Lui si toglie il braccialetto, lei nasconde nel garage della madre il rilevatore elettronico che avrebbe dovuto metterla in allarme. Lui va a casa e la uccide a coltellate. Solito copione, Ma questa volta è peggio. E’ peggio perché significa che questa ragazza era consapevole del pericolo ma rischiava lo stesso perché viveva ancora nella casa di lui e non solo, il tribunale le aveva anche portato via una figlia avuta da una precedente relazione a causa del clima violento in cui viveva. Sei mesi fa lei subisce l’ennesima violenza e lui ottiene la sorveglianza mediante codice rosso. Ma non è servito, primo perché si è tolto il braccialetto e secondo perché lei manco aveva più lo strumento per rilevare anomalie. Un caso conclamato di dipendenza psicologica, lei amava il suo aguzzino che aveva anche violentato la sorella.
Lei ha perso la vita, lui va su tutti i giornali e in Tv col suo faccione sorridente e si sente quasi un eroe. Il corteo ci sarà, l’ennesimo questo rito inutile e controproducente sembra quasi una beffa, ormai.
Quegli aggeggi costano milioni allo stato e non servono, servirebbero più carceri e più percorsi formativi per quelle donne che non si arrendono davanti ad una relazione chiaramente tossica e perseguono la strada del voler cambiare i soggetti violenti e i delinquenti che poi finiscono per ricambiare l’amore uccidendole.
Il femminicidio è un problema sociale serio e va affrontato con maggiore serietà di quanto non sia stato fatto sinora. Cortei, manifestazioni, talks e farneticazioni di improbabili psicologi improvvisati, servono solo a fare “coreografia” a tragedie spesso annunciate e trascurate da tutti a volte persino dalle stesse vittime.