La stessa zuppa

A chi non si interessa di politica non importerà nulla delle primarie del PD. La politica non è interessante, a mio parere, se la si vede solo sotto il profilo “politico” cioè del complottismo che serve per arrivare a conquistarsi posti di potere.

Quella non è politica ma arrivismo e di arrivisti ne abbiamo piene le scatole. La politica è anche conoscere il prezzo dei fagioli – diceva Bertold Brecht. Con quello che ne consegue, ora potremmo dire…è anche conoscere il prezzo della benzina.

Ora, pare sia arrivata una figura (abbastanza) nuova sulla scena politica. Questa figura avrebbe il compito di rinnovare dalle radici un partito che sembra moribondo, collassato e semi distrutto ma che ha ancora voglia di reinterpretarsi per cercare di sopravvivere.

Sto parlando, ovviamente del PD. Ma c’è qualcuno a cui interessa sapere che fine farà? Dubito. A parte i diretti interessati, sono pochi in Italia quelli a cui interessa il destino del PD. E lo trovo più che giusto; infine abbiamo già tanti problemi.

Dunque la figura nuova balzata agli onori delle cronache in questi giorni é quella di Elena Ethen Schlein, candidata alla segreteria del PD. La prossima segretaria che dovrebbe prendere il posto lasciato vacante da Enrico Letta dovrebbe essere lei. Ho questa vaga sensazione. Quale momento migliore per candidare una donna? ora o mai più, direi. Il partito democratico è piuttosto restio a candidare donne nei posti chiave, segretario(a), poi…ma con Meloni al governo, quale migliore occasione?

E Elly ha ottime chances. Lei vuole riformare il partito dalla testa ai piedi, lo vuole rivoltare, mettere a testa in giù e piedi in alto, cambiare nome, cambiare tutto.

Vuole un PD diverso dal PD, lontano anni luce dal PD, quindi…che PD?

Il PD che non c’è. Lo cercherà e forse lo troverà e forse lo chiamerà in altro modo ma non sarà più PD:

Ha una bella faccia pulita, Elly, ma basterà? Forse. Lei ci spera, si vede. Entusiasmo che paga, certo, faccia nuova partito nuovo. Ma ci riuscirà? Ha un compito molto difficile, da equilibrista direi. Ma ce la può fare. O, almeno, ci può provare.

L’importante è che non si scoraggi e non sembra una che si scoraggia. Dunque forza Elly e coraggio Elly. Dai Elly…beh, si insomma ce ne vuole tanto per rifondare un partito che boccheggia anche con la maschera d’ossigeno.

Ma, credo che se davvero vuole cambiare, deve lasciare tutto come sta. E fare finta che non sia successo nulla. Fregarsene del passato e guardare avanti dritto a sé. Sapendo che il PD non si dirige, si subisce o si distrugge.

Se non sarà il PD a dirigere ( o distruggere) Schlein, forse potrà nascere qualche buona idea. Altrimenti sarà la stessa zuppa di pan bagnato.

4 commenti su “La stessa zuppa”

