La pazienza del leader

Si sono parlati. Due ore e passa di telefonata. Dovevano avere l’orecchio rosso. Ma ci sono i tempi tecnici di traduzione. E va bene, Trump ha mantenuto la parola, il che è già di per sé notevole. Putin però non ha fornito nessuna prova che vuole finire la guerra, anzi, ha insistito sulle sue solite richieste. Sembra non essere cambiato nulla. E questa notte ancora bombe su Kiev.

Meloni ha parlato anche lei con Trump in video conferenza con gli altri “Willing” e questa volta c’era. Segno che forse ha capito che esserci è meglio che non esserci.

Pare, ma è solamente, per ora, “voce di corridoio” che Putin sarebbe propenso a trattare le condizioni per la pace in Vaticano e il papa fungerebbe da mediatore. Ottima idea che Zelensky pare avere favorito da subito e probabilmente anche ventilato durante il suo lungo colloquio con Leone XIV domenica scorsa. Ma da parte di Putin ancora nessuna parola chiara.

Chi parla sempre molto chiaramente è Zelensky il quale è di certo la figura che in questo momento esce più nitida in tutta questa lunga ed estenuante (per gli ucraini ma non solo), vicenda. E’ riuscito con pazienza e perseveranza a non farsi intrappolare dentro le spire del risentimento quando Trump e il suo vice lo hanno trattato come uno sguattero guatemalteco in quella ormai famosa imboscata a Washington ma ha continuato a trattare con gli Usa ed a ottenere che Trump, di malavoglia e con interesse a fare di se stesso un premio Nobel, si schierasse dalla sua parte. Quella foto, iconica, dei due in vaticano, in stretto colloquio è la prova lampante della grande capacità diplomatica e della volontà incrollabile del leader ucraino, di portare il mondo occidentale unito dalla parte del suo popolo che poi è un modo per stare dalla parte degli europei tutti. E’ riuscito a ribaltare una situazione che sembrava andare in tutt’altra direzione con gli Usa decisi a stare dalla parte di Putin e di se stessi e poco altro in un clamoroso voltafaccia che aveva messo quasi la parola fine a decenni di collaborazione tra le due sponde dell’oceano.

Ha convinto Trump che era molto meglio per la sua immagine (a cui tiene più di qualsiasi altra cosa al mondo) a mettersi dalla parte degli aggrediti e cercare di convincere “l’amico” russo che era conveniente anche per lui venire a più miti consigli.

Dunque siamo a questo punto: Zelensky guida decisamente la coalizione dei “volenterosi” e la sta portando a ottenere dagli Usa un appoggio che sembrava perduto, mentre Putin continua nella sua politica di menzogna e di ambiguità e soprattutto continua a sparare contro gli ucraini e a non concedere nessuna tregua.

Ma, almeno, ora la sua posizione è chiaramente quella dell’aggressore, quella del dittatore che manda al massacro il suo popolo e continua imperterrito in una guerra voluta dai russi per mera volontà di potere e di sopraffazione. Persino i più sfegatati putiniani ora, non potranno non riconoscere che chi non vuole la pace è Putin, anche se ci sarà sicuramente chi continuerà con la favoletta del povero russo che si sente “impaurito” e reagisce alle “minacce” dei lupi abbaianti della Nato.

6 commenti su “La pazienza del leader”

  1. Incredibile, anziché sanzionare lo sterminatore di bambini palestinesi, i “volenterosi” d’Europa decidono l’ennesima sanzione per la Russia, boicottando così i tentativi di pace di Trump. Se c’è una sola cosa di buono che finora abbia fatto la Meloni, questa è di dissociarsi da quella manica di imbecilli.

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  2. Vuole costruirsi il Golden Dome, un ombrello difensivo da minacce provenienti da qualunque posto della terra e fuori. Trump, si sempre lui, ha deciso di spendere tutto il tesoretto Usa per coprire lo spazio sopra di lui e la di lui preziosa famiglia.
    Il figlio infatti ha detto che forse correrà per la presidenza, dopo il padre, avremo Donald Junior, la dinastia dei Trump ben coperta, non sia mai che l’amicone russo non pensi di invadere gli Usa…

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  3. Toh, il babalone si sfila, quello che doveva mettere pace in 24 ore, si è scocciato: arrangiatevi, pare abbia detto a Kiev, mentre con Putin sembra meno ostico, non vuole nuove sanzioni e non vuole mettere nero su bianco che la sua invasione della Ucraina è illegale.
    Beh, che c’è di strano? Nulla, Trump è questa roba qui, per chi ci credeva non deve essere una delusione, fa bene è un grande. ma si, ma dai , ma in fondo se non gliene frega nulla a lui degli ucraini, perché ce ne deve fregare a noi?
    Ci sono gli ucraini? Che diritti tengono?
    Baba Trump, lo sbruffone presidente saluta, non ringrazia e se ne lava le mani. Ma va, ma chi lo avrebbe maiiii detto?

