la tua.
    Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
    E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
    per tutti quelli che come te aspettano,
    e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
    non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro
    tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
    del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
    non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
    Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
    morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater. »
    R
    Grazie Alessandro, bellissima e toccante.

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  3. A me ‘sta lettera pare di averla già commentata qualche anno fa su altro blog dell’Espresso, ma magari sbaglio, forse è un Deja vù.
    R
    ti ricordi bene Alessandro(59 e forse se ne ricorda anche il tuo omonimo. E ti ricorderai pure che partecipava ai famosi “Racconti d’agosto” del blog che hai citato e però la direzione lo aveva definito un “non racconto” e perciò tolto dalla competizione. Forse per non dare fastidio a qualcuno? Possiamo anche dirlo, sono passati diversi anni e quella decisione (di classificarlo come un non racconto e di escluderlo) mi aveva irritato parecchio perché mi sembrava veramente una cosa ingiusta e campata in aria.
    Va bene, ormai è acqua passata. Lo hai anche commentato e non una volta e come te molti altri perché ha superato il centinaio di commenti.
    Per me è un “racconto” a tutti gli effetti e qui, sul mio blog l’ho già postato più volte e forse lo hai letto anche qui. Mi mette di buonumore e in questi giorni ne ho molto bisogno.
    E’ vero, hai una memoria di ferro.

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  4. Certo, lo ricordavo anch’io, e il titolo era proprio quello citato da me, “L’universo a colori”. Peccato che quel blog, che dava voce alla gente, sia stato chiuso improvvisamente, travolto dalla tendenza, via via affermatasi, di un distacco della carta stampata dalla “vox populi”, troppo scomoda per un giornalismo sempre più ossequioso al potere. Quell’iniziativa dei racconti di agosto era un pungolo all’inventiva di ciascuno di noi e a mio parere produceva una letteratura non pretenziosa, ma genuina e spontanea e perfettamente consona alla sua finalità di semplice e sano svago.
    R
    si, tutto bene, hai buona memoria anche tu. Ma perché non dici nulla sul fatto del non racconto?
    Ma scusa, cosa sarebbe la letteratura “non pretenziosa”? senza pretese vuoi dire? ma la letteratura è dunque pretenziosa? e questa evidentemente non lo è. Quindi non può classificarsi “letteratura”…ah ora capisco, un non racconto non pretenzioso non letterario…insomma non …
    In quanto alla chiusura dei blog, hanno chiuso in tanti, pochi si prendono la briga di lasciare spazio alla gente “comune mentre i giornalisti hanno il sacro e santo diritto di parlare, la gente deve solo leggerli e riflettere sulle loro perle di saggezza…spesso pagate a peso d’oro come quelle di una certa Lucarelli che riceve spesso denunce per diffamazione ma ha anche un contratto con la TV pubblica ben pagato, così “non” va il mondo…
    Basti prendere come esempio la rubrica di Severgnini…25 anni di voce al “popolo” dove ho avuto pubblicate centinaia di lettere, ora è poco più di un siparietto dependance del dottor Severgnini che pubblica solo se stesso e pochi suoi “celebranti”. Per dire.

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  5. Non pretenziosa significa che chi scriveva, in genere, non aveva pretese artistiche, ma scriveva per semplice svago (ciò non esclude che ci potessero essere componimenti di una certa levatura). Perché interpretie in negativo ciò che scrivo?
    In quanto al “non racconto” ne hai parlato tu, cosa vuoi che aggiungessi? Ah, che anch’io avevio scritto un non racconto (“Se questo è sud”, se non erro) che mi fu pubblicato eccezionalmente, ricordo che accettai l’osservazione..
    R
    io non ricordo il tuo “caso” (sul mio glissi, semplicemente), forse non c’ero ancora. Ma no, non interpreto negativamente, ma solo commento quello che scrivi, tu commenti me io commento te.
    Hai la tendenza a pensare che io interpreti al negativo. Io le velleità di scrivere le ho sempre avute e scrivo da un bel po’. E quando tu scrivi che quell che scrive la gente che partecipa ai concorsi è “puro svago”, lo contesto, perché per me non è affatto così ( e lo dico) e credo non lo sia neppure per te. Qualche volta può essere “svago”, spesso è sofferenza. Ma tu lo sai bene. Si fa per parlare ed è un tema che mi piace approfondire con persone intelligenti.

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  6. A questo proposito vorrei ricordare un’amica scomparsa prematuramente: Emanuela Volpe, frequentatrice a suo tempo di Italians, brava pittrice e studiosa dei colori e dei loro effetti sulla psiche e sull’umore.

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