Niente di più e niente di meno

Quando Carlo Goldoni scriveva le sue celeberrime commedie, non poteva certo immaginare che il tema dei matrimoni combinati, molto in voga all’epoca, sarebbe stato attuale anche ai nostri giorni.

In molte delle sue commedie, Goldoni fa una lucida e spietata analisi della società veneziana del tempo, ne descrive le anomalie e ne mette in evidenza le storture, fa sociologia anticipando i tempi e, pur con l’aria di voler dare un’anima simpatica ai protagonisti, ne rivela l’ipocrisia e ne denuncia l’aridità e l’avidità.

Il matrimonio combinato è il leit motiv di molte delle sue opere. C’è sempre la giovane costretta dalla famiglia ( o meglio dal padre padrone) a sposare qualcuno a lei sconosciuto in un matrimonio combinato tra le famiglie, per interessi vari, fin da quando lei era quasi in fasce. Sior Todaro Brontolon, I Rusteghi, La moglie fedele…sono solo alcuni dei più celebri esempi. Il filo conduttore è più o meno lo stesso: il “padrone di casa” detto anche “Paron”, decide la sorte della figlia ( o nipote) e la vuole sposata a chi decide lui.

Le situazioni sono spesso comiche, le scene a volte esilaranti, ma il problema viene descritto con minuziosa e caparbia volontà di mettere in luce quella che era considerata una prassi normale per l’epoca ma che Goldoni, evidentemente, trovava riprovevole.

E l’aspetto comico delle trame non deve ingannare: il problema è sentito e a voler leggere tra le righe anche platealmente condannato dallo stesso autore. ” E là da tior e la da sposar”!, dice, con sdegno,  una zia di Lucietta , la ragazza che il padre, Lunardo, vuole a tutti i costi far  sposare al figlio di un amico e non sente ragioni. “Lo deve prendere e lo deve sposare” (nella commedia i Rusteghi). Sentenza definitiva. Poi, finisce che i due, fatti conoscere con vari stratagemmi combinati dalle donne della famiglia, si innamorano e quindi il problema si risolve da sé nel migliore del modi.

Va detto che non solo le ragazze, ma anche i ragazzi si trovavano a dover sposare qualcuno non scelto da loro. E’ un aspetto che si prende poco in considerazione ma al ragazzo toccava la stessa sorte, tanto da far dire a Nicoletto, un personaggio di Goldoni che viene costretto a sposare la nipote di Sior Todaro, ma ancora non sa chi sia la sua promessa sposa: ” ah, mi se no la xe bela no la vojo” (” ah, ma io se non è bella non la voglio) Ne “Sior Todaro brontolon”.

Questa premessa per dire che i matrimoni combinati sono stati per secoli, una pratica italiana da nord a sud  e  certi commenti che leggo nei riguardi di Saman Abbas, la ragazza pakistana scomparsa da un mese e che si presume sia stata uccisa dai familiari perché si opponeva ad un matrimonio combinato, mi paiono strumentali.

Se Saman è davvero stata uccisa, allora si tratta di femminicidio, uno dei tanti che avvengono quasi giornalmente e che sono la volontà di sottomettere una donna ai propri voleri da parte dell’uomo (in questo caso si tratterebbe di paternalismo classico), se si scoprisse che la tesi del femminicidio, purtroppo è la pista giusta. Cosa molto probabile.

La politica, a mio parere non deve metterci il cappello, o distinguersi sul tema molto controverso  dell’integrazione. Il tema della violenza sulle donne, del maschilismo con tutte le sue conseguenze è sufficientemente vasto e vario e va analizzato in tutti i suoi  aspetti ma senza strumentalizzazioni  e non deve essere utilizzato da nessun partito per fini politici, ma sottoposto a seria analisi da parte di tutte le forze politiche per cercare soluzioni valide e condivise.

Speriamo che Saman sia da qualche parte viva e che prima o poi si faccia sentire anche se tutto farebbe ritenere che la soluzione del caso sia la peggiore possibile.

Ma secondo me si tratterebbe di femminicidio, ennesimo, efferato, ignobile femminicidio. Niente di più e niente di meno.

