Sembra che sia stato raggiunto un accordo tra Hamas e Israele e che le cose stiano andando verso una risoluzione pacifica del disastroso conflitto in corso. Gli ostaggi saranno liberati contemporaneamente ai prigionieri palestinesi, Gaza sarà guidata da forze politiche estranee ad Hamas e Israele ritirerà l’esercito e smetterà di bombardare.
Poi ci sono molte altre clausole che sono in via di discussione, la principale è ovviamente i due popoli due stati, la più difficile da concordare. Ma se si tratta significa che c’è la volontà di trattare.
Certo ci sono molti interessi americani e non solo, i paesi arabi che hanno contribuito in maniera decisiva a avviare le trattative (alla buon’ora), ne sono sicuramente coinvolti attivamente. Trump e i suoi, in particolare il genero Jered Kushner,, pare, hanno contribuito “in solido” a mettere le due parti sedute a confrontarsi e questo, mi dispiace ammetterlo è un punto a favore del dittatore americano (che per altri versi è detestabile).
Questo articolo ne fa una sintesi, a mio parere, abbastanza chiara:
Il premio Nobel si avvicina e persino i parenti israeliani degli ostaggi, quando hanno saputo della loro liberazione hanno pianto ed esultato ma hanno anche chiesto che gli venga riconosciuto. Manifestazioni di giubilo ci sono state anche tra i palestinesi e speriamo che non vengano presto smentite.
https://www.theguardian.com/world/2025/oct/09/gaza-israel-celebrate-news-ceasefire-deal-peace-plan
Va dato atto a Trump che ha una buona dose di testardaggine, ma, in questo caso se tutto si svolgerà come pare (ma certo ci vorrà tempo prima di tirare le somme), se servirà a fermare la guerra, un premio se lo merita.
Se i soldi fanno la guerra, in questo caso, sembra, stiano facendo la pace. E di soldi in questa pace ne sono coinvolti parecchi.
Oggii si assegnerà il Nobel per la pace cui aspira senza falsa modestia il Presidente degli Stati Uniti, fiancheggiatore di Netanyahu nel genocidio dei palestinesi, e da lui sponsorizzato. Ed è un vero peccato che ieri sera il professore Orsini, inaspettaramente entrato nella gabbia dei leoni di Dritto e Rovescio (erano pronti ad azzannarlo grossi felini quali Belpietro, Del Mastro e Caprarica, assente stavolta il martellatore Crociani) è un vero peccato, dicevo, che Orsini ha rotto le uova nel paniere dei plaudenti alla pace di Trump ivi convenuti.
Ha detto Orsini (riporto solo la parte che ho potuto ascoltare) che a Gaza il popolo palestinese sarà emarginato, necessaruamente privato delle moderne abitazioni ricostruite che saranno appannaggio della classe privilegiata dei ricchi, insomma degli Israeliani e di altri agiati Paperoni.
Ha detto che Trump non ha nessun merito di aver fermato la guerra, poteva farlo facilmente prima, bastava non fornire più armi ad Israele; ha detto che Trump s’è mosso non per pietà dei palestinesi, ma perché ha cominciato a temere che saltassero gli accordi con gli arabi e perchè ha cominciato a temere la marea montante della protesta poploare a seguito dell’abbordaggio di Israele della Flotilla.
Ha infine detto che la finta pace prelude forse ad una guerra ben più dura contro l’Iran.
A queste parole si è assistito allo scoppio collerico di Del Mastro, una reazione rabbiosa che ha cercato senza riuscirci di ridicolizzare il professore. Il quale, nella replica, è stato letteralmente subissato di urla e improperi. per cui non si è capito chi insultasse chi.
A questo punto ennesima sapiente pausa pubblicitaria chiamata da Del Debbio, che alla fine, preso forse da rimorso, ha concesso a Orsini di presentare il suo ultimo libro “Gaza Meloni”, e a Del Mastro di sviare l’attenzione con contorcimenti e smorfie da attacco acuto di mal di pancia.
Professore Orsini ma perché ha rovinato la festa per la pace a tanta brava gente (a proposito, oggi altri morti a Gaza) e l’aspettativa per il Nobel al Tycoon americano?
R
già, poveraccio, cosa farà adesso? Può solo sperare che continui la guerra in Ucraina, se finisce pure quella si troverà disoccupato. Il Fatto cosa lo tiene a fare?
