Non dire gatto

Pubblico di seguito una mia lettera pubblicata oggi sulla rubrica Italians del Corriere della sera.

 

Gentile Severgnini leggo la lettera di Irene e Chiara * in risposta a Flavio Cucchi. Si, è tutto vero, è capitato anche a me innumerevoli volte di essere oggetto di attenzioni in strada o altrove, da parte di uomini, soli o in gruppo. Molte anzi moltissime volte. E’ spesso fastidioso, è vero, irritante, è vero, persino desolante. Bisogna dire che qualche volta i complimenti fanno anche piacere, dai su, non neghiamolo. Però è pur vero che a volte possono anche essere osceni. Ripeto tutto vero e potrei raccontare una lunga serie di aneddoti, ma preferisco di no. Perché? Ma perché appartengono al mio vissuto “privato” e mai mi sognerei di raccontarli. Mi sembrerebbe di fare sfoggio di immodestia oppure di rivivere certe situazioni imbarazzanti. Ma è anche vero che, quasi sempre sono passati come una cosa quasi “normale”. Intendiamoci, non che siano sempre state situazioni piacevoli,, no, anzi a volte proprio tutt’altro. Ma mi spiegate come si fa ad impedire che un uomo apprezzi una bella donna quando ne vede una? La guardi e perché no, magari le faccia un complimento? So bene che le donne vorrebbero andare ovunque senza essere importunate e ne hanno pieno diritto, ma ritenere un complimento o anche una frase sussurrata e magari non troppo gradita, un reato, mi sembra dichiarare apertamente una guerra agli uomini che non si sa a quali conseguenze potrebbe portare.. Che si fa? Si va a denunciare un “ciao bella”? Oppure un “ma lo sai che hai proprio un bel …”? Ma se è già difficile denunciare molestie, stalking, violenze, mi spiegate come sia possibile che le autorità diano attenzione ad una donna che denuncia un fischio per strada? Mi pare utopia . E non chiamatelo catcalling: è orribile.

 

*questa è la lettera a cui rispondo

Una risposta a Flavio sulle donne e il catcalling

 

 

 

 

25 commenti su “Non dire gatto”

  1. Confermo tutto ciò che ha scritto.
    E glielo dico da giovane donna: il cat calling è un falso problema creato ad arte.
    Ho parlato spesso ultimamente con alcune colleghe di università, con amiche, conoscenti, con signore anche anagraficamente più …mature.
    Abbiamo convenuto quasi unanimemente che il problema non è il cat-calling. Quello è solo un paravento per sollevare un inutile polverone come il metoo.
    Ci sono state e ci sono fiorfior di attrici pronte a tutto per una parte di protagonista.
    Le donne sanno difendersi. Quando vogliono.
    Il pericolo ono le violenze domestiche. Quelle donne che subiscono soprusi dal compagno, ragazzo, fidanzato, marito (o amante!!). Quelle sì che hanno necessità di essere tutelate non certo quelle che ricevono apprezzamenti passando davanti a un gruppo di uomini. Parliamoci chiaro: passare in un viale a tarda sera è pericoloso per una donna giovane o matura. E anche per un uomo.
    Il vero problema semmai sono i ragazzi che seduti in una panchina che non sollevano gli occhi dallo schermo dello smartphone per poter vedere in versione “live” ciò che stanno guardando in qualche app.

    Alice

    • Questo commento vale ancor di più perché arriva da una giovane donna.
      E soprattutto una donna intelligente che sa bene che “passare in un viale a tarda sera è pericoloso per una donna giovane o matura. E anche per un uomo”. Il pericolo quindi non è il catcalling ma l’insicurezza delle nostre città

  2. Buon giorno sig.ra Gazzato.
    Concordo totalmente con lei!
    Purtroppo ogni atto di galanteria oggi viene percepito come prodromico ad una molestia che a sua volta sarà un apripista per un atto di violenza.
    Noi maschietti non possiamo più fare un complimento, perché anche questo potrà essere travisato.

    «Ma ci sta provando con me?» È questa la domanda che può balenare in testa ad una donna di fronte a uomini particolarmente cortesi e gentili. «Stamattina sei più luminosa del solito», «Oggi ti vedo particolarmente in forma» sono frasi pericolose.

    Non se ne può più!

    Non lo dico io!