 

21 commenti su “Niente di più e niente di meno”

  1. La differenza tra i femminicidi nostrani e quelli islamici è che da noi vengono puniti, essendo omicidi volontari, non riferibili nemmeno ad una fede e ad un sistema teocratico, per gli islamici sono invece un fatto quotidiano giustificato dal comportamento della donna, che osa ribellarsi ad essere considerata merce di scambio, come se si trattasse di un oggetto o un animale.
    In Pakistan, nessuno punirà mai i parenti di Saman, anzi, hanno agito secondo le loro tradizioni, e nulla più e nulla meno, appunto. Qui da noi sarebbero stati processati e condannati per omicidio volontario per motivi abbietti.

  2. Conosco litigi a vita tra padri che volevano imporre ai figli la loro scelta riguardo il matrimonio, e figli che non ne volevano sapere.
    Un tempo tra la nobiltà erano in uso i matrimoni combinati allo scopo di incrementare il patrominio o addirittura per sancire alleanze tra nazioni diverse, o estendere il proprio potere.
    Poi c’era chi usava il matrimonio combinato come scalata sociale per acquisire il rango che per nascita non si aveva -Mastro Don Gesualdo è un esempio di unione tra ricchezze accumulate col sudore della propria fronte e una posizione sociale negata per nascita. Ma accadeva anche il contrario che la nobiltà spiantata offriva la posizione sociale in cambio di quella ricchezza che avevano dissipata.
    In quanto al caso citato, concordo che si tratti di sopraffazione totale della donna fino ad arrivare alle estreme conseguenze in caso di ribellione. Di esempi purtoppo ce ne sono quasi ogni giorno.

    Risposta
    non sappiamo ancora nulla , gli inquirenti stanno indagando. Ma non sono d’accordo quando si parla di abitudini e tradizioni diverse dalle nostre (non è il tuo caso parlo in generale): se di femminicidio si tratta, le usanze o le tradizioni non c’entrano nulla perché anche da noi ci sono omicidi volontari e sopraffazione delle donne e spesso rimangono impuniti.

  3. Analisi sbagliata. Nelle società di cultura tradizionale (come ad esempio era la Cina) i matrimoni dei giovani venivano decisi dalle famiglie. Ma l’avvento del regime comunista ha spazzato via queste usanze dando alla donna diritti autonomi.
    Nella nostra storia più che di matrimoni combinati si può parlare di matrimoni di convenienza. Tra nobili spiantati e borghesi arricchiti, ad esempio, ma anche nelle campagne dove un contadino doveva trovare una moglie e l’amore era un motivo secondario. Ma nelle culture moderne queste usanze non hanno più diritto di esistere.
    Difatti nel mondo occidentale non esistono più. Esistono invece in quelle culture (tipo quella islamica) che non si sono evolute dove chi comanda sono i maschi in generale e nelle famiglie il padre, dominus assoluto.
    Sono già diversi i casi di uccisione di ragazze in quell’ambiente perché avevano osato cercare di sottrarsi alla tradizione. Quindi mettere sullo stesso piano un delitto di tale genere con un femminicidio originato da spirito violento, gelosie, o cose simili, è improprio. In questo caso è un crimine che la legge punisce, nel caso dell’islam è un fatto che la mentalità, e anche le leggi, accettano.
    La politica deve ben occuparsene, come no! Col sostenere con atti e provvedimenti concreti che nel nostro mondo certi retrivi atteggiamenti non sono ammessi e che la legge punisce chi li compie. Idem per le mutilazioni genitali, per dire.
    Senza invocare assurdi rispetti per altre culture…

    Risposta
    primo, Silvia io non invoco nulla, secondo dove sarebbe sbagliata l’analisi? E a quale analisi si riferisce? Perché io di analisi non ne faccio.
    Affermo che, nel caso si scoprissse che la ragazza è stata uccisa non sarebbe che un altro femminicidio, niente di più e niente di meno. Lei può dire che non si tratti di femminicidio (nel caso)?
    E chi le dice che queste cose siano “accettate” nel mondo islamico, dove lo ha letto? Sarebbe secondo lei accettato uccidere le figlie nel caso si ribellino al padre? Nel mondo occidentale i matrimoni combinati esistono da sempre e sussistono in certe zone, ancora adesso. Ciò non significa però che se le figlie si ribellano vengano uccise o che lo propagandino sui giornali. E se legge bene lo dico anch’io che la politica se ne deve occupare ma non ipocriticamente per intestarsi bandiere. Forse non ha letto fino in fondo.