Per ora Trump il Nobel se lo deve ancora sudare e deve lavorare anche per gli ucraini che sono tutti i giorni sotto attacco del russo che si complimenta con lui, da pacifista quale é, per aver fatto finire le ostilità in medio Oriente (sperando che sia davvero così), mentre gli da semaforo verde per continuare la sua guerra contro gli ucraini.
Ah, io mondo è matto…
https://www.theguardian.com/world/2025/oct/10/russian-attack-kyiv-ukraine-capital-blackouts-sets-high-rise-alight
Il Nobel lo hanno dato ad Obama quando non aveva ancora fatto niente per la pace, e glielo diedero in base ai discorsi che faceva, mentre poi fomentò le guerre in Siria, in Libia, e le “primavere arabe”, e rinforzò la presenza militare in Afghanistan e Irak.
Trump qualcosa in più l’ha fatta. Oltre a chiudere la guerra di Gaza e, prossimamente, si spera, quella in Ucraina, ha allontanato il rischio di terza guerra mondiale.
Certo, ormai l’istituzione del Nobel, come anche l’ONU, la corte penale internazionale e tanto altro sono ramificazioni del potere americano.
R
non è così e il comitato del Nobel non sembra propenso a darlo a Trump. Ha il merito di aver (speriamo) fatto finire la mattanza ma rimane sempre Trump ed è un brand che stona con qualsiasi onorificenza.
Certo, i tempi non quadrano.
Trump non ha fatto ancora abbastanza.
Alle osservazioni di Alessandro aggiungerei che ha mandato i B2 a bombardare l’Iran.
Quelli del Nobel furono criticati per averlo dato a Obama all’inizio del suo mandato, più sulle dichiarazioni di intenti che sui fatti, e non ripeteranno l’errore. Magari, l’anno prossimo, se manterrà le promesse ….
Se mi si consente un off-topic (ma capirò se negato), vorrei per un attimo tornare sul “bonus 110” (che anch’ io ho sempre ritenuto eccessivo, seppur necessario: estremamente necessario dato il periodo in cui l’ economia era in sprofondissimo rosso):
oggi, quelli che (pur non avendo fatto nulla per rimediare agli errori iniziali: tanto per non far nomi “fiamma bianca” Giorgetti) hanno aspramente criticato quel bonus, e dopo aver legiferato affinché nel prossimo anno scendesse al 36%, guardando distrattamente i dati dell’ economia quella vera, si sono accorti che l’ edilizia (settore economico che, come tutti “dovrebbero” sapere, ne traina almeno un’ altra decina) è in sofferenza, vuoi per leggi che si sovrappongono e spesso si contraddicono (come nel caso di Milano) vuoi per mancanza de danee, in particolare le ristrutturazioni si sono letteralmente bloccate: ed ecco che il mago delle restrizioni, a cui deve essere successo qualcosa laggiù in fondo all’ intestino, ha prontamente decretato il ritorno al 50% (intendiamo per il bonus ristrutturazioni ex 110%).
Certo il 50 non è il 110, ed il 110 significava dare qualcosa in più del costo, ne abbiamo già discusso ed ho già detto che io mi sarei fermato all’ 70/80%, ma realisticamente bisognava far conto di come stava il morale degli Italiani dopo quel fiaccante periodo successivo al Covid, che avevo portato il PIL a diminuire di circa il 9%, ma questa mossa del super critico (critico: forse per nascondere le sue manchevolezze nel merito) ci dimostra se mai ce ne fosse bisogno che dell’ edilizia non se ne può far a meno e se questa rallenta è tassativamente indispensabile provvedere.
Mi scuso per la divagazione, ma il fatto era troppo goloso per non commentarlo.
Un saluto alla sempre agguerrita BM
R
ricambio il saluto.
Beh, tema pregnante anche questo, senza dubbio. Un vicino (uno dei tanti) che in questi mesi sta ristrutturando casa (acquistata e messa in mano alla più famosa impresa veneta di ristrutturazioni, da sette mesi 7, sta spaccando i…timpani ogni santo giorno. Manca solo lui, nel mio quartiere le ristrutturazioni e ricostruzioni e nuove costruzioni vanno avanti da qualche anno senza soluzione di continuità; si sono mangiati i pochi giardini e gettato cemento ovunque tanto che ad ogni piovasco andiamo sott’acqua. Uno dei quartieri più verdi della città, sta diventando un formicaio.
