Tutto quello che gli uomini non dicono

Woody Allen sa come difendersi, lo ha dimostrato. Le donne stuprate, violentate, assaltate, spesso non possono difendersi dalla barbarie del sospetto di “essersela cercata”.

Non si salva (spesso) nessuno: calciatori, attori , managers, personaggi famosi, presidenti Usa…figli di…anche importanti, che, alla fine finiranno per sfangarla.

La violenza sulle donne, è sempre più un problema ma c’è chi difende gli uomini e tra questi molte donne.

Detestabile ipocrisia, a mio parere e volontà di negare anche la più banale e mostruosa verità, il termine “maschilismo” è rigettato, vecchio arnese di “vecchie” lotte femministe, non tutte legittime a sentire uomini e anche donne. Tra queste ci sono anche magistrati donna che trovano scuse assurde per assolvere dei criminali.

Brutta questa civiltà che nasconde sotto il tappeto la vergognosa sopraffazione di chi è ritenuto ancora il “sesso debole”.

4 commenti su “Tutto quello che gli uomini non dicono”

  1. Secondo me siamo attualmente in una fase di reazione, riflessione e ridimensionamento del fenomeno dopo un periodo di eccessiva demonizzazione e di eccessiva contrapposizione tra i generi.
    Il fatto che molte donne difendano gli uomini nei casi meno gravi è sintomatico di questa reazione. D’altra parte ci sono uomini (ne conosco almeno uno nella mia cerchia di amicizie) che sono femministi arrabbiati più delle femministe.
    Come in tutte le fasi di reazione può darsi che si esageri in senso inverso, scivolando verso l’indulgenza a volte non giustificata.
    La soluzione del problema, secondo me, sta nell’abbandono delle posizioni estreme, cioè dell’aggressività rabbiosa da una parte e dell’atteggiamento sprezzante e della sufficienza dall’altra.
    Per chiudere finalmente la questione sarà necessario distinguere gli aspetti importanti e gravi del problema dalle questioni di lana caprina e intervenire su cosa è importante ed essenziale.
    Le guerre non hanno mai risolto i problemi, se non sono seguite da seri e giusti accordi di pace condivisi dalla parti.
    R
    Lenzini mi trova in parte d’accordo, ma i compromessi unidirezionali sono stati per le donne trappole mortali, non dimentichiamolo!

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  2. off topic

    ma se si impedisse alla gente di avvicinarsi alle aree di manovra delle Frecce? Lo spettacolo non vale la morte di chi pensa che basti alzare gli occhi al cielo…
    Il destino è crudele: il pilota ha evitato una strage ma non ha potuto evitare quell’auto.

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  3. Mariagrazia, indipententemente da questo tragico incidenre di Caselle, io credo che le Frecce Tricolori non debbano essere usate per dare spettacolo con voli acrobatici o dimostrativi. Quando le vedo sfrecciare a Roma sopra l’altare della Patria, mi vengono I brividi, immagina se uno stormo di uccelli dovesse provocare la caduta di un aereo nel centro di Roma.
    Mi chiedo se gli aeroporti siano sufficientemente lontani da zone abitate e strade consentite al traffico civile.
    Nel caso dell’incidente di Caselle è impressionante vedere come una strada aperta al traffico scorresse parallelamente nelle vicinanze delle piste di atterraggio.
    R
    sono molto coreografiche ma mettono i brividi, ora più che mai. Il Veneto è tempestato di piccoli e grandi aeroporti, ma i piloti in genere non fanno evoluzioni sulle teste dei cittadini,, ma abbiamo quasi più aerei che Tir.(e di quelli tanti).

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  4. Alessandro, al netto di tutto ciò che NON sappiamo sull’ accaduto, e senza volermi addentrare nel valore e il significato dei simboli patriottici, la strada PARALLELA a una pista è il posto più sicuro dove sostare (chiaramente se sei in garage è pure meglio).
    E’ la strada perpendicolare al fondo pista il posto peggiore.
    R
    mi scuso, nel rispondere avevo frainteso.

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