  4. Silvia, lei è in contraddizione quando scrive “nella nostra storia più che di matrimoni combinati si può parlare di matrimoni di convenienza”. Secondo lei i “matrimoni combinati”, non erano di convenienza? E i matrimoni di convenienza non erano combinati?

    Poi dice: “Sono già diversi i casi di uccisione di ragazze in quell’ambiente perché avevano osato cercare di sottrarsi alla tradizione” e conclude: “Quindi mettere sullo stesso piano un delitto di tale genere con un femminicidio originato da spirito violento, gelosie, o cose simili, è improprio”
    E invece no, in entrambi i casi agisce la stessa pulsione di sopraffazione dell’uomo (padre, marito, amante che sia) verso la donna ritenuta proprietà quasi fosse un oggetto.

    Infatti per femminicidio si intende “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte. (Definitions from Oxford Languages) “

  5. L’analisi è sbagliata nel parificare una uccisione per motivi culturali (tu sei mia figlia e devi ubbidirmi in tutto) e uccisioni per motivi di spirito di violenza o non accettazione di separazioni.
    L’islam accetta l’uccisione per motivi di disobbedienza familiare o di comportamenti morali scandalosi (mai sentito parlare di pubbliche lapidazioni, ad esempio?).
    Nella società occidentale di matrimoni combinati non si parla. Quelli di convenienza sono una cosa diversa. Non c’è amore ma l’unione conviene a entrambe le parti.
    La politica se ne deve occupare nel reprimere comportamenti per noi inaccettabili.
    Chi dice che la sharia va accettata è bene si faccia un po’ di buone letture.
    La pulsione di sopraffazione non è la stessa. Se è conseguenza di costume, religione, mentalità retriva è una cosa. Se è solo un reato contro la legge un’altra.
    Ho citato l’esempio della Cina. Lì il cambiamento è stato repentino, le donne sono uscite dallo stato di minorità, grazie al nuovo corso politico. Nel mondo occidentale è stato graduale, grazie alle riflessioni filosofiche e politiche e all’azione di gruppi politici e sociali, sia maschili che femminili. Ma le costituzioni e i codici parlano chiaro.

    Risposta
    Silvia, mi sembra inutile replicare visto che non tiene in nessun conto le risposte e interpreta a modo suo quello che scrivo, ma non mi attribuisca posizioni o concetti che non ho mai espresso. Non è corretto, non lo faccia.
    Il consiglio di fare buone letture lo giro volentieri a lei, ma senza la supponenza che traspare dal suo.

  6. Mamma mia , Signor Alessandro, Silvia in sostanza dice correttamente che ogni volta che qualcuno ammazza una donna commette un femminicidio , indipendentemente dal modo, luogo e circostanze. Ma aggiunge anche, altrettanto correttamente, che uccidere una ragazza perchè rifiuta di sposare uno sconosciuto che si è messo d’accordo con il padre è tipico di altre culture tra cui prevalentememte quelle di matrice islamica. Soltanto i buonisti di sinistra non si indignano per questi delitti per paura di offendere gli islamici in nome di um multiculturalismo peloso.

    Risposta
    Silvia non dice affatto quello che lei scrive, sono io a dirlo, lei dice esattamente il contrario. Le ricordo che la pratica dei matrimoni combinati o di convenienza (che è la stessa cosa) è stata molto diffusa da noi e in tutto l’occidente fino al secolo scorso. I buonisti di sinistra qui sono come i famosi cavoli a colazione o merenda ed è lei che ce li mette sempre a sproposito.

    Ricordo a tutti però, che si parla di presunto femminicidio, ancora non abbiamo la certezza che sia tale.

  7. Signor Bianchi la smetta di usare questa parola “buonismo “,
    se non vuol a essere tacciato a sua volta di “stupidismo”.
    Non esiste nessuna cultura in cui “si possa uccidere una ragazza perchè rifiuta di sposare uno sconosciuto che si è messo d’accordo con il padre”.

    La cultura è solo quella dell’obbedinza cieca motivata da una presunta inferiorità della donna, se poi questo porta all’estrema conseguente del delitto, è la stessa pulsione provocata dalla dignità offesa che spinge il marito rifiutato o geloso ad uccidere la propria moglie.