Bene questi qui hanno ribaltato tutto dalle fondamenta senza buttare giù la casa: bellissima villa che era già perfetta com’era, per rifarla dalle fondamenta al tetto, scavando in giardino e cambiando persino le tubazioni: uno sconquasso che va avanti da sette mesi…tutto regolare, spese previste altissime e forse avrà il ristoro del 50 per cento (pure) ma il vicinato ne ha le scatole stra piene e, con tutto il rispetto pe gli edili (ottima categoria) il mio Veneto ha la palma d’oro in Italia per il consumo di suolo. IO farei consumare le suole a chi gli da anche gli incentivi per depauperare ancora di più il territorio e lo farei correre la maratona fino al 110 per cento delle sue forze. Il senso sella misura e del ridicolo non sono prerogative degli italiani.
Gentilissima interlocutrice, questa volta sono con Lei !
Abbaglio ?
No ! Sono fra i primi sostenitori contro il consumo dell’ erba (intesa come terreni cementificati) nella mia città (ex) si stavano facendo cose veramente oscene, i responsabili sembrano stranamente salvati da quelle che molti definiscono “toghe rosse” ma che in questo caso sono nere, nerissime, a mio avviso dalla vergogna.
Uno di quei cantieri, dove ci stava una fabbrichetta si sta costruendo un grattacielo di 15 piani, è più o meno dove ho trascorso un terzo della mia vita.
In quel quartiere, un simil “via Gluck di Celentano”, di erba ce n’ era tantissima, ora manco un fazzoletto per far fare i suoi bisogni ad un mini cane, non solo, gli intelligentoni che oggi lo abitano entusiasti del soggiorno in un simil Alcatraz hanno cambiato il nome al quartiere (NoLo: North of Loreto) scimmiottando i molto più qualificati SoHo ( “South of Houston Street” di New York e “South of Holborn” di Londra), alla stupidità, purtroppo, non c’ è mai fine.
Ma le autorizzazioni a costruire (e pure a ricostruire) le danno gli enti ed i comuni, non il “bonus” questo al massimo è un incentivo.
Saluti
Concordo con Lenzini, il premio Nobel a Obama fa il paio con quello dato a Bob Dylan, senza senso.
Trump se lo mette in saccoccia e il perché lo ha sintetizzato Stefano Massini in uno dei suoi monologhi in prima persona:
https://www.la7.it/piazzapulita/video/io-premio-nobel-il-racconto-di-stefano-massini-09-10-2025-614779
Il Nobel è andato a una donna, María Corina Machado, politica di centro destra e il comitato di “saggi” del Premio intitolate all’inventore della dinamite che con la pace c’entra poco, ma vabbè, deve aver fiutato il vento.
Premio insulso, come quello ad Obama ma darlo a Trump sarebbe stato criminale.
PS: Superbonus 110%, è stato gestito per 4 anni da Giorgetti, la Meloni lo ha utilizzato per poi criticarlo e modificarlo una trentina di volte una volta messi in saccoccia i soldi.
Bisognerebbe che la gente ne capisse a fondo le finalità invece di ripetere gli slogan destraioli, ma capisco che studiare una materia così complessa sia impegnativo meglio andare sul classico: “Ha stato Conte”, fa fine ma soprattutto non impegna, lo ha detto “quella col diplomino” turistico alberghiero, che non sa usare la calcolatrice e nemmeno sa cosa sia lo spread, quindi dev’essere vero.
R
i debiti che ha lasciato Conte sono reali e Meloni non può che riconoscergli la paternità. In due governi da un anno e mezzo ciascuno ha fatto “miracoli”. Lei è al governo da tre anni e se continua così (con questi “oppositori” c’è forse anche la prossima. Consiglio a Conte di prendersi degli ansiolitici…
Per me il reddito di cittadinanza e il superbonus fanno pendant con la riduzione delle tasse e l’abolizione dell’ICI fatte da Berlusconi. Spot elettorali improvvisati.
Che delusione! Il premio Nobrl non va al Ganassa, ma ad una illustre sconosciuta (almeno per me) venezuelana. I vichinghi svedesi se la sono legata al dito la guerra dei dazi e hanno agito di conseguenza.
Non che il Ganassa meritasse il premio(anche se svalutato dopo la designazione di Obama), in realtà non ha fermato nessuna guerra, perché non c’era guerra, ma un massacro di gente inerme, povera, affamata, senza casa, costretta a migrare su e giù in quella piccola striscia in cerca di salvezza. Ha aspettato che Gaza fosse rasa al suolo prima di tirare fuori dalla manica l’asso della pace e, se avesse voluto, la guerra l’avrebbe fermata prima.
