Il risoluzionario

Una certa Pauline Hanson, senatrice australiana, pare abbia suggerito questa semplice soluzione al femminicidio e violenza domestica sulle donne: “semplicemente non sopportarla”. Già, sembra facile detta così: non farti mettere i piedi in testa. In Australia ogni 11 giorni una donna viene uccisa dal compago, in Italia non va meglio: una ogni 3/4 giorni.

Ma l’australiana dice una cosa che in tanti approvano: e dai non fare tante storie, lo lasci e te ne vai e tutto si sistema…

Affermazione gratuita di chi non sa di cosa parla e non capisce la gravità delle parole che dice.

C’è un politico emergente (col periscopio) improvvisato, milite in carriera rapidamente paracadutato in politica con la freddezza di uno esperto in materia. Già, come si chiama lo sapete già, evito di scrivere quel nome, mi da (di già) i brividi. Sembra una parolaccia. Ma dei nomi uno non ha colpa, le colpe piuttosto arrivano dalle azioni che compie qualcuno con quel nome e le azioni finora non lasciano adito a troppi dubbi: arrivista, ambizioso oltre misura e tendenzialmente ciarlatano, politicante alla va la che vai bene.

Dice che la parola “femminicidio” lo disturba, va eliminata. Io, personalmente, eliminerei lui, dalla faccia della politica, non, ovviamente in senso letterale, capiamoci. Uno che dice una simile stronzxxx, non va preso sul serio neppure se dice che la terra à rotonda e lui lo ha verificato.

Perché? Ma perché ciurla nel manico della più bassa e fetida manipolazione che la politica possa anche solo immaginare. Rimestare nel pentolone delle violenze sulle donne, pretendere di definire il femminicidio semplicemente omicidio è una emerita idiozia. E le idiozie le pensano e le affermano…quelli, si, esatto, proprio quelli. Le violenze sulle donne sono un problema grosso quanto una casa, questo grossolano dicitore di banalità convinto di essere un “conduttore” del popolo che, votandolo da sovrano passerebbe a diventare schiavo, anzi schiavetto, non sa neppure di cosa parla ed è proprio per questo che pensa di essere già seduto a palazzo Chigi con il campanello in mano. Un avido, ambizioso speculatore che gigioneggia in TV e nelle piazze, che parla di remigrazione e sembra avere le ampolle magiche e le bacchette da suonatore d’orchestra, mentre altro non è che un parolaio persino sgrammaticato, concettualmente e non.

Chi ora si riempie la bocca di quanto è “inetta” la premier Meloni (già, una donna poverina…) se vota questo qui ( e anche se non lo vota) si accorgerà ben presto non solo della sua inettitudine, non solo che non tramuta l’acqua in vino, ma che agirà a dispetto della costituzione e troverà tutte le scuse per aizzare gli schiavetti contro chi la difende.

Un dittatore in erba, insomma, che aspetta solo di divenire tale col consenso del popolo che bruca le sue manciate di spazzatura, briciole di insipienza e bidoni di ignoranza. Un “risoluzionario”, anche questo con le “stelle” che ha soluzioni facili per problemi complessissimi. Già visto, purtroppo.

2 commenti su “Il risoluzionario”

  1. @Mariagrazia: proprio questa mattina mia moglie mi ha dato uno spunto. Quante donne uccidono il proprio compagno o ex? Eventi eccezionali, spesso dettati da autodifesa. Quante si lanciano sparate con la propria autovetture contro il pubblico di una sagra/mercatino/gay pride? Zero. Quante studentesse si recano a scuola/università armate fino ai denti e compiono una strage? Zero.
    Non c’entra la forza fisica. Ci dev’essere un elemento di fragilità in noi uomini che ci rende intrinsecamente inclini alla violenza. Il sesso di appartenenza in certi delitti conta. Quando la vittima è una donna in quanto donna, allora è femminicidio, non c’è nulla da aggiungere, ma vallo a spiegare a quel troglodita ed al suo pubblico di frustrati.
    R
    si, certo, ottima osservazione. Sapesse quante volte l’ho fatto presente in innumerevoli discussioni, tanti rimangono dell’idea che le donne sono “persone” e che il “femminicidio” sia un termine sbagliato e da cancellare. Gli stessi che proclamano di essere totalmente per l’uguaglianza ma poi però affermano che sono le donne a doverla dimostrare, in tutti i campi e se non ce la fanno? Beh, peggio per loro.
    Gli stessi che comprano i libercoli propagandistici di questo personaggio, (che ha passato la vita a dire signorsì e a farselo dire e che ora compare nella politica italiana come un Jack in the box forse manovrato da qualcuno) che li trovano di buon senso e magari in vita loro non hanno mai letto neppure i Promessi sposi, ma trovano interessanti le osservazioni di uno che mira al potere con la p maiuscola e per arrivarci ha bisogno dei fessi che gli credono. Ritengo ovviamente escluso da questa critica chi scrive su questo blog.

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  2. Francesco, per me la disparità di forza c’entra abbastanza, almeno nelle violenze quotidiane. Se le donne avessero avuto fin dai tempi antichi la possibilità di restituire un ceffone e non dover sopportare in silenzio ci saremmo risparmiati tanti abusi. Invece è vero il discorso della maggior propensione degli uomini alla violenza, anche questa derivante da tempi antichi, probabilmente dovuta al testosterone che annebbia le sinapsi. Poi chi lo sa se il testosterone si è fatto abbondante per la sopravvivenza o per decisione divina, fatto sta che alla fine quelli che menano sono in gran parte uomini.
    Per questo l’uccisione di una donna in quanto donna va differenziato da un omicidio classico, anche se la vittima è una donna. Però ho anche sempre detto che aumentare la gravità del reato serve a poco in quanto l’assassino è un disperato a cui frega niente delle conseguenze, salvo pentirsi per avere uno sconto, ma è già tardi per la vittima. Bisogna investire sulla prevenzione, sull’insegnare a riconoscere i segnali e sulla velocità di intervento in caso di richiesta di aiuto.

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