    Uno studio dell’Università del Kansas ha rilevato che solo il 28% dei partecipanti ha saputo distinguere un tentativo di avance da un semplice apprezzamento. Tutto ciò è di uno squallore imbarazzante!

    Per paradosso come fa notare lei poi le donne sono le prime che –sospirando– ammettono «Non ci sono più gli uomini di una volta» salvo poi sbavare per “l’uomo macho che non deve chiedere mai”…

    E lo dimostra la stessa foto del 1951 di cui Severgnini ha parlato qualche giorno fa!
    La fotografa era Ruth Orkin, una giovane donna americana che scattò delle immagini per un servizio per “Cosmopolitan”.
    Quella ragazza, si chiamava Ninalee Allen, una studentessa 23 anni in viaggio in Europa dopo il college.
    La didascalia recitava «Quando viaggi da sola» e nell’articolo si chiariva che «l’ammirazione pubblica non deve mettervi agitazione: è un passatempo inoffensivo e lusinghiero!».
    Questa opinione è stata più volte confermata sia dalla fotografa che dalla studentessa.
    Ci rendiamo conto di quanto le convenzioni sociali ci hanno fatto regredire?
    Ci rendiamo conto quanto il politicamente-corrOtto ci ha resi simili a cyborg insensibili incapaci di emozioni?
    Oggi scatterebbe senz’altro l’accusa di “cat-calling”
    Cordialmente
    Vincenzo
    PS: Io non so fischiare

    Risposta
    signor Vincenzo
    ” Per paradosso come fa notare lei poi le donne sono le prime che –sospirando– ammettono «Non ci sono più gli uomini di una volta» salvo poi sbavare per “l’uomo macho che non deve chiedere mai”…
    da dove evince questa frase? Io certo non l’ho scritta e neppure pensata.
    Mi rendo conto che questo “problema” esiste ma che farne un reato potrebbe essere controproducente ed aggraverebbe le cose.
    E non credo che siamo incapaci di emozionarci ma, certo, la tecnologia e certe “sottolineature” non aiutano a migliorarle.

    • Vorrei tanto essere trasportato come macchina del tempo nel 1951 all’epoca della foto “An American girl in Italy” citata da Vincet Mangione (Vincent? o in senso latino “colui che vince”?) per essere libero di girarmi a guardare una ragazza splendida senza essere accusato di molestie. E soprattutto sapendo che per quella ragazza americana «l’ammirazione pubblica non deve mettervi agitazione: è un passatempo inoffensivo e lusinghiero!».

    • Sì, è vero, lei non ha affermato esplicitamente che «Non ci sono più gli uomini di una volta» salvo poi sbavare per “l’uomo macho che non deve chiedere mai”…
      Però ha ammesso che “Bisogna dire che qualche volta i complimenti fanno anche piacere, dai su, non neghiamolo”.
      Il bardo direbbe “Molto rumore per nulla!”

      Risposta,
      non l’ho affermato né esplicitamente , né implicitamente, quello che afferma lei è tutt’altro da quanto affermo io. Bene che lo abbia riconosciuto.

  3. Un complimento è un complimento e una molestia è una molestia. Banale, ma non troppo.
    Dietro le parole c’è l’intenzione. E a governare le parole c’è la forma.
    Se l’intenzione è un sincero apprezzamento delle bellezza muliebre o del modo di porgersi delle donna, e si scelgono le parole e i toni adatti, certo il complimento non è un male e può anche essere apprezzato.
    Se l’intenzione è quella di soddisfare il proprio desiderio sessuale, in maniera più o meno ostentata, gratuita e senza riguardo a chi ne è oggetto, e le parole sono volgari e offensive, questa è molestia.
    Il complimento sincero non offende, e può essere gradito, la molestia offende e produce una ripulsa più o meno decisa da parte della persona che ne è oggetto. A volte può bastare una reazione adeguata per smontare il molestatore, altre volte purtroppo non è sufficiente, allora si, la via maestra è la denuncia.

  4. In mezzo a tante lettere (su Italians) più o meno arrabbiate, questa è l’unica che cerchi di esaminare il comportamento nel suo contesto e con un tono sufficientemente pacato da permettermi di pensarci su. Non so ancora a che conclusioni mi porterà, ma c’è da sperare che ce ne sia qualcuna; lettere che se ne lamentano in toni più emotivi (“isterici” è forse una parola non utilizzabile in questo contesto) non lo permettono.