Gaza, dai nostri esperti televisivi, è già archiviata e si pensa a Putin: riuscirà il nostro eroe(il Ganassa) a bloccare il Cosacco nella sua folle conquista dell’Ucraina? Riuscirà l’Europa a salvarsi dalla sua sete imperialista? Questo è il dilemma! Intanto il Nobel è sfumato, ma chi l’avrebbe veramente meritato? Difficile scovarlo tra i vivi, forse avrebbero dovuto assegnarlo post mortem a papa Francesco.
R
eccolo (Baby Trump) che sproloquia di pale eoliche e misure green assieme ad una baby Ursula…che tenerezza entrambi.
Francob 44, è vero che l’edilizia traina tanti altri settori e fa circolare il denaro, ma crea ricchezza? Avere tante costruzioni ristrutturate (soprattutto per fini estetici) rende l’Italia più forte e più competitiva? Rende gli italiani più felici?
Oppure è un giro di soldi che si richiude su se stesso; solo un po’ meglio delle buche di Keynes?
Si poteva finalizzare diversamente questo piano anticongiunturale. Alle imprese edili avrei fatto prima di tutto ristrutturare le tante scuole che cadono a pezzi, gli ospedali e gli ambulatori, gli edifici pubblici.
Capisco che le ditte non sono le stesse, ma avrei anche fatto rifare tante strade, che, a forza di posare tappetini sopra tappetini senza mai scarificare, sono diventate morbide e piene di ondulazioni, e spesso a Roma sono diventate più alte del marciapiede.
Ci sono ponti con i ferri del cemento armato scoperti che sono stati chiusi al traffico e non si sa quando li sistemeranno. Ci sarebbero gli acquedotti che perdono il 50% dell’acqua nel sottosuolo.
Ci sarebbero le misure di prevenzione del dissesto idrogeologico, di cui si parla sempre quando arriva la frana o l’alluvione, e poi non se ne parla più.
Benissimo lanciare piani anticongiunturali, ma si potrebbero fare un pochino meno semplicistici.
R
a proposito, dopo anni hanno asfaltato la stradina che porta a casa mia (era piena di buche che pareva un campo di golf), bene, ma è così a onde che pare di camminare su un ottovolante.
Infatti, l’asfalto andrebbe posato su un sottofondo adeguato, altrimenti si deforma.
Però il sottofondo costa più dell’asfaltatura.
Caro Lenzini quando entrerà in vigore la direttiva UE relativa al contenimento energetico delle abitazioni ne vedremo delle belle, gran parte delle ristrutturazioni erano finalizzate a quello scopo, per poter ottenere il bonus era necessario scavallare due gradi di classe energetica, e le assicuro, essendomi interessato della questione che non era così facile, chi ha cambiato i serramenti oggi presenta una casa più attraente, ma anche in contenimento termico più elevato.
Mi creda la storia delle ristrutturazioni ai fini estetici è una gran balla, certo nel corso dell’ opera si poteva ottenere anche questo (se fai un cappotto esterno poi devi anche ritinteggiare) ma la legge era inflessibile:
due gradi in più di contenimento termico o niente bonus …. poi ci sono gli imbroglioni … nel bel paese ce ne sono a bizzeffe, a partire da quelli, spesso politici, che racconta balle, sapendo di trovare una frotta di creduloni che abboccano.
Beh o la Meloni, che ormai governerà a vita, si metterà contro la VdL & Co oppure altroché il 110% di bonus per mettere tutte le case a norma.
Siamo il paese con il più alto numero di case di proprietà, ma siamo anche il paese con il patrimonio edilizio più vecchio, e purtroppo anche con il patrimonio edilizio abusivo più elevato di tutto il mondo.
Sono d’ accordo con lei che in Italia ci sono priorità molto più pressanti che non l’ abbellimento delle case private (almeno con i soldi dell’ erario), ma in linea di massimo si tratta di due settori, con relative specializzazioni ben diverse, nell’ edilizia abitativa, sopratutto nelle ristrutturazioni operano medie e piccole imprese, in quella civile grandi imprese, sempre nell’ essere d’ accordo con lei:
ci sarebbero state opere di gran lunga più urgenti e più necessarie che si potevano fare con i 15 ( ? ma alla fine saranno quasi il doppio) miliardi impegnati per il ponte.
