Fateci caso: se togliamo i numeri doppi e gli zeri, la data di oggi può comporre la sequenza 1 – 2 – 3.
Cosa possa voler dire questo, non ci provo neppure a capirlo. Ma, come sapete la numerologia, anche se non è una scienza esatta, è pur sempre un dilettevole gioco enigmistico (e non solo).
Allora proviamoci: 1 sta per il primo giorno dell’anno nuovo e questo lo si sa, 2 sta per il secondo millennio, 3 sta, ovviamente per la sequenza numerica dell’anno in corso. E fin qui…ma potrebbe voler dire altro.
Pensiamoci.
Dunque, un due tre… fante cavallo e re. Un, due tre, si dice quando si inizia qualcosa, tipo…un due tre, un due tre,,,questo è il valzer del moscerino…, dunque una canzoncina molto nota.
Ma potrebbe anche essere meno banale.
Cioè a dire: uno, due e tre, voilà questo è l’anno che cambierà la vita in meglio a molti, perché, se è vero che non c’è due senza tre, allora il tre, essendo il numero perfetto, non può che essere migliore del 2 che lo ha precedeuto.
Beh, se siete arrivati fono a qui siete bravi. Ma proseguo.
Volodomyr Zelensky è stato nominato “uomo dell’anno” ed ha avuto la copertina del Times. Quindi un numero uno. A Putin niente, al massimo a lui possiamo dare uno zero (ma non rientra nel tema che non prevede lo zero, quindi non consideriamolo). E Ursula Von der Leyen, nominata da Forbes “la donna più potente del mondo” è anche lei numero uno.
E chi è due o tre?
Beh, chi se non un re? Lo diamo a King Charles, un bel tre. In condotta e un bel due in tutto il resto. Deve ancora maturare e però lo deve fare in fretta. Pare poco popolare, per ora. O lo è solo perché figlio della regina. E un bel due lo diamo pure alla regina consorte Camilla. Si, se lo è meritato, tanto ha pazientato ( solo per fare la rima).
Ora, forse, qualcuno a questo punto penserà che ho straviziato. No, affatto, ho seguito il mio consiglio e non potrei essere più sobria.
E allora, per finire, dico che mi sembra di buon auspicio…forza e coraggio, un due e tre…vediamo di cominciare bene l’anno e proseguirlo meglio e chi ben comincia…(io non lo so se questo è un buon inizio, lascio giudicare a voi, ma, prego, non con troppa severità, non vorrei meritarmi un bel 2).
PS: veramente il Valzer del moscerino fa “Ullalà, ullallà etc. etc.ma comunque quando si balla c’è sempre un unduetrè…
Buongiorno, un,due,tre.
Le mie sparute righe sgorgano da un magma di passatismo seriale , con cui convivo in uno scoordinato caleidoscopio di rimandi e di incursioni nel Mondo del Prima.
Mia nonna Marcella aveva una crocchia di capelli argentati, sorretta da una moltitudine di forcine dorate : insomma, la miniera degli incuriosenti bagliori.
Una delle sue filastrocche più recitate – dentro un tip tap di cadenze da bosco incantato- era proprio “Un,due tre”.
Mi portava di filato dentro sogni che sogno di risognare.
“Un,due,tre ;un,due,tre
nel pollaio il gallo è Re.
Quattro cani nel canile,
cinque agnelli nell’ ovile,
sei ochette nel pantano,
sette cigni van lontano,
otto passeri sul melo,
nove rondini nel cielo,
dieci pesci dentro al mare.
Come vedi, so contare…”
E tutto si scontornava e si mischiava ,con i pesci sul melo e i passeri a sguazzare nel mare.
La rapsodia del miscuglio che rasserena.
Buon 2023!
R
bella! è vero mi ricorda anche la mia (nonna) che spesso si inventava filastrocche ed era molto spiritosa e anche lei mescolava i tempi e i modi e i pani coi pesci.
Grazie, mi ha fatto tornare bambina (ma in fondo forse lo sono rimasta dentro più di quanto io non creda).
Buon anno a lei e tutti, lettori e commentatori.
Unduetre…
Questa volta non ho seguito il discorso del Presidente Mattarella. Mi sembrava scontato. E così è stato. Ma in senso positivo. Ma ora l’ho letto. Mi è piaciuto il riferimento (non scontato) al primo premier donna. E di più mi è piaciuta la netta posizione presa sulla guerra in Ucraina. Poche ma chiare parole a differenza di tanti inutili discorsi che girano intorno ai problemi senza mai , però, dire una parola definitiva.