  8. La parola buonismo ha un legittimo uso. E’ quell’atteggiamento che fa accettare qualunque nefandezza se viene da altre culture che si ritiene di dovere rispettare.
    Sennò si è razzisti.
    Il dominio assoluto maschile sulle donne è non solo prassi islamica ma anche induista.
    Anche là è regola che le figlie sposino chi vuole il padre. E se non accetta spesso c’è la morte con strani incidenti o in alternativa la segregazione in casa, che è come la morte civile. Tutto concesso dal costume (anche se in India i Nehru hanno cercato di imporre leggi laiche, ma si sa…) .
    Il caso attualmente in evidenza non è risolto ma si parla per principi generali e con altri fatti già avvenuti.
    Ribadisco il concetto: l’uccisione di una donna (ma anche di un uomo) è sempre un crimine ma l’humus in cui nasce può essere ben diverso.
    E noi il nostro humus laico, maturato nei secoli, dobbiamo difenderlo. Dagli integralisti esterni e anche dai bigotti interni.

    Risposta
    ma quale “humus laico” vuole difendere? Quello che porta a oltre cento donne uccise in Italia dai mariti/amanti o compagni o padri ogni anno?
    SI è razzisti quando non si tollera che chi viene da noi possa avere tradizioni diverse dalle nostre e si criticano anche senza conoscere, a prescindere. Ma si “tollera” la famosa “accoglienza” solo per sfruttare alla grande persone che hanno bisogno di lavorare e cercano da noi una vita migliore di quella che troverebbero nel loro paese. Le va bene Silvia che gli stranieri facciano tanti lavori pesanti, che raccolgano i pomodori o la frutta che mangia, che riempiano le casse dell’Inps o che paghino le tasse anche per i tanti furbi nostrani che le evadono ma se capitano casi che sono paragonabili e del tutto simili ad altri che accadono da noi ogni giorno, lei fa i distinguo, si erge a paladina della “laicità”.
    Prima dice che l’Islam accetta che le donne vengano uccise poi si corregge dicendo che “spesso c’è la morte con strani incidenti”.
    Io non parlo di “principi generali”, lei fa lezione sulle varie culture e espone le sue certezze. Certo che ci sono culture fortemente maschiliste e il maschilismo va combattutto sotto tutte le sue forme, ma non si può scagliarsi a priori contro intere civiltà o religioni solo perchè diverse dalle nostre, si chiama intolleranza.
    Il “buonismo ” è un termine odioso inventato da chi vuole prendere in giro e denigrare chi ha delle convinzioni che vanno controcorrente del main stream del “sono venuti qui solo a fare danni”, e le esprime con civiltà e correttezza e anche umanità, se il termine non le suscita sentimenti di rivolta verso quelli che lei graziosamente chiama spesso i “bigotti”. Altro termine odioso per definire chi ha dei principi religiosi che non vengono né capiti né rispettati dagli intolleranti e dagli arroganti.

  9. @Silvia C.
    “L’analisi è sbagliata nel parificare una uccisione per motivi culturali (tu sei mia figlia e devi ubbidirmi in tutto) e uccisioni per motivi di spirito di violenza o non accettazione di separazioni.”
    Signora, non vorrei che concludesse che il nostro modo di uccidere è più buono di quello degli altri.
    L’origine è sempre culturale, come ho già scritto sopra, la cultura dell’obbedienza cieca, motivata da una presunta inferiorità della donna. Se poi questo porta all’estrema conseguente del delitto, è la stessa pulsione provocata dalla dignità offesa, che sia il padre ad uccidere o il marito rifiutato, è la stessa cosa.

  10. Qualche volta è il marito che una donna vuole lasciare ma più spesso sono compagni in vario grado, spesso dei balordi che non si capisce perché la donna li avesse presi come partner di vita. Magari sopportando violenze. Qui entra in ballo la psicologia.
    La cultura della società è altra cosa. Se non accettate l’idea che la nostra, occidentale, è una cultura diversa da quella islamica, o induista (gli strani incidenti si riferivano a questa, è cronaca), o anche solo tribale, e che noi dobbiamo mantenerne fermi i principi e non accettare qualunque altra venga portata nei nostri Paesi è chiaro che il dialogo è difficile. Come è chiaro che nel caso si evidenzia la classica sindrome da cattivo “uomo bianco”, arrogante e spocchioso, che non sa aprirsi e capire.
    Sindrome autolesionista. Il discorso su quelli che vengono a fare lavori pesanti non c’entra con questo. Può essere un tema sociale, che comunque non va enfatizzato. Non è affatto vero ad esempio che gli immigrati riempiano le casse dell’INPS. Questa è una fola da superbuonisti. E non tutti lavorano, molti aspettano solo il momento di andare in altri Paesi. Ma se il nostro Paese, come gli altri d’Europa, si è sviluppato e può accogliere immigrati è un merito non una colpa. Ma qui si va in altri temi.