Francob. 44, sono d’accordo sul ponte. Si potevano migliorare i traghetti e quei soldi si potevano impiegare meglio, nella stessa Sicilia.
Quanto alle ristrutturazioni di scuole e ospedali, credo che le ditte siano in buona misura delle stesse dimensioni di quelle che ristrutturano i condomini.
I lavori sulle strade, molto necessari, riguardano altre ditte, ma sempre alimentano i consumi interni.
Io, francamente, ho visto ristrutturare soprattutto facciate, senza alcun cappotto e senza cambiare i serramenti. Immagino che abbiano goduto di una detrazione minore, ma sempre soldi pubblici hanno avuto.
Quanto elle direttive per il contenimento dei consumi energetici le condivido relativamente. Sarebbe un discorso lungo, ma se consideriamo le dimensioni del fenomeno, è evidente che il riscaldamento globale non si può fermare. Bisognerebbe piuttosto spendere soldi per adattarsi ai cambiamenti (per esempio, opere idrauliche e di protezione) piuttosto che cercare inutilmente di fermarli.
Inutile dire che quoto il mio collega di marciapiedi Franco, le sue analisi a differenza di quelle di Luigi sono sempre lucide e pertinenti.
Ma come si fa dibattere di problemi solo per sentito dire come fa Lenzini?
Le normative UE “impongono” cambiamenti drastici e radicali a partire dai prossimi anni pena l’impossibilità di commercializzare il bene immobile.
Ma lo sa Luigi che gli edifici pubblici sono di esclusiva competenza delle autorità locali e del governo?
Lo sa che se una spesa, che so, il gasolio per il riscaldamento di una scuola, o la riparazione della caldaia non viene deliberata gli studenti stanno con il piumino in classe?
Lo sa Luigi che il “suo” sgoverno a detta del Gimbe afferma conti alla mano che negli ultimi 3 anni il saldo della SSN è negativo per 13 miliardi?
Come però ha scritto (giustamente) ci sono ponti chiusi, strade disastrate, aggiungo ferrovie a binario unico, ma la priorità è realizzare quella monumentale minchiata del Ponte sullo stretto, un tipico esempio di spreco all’italiana.
Se lo ricorda poi il viaggio in elicottero delle due sulla Romagna devastata nel 2023 dall’alluvione? Quanti soldi sono arrivati degli 8,5 miliardi promessi per risarcire i danni? Briciole, risarcimenti virtuali, in compenso per legge è arrivato l’obbligo dell’assicurazione contro gli eventi catastrofici.
E’ come per la storia del SB, di cui troppi si riempiono la bocca senza saperne nulla, come la premier (cura della redazione) che prima lo ha utilizzato e poi ha raccontato la palla che avrebbe disastrato i conti che il suo contabile non sa gestire.
La classe energetica di un edificio è strutturale non “estetica” e presto o tardi toccherà a chiunque sistemarla, a meno che non lo abbia già fatto, per legge e allora “piangerete” (la mia è a posto da tutti i punti di vista).
E come ha detto giustamente Franco, l’importanza del comparto dell’edilizia trainante per molti altri settori dell’indotto, ha imposto le detrazioni al 50% che sono state ripristinate, chissà perché.
PS: Il Ponte non si farà, mai, non ci sono le condizioni tecniche, geologiche e strutturali per realizzarlo, i collaudi dei cavi ad esempio sono impossibili da realizzare, e vanno eseguiti per legge a meno di non prendersi la responsabilità di infischiarsene con quello che ne consegue e visto che siamo in Italia, dove la cialtroneria sgoverna con il consenso disinformato dei suoi elettori, sono certo che chi si affida a uno come Salvini, non abbia le minime competenze per giudicare.
R
anche la mia è a posto, ci provino a venire a rompere le scatole.
PS: “collega di marciapiede” non suona benissimo.
A59, quello che mi diverte è che lei, a volte, la pensa più o meno come me, ma non se ne rende conto, e mi contesta comunque. Forse mi legge troppo frettolosamente.
Quanto ai cambiamenti climatici, mi auguro che l’UE rinsavisca quanto prima da questa ubriacatura, e si renda conto che con la coibentazione degli edifici si può, al massimo, ridurre un po’ l’inquinamento urbano e risparmiare un po’ di combustibili fossili. E’ fuori discussione, invece, che serva a contrastare il riscaldamento globale, che è un fenomeno che sta su tutto un altro ordine di grandezza.
