Parole

Le parole volano e  accarezzano

e morbide come piume fluttuano.

O sferzano come bufera sul viso.

Sono cosi le parole delicate o crudeli

parole che incantano  ammutoliscono

oppure parole che uccidono.

Danno voce all’anima o al cuore

o alla rabbia  all’odio al furore

e offendono  deridono  mirano

puntano e sparano.

Oppure sono come carezze

e assomigliano al suono

di conchiglie appoggiate

all’orecchio dove si sente

il mare e il silenzio che

non assomiglia a niente

se non all’eco di un dolore.

2 commenti su “Parole”

  1. L’ennesimo bollettino di guerra parla di un altro centinaio di morti…ma sono morti di serie B, anzi di serie P, come palestinesi, tanti bambini, anche loro in cerca di cibo e di acqua con cui sfamarsi e dissetarsi.
    Il divoratore di vite israeliano non è mai sazio: ora per un verso ora per l’altro, ora per un capriccio ora per uno “sbaglio”, il tributo di vite umane di serie P è bello e apparecchiato nella indifferenza o quasi dei potenti dell’universo che decidono le sorti del mondo o di quelli servili che sopportano e obbediscono.
    Ma si può in questo clima soffocante(anche per la calura) evadere e sognare un viaggio dell’altro mondo? Si che si può, se il sogno serve, anche per un istante ad estromettere dal più innocente dei desideri, la ferocia di quei pochi che governano l’umanità in nome fraudolento del popolo.
    Così lascio a casa gli acciacchi complice un quarto di pillola al cortisone, e mi inoltro nei 40 gradi all’ombra di una giornata d’estate siciliana. C’è il cielo lattiginoso che mi sovrasta e il mare celeste trasparente, punteggiato di ombrelloni multicolori, che mi richiama desideri da tempo rimasti inappagati; il vulcano ceruleo col suo pennacchio si staglia e cambia profilo mano che procedo; di lontano, quasi invisibile, il piu morbido profilo degi Iblei; dall’altro lato come un velo trasparente l’Aspromnte calabro a confine dell’isola, mentre mi distrae
    un bikini troppo succinto per nasconde la
    bellezza muliebte di una isolana che passeggia disinvolta sul lungomare di Naxos. Lassù, l’inarrivabile Taormina. Lascio che l’oste lucri sul peso della orata, troppo bene arrostita perché non lo perdoni.
    Un sogno di vita comune della durata di un fiat, come non avranno mai in quel paradiso lontano tramutato in inferno dalla ottusità criminale dell’uomo
    R
    un’orata ben cotta è impagabile, almeno quanto il …panorama.
    PS: contro i dolori articolari: brodo di ossi (pollo, manzo, tacchino, pesce…) e broccoli.

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  2. La vere leonesse sono state le italiane, quella della Nazionale femminile di calcio.
    Arrivate in semifinale contro l’Inghilterra nel campionato europeo che si svolge in Svizzera, sono in vantaggio fino al quinto dei sette minuti di recupero. Dopo aver falliro un facilissimo 2-0, subiscono il pareggio. Nei supplementari, un rigore dubbio viene assegnato alle inglesi.
    La portiera Giuliani para, ma non trattiene, il pallone è ripreso e calciato in rete: In finale va l’Inghilterra, ma il titolo di leonesse spetta a loro: Giuliani, Girelli, Cantore, Piemonte, Federici, Caruso, Giugliano, e tutte la altre, che si sono battute allo stremo per la loro maglia.
    Che lezione per una classe politica pavida che ha rinunciato all’orgoglio nazionale, asservita al padrone americano che pure ci maltratta, incapace di una sola sanzione seria contro lo stragista israeliano(ridicola la “protesta verbale” di un gruppo di nazioni di cui facciamo parte) , ma inflessibile nell’ostracismo dato al grande direttore di orchestra russo.
    Brave ragazze, il vostro pianto per la mancata vittoria della maglia per cui vi battete, ci consola di tanta miseria in cui siamo caduti

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