    Risposta
    chi ha parlato di colpe? e lei dice che gli immigrati che lavorano non contribuiscono a rimpinguare le casse dell’Inps, davvero? “Una fola dei superbuonisti” dice? Silvia lei che è cosi sicura di sè perché non lo spiega a questi qui che scrivono il contrario?
    https://www.ilsole24ore.com/art/immigrati-rapporto-costi-benefici-e-positivo-l-italia-ecco-perche-AEltRrGF

    E poi scrive “…qui entra in ballo la psicologia”, manca solo che scriva il famoso “se la sono cercata”.
    Ma lei è la stessa persona che qualche giorno fa ha scritto che ha avuto benefici dalla lettura di un libro che le avevo consigliato?
    A me sembra che lei abbia cambiato repentinamente faccia, il suo modo di approcciarsi ora al blog mi sembra piuttosto supponente.
    Si è messa in cattedra cosi, oggi, dato l’argomento sul quale dimostra parecchia animosità, oppure è solo una dimostrazione di passeggera assertività dialettica?
    Può anche ignorare le domande e non rispondere, sono pleonastiche. Conosco la cronaca e non ho bisogno che lei mi “aggiorni” sulle schifezze che girano per il mondo. Se lei non ha capito questo, sembra proprio anche a me che il “dialogo” sia difficile. Comunque la pensi come le pare, sono affari suoi, io rimango della mia idea: un femminicidio fa schifo sempre qualsiasi sia la motivazione e la nazionalità di chi lo compie e l’Italia sta marciando sempre di più verso una deriva razzista e intollerante. Molto pericolosa.

  11. Silvia dice cose vere, dimostrabili e dimostrate. Non riesco a capire l’accanimento della Sra Gazzato e del Signor Alessandro nel sostenere tesi confuse che nulla c’entrano con quello che dice Silvia. Veramente non capisco neanche perchè sia consentito ad Alessandro di offendermi (stupidismo) o di dileggiarmi ( Pappagone). Ma questa è un’altra storia.

    Risposta
    ma di che accanimento sta cianciando Bianchi? Qui se c’è qualcuno che si accanisce quello è lei e altri vari ed eventuali che entrano qui solo per il gusto di contraddire e criticare e ciurlare nel manico. Se non capisce sono fatti suoi e le “tesi confuse ” sono le sue o quelle di chi vuole a tutti i costi interpretare a suo modo le cose che scrivo e rivoltare frittate e fare il maestro che mette i voti. La faccia finita, esprima le sue posizioni e la smetta di criticare questo o quell’altro e parli dei temi che sottopongo al blog e non delle persone e delle sue antipatie o simpatie. Qui non facciamo a gara a chi è più saputello e intelligente e informato. Chiaro? Ed è sempre lei quello che provoca per primo, ripeto non lo faccia e non continui a fare la vittima, ha davvero stufato. Se continua così cestinerò inutili ulteriori polemiche, vale per lei e per tutti.

  12. Benefici dalle Donne che corrono coi lupi? Nel senso di avere un’idea della psicanalisi junghiana. Pesante. Quel libro è un mattone che nove donne su dieci che l’hanno iniziato hanno poi piantato lì. Io ho avuto buona volontà per finirlo.
    Stiamo marciando verso una deriva razzista e intollerante? Assolutamente non vero.
    Autodafè di anime candide. Gli immigrati trovano qui opportunità che i loro Paesi non sanno dargli. Ma volere far credere che sono loro salvarci, o quasi… Consiglio qualche studio su come l’Italia da Paese alquanto arretrato si è trasformato in pochi decenni in uno dei Paesi avanzati.
    Quanto al Se l’è cercata, purtroppo spesso è vero. Mettersi con certi uomini…
    I casi di cronaca di delitti anche efferati ci sono sempre stati, a volte commessi anche da donne (Rina Fort, la Graneris, la Erika, la saponificatrice, ecc.) ma non c’entrano con la cultura del paese.