I cambiamenti climatici vanno gestiti; cercare di contrastarli significa perdere tempo e risorse. A maggior ragione se, per contrastarli, si mandano in rovina interi settori produttivi, come quello dell’auto.
Se questa normativa talebana entrasse in vigore sarebbe il tracollo del mercato immobiliare. Ci mancherebbe giusto che vada in crisi pure quello.
R
diciamo che i cappotti e i pannelli solari si stanno dimostrano inefficienti e a volte persino contro producenti. E costano. Costringere i privati a seguire delle regole un po’ bislacche e che servono soprattutto a chi vende e all’edilizia, non è una buona politica, secondo me. Contro i cambiamenti climatici ci vuole molto di più, questi sono pannicelli caldi e servono davvero a poco.
Caro Luigi, come detto anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora esatta.
Nella sua replica delle 14:44 non trovo nulla da eccepire, mi piacerebbe capire su basi la nostra BM afferma che cappotti e pannelli solari siano controproducenti e inefficienti, perché temo sia vittima di disinformazione spicciola.
Le costrizioni gliele ha messe quelle che adesso vuole buttare 800 miliardi in armi perché la Russia bla-bla-bla, quando era in pieno furore ecologista d’accatto.
Mi stupisce vedere che ancora non si sia capito che la Commissione UE prende ordini dalle lobby, che siano green o war, poco importa.
Le segnalo pure che l’inquinamento da CO2 prodotto dalla UE è risibile, affossare come si sta facendo l’economia europea per corriere dietro agli interessi specifici è sintomo di incapacità e incompetenza.
https://www.hdblog.it/green/articoli/n631052/emissioni-gas-serra-ghg-record-mondo-ue-calo/
Questo per dire che le altre economie non ricorrono alle crisi strutturali che hanno colpito l’intera Europa, basta vedere in condizioni si sono ridotte Francia e Germania.
PS: “Collega di marciapiede” è una termine coniato da Franco ai tempi “rossiniani” e significa solo che le nostre esperienze comuni vengono dalla pratica e non dalla grammatica.
R
già, già. mentre gli altri sono tutti piccioni viaggatori.
A59, non è questione di orologi rotti e pura casualità.
Io sono d’accordo con la sua posizione sulla guerra in Ucraina, sulle critiche all’UE, sul tema del riarmo, sul tema del ponte sullo Stretto, sulla frenesia ambientalista, e su tante altre delle sue idee che ora non mi vengono in mente. E la cosa non mi crea imbarazzo; mi fa piacere.
Il bello è che su alcuni di questi temi siamo entrambi d’accordo con quanto è scritto sul libro di Vannacci. Lo legga, e poi mi dirà. Ma lo legga dall’inizio, non saltando ai capitoli sull’immigrazione e sul tema LGBT, che sono gli unici scritti in maniera provocatoria.
Quando Vannacci ha scritto quel libro non era un politico di destra. Era semplicemente un cittadino indignato, come me e lei; uno che era infastidito dall’ideologia woke e che si voleva togliere i sassolini dalle scarpe. La politica è venuta dopo.
R
ah, ecco, è venuta dopo, la politica. Lenzini ma che niente niente lei è l’editore?
Signora Gazzato, se legge quel libro dall’inizio, con un minimo di pazienza, non troverà nessuna posizione politica.
Del resto, quando lo ha scritto, Vannacci era ancora un generale dell’esercito in servizio e non poteva per deontologia esprimere idee politiche.
La sua iniziativa si rifaceva, in un certo senso, a quella del “Partito dell’uomo qualunque” che ebbe un certo seguito decenni fa.
Era lo sfogo di un cittadino irritato e indignato per l’ipocrisia dilagante, le bugie, i falsi valori, le esagerazioni woke, i paradossi autolesionisti.
Un invito a tornare con i piedi per terra dopo una specie di ubriacatura collettiva.
Vannacci era così poco politico che nessuno ha accettato di finanziare il suo libro, neppure i partiti di destra, e lo ha dovuto pubblicare a proprie spese, in una versione editoriale povera. Poi le reazioni che il libro ha provocato lo hanno fatto diventare un personaggio noto, e, d’altro canto, hanno reso imbarazzante la sua permanenza nell’esercito. Da qui la sua decisione di buttarsi in politica, che tanto, di fatto, ci stava già.