Una delle frasi che mi sono sentita ripetere più spesso è: “tu hai troppa fantasia”. Ma come si può avere “troppa” fantasia? Me lo sono chiesta molte volte perché mi è sempre sembrato un rimprovero più che un complimento. Ma ora ho più chiaro che cosa intendeva chi mi attribuiva troppa fantasia: voleva dirmi di non sognare da sveglia e di guardare alle cose come sono e non come vorrei che fossero.
E avevano ragione, ho, per troppo tempo immaginato che le cose potessero essere diverse da come le vedevo. Ma la mia percezione della realtà era forse ancora più “reale” di quanto non fosse e l’immaginazione o la fantasia, spesso mi hanno aiutato a mitigare realtà che non mi convincevano, non mi piacevano e anzi, mi causavano profondo dolore. Ed è stato spesso un aiuto salvifico e posso ringraziare la mia troppa fantasia per avermi aiutato spesso a superare realtà che mi sembravano persino troppo “reali” per essere sopportabili.
La fantasia andrebbe insegnata a scuola: promuovere la creatività degli studenti e inserirla come materia nei programmi scolastici invece che soffocarla come si fa molto spesso. Lasciare che i giovani elaborino “realtà” immaginate e ne facciano pensieri, poesie, storie, dipinti, tutto quanto è definito “artistico” e creativo dovrebbe rientrare nelle materie sottoposte ad esame delle scuole per verificare il grado di “fantasia” che lo studente ha introiettato nel suo percorso scolastico. Si perché saper immaginare, significa saper risolvere i problemi che tutti ci troviamo a dover dipanare nel corso della vita, trovare soluzioni “originali” persino talvolta “geniali” implica un grado di intelligenza e di maturità che si acquistano con lo studio ma anche praticando” l’arte” di immaginare e dare alla realtà un valore aggiunto che spesso non riusciamo a cogliere senza l’aiuto della fantasia.
Un grande ne ha fatto un film indimenticabile e chi più di Walt Disney può dirsi “fantasioso”? Fantasia” è uno dei suoi più noti capolavori e come non rimanere incantati davanti alla profonda simpatia che ispirano quei personaggi? Disney ha fatto della sua immaginazione la sua professione e la sua eredità è una serie di capolavori ineguagliabili e tutti noi ne possiamo trarre molti insegnamenti. Non solo “mondi fantastici” o “realtà immaginarie”, ma possibilità di penetrare la realtà con la consapevolezza di poterla meglio interpretare e capire con uno sguardo rivolto al futuro senza per questo negarla, ma senza diventarne succubi.
La fantasia è la capacità di dare concretezza alle idee.
Uno che ha davvero poca fantasia è l’esimio presidente russo. Ma chi glielo fa fare di andare a fare le guerre ai poveracci ex sudditi dell’impero ex sovietico? Ora siamo nel progresso, ormai è andata quell’età. Dovrebbe pensare ai suoi “sudditi” e amorevolmente cercare di migliorare il loro tenore di vita. Invece che buttare milioni di rubli in droni e missili. Poca fantasia ci vuole per mandare a morire il suo popolo a milioni, fare patti col coreano sciroccato per avere le sue armi e stare sul manifesto con wanted, mentre ha un territorio sconfinato, ricchezze sconfinate, donne e rock and roll (sesso non so e sono affari suoi)…e potrebbe vivere come un P utin e dormire tra sette guanciali come la principessa sul pisello.
Ma no, c’ha il verme solitario della conquista dei territori che non gli spettano che non sono suoi ma che lui vuole ad ogni costo.
Che uomo strano e che poca fantasia!
Ah, già, non gli piacciono i cani…e va bene, si compri un soriano, quello non abbaia e gli fa anche le fusa e non solo, gli tiene lontani i sorci e i sorci non sono animaletti simpatici.
