La nobile arte

Mi sembra abbastanza evidente e ultimamente ne ho le prove, che non sia riconosciuta da chi mi legge per quella che veramente sono…ma chi sono? Bella domanda direte. Sono quella che da otto anni tiene un blog piuttosto inconcludente, nel senso che non concludo nulla. Apro discussioni che non vengono mai chiuse, litigo, dibatto, ribatto, mi arrabbio, poi mi passa, dico sempre quello che penso…dico, ma in fondo sono poi sicura di essere io quella che pensa quello che penso? Non lo so, ovvero, so di non saperlo. Faccio un esempio che renda meglio l’idea di quanto sto tentando di dire: se parlo di Putin (uno a caso) o di Trump (uno a caso) o di Zelensky (uno a caso), sono poi sicura di sapere di chi sto parlando? No, non lo sono affatto, perché io che ne so chi sono? Di loro so quello che vedo in TV, leggo sui giornali, ciò che riportano i tanti video che girano su tutubo con esperti parlanti onniscienti, ma in realtà non so niente di questi tre personaggi che potrebbero essere uno o nessuno o centomila, più di quello che di loro mi raccontano. Ma ne scrivo solo in base alle mie sensazioni, alle poche informazioni (o tante) che ricevo dai media e niente di più. In definitiva di loro non so nulla altro che poche nozioni veicolatemi dai mezzi di comunicazione. Che sono appunto mezzi che hanno come fine il comunicare informazioni.

Ma cosa sono le informazioni e quanto sono attendibili? Perché chi le diffonde poi, c’è da chiedersi: ma che ne sa? Ne sa quel tanto che basta per svolgere la sua funzione di mezzo di informazione ovvero media ovvero tramite tra il conosciuto e il conoscibile, tra il soffuso e il diffondibile, passando per lo sconosciuto. Ma se il fine è informare, siamo sicuri che chi lo fa lo faccia sempre per un fine nobile? O non lo usi solo come mezzo per fini meno nobili? Ad esempio quello di turlupinare la platea di lettori che credono che quel mezzo persegua fini nobili e veicolare informazioni fittizie, false, frammentarie, tendenziose, pretestuose…

Dunque, torno alla prima domanda: chi sono io veramente ? e mi chiedo ancora: scrivo davvero quello che penso e sono davvero io a pensare quello che scrivo? E quei tre signori che nomino nell’esempio qui sopra, sono da me conosciuti nella loro vera o nella presunta identità o meglio, quello che scrivo è veramente quello che penso di loro o non è solo quello che pensano altri che hanno pensato come veicolare quello che loro pensano e hanno usato il mezzo comunicativo per arrivare al fine di farmi pensare quello che pensano loro?

Dunque la domanda principale è: io chi sono? e scrivo veramente quello che penso e poi, altra domanda: penso? Ne scaturirebbe anche una terza: e se penso, penso giusto e uso il cervello come mezzo per pensare correttamente, o lo sto solo adoperando come uno strumento che mi abilita a comunicare, a trovare le giuste espressioni per farlo ma alla fine, sto davvero comunicando quello che penso io oppure sto solo traducendo con parole mie il pensiero di altri?

Allora anch’io divento un mezzo ma a quale fine? E di chi? E a che livello di “nobiltà”?

Francamente mi spaventa non poco pensare di non essere io a pensare quello che penso. e di non sapere io veramente chi sono…ci devo riflettere a lungo, ma non adesso, ora e qui avrei altro a cui pensare…ma la domanda mi continua a girare in testa e cioè se davvero sono io a pensare quello che penso o se quello che penso è quello già pensato e comunicato col solo fine di farmi pensare quello che altri pensano. Ed è un dilemma non da poco, direi esistenziale e mi devo mettere seriamente a risolverlo (magari col vostro aiuto) ne vale della mia credibilità in me stessa. Cioè, altra domanda: credo io a quello in cui credo e penso veramente di credere in quello che credo?

Perché credere è un’arte, credere in se stessi un’ arte doppia e sopraffina e direi vitale per la propria sopravvivenza. In somma: chi sono e in cosa credo e quello che credo e penso mi rappresentano oppure sono io a rappresentare la rappresentazione di altri?

Dico solo, infine, se siete arrivati fin qui e non è scontato.. che non sto affinando la “nobile arte” “quella descritta da John Perry nel suo libro, cioè; il cazzeggio, ma sono più che mai convinta che questa mattina mi sono svegliata così: una sconosciuta che avrebbe desiderio di conoscersi meglio, non smemorata ma consapevole di non sapermi, cioè so di non sapermi e però ho la sensazione che sia arrivato il momento di saperlo. Sic et simpliciter.