  1. Mi pare che il problema del PD sia abbastanza chiaro. Spostarsi a sinistra o al centro?
    Spostarsi a sinistra e cercare di inglobare i piccoli partiti che lo hanno scavalcato a sinistra? Probabilmente impresa difficile.
    Spostarsi al centro come voleva Renzi e come avrebbero voluto tutti quelli che hanno lavorato per creare il PD dalle ceneri del PCI, da Prodi in poi?
    Io credo che la seconda ipotesi sia la più saggia. Mi pare più facile conquistare gli elettori di centro, sempre disponibili a cambiare partito se i partiti cambiano.
    Ormai l’elettorato storico di sinistra fatto di proletari è perso. Per loro il PD è troppo moderato o troppo vago come strategia.
    La conquista del centro, invece, era già riuscita a Renzi che aveva avuto il 40% alle europee, e potrebbe riuscire di nuovo.
    Però, per questo ruolo, vedo meglio Bonaccini che la sua vice pressoché sconosciuta.
    Una donna col nome svizzero tedesco, che non si sa bene cosa abbia in testa, e forse non lo sa neanche lei, dopo la nebulosità della gestione Letta, non credo che risolleverà il partito.
    R
    la madre è italiana il padre americano.
    piccolo estratto da Wiki:
    “Nasce a Lugano, nel Canton Ticino (Svizzera), nel 1985. Il padre è Melvin Schlein, un politologo e accademico statunitense di origine ebraica aschenazita (gli avi paterni della Schlein erano infatti originari della città di Leopoli, allora facente parte dell’Impero austro-ungarico e oggi situata in Ucraina, e al loro arrivo a Ellis Island mutarono il loro cognome originario, Schleyen, in quello attuale). All’epoca della sua nascita, il padre è professore emerito di scienza della politica e storia presso la Franklin University di Lugano[1]. La madre è l’italiana Maria Paola Viviani,[2] professoressa ordinaria di diritto pubblico comparato presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria. È nipote dell’avvocato antifascista Agostino Viviani, che fu senatore del Partito Socialista Italiano e presidente della Commissione Giustizia del Senato, mentre suo fratello è il matematico Benjamin Schlein (1975)[2][3] e sua sorella Susanna Schlein (1978) è Primo Consigliere diplomatico all’ambasciata italiana ad Atene ed ex-capo della Cancelleria consolare dell’ambasciata italiana a Tirana[4][5][6].”
    Interessante no? Beh certo con una famiglia così difficile non entrare in politica…

    Rispondi
  2. Ha un pedigree di tutto rispetto, ma in Italia era solo la vicepresidente della Regione Romagna, che si è candidata in concorrenza col suo presidente.
    Io, personalmente, non l’avevo mai sentita nominare.
    Dimenticavo quello che forse è il dilemma aggiuntivo che deve risolvere quella nuova “cosa” che nascerà dal PD: il rapporto col nuovo partito di centrosinistra guidato da Conte. Posizionarsi alla sua destra o alla sua sinistra? Allearsi? Fondersi?
    Ormai. a maggior ragione dopo il suicidio politico di Di Maio, il M5S è diventato un partito come gli altri, con la sua esperienza di governo, le sue promesse tradite e tutto quanto ne fa un partito tradizionale. E la competizione sarà soprattutto con il PD o chi per esso.
    R
    da quello che so, che ho letto su di lei è parecchio inclusiva, per cui un accordo coi Cinquestelle sembra quasi certo, ma rimanendo però distinti.

    Rispondi
  3. Secondo me il nuovo corso del PD non deve portare né a sinistra, né a destra. Dovrebbero limitarsi a proporre un programma diverso dal “non votate gli altri perché sono brutti”. Ce la può fare Schlein? Chissà. E’ dai tempi di Berlusconi che ripropongono la stessa solfa, anche cambiando decine di volte il nome del partito e il (finora solo uomini) segretario.
    R
    Ha ragione Mauro: il “nuovo corso” del PD non deve portare né a destra né a sinistra ma fare il PD. Cosa che non è mai riuscito a fare finora. Vediamo se Schlein ci riesce a capirlo e attuarlo. Impresa difficilissima.

    Rispondi
  4. Forse la strada sarebbe semplicemente allinearsi con le posizioni degli altri partiti socialdemocratici attivi nel mondo.
    Il Partito Democratico americano, i socialdemocratici tedeschi e così via.
    Invece il PD non si è mai voluto staccare dallo storico PCI nell’illusione di catturare ancora il voto dei proletari, che, invece, ormai, votano tutt’altro.
    E, come dice Mauro, non presenta un programma proprio e originale (del resto, come potrebbe presentare idee nuove dopo che ha partecipato ai governi, in un modo o nell’altro, per decenni …?), e punta piuttosto a criticare le destre.

    Rispondi

Lascia un commento