    Probabilmente, “catcalling” ha il vantaggio di essere un termine più descrittivo, e soprattutto conciso, di complimenti/molestie.
    Risposta
    Nicola, si ha ragione, i termini inglesi hanno la capacità di essere concisi e di descrivere una situazione anche complessa pur nella brevità. Però non mi piace che si definisca “chiamare il gatto” (micio-micio), il complimento o il fischio in strada. Le donne non sono gatti (o gatte).

    • Che io sappia il “cat-call” non si riferisce al “micio-micio” ma a un aggeggio che emetteva un suono stridulo (come il verso del gatto inca**ato!) e si usava nei teatri per esprimere il disappunto verso gli attori…
      Un po’ come “buuuuh”.

  5. Il punto che divide il complimento da una molestia lo stabilisce la donna nel momento in cui dice “basta”.

    Risposta
    dunque per lei anche un fischio può essere molestia?

    • Applicando il teorema testé enunciato, detto Tf l’istante del fischio e Tb l’istante in cui la fanciulla manifesta disappunto, se Tf Tb trattasi di molestatore.
      Ovviamente la matematica è un’opinione.
      Un fischio, come una telefonata, in genere non costituiscono una molestia. Ma 100 fischi o 100 telefonate lo sono. Sta alla destinataria stabilire quando comincia ad infastidirsi e alla legge stabilire quando è reato.

      Risposta
      Mauro, se fosse cosi i tribunali, che già sono parecchio intasati, andrebbero triplicati.

      • Ci mancano solo i teoremi matematici applicati agli apprezzamenti …/ ….. come ha fatto notare qualcuno i 3/4 delle persone statisticamente non sanno più riconoscere un complimento o un apprezzamento.
        Uno o dieci e quarantaquattro (in fila per sei col resto di due!)

      • Mancano dei pezzi: lei mi ha cancellato una frase (vabbè), ma si sono persi anche i simboli di maggiore e minore; se no sembro matto.
        Tf minore di Tb non molestia
        Tf maggiore Tb molestia
        I tribunali sono intasati anche per cose più gravi, purtroppo. E comunque ‘sta cosa del gatto ad un certo punto (Ts) può diventare stalking.
        Tb lo decide la sensibilità personale, Ts lo decide la legge.
        Di solito Ts è maggiore di Tb.
        Fine (per vostra gioia) della lezione di fanta-fisica.

        Risposta

        Mauro
        non ho cancellato niente, forse le è rimasto sulla tastiera.
        Il suo teorema è chiarissimo, dico solo che fare diventare reato un complimento o un apprezzamento anche volgare per strada rischia di rendere le battaglie, quelle molto più gravi (senza nulla togliere alle molestie e, se permette da donna qualcosa più di lei ne so) ancora più difficili.

  6. Ovvio che bisogna distinguere. Uno sguardo garbato è una cosa, si può anche ricambiare con un sorriso. Un invito osceno un’altra. Questo merita risposta pepata (e io ne conosco…).
    Le molestie di maggior peso poi sono inaccettabili. Da respingere con durezza e se non è possibile cambiare aria!
    Io non sono affatto antiuomini, so anche che hanno molti punti deboli e sono meno forti di quello che vogliono mostrare (a parte i violenti per natura, che sono altra cosa).
    Sono contro gli uomini cafoni e anche qui distinguerei. Ci sono quelli tali per educazione ricevuta e quelli che mostrandosi cafoni coprono le loro insicurezze e il loro non avere le donne che vorrebbero. Anche qui, volendo, se si va oltre la superficie si possono avere delle soprese.

  7. «In mezzo a tante lettere (su Italians) più o meno arrabbiate, questa è l’unica che cerchi di esaminare il comportamento nel suo contesto».
    O per lo meno tra quelle che il buon Beppe sceglie di pubblicare per supportare la sua linea…
    Ho inviato a Italians lo stesso testo che qui, ha avuto la bontà di pubblicare.
    Io continuo a dire che il cat-calling è solo una squallida messinscena per prostrarsi al politicamente corrOtto in vigore!

    Risposta
    Beh, tanto “in linea” non mi pare.

  8. Mi sono procurata, tramite biblioteca comunale, il “Donne che corrono coi lupi”.
    Lo leggo e saprò dire.

    Risposta
    mi fa piacere Silvia, spero che lo trovi di suo gradimento, certo non è un libro “facile”, ma io lo tengo a portata di mano e spesso lo rileggo.