    Risposta
    Lei da come si esprime sulle donne, non ha letto neppure la prefazione del “mattone”.
    Giri pure al largo dalle “anime candide”, si diverta altrove a prendere per i fondelli qui non è aria.

  13. @Silvia C.
    “Se non accettate l’idea che la nostra, occidentale, è una cultura diversa da quella islamica… ”
    Ma dove l’ha letto che non accetteremmo (suppongo che il plurale si riferisca a me) la differenza tra la cultura occidentale e quelle islamica? Forse se l’è sognato
    @Bianchi
    Esprimere civilmente il proprio giudizio lo chiama accanimento?
    E poi, se lei mi taccia di buonismo (parola offensiva) io la taccio di stupidismo.
    Chiaro?

  14. Le due tipologie di delitto, secondo me, non possono essere paragonate, pertanto anche il titolo mi lascia perplesso. Nel caso di Saman, nella tragica supposizione che sia stata uccisa, la ragazza sarebbe stata sottoposta ad un vero e proprio processo casalingo, condannata e – sempre con il condizionale – giustiziata da un gruppo di parenti compiacenti. Per quelle persone punire una donna perché non si adegua al volere degli uomini è spesso una pratica accettata. Notevole il caso in India della sposa deceduta durante la cerimonia nuziale e prontamente sostituita dalla sorella minore per non perdere la dote e non far fare brutta figura allo sposo.
    I femminicidi “occidentali” sono lo stesso degli abomini, ma sono un’implicita ammissione di inferiorità dell’assassino nei confronti della compagna; l’assassino non accetta la sconfitta e si rifà nell’unico modo che gli permette di essere superiore, cioè con la violenza. Dubito che cugini, zii e fratelli del femminicida aiuterebbero il congiunto nel suo intento, proprio perché nella nostra cultura questa cosa è una nefandezza intollerabile. E non ditemi che 100 anni fa da noi c’era il delitto d’onore, perché sarebbe come confermare che alcune culture sono 100 anni indietro.
    Il nostro assassino non è “migliore” dell’altro, anzi, forse è addirittura peggiore perché matura la sua decisione al di fuori di una cultura popolare che la giustifica.

    Risposta
    non ho fatto paragoni ho scritto che sarebbe feminicidio e non esiste una scala di valori per giudicare un femminicidio: è un orrendo delitto e basta. E il titolo deriva dal fatto che la scomparsa di Saman è avvenuta ormai un mese fa, ma è rimasto sottotraccia, quasi come se non fosse ritenuto un femminicidio come gli altri o violenza sulla donna, ma “diverso” e questo non lo dico io, ma viene detto in molti articoli giornalistici e ora anche da alcuni politici.
    Poi si può parlare fin che si vuole di maschilismo in tutte le sue forme, che, dico, va combattuto sempre e dovunque. Alcune società sono più avanti altre meno, dipende da molti fattori, ma va combattuto sempre. E non faccio diversificazioni tra gli assassini, per me sono sempre assassini sia che agiscano da soli che in gruppo.
    Ma perché, gli stupri di gruppo che avvengono sempre di più qui da noi, che cosa sono? Non arrivano ancora ad uccidere ma solo per puro caso, ma le premesse ci sono tutte e a date condizioni non sarebbe neppure tanto difficile che qualcuna soccombesse. Come è successo nell’orribile caso del Circeo, ricorda?
    https://www.fanpage.it/attualita/stuprate-e-torturate-a-morte-dai-tre-bravi-ragazzi-dei-parioli-il-massacro-del-circeo/

    Mauro, poi si legga la storia di Franca Viola e poi riparli delle sue perplessità se vuole, erano in 12 quando l’hanno sequestrata.
    https://dilei.it/dileicipiace/grazie-franca-viola/677717/#:~:text=Franca%20Viola%20%C3%A8%20il%20simbolo,il%20matrimonio%20riparatore%20nel%201966.&text=Quello%20della%20don
    Franca è stata molto coraggiosa e ha dato una grossa mano alla causa femminile, spero che anche il caso di Saman aiuti le donne che ancora subiscono certe aberrazioni a venirne fuori e a lottare per debellarle, ma la loro strada è ancora lunga e impervia. E non è finita neppure la nostra, di italiane, se c’è chi fa ancora cosi tanti distinguo e parla delle donne in un certo modo (anche le donne), significa che anche da noi, ancora, la violenza sulla donna, la sopraffazione e il femminicidio, non sono ancora, del tutto (parlo in generale) visti per quello che sono: un mostruoso crimine. Sempre e comunque!