Così deve parlare un capo di stato, a mio parere: parole semplici e chiare che arrivano a tutti. Anche a chi fa dei tentennamenti e dei sofismi la propria cifra.
Un, due, tre!
Abbiamo inventato noi il linguaggio dei numeri e poi capita che gli attribuiamo proprietà quasi magiche, come se fossero qualcosa di naturale.
Ma lo hanno fatto grandi pensatori, a partire da Pitagora, fino a Fibonacci, e altri. Quindi la nostra ospite si trova in buonissima compagnia.
Nell’espressione “un due tre” io vedo anche il paradigma della semplificazione, un po’ come nell’espressione “in quattro e quattr’otto”.
Un due tre ed ecco la soluzione: più facile di quanto sembrava.
Ma, per ogni problema complesso, esiste sempre una soluzione semplice, chiara … e sbagliata.
Comunque, fa sempre bene sperare che il 2023 ci porti delle soluzioni, magari non facili come dire un due tre, ma valide. Mi associo!
Io la sapevo così
un, due, tre.
la Peppina la fa il caffè
e lo fa con la cioccolata
perché zucchero non ce n’è
Non ho mai capito come la cioccolata potesse sostituire lo zucchero, ma il bello delle filastrocche è che contengono un certo “nonsense” di cui o bambini non si stupiscono affatto.
Non so perché, il ricordo è andato ad una poesia popolare boema, di autore anonimo, molto commovente, che mia madre recitava ai suoi tre figli -mia sorella maggiore, la mezzana e il sottoscritto- La mie sorelle a un certo punto non potevano trattenere le lacrime, io dovevo mostrarmi più coraggioso e, nonostante tutto, riuscivo a trattenermi.
Ecco la poesia
L’orfanella
L’orfanella
Du’ anni non avea la fanciulletta;
e le è morta la mamma ed è soletta:
ma quando la diventa più grandina,
della mamma dimanda la meschina:
“Dimmelo dunque, o babbo che lo sai,
la mamma mia dove l’han posta mai?”
“La mamma dorme sodo e dormirà,
mai piu nessuno la risveglierà.
La mamma la riposa in camposanto
tre passi dal cancello, lì daccanto.”
Sente la bimba ciò che dice il padre,
e corre al camposanto dalla madre.
Collo spilletto rifrugando andava,
e scava col ditino e scava e scava:
e dopochè l’ebbe scavato tanto,
la poverina rompe in un gran pianto.
“Son qui da te: non mi senti mammina?
dimmi, dimmi una sola parolina.”
“O bambinetta mia, parlar non posso:
vedi che ancora ho tanta terra addosso.
L’ha una pietra sul cuore, la tua mamma;
e la brucia la pietra come fiamma.
Ritorna, o mio tesoro, a casa in fretta,
che là c’è un’altra mamma che t’aspetta.”
“Ahimè, quell’altra mamma l’è cattiva:
e tu eri buona, quando tu eri viva.
E se m’ha a dare il pane qualche volta,
l’altra prima lo volta e lo rivolta;
ma quando c’eri tu che me lo davi,
mi rammento che tu me lo imburravi.
E se quell’altra m’ha da pettinare,
la testa mi fa tutta insanguinare;
ma quando c’eri tu che pettinavi,
mi rammento che tu m’accarezzavi.
E se quell’altra i piedi vuol bagnarmi,
per le secchie li sbatte a tormentarmi;
ma quando c’eri tu che li bagnavi,
mi rammento che tu me li baciavi.
E se quell’altra all’acqua va a lavarmi
le camicine, non fa che imprecarmi;
ma quando c’eri tu che le lavavi,
mi rammento che, all’acqua, tu cantavi”.
“Torna a casa bambina. Di buon’ora
verro domani a prenderti, all’aurora.”
Torna a casa la bimba e non s’arresta:
la torna a casa e piega giù la testa.
“O babbo, babbo, io sono stata via:
e l’ho veduta, sai, la mamma mia:
e le ho parlato e m’ha parlato anch’ella;
la mamma mia, oh come l’era bella!”
“Dormi tranquilla, chètati, o che fai?
la tua povera mamma più non l’hai.
Tu vaneggi, piccina. Buon Iddio!
Guarda qua intorno, non ci sono che io.”
“Sbrigati, babbo! Su presto, prepara,
preparami, ma subito, la bara.
L’anima mia al Signore, e le mie ossa,
le mie ossa portatele alla fossa;
portatele alla mamma, ché il suo cuore
possa ancora godere del mio amore!”.
Geme un dì, l’altro muor la poveretta
e il camposanto, al terzo dì, l’aspetta.
Buon Anno a tutti
R
la prima io la sapevo così:
la seconda non è commovente è straziante.