  9. IL verso di chiamare il gatto è fastidioso, ma chi c’è che lo fa? E chi fischia per strada? Io non ne sento di fischi, o siamo diventate tutte befane oppure gli uomini non sanno più fischiare.
    Ci mancherebbe solo che andassimo a denunciare un fischio, saremmo ben ridicole si.
    Ma se sono tutti li a guardare lo stupido schermo, quando ti vedono, ma dove li hanno trovati ‘sti cat callers?

    Risposta
    in effetti gattaroli non se ne vedono tanti in giro di questi tempi.

  10. Leggo in giro che la discussione sul tema impazza.
    Il più delle volte per esibire e ostentare machismo vero o presunto, inventato o millantato.
    Insomma il catcalling è diventato catplaying o catballsplaying.
    Certi non perdono proprio occasione.

  11. Adesso viene l’estate. Per le donne il dilemma è: esibire o non esibire?

    Risposta
    Silvia, se lo chiede a me la risposta è: essere come si è o si vuole essere o diventare. Esibire è un modo di “essere” che francamente non mi è mai piaciuto.

  12. Esibire… esibire, guai se dovesaimo pure criticare chi ha piacere a mostrare il proprio corpo. Il che non significa autorizzare a fare apprezzamenti da cafoni. Si può ammirare semplicemente cogli occhi o con un sorriso.

  13. E ti pareva che non ci fosse quello che chiedeva cosa c’è da esibire?
    Ma, per forza, se fai certe domande ti becchi pure certe risposte.
    O no?

  14. Esibire? Hot pants? Espressioni giurassiche da vetero vitelloni che speravo fossero estinti. Le trovo un po’ fastidiose riferite ad una donna. Forse sarò io obsoleto, ma mi sono sentito a disagio a leggerle.

    Risposta
    beh, in effetti ad essere sincera non piacciono neppure a me.

  15. Hot pants è solo un termine che indica un capo di abbigliamento. Quanto al metterli è decisione autonoma femminile, non disposizione maschile.

    risposta
    anche questo è vero.

  16. Cara Mariagrazia,
    grazie dell’invito che mi ha gradevolmente sorpreso, visto che recentemente ci siamo scontrati su Italians su un argomento simile.
    https://italians.corriere.it/2021/03/15/lettera-le-differenze-tra-uomo-e-donna-e-luguaglianza/
    https://italians.corriere.it/2021/03/17/lettere-no-donne-e-uomini-non-sono-uguali/

    Colgo questa occasione per dirle che, senza polemica, non ho capito “il senso del suo dissenso” sulla mia lettera, ma non voglio andare fuori topic.
    Sono quello che ha dato il via alla discussione sul catcalling, e chi legge Italians saprà come la penso visto che ho scritto due lettere, entrambe criticate (senza nessun vero argomento) da Bsev e le sue giornaliste.
    Quello che vedo nel mondo occidentale è una deriva ideologica che, sotto il manto del rispetto e dell’uguaglianza in realtà crea odio e separazione tra i sessi e le razze. Prova ne sia il risultato di BLM, Me Too ecc: disordini, distruzioni di negozi, rovina della reputazione di uomini che poi sono risultati innocenti, diffidenza tra donne e uomini ecc.
    Sul tema delle molestie e della loro percezione avevo già scritto nel 2017
    https://italians.corriere.it/2017/12/11/molestie-sessuali-un-uomo-sospetta-una-donna-capisce/
    Anche qui Beppe mi ha dato torto con un argomento che mi sembra molto fumoso.
    Voi cosa ne pensate?

    Risposta
    mi sembrava doveroso visto che in questo articolo lei viene citato.
    Ma non ho l’abitudine di ripensare a cose trascorse per cui tralascerei di tornare su “vecchi” argomenti e mi concentrrei sull’attuale ( anche perché sui precedenti rimango della mia idea), sul quale, mi pare, siamo abbastanza d’accordo almeno nella sostanza. Su altre questioni possiamo anche avere divergenze di vedute, e le abbiamo, mi pare normale, ciò non pregiudica affatto una corretta discussione. In quanto alle idee espresse da altri, non mi pronuncio.
    Grazie comunque per aver accettato l’invito.
    Se crede può commentare su altri temi che le interessano.

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