11 commenti su “La nobile arte”

  1. Faccio uno strappo alla dieta e replico alle sue riflessioni che trovo molto profonde e interessanti. I suoi dubbi sono i dubbi di tutte le persone intellettualmente oneste, e le fanno onore, perché, in genere, lei sembra peccare piuttosto di eccessiva sicurezza di sé, e di eccessiva coerenza con le posizioni prese in precedenza, anche quando la situazione cambia.
    Indubbiamente le nostre posizioni sono il risultato di una serie infinita di informazioni che abbiamo incamerato in forma cosciente o anche inconscia, e sono anche il risultato delle nostre reazioni emotive a quello che ci dicono.
    Come avevo osservato in un mio messaggio precedente, in realtà noi qui discutiamo quasi sempre di cose che non conosciamo, a meno che non si parli di cani o altre questioni quotidiane su cui abbiamo esperienza diretta.
    Credo anche che siamo immersi in un mare di bugie, e che la comunicazione pervasiva e invasiva, in particolare quella via internet, veicoli quasi sempre bugie, omissioni, distorsioni della realtà.
    Ci si è messa pure l’intelligenza artificiale che permette di creare video in cui personaggi importanti affermano in maniera abbastanza verosimile cose che non pensano e che non direbbero mai.
    Io, di fronte alle sue stesse perplessità, non ho trovato nessuna zattera di salvataggio se non la logica.
    Credo – ma fino a prova contraria – alla versione che sta in piedi meglio di altre. E’ poco, ma non ho trovato niente di meglio.
    E, a questo punto, dico quello che penso, senza chiedermi se quello che dico mi inquadri una qualche categoria di pensiero.
    Riesco a dire quello che penso, o, a volte, dico cose che non pensavo veramente, o che non penso più, o che preferirei non aver pensato? Non si può sapere, e perciò evito di chiedermelo. Se no mi avvito in una spirale senza uscita.

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  2. “Cogito ergo sum” diceva Cartesio e che pensate fa la nostra Mariagrazia, complimenti alla lettera io mai sarei capace di incasinare a questo modo i pensieri.
    Alla domanda: “chi sono?” mi balzano in mente Aldo, Giovanni e Giacomo nel celeberrimo sketch di Pdor, figlio di Kmer della tribù di Instar! Della terra desolata del Sknir!
    Dall’alto della sua postazione, si domandava prosaicamente e in dialetto meneghino: “Ma num chi sem?”. Boh.

    Proseguendo nella faconda esposizione alla ricerca di se stessa, Mariagrazia mi ha fatto poi tornare alla mente una definizione del filosofo di un comico americano, che a differenza di altri non l’ha buttata in politica e così la spiegava:

    Se non ha mai incontrato un filosofo, te lo descriverò io.
    Se gli dai un bicchiere d’acqua, dice: “Questo è un bicchiere d’acqua. Ma è un bicchiere d’acqua? E se si tratta di un bicchiere d’acqua, perché è un bicchiere d’acqua?” E alla fine muore di sete. (Shelley Berman)

    Mi pare calzi alle elucubrazioni della lettera.
    “So di non sapere”… lo diceva (pare) il padre del pensiero Socrate (uno che non aveva granché da fare) , o almeno così tramanda la sua “groupie” Platone.
    Ammetteva insomma di essere ignorante, mica come il legaiolo Salvini che è capace in tutto e passa indifferentemente dal Ministero delle Infrastrutture a quello dell’Interno, discettando poi di economia, finanza, lavoro ( senza mai averlo praticato) religione, geopolitica e pure di tattica calcistica, un fenomeno.
    Certo se avesse avuto accesso a Wipedia Socrate probabilmente non lo avrebbe mai detto, ma il mondo si è evoluto dal IV° secolo A.C., persino la Chiesa ha preso atto che è la terra che gira intorno al sole e la donna non è come dice Cocciante una “Bella senz’anima”.

    Il pensiero di Mariagrazia è: “Miseria o Nobiltà” con il punto interrogativo (poffarbacco e perdinci!), mah, secondo me entrambi, miseria quando mi elogia il peggior governo della Repubblica solo perché il premier è “quella là”.
    Lì la miseria del pensiero va a braccetto con quella in cui ha precipitato il Paese una politica arrivista e spregiudicata che odia i poveracci ma se ne serve per mantenere il consenso di un elettorato razzista.
    Nobile il suo pensiero, in quanto non si può negare la sensibilità che la spinge a dibattere quotidianamente di temi impegnativi e cruciali per il mondo intero, con posizioni spesso contraddittorie ma meritevoli “apprescindere” per la passione con cui li tratta.

