Ancora una

Non chiamiamoli femminicidio.  Chiamiamoli col loro nome: omicidi efferati, insopportabili, senza senso e senza fine.

Chiamiamoli: sacrifici umani sull’altare della passione, gelosia, amore? Roberta a Caccamo è stata ritrovata nel burrone. I carabinieri, ho letto, sono stati condotti li dal fidanzato, un ragazzo di 19 anni, lei ne aveva 17. Una ragazzina che aveva il permesso dei genitori di restare fuori la notte (fino all’una però) col “fidanzato”, un altro ragazzino ma maggiorenne, però.

Ora il ragazzo si rifiuta di rispondere alle domande e gli inquirenti sono in dubbio se rilasciarlo! Ma certo, ma come no? La ragazza potrebbe anche esserci uccisa con le sue stesse mani e poi gettata nel burrone e aver fatto tutto da sola. Erano stati ad una festa… (ma non c’è il coprifuoco, il covid, la zona rossa, in Sicilia)? E poi non si sa come, finiti in mezzo alle campagne di Caccamo dove lei finisce la sua breve vita assassinata. Finita la festa! E anche la vita di una ragazzina per mano del suo “innamorato”. Ancora una!

Ma chi mai poteva prevederlo? Ma se lui era cosi carino, dolce gentile, frequentava la parrocchia con tutti i sacri crismi e la benedizione del parroco. Eppure, Roberta ha finito di vivere, cosi, perché lui era geloso e l’ha fatta fuori. Semplice come bere un bicchier d’acqua!

Si vedrà, non si sa, vedremo sapremo,… la giustizia farà come sempre il suo lungo corso e forse il colpevole pagherà la sua colpa e forse beneficerà di qualche cosa e uscirà anche prima di aver scontato la pena, per “buona condotta, ravvedimento o altro che la legge prevede sempre in questi casi. Ma intanto Roberta a casa non tornerà, mai più.

Con enorme pena per quei genitori non posso fare a meno di pensare che a 16 anni non si può “affidarla” ad un ragazzino poco più grande di lei solo perché si dice innamorato, anche se appena maggiorenne. L’una è tardi, troppo tardi, le undici, anche le undici e mezzo e poi a casa, sotto le coperte, con gli orsacchiotti, si, anche a rischio di passare per retrogradi o poco “moderni”, oppure si rischia che non tornino più a casa. A volte anche un’ora, anche un minuto di ragionata “severità” può fare una grande differenza.

Certo non basta, ma almeno qualche minorenne potrebbe, forse, continuare a vivere.

18 commenti su “Ancora una”

  1. Quella degli orari di rientro a quell’età è una battaglia persa. C’è sempre l’amica che rientra dopo, che ha i genitori più buoni e bla bla. Bisogna partire molto prima nell’opera di lavoro ai fianchi, parlare delle situazioni che si verificano, delle insidie, dei segnali di pericolo, in rete e nella realtà, cercando di guadagnare la fiducia e sperare che ne parlino in famiglia. Poi si cerca di anche conoscere le persone che frequentano e se si cerca di inserirli in ambienti sani (tipo sport di squadra) è facile che le amicizie siano sane.
    Tutta questo lavoro immane che si fa dalla nascita all’adolescenza, giorno per giorno, ha importanza per il 20%. Il restante 80% è culo. Ci si affida alla divinità che si preferisce e si incrociano le dita. Ma quel 20% è comunque importante e spesso influisce l’altro 80% che dipende dalla testa da bigoli dell’adolescente, che così, si spera, avrà gli strumenti per fare scelte migliori.

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    il ragazzo era uno sportivo ha fatto kick boxing per anni e ora però la società si è dissociata da lui. Si è vero quello che dice, ma almeno i minorenni andrebbero seguiti di più non crede? Non crede che spesso (non dico tutti) