Abbiamo visto ieri la bontà e le buone intenzioni di chi si definisce pacifista, auspica la fine della violenza in Palestina e poi improvvisa una guerriglia nelle città devastando tutto quello che trova. Gli istigatori della violenza sono quelli che predicano bene e razzolano malissimo, producendo libri e articoli e andando in Tv a fomentare la massa contro chiunque non stia dalla loro parte. I” putiniani” (e sono tanti), per esempio, che se la prendono col governo da mane a sera perché spende per il riarmo (e per aiutare gli ucraini); i “pacifisti” che stanno sulle barricate per la pace in Palestina e quando manifestano mettono le città a ferro e fuoco. Sobillati da certa politica che non fa che gettare benzina sul fuoco solo per ottenere consensi o recuperare quelli persi. Le parole andrebbero sempre dosate con cura quando si ha responsabilità politica o quando si pretende di fare i profeti della pace nel mondo…specie in questo momento dove tutto viene amplificato sui social.
La violenza è sempre sbagliata (e va sempre condannata senza se ma o però) come lo è la retorica del” pacifismo” che si esprime con violenza contro l’avversario politico. Chi fomenta la violenza è chi giorno dopo giorno demonizza la parte politica avversa, condannandola senza appello solo perché di idee diverse. E l’opposizione al governo attuale, soprattutto quella di alcuni, è decisamente violenta e “ne uccide più la lingua che la spada” o se non uccide, fomenta violenza e non solo verbale.
Ma lo è altrettanto chi, come Trump, santifica uno che usava frasi di una violenza inaudita e fomentava la violenza con le sue frasi mirate soprattutto contro le minoranze (o comunque contro chi aveva meno possibilità di difendersi). La vedova di Kirk ha perdonato il suo assassino, mentre Trump ha dichiarato che odia i suoi oppositori. Una scena commovente il perdono di Erika Kirk che ha dato il destro però a Trump di fare ancora il bullo e ancora seminare violenza e odio. E però l’omicidio di Kirk e tutta la sarabanda di celebrazioni (tutte ordinate e pacifiche) che ha causato, non sembra ancora essere chiaro né nella sua dinamica, né sul movente.
L’odio genera solo altro odio, la violenza altra violenza. Manifestare per quello in cui si crede è giusto, farlo con la violenza è sbagliato e controproducente. La causa ne viene sminuita e per quanto nobile possa essere, viene ricoperta dalla macerie e dalle devastazioni e diventa essa stessa causa di altra violenza. In una spirale infinita.
Io credo che il meccanismo non sia che si manifesta per una giusta causa e poi si degenera nella violenza, ma il contrario.
Molti sono violenti e hanno il bisogno di sfogare la loro violenza, e cercano o creano le occasioni. Ci sono violenti “professionisti” pronti a manifestare per qualunque causa, che magari neppure conoscono o condividono, purché gli dia la possibilità di fare a botte, distruggere, terrorizzare il prossimo.
Sfoghi di violenza che, se attuati da soli, li porterebbero in galera, mentre, in una manifestazione, si confondono nel mucchio e li lasciano impuniti.
Contro questi “professionisti” la Polizia e poi la Giustizia dovrebbe essere molto dure e fargli passare la voglia di sfogarsi in quel modo. Altro che regime di polizia! Lo Stato ha prima di tutto il dovere di difendere le persone perbene.
R
e chi ha parlato di degenerazione? Non mi attribuisca concetti che non esprimo.
Ho visto alcune immagini della devastazione in molte città italiane, i violenti hanno voluto la violenza, hanno cercato gli scontri con la polizia, 60 agenti sono finiti all’ospedale, poteva finire anche molto peggio se la polizia non si fosse limitata nel contenimento e ignorato le provocazioni, qualcuno avrebbe potuto farsi male. La causa degli scioperi di questi giorni, cioè la fine delle violenze a Gaza è una ottima causa, ma la violenza che si è vista qui durante le manifestazioni pacifiche contrasta col pacifismo ed è più simile al terrorismo. Le manifestazioni pro Palestina sono sacrosante, ma le sigle sindacali hanno indetto scioperi che nulla hanno a che vedere con migliorare la vita dei lavoratori, sono stati scioperi contro il governo, quindi con finalità politiche. Le molte persone in buona fede hanno sfilato pacificamente e la loro intenzione era ottima, ma i sindacati di base (e anche le maggiori sigle) strumentalizzano queste persone per questioni meramente politiche. E questo offre il destro a gruppi di infiltrati violenti che devastano e distruggono e ovviamente coprono con la violenza la finalità pacifica dello sciopero.
La libertà di espressione è la base della democrazia, la libertà di insultare, di istigare alla violenza o di manifestare in maniera violenta è la base della protervia, della maleducazione e della inciviltà e della supponenza di stare sempre dalla parte della ragione e all’arroganza di poter imporre sempre le proprie idee agli altri. Anche con la forza.
Questo a mio parere è vergognoso e questi sono “trucchetti” che servono a strumentalizzare le proteste pacifiche e in buona fede di migliaia di persone che convinte di sfilare per una buona causa finiscono per trovarsi loro malgrado coinvolte nella violenza di qualche centinaio di delinquenti (istigati da chi fa politica strumentalizzando i sindacati).
E questo è molto pericoloso e può diventare un pretesto per innescare una spirale di odio che può portare a conseguenze molto ma molto gravi.
Una conseguenza inevitabile, direi fisiologica, sarà una limitazione delle manifestazioni.
Le manifestazioni pubbliche con cortei e adunanze e blocco della circolazione non sono garantite dalla Costituzione, a differenza di quanto sostiene qualche lettore superficiale che legge solo l’inizio della frase “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente ………….. il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Le manifestazioni pubbliche sono soggette ad autorizzazione della Prefettura, che le può autorizzare o no, e può fissare itinerari e modalità da rispettare.
E se le disposizioni sistematicamente non vengono rispettate, si cambia registro.
E questo vale anche per il diritto di sciopero, che garantisce la libertà di assentarsi dal lavoro senza essere sanzionati, ma non i comizi e i cortei.
E poi non ci vengano a parlare di svolta autoritaria.
Lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle loro proprietà (auto, vetrine ecc…) e gli deve consentire di andare al lavoro e usufruire dei servizi.