    E qui veniamo a un’altra domanda che si e ci fa:
    “Credo io a quello in cui credo e penso veramente di credere in quello che credo?”
    Evidentemente sì, sennò non scriverebbe poemi in lode di una servetta del potere, fustigherebbe certi comportamenti in maniera univoca e senza pelosi distinguo, ci crede talmente in quello che scrive che accusa chi osa contraddirla (in maniera spesso documentata), di essere schiavo della propaganda, parteggiare per il nemico, utilizzando spesso argomentazioni da “inquisitrice alla Bernardo Gui”, se non sei con me sei contro di me, lo diceva anche il “molleggiato” nella sua meravigliosa “Storia d’amore”, lo scrive spesso anche Mariagrazia che si cerca ma non si trova.
    Si troverà? Mah.
    R
    https://www.youtube.com/shorts/VoWmk6Z6ad0
    Gaber aveva ragione allora ma con Trump ora ne avrebbe ancora di più, molta di più
    E però senza i soldi del piano Marshall saremmo ancora (forse) con le pezze al sedere.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Marshall

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    • “E però senza i soldi del piano Marshall saremmo ancora (forse) con le pezze al sedere”

      Dopo che i liberatori hanno distrutto sotto le bombe un’intero (bel)Paese,
      (le ricordo anch’io le bombe, avevo quattro anni), ci mancava che ci nagassero un prestito.
      R
      come sempre non “ricordi” perché gli americani abbiamo bombardato il paese, certo a quattro anni non potevi saperlo ma ora credo che tu ne abbia consapevolezza o almeno dovresti averla. Tema “trito”, ne abbiamo parlato tante volte ma mai che ti sia tornata la memoria.

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      • Stai dicendo che hanno fatto bene a bombardare la popolazione civile?
        R
        anche se scrivi una riga sola andiamo di male in peggio. Molto, molto peggio.

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  3. Post interessante, anche se mi si sono incrociati gli occhi per seguire i giochi di parole.
    Ritengo che la conoscenza possa avere più livelli e che la compilazione o il commento di un blog non necessiti di possedere il livello massimo. Certo ci sono partecipanti che parlano per assiomi e dimostrano teoremi, ma è più una posa per far credere agli altri di avere ragione.
    Ma nei blog si scambiano idee, si danno nuovi spunti e – chiaramente – non si risolve nulla, tanto non ci riescono nemmeno quelli che discutono proprio per risolvere qualcosa.
    La logica del sig. Luigi aiuta, ma è sempre uno strumento che parte da dati spesso farlocchi, e se metto nel computer, anche più furbo del mondo, dei dati sbagliati otterrò risultati sbagliati.
    Siamo bombardati da informazioni false tendenziose e molti finiscono per esserlo loro stessi: ha sempre ragione quello simpatico e torto quello antipatico.
    Ricordo un vecchio adagio veneto: “la ragione è dei mussi”, oppure una canzone di Nannini: “Hai ragione, in prigione”. Preferisco avere un’opinione piuttosto che avere ragione.

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  4. “Ho le prove che non sia riconosciuta da chi mi legge per quella che veramente sono…ma chi sono?”
    “In fondo sono poi sicura di essere io quella che pensa quello che penso?”
    “Sono poi sicura di sapere di chi sto parlando?”
    “Scrivo davvero quello che penso e sono davvero io a pensare quello che scrivo?
    “Sto davvero comunicando quello che penso io oppure sto solo traducendo con parole mie il pensiero di altri?”
    “La domanda mi continua a girare in testa e cioè se davvero sono io a pensare quello che penso o se quello che penso è quello già pensato e comunicato col solo fine di farmi pensare quello che altri pensano”.
    “Credo io a quello in cui credo e penso veramente di credere in quello che credo?”
    “Chi sono e in cosa credo e quello che credo e penso mi rappresentano oppure sono io a rappresentare la rappresentazione di altri?”
    “Una sconosciuta che avrebbe desiderio di conoscersi meglio… ho la sensazione che sia arrivato il momento di saperlo. Sic et simpliciter”.

    Mi sa che Mariagrazia s’è accorta che la Meloni è un bambolotto sul cuscino della poltrona governativa, che Zelensky è un salvadanaio sfondato; che Putin è un orsetto di peluche, e Trump un buffo misirizzi che fa “bau bau”.
    R
    No, Meloni è una donna tosta, molto tosta
    Zelensky un uomo tosto, molto tosto
    Putin un ex spia ora dittatore a vita
    Trump un folle pregiudicato che dovrebbe stare in galera a vita
    E Mariagrazia é una, tutte e centomila.