    E qui mi fermo, non per carità di patria, no, ma perché sono disgustata.

  15. Io ho letto non solo la prefazione ma tutto il volume. e il termine mattone non è di per sè negativo. sta a significare l’impegno richiesto per capire i concetti. Impegno che poche ritengono di metterci.

  16. Le casse dell’INPS? Nei decenni passati gli italiani vi hanno versato un tesoretto. E le pensioni medie non è che siano un gran che. Ma venendo all’oggi quanti milioni di italiani versano regolarmente i contributi all’INPS? E quanti milioni di immigrati in regola versano? Questi sono solo una frazione non grande quindi è chiaro che l’INPS vive dei contributi italiani e non il contrario. Poi teniamo presente che diversi immigrati, una volta finito il loro ciclo lavorativo, riscattano i contributi versati e tornano in patria con un gruzzoletto che gli permette di iniziare qualche attività
    Quanto al Sole/24 ore è il giornale della Confindustria. E gli industriali e i datori di lavoro in genere sono ben favorevoli a che arrivino immigrati, che si accontentano di poco, che non fanno molte rivendicazioni e non aderiscono molto ai sindacati. Così anche gli italiani sono penalizzati nelle richieste.

    Risposta
    il problema è grosso e avrei molto da dire sull’INPS e la burocrazia italiana in generale, forse anche più di lei, ma evito, non è questo il tema.
    La penalizzazione dei lavoratori italiani non è un problema di immigrati ma della politica italiana.
    Non ho mai detto che gli immigrati sono la salvezza, ho solo detto che molti lavorano regolarmente e pagano i contributi, contributi che spesso perdono e lasciano qui, come succede a moltissimi italiani che hanno pagato i contributi per anni e si ritrovano senza pensione oppure i furbetti che hanno pensioni anche d’oro senza aver lavorato un giorno ( o poco) e la storia sarebbe lunghissima. Ho detto che gli immigrati aiutano la nostra economia col loro contributo e questo è innegabile da qualsiasi persona che non basi tutte le sue affermazioni su pregiudizi. E ho anche detto che ci sono molti evasori italiani (le risulta Facchin o sbaglio anche qui?) che non pagando mai le tasse usufruiscono dei benefici del gettito di tutti (compresi gli immigrati) e magari anche del RdC o altro che non gli competerebbe. I furbi in Italia sono una nutrita schiera. Su questo non siamo secondi a nessuno.

  17. PG ha ragione. Omertà dovuta al politicamente corretto. Chi critica l’Islam o altre culture diverse è razzista, intollerante, eccetera…

    Risposta
    se lei si sente di dare ragione a PG buon per lei, io non mi sento affatto “omertosa”, anzi, la ritengo un’offesa.

  18. E’ appena apparsa su Italians un suo scritto dove dice quanto siamo razzisti, intolleranti, e altro ancora. Omertosa o no lei è per il “non c’è differenza”. Se vivesse in una società islamica forse cambierebbe idea…

    Risposta
    Razzisti e intolleranti? Si una buona parte di italiani, per fortuna non tutti, lo sono e lo dimostrano ogni giorno. Purtroppo. Io sono cittadina italiana e vivo in Italia. Ma ho vissuto anche all’estero e so cosa vuol dire sentirti a “casa d’altri”. Ma ho sempre rispettato la legge e mi sono adeguata alle usanze del posto. Le basta Facchin o vuole farmi un processo?
    PS: Omertoso si è dichiarato Pigi, lei è offensivo con questo suo post. Io non ho fatto il suo nome seguito da nessun epiteto, non lo faccia lei. Un altro post cosi verrà cestinato.

  19. Forse come per Marianna Manduca, Saman Abbas avrebbe potuto essere salvata. Se le Forze dell’Ordine che sapevano bene in quale situazione si trovasse e che lei aveva chiamato in aiuto più volte, avessero preso più in considerazone le sue denunce e l’avessero tutelata di più, sarebbe ancora viva (ovviamente resta il condizionale).
    Anche il messaggio al suo fidanzato dove avrebbe detto di chiamare la polizia se non si fosse sentita nelle successive 48 ore…ma perché il ragazzo non ha chiamato subito la Polizia?

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