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  4. @Mariagrazia: in questo però vedo il bicchiere mezzo pieno (ci sono dei frangenti in cui riesco ad essere ottimista). Non dobbiamo dimenticare che la “Pace in 24 ore” per un attimo ha davvero rischiato di tramutarsi in una calorosa stretta di mano tra due amici e la spartizione dell’Ucraina sopra le teste degli ucraini: e sarebbe stato peggio. Ora, nessuno può prevedere il futuro e men che meno con Trump. Tuttavia, azzardo cosa potrebbe fare ora, ovvero: dedicarsi ad altro, la scelta non gli manca. Mi pare abbia già attaccato briga con il presidente sudafricano. Cagnara scaccia cagnara, Trump in questo è maestro e i suoi followers rimuoveranno anche quella falsa promessa dalla memoria, del resto si sa che per l’elettore americano la politica estera non riveste troppa importanza. E chi nella nostra opinione pubblica lo vedeva come il messia che ci avrebbe liberato dalla scocciatura ucraina, all’osservazione “ma scusi, la promessa di pace in 4 e 4 otto…?” farà spallucce e si trincererà nel cosiddetto whataboutism.
    Speriamo di non restare a corto di pop corn, che lo show è destinato a continuare ancora a lungo.
    Cordiali saluti.
    R
    Francesco, lo temo anch’io, non ho mai avuto, come sa, nessuna fiducia in Trump e le sue azioni giornaliere confermano che non la merita.
    Confido, invece, nella mediazione di papa Leone che dimostra da subito, una grande determinazione a far cessare le guerre.
    Le parole di Bridget Brink, ambasciatrice Usa a Kiev, che si è dimessa perché contraria alla politica di Trump, fanno riflettere su quanto l’America sia divisa e quanto l’amministrazione di questo improvvisato spaccamontagne col pelo sullo stomaco e di tutta la sua banda, sia devastante anche per gli americani. Interessante l’articolo de Linkiesta che le allego:
    https://www.linkiesta.it/2025/05/la-lettera-di-dimissioni-dellambasciatrice-americana-a-kyjiv/

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    • @Mariagrazia: che dire dell’ ambasciatrice statunitense (non conoscevo il suo caso): tanto di cappello. Dimettersi dopo 30 anni di servizio, ci vuole coraggio, avesse anche le spalle coperte.
      Ha spiegato in poche semplici parole quale sia il vero nodo della questione, per gli USA, ma non solo:
      “Perché il modo in cui gestiamo questa guerra dice molto sia ai nostri amici che ai nostri nemici.”
      Grazie.
      R
      A me piace anche questo passaggio:
      “Non posso restare a guardare mentre un Paese viene invaso, una democrazia bombardata e bambini uccisi impunemente. Credo che l’unico modo per garantire gli interessi degli Stati Uniti sia difendere le democrazie e opporsi agli autocrati. La pace a qualsiasi prezzo non è pace — è un cedimento. E la storia ci ha insegnato più e più volte che il cedimento non porta alla sicurezza, né alla prosperità. Porta solo a più guerra e sofferenza”.

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  5. Trump gioca facile: se riesco è merito mio, se non riesco è colpa loro.
    Probabilmente nella telefonata ha capito che Putin, quello che gli altri gli offrivano, ritiene di poterlo avere comunque. Finché a Kiev non ci sarà un altro Lukashenko dovremo spettare molte altre 24h per la pace.
    Poi ovviamente servirà un Lukashenko anche in Moldavia e si potrà ricongiungere direttamente alla Russia anche Kalinigrad, passando da Suwalki, ma ne riparleremo fra un paio di anni.
    R
    si, probabilmente Trump ha capito che con Putin i suoi giochini non funzionano e che è un osso più duro di quanto credesse. E che, da sfruttatore indefesso di ogni situazione e mentitore seriale, questa vicenda non gli da più lustro di quanto potesse sperare e però gli affari col russo procedono a gonfie vele e solo quello gli interessa (prima e dopo tutta la manfrina).

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