@Mariagrazia: “La fantasia andrebbe insegnata a scuola: promuovere la creatività degli studenti e inserirla come materia nei programmi scolastici invece che soffocarla come si fa molto spesso…. Si perché saper immaginare, significa saper risolvere i problemi che tutti ci troviamo a dover dipanare nel corso della vita, trovare soluzioni “originali” persino talvolta “geniali” ”
Sono d’accordo. Il tema è tanto più urgente di fronte alle sfide e ai rischi posti dall’uso dell’intelligenza artificiale. Anche nel mio istituto i tutors di tirocinanti nel campo della spettrometria gamma si sono trovati a dover correggere relazioni scritte da ChatGPT. Io avrei rispedito queste relazioni/tesine al mittente. Mi chiedo quali professionisti o insegnanti questi tirocinanti potranno mai diventari, se non padroneggiano il linguaggio per spiegare la tecnica. Anche un mio amico italiano allorché ha letto la ricerca che il figlio tredicenne, insieme ai suoi compagni, aveva “redatto” (virgolettato d’obbligo) su Malala Yousafzai si è presto reso conto di stare leggendo un copia e incolla da wikipedia, con tanto di link – ovviamenti inesistenti – alle etimologie Pashtun. Questo per dire quanto lavoro ci sia per far lavorare gli ingranaggi nelle menti vuoi di studenti di terza media vuoi di laureati specialistici.
Tornando alla fantasia. Credo la fantasia sia una sintesi tra tecnica e creatività. Se una delle due manca, la fantasia ne è monca. Nella scuola tedesca, da quello che vedo, la parte tecnica non manca: non poche ore sono dedicate al “Basteln” che potrei tradurre con “bricolage”. Forse anche troppe. La scuola tedesca mi sembra infatti carente a livello prettamente nozionistico e culturale. Il che è un peccato perché cosí manca il terreno fertile per la creatività. Una creatività che non poggi su tradizione, filoni, scuole e vincoli, secondo me non è vera creatività, è un suo sottoprodotto di scarso valore. Un po’ come gli universi metafisici dei Pokemon o delle innumerevoli saghe della Marvel, dove tutto e il contrario di tutto è presentato come possibile perché tanto il prodotto non deve presentare alcuna plausibilità, alcuna coerenza o aderire ad alcun retroterra.
A proposito di tecnica. Favoloso il video dell’apprendista stregone. Al di là del messaggio sinistramente profetico, si guardino la resa su pelliccola animata di luci e ombre, la fluidità dell’animazione, la diffrazione della luce nell’acqua. Questa è arte, perché c’é un sacco di lavoro, di sudore, di esercizio alle spalle. Ed io, da osservatore, posso coglierlo. Nessuna creazione di intelligenza artificiale, nemmeno la più sofisticata, potra trasmettermi il medesimo stupore.
R
Francesco
bel commento il suo. Grazie. Approvo tutto dalla A alla Z e anche a me preoccupa e non poco l’intelligenza artificiale e i tanti usi (a sproposito) che se ne fa.
Non sono sicura però sul fatto che la fantasia sia il prodotto della tecnica unita alla creatività, ci devo riflettere, potrebbe avere ragione ma ci vedo qualche cosa di …limitativo che non so bene decifrare e la fantasia non può essere in nessun modo “limitata” ma deve poter sconfinare oltre qualsiasi mondo possibile e anche impossibile e la tecnica, per come la vedo, a volte può avere confini predeterminati.
In quanto al capolavoro di Disney ha ragione, quanta perizia e quanta passione e dedizione e quanto di tutto quanto sia compendiabile in quei pochi minuti di video che ne ha fatto il capolavoro che vediamo e che percepiamo immediatamente come tale.
@Mariagrazia provo a spiegare perché, secondo me, la tecnica, intesa come “sapere”, “know-how”, “competenza” sia parte della fantasia, ne aiuti il concretizzarsi.
Premetto che “fantasia” è un termine un po’ ambiguo: indica sia la capacità creativa sia il prodotto della medesima: credo che i due significati siano abbastanza intercambiabili e di che “fantasia” si stia parlando emerga dal contesto. Il mio pensiero è che in entrambi i casi la tecnica ne faccia parte.