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    • Mariagrazia, già fugati tutti i tuoi dubbi?
      R
      meglio avere dubbi che essere indubitabilmente sempre dalla parte della ragione come te. Io ho dei dubbi e non sono fugati affatto ma non vorrai farmi credere che tu invece non hai nessun dubbio che quei tre siano come tu li descrivi…sarebbe più da piangere che da ridere.
      Io ho dubbi, sempre (ho persino scritto un racconto di Natale dal titolo, appunto Dubbi), ma ho anche delle convinzioni ferme, che però non sono riassumibili, come vorresti, con una visione distorta dei fatti e delle persone ma hanno una complessità che è difficile spiegare a chi dubbi non ha mai e si sente depositario di verità rivelate.
      Ecco: “l’orsetto di peluche”, solo questa notte ha inviato una gragnuola di missili e droni sull’Ucraina, ha ucciso 4 persone e 19 sono ferite (e questo solo grazie alla massiccia contraerea ucraina altrimenti sarebbe una carneficina ogni giorno da quattro anni, ma tanto tu dubbi non ne hai.
      https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/droni-e-missili-ipersonici-sullucraina-russia-risposta-ad-attacco-contro-residenza-putin_6GjIw47YSwK4rcYwS1LZML?utm_source=taboola&utm_medium=personalized-push

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  5. “Poi ci sono gli ossessionati che se c’è una bella giornata di sole, la Meloni… bla bla bla.”
    Mogol avrebbe scritto: Tu chiamale se vuoi “opinioni”… io, non ci riesco.

    Cara Mariagrazia, forse ti è sfuggito (forse eh), che:
    Con i trattati di pace di Parigi del 1947 all’Italia fu imposto di pagare come risarcimento dei danni provocati durante la guerra 360 milioni di dollari americani, di cui 100 milioni all’URSS, 125 alla Jugoslavia, 105 alla Grecia, 25 all’Etiopia e 5 all’Albania.
    L’Italia dovette, in base al Trattato di pace, rinunciare ai possedimenti coloniali. Così vennero restituite alla Grecia le isole del Dodecanneso; l’Albania e l’Etiopia, cui venne unita l’Eritrea, divennero nazioni indipendenti.

    Così giusto per rimettere in carreggiata una delle tue centomila opinioni (sugli americani) oppure nessuna e se ho ragione, in prigione.
    A proposito di Gaber, ha scritto un pezzo che si adatta alla “bisogna”:

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    • E ci mancava pure che coi casini che abbiamo combinato non pagassimo i debiti (cosa che dovrebbe fare la Russia con gli Ucraini), tu però dimentichi di dire che quel debito fu restituito molto lentamente e ristrutturato più volte a condizioni favorevoli per noi, mentre Marshall fornì soldi veri e subito alla popolazione allo stremo che sarebbe altrimenti morta letteralmente di fame:
      https://tesi.luiss.it/30626/1/232511_PELLEGRINO_DAVIDE.pdf
      https://www.storiologia.it/marshal/marsh00.htm
      Gli eventi storici hanno un complessità che non è possibile definire in qualche riga, chi non aveva da mangiare in quel momento non stava certo a pensare alle implicazioni geopolitiche di quel piano, con lo stomaco che brontola non ti puoi permettere la lucidità che serve a valutare se i giochi valgono le candele, pensi solo che puoi finalmente mettere qualcosa dentro i piatti per sfamare la famiglia.

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  6. PS: E comunque 35 anni fa il Sigor G. rivisitò il suo pezzo più duro verso il “sistema” con delle affermazioni validissime anche e soprattutto oggi, senza tema di essere smentito da qualsivoglia “opinione”:

    Io se fossi Dio
    Urlerei che questi terribili bubboni
    Ormai son dentro le nostre istituzioni
    E anzi, il marciume che ho citato
    È maturato tra i consiglieri, i magistrati, i ministeri
    Alla Camera e al Senato.
    Io se fossi Dio
    Direi che siamo complici oppure deficienti
    Che questi delinquenti, queste ignobili carogne
    Non nascondono neanche le loro vergogne
    E sono tutti i giorni sui nostri teleschermi
    E mostrano sorridenti le maschere di cera
    E sembrano tutti contro la sporca macchia nera.
    Non ce n’è neanche uno che non ci sia invischiato
    Perché la macchia nera
    È lo Stato.

    (Io se fossi Dio – 1980)

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