Quando ero più giovane, per esempio, mi dedicavo per diletto alla computer graphic. Alcuni miei lavori, piuttosto originali, sono stati anche apprezzati, ma ho abbandonato questo interesse principalmente perché per lavoro mi sono trovato ad occuparmi di tutt’altro. Ma non solo per quello: mi ero reso conto che ero arrivato ai limiti della mia creatività, e tali limiti erano coincidevano con quelli della mia conoscenza e padronanza dei mezzi creativi (software molto complessi di grafica 3D e relativo rendering). Per progredire avrei dovuto approfondire ed aggiornare la conoscenza di quei software, con dispendio non indifferente di tempo, ma anche imparare a disegnare a mano libera, cosa di cui sono del tutto in-ca-pa-ce. Non credo esista grafico che non sia anche un buon disegnatore a mano, è fondamentale anche nell’era dei computer. Mi resi presto conto che non riuscivo a concepire certe creazioni, prospettive, effetti principalmente perché non sapevo come realizzarli. Sicuramente, avessi avuto un talento innato per il disegno, non mi sarebbe stato difficile compensare le mie lacune. Ma in generale, la mia creatività era giunta ad un game-over nel momento in cui compresi le mie competenze, o per dirla all’inglese “skills” non mi permettavano di andare oltre.
Pensiamo ora alla fantasia come prodotto del processo creativo. Albert Einstein aveva una fervida fantasia: egli stesso scrisse in un testo divulgativo “nessuno scienziato ragiona per formule”, il che cozza con l’immagine fumettistica di un Archimede Pitagorico che quando è assorto nei suoi pensieri risolve equazioni differenziali di n-esimo grado. Ma Einstein aveva assolutamente ragione. Ma questo non ne fa una specie di scienziato anti-sistema ed anti-accademia come una certa vulgata pop spesso propone. Per le teorie che ha creato Einstein deve ringraziare la sua intelligenza fuori dal comune, ma anche le sue competenza: per quello che era possibile ad inizio ‘900, Einstein era infatti ragionevolmente connesso con i dibattiti accademici del suo tempo e quasi sicuramente era a conoscenza degli esperimenti che costituiscono il fondamento di quello che poi avrebbe sviluppato con la teoria della relatività. Ma cosa altrettanto importante, aveva le competenze per difendere le teorie fantasiose, rivoluzionarie e controcorrente che proponeva. Perché se vogliamo definire “fantasia” qualsiasi creazione di una mente in stato di veglia, allora siamo d’accordo che la tecnica non rivesta un ruolo in tutto ciò. Ma proprio per questo come esistono fantasie suggestive e stimolanti, ne esistono di paranoiche, bislacche, deleterie. Cosa “nobilita” in questo caso la fantasia? Secondo me questo qualcosa è la tecnica nella sua accezione più ampia, quindi il sapere dimostrare (Einstein), come lo sapere scrivere o disegnare, e cosí via.
Poi naturalmente una mente creativa può essere supportata da un’altra mente particolarmente “pratica”, e viceversa, in un lavoro in tandem.
Credo di aver “creato” abbastanza per stasera- Grazie per avermene dato la possibilità con questo post. Uscire un po’ dalla stretta attualitá è salutare. Mi ritiro perché domani, ahimé, giornata lunga. Le mie vacanze sono ancora lontane. Penso mi gusterò “Fantasia” di Disney in versione integrale. Cordiali saluti,
R
Francesco
Per quanto riguarda la prima parte del suo post dove dice di aver esaurito la sua creatività, in sostanza, perché si è visto sopraffare dalle tecnicalità sempre più complesse che le sono sembrate insormontabili, le direi peccato, molto probabilmente non era quello il campo dove lei avrebbe espresso al meglio la sua creatività e quell’impedimento era solo un segnale che avrebbe dovuto cercare altrove. Oppure, forse, se avesse insistito, avrebbe trovato delle strade “alternative” per poter progredire in quello che sembrava essere un suo genuino interesse e forse anche un “dono”. Ma non deve avere rimpianti se le cose poi si sono dipanate diversamente e ora, mi pare di capire lei è soddisfatto della sua attuale attività. Prima di trovare il “campo” nel quale esprimere la nostra creatività può passare molto tempo, possiamo anche scoraggiarci o guardare altrove e cercare altri interessi creativi, ma se quello è il nostro “genio”, prima o poi ritorna fuori anche per vie traverse.
Le farò un esempio personale che non faccio mai ma faccio un’eccezione. Per molti anni mi sono letteralmente “impedita” di scrivere, soprattutto poesie. Mi sembrava puerile e sciocco e persino banale e cose che oltre i tredici anni diventano un “vizio”. In più mi dicevo che non ne avevo i “mezzi” (o la tecnica) e che avrei fatto meglio a rinunciare.
Poi, col tempo, quel geniaccio che covavo dentro ha insistito al punto che ho ricominciato a scrivere poesie e filastrocche, ma lo facevo per me, ma un giorno mi sono sentita di leggerle ad una persona cara che non c’è più e lei mi ha spinto a continuare e così ho finito per scriverne tante e sono anche finite pubblicate e da allora non mi trattengo più e quando il “geniaccio” bussa, me ne infischio della “tecnica” e scrivo quello che mi viene.
Con la pittura poi mi sarebbe davvero piaciuto provarci, ma ogni volta ho rinunciato proprio per lo stesso motivo suo: mi sembrava che non avrei mai posseduto la tecnica giusta ed ho rinunciato, anche se mi dicevano che ero molto originale e “creativa”.
Insomma, io credo che la tecnica abbia una certa importanza ma non è tutto e certamente la fantasia richiede anche una certa tecnica per essere applicata alla creatività, ma la fantasia non ha bisogno della tecnica per esistere mentre la tecnica ha più spesso bisogno di fantasia per essere efficace.
Ricambio i saluti
L’intelligenza artificiale è la cosa più lontana dal concetto di fantasia. In realtà essa mette insieme milioni di dati già esistenti, li pastura e ne ricava velocemente una risposta, cosa che la mente umana farebbe in un centinaio di anni. Magari la risposta è inizialmente sorprendente, però l’arte e la fantasia sono un’altra cosa, magari un colpo di genio o anche il risultato di qualche sostanza sconveniente, comunque qualcosa che non c’è e non si può ricavare dalla somma pesata di altre mille cose.
L’errore in cui si tende a cadere è credere di poter sostituire l’arte con un processore. Lo vediamo nella musica moderna che ormai è un copia e incolla di un tormentone dietro l’altro. I produttori sanno quali sono le note che servono per ottenere un determinato effetto e le assemblano sapientemente. Nulla di nuovo, emozioni di plastica.
Questo tipo di “arte” potrebbe essere espletata da una intelligenza artificiale, ma non è fantasia. La fantasia l’hanno avuta i musicisti che hanno portato qualcosa di nuovo e le emozioni suscitate erano più solide ed originali.
Difficile insegnare la fantasia a scuola comunque. La si può però stimolare fin da piccoli proponendo delle attività artistiche a tema ma lasciando libertà di realizzazione, ma se un soggetto ha una mente pigra difficilmente poi come hobby sarà un creativo.
Ovviamente questo post è stato scritto da ChatGPT.
R
Ovviamente questo post lo ha scritto lei, riconosco il suo stile e la sua fantasia, nonché creatività. Sono d’accordo su tutto tranne quando dice che la fantasia non possa essere insegnata, ma poi si contraddice quando afferma che la si può “stimolare” ed è proprio questo lo scopo della scuola “stimolare” la capacità di apprendimento, la curiosità la creatività e la “fantasia” che occorre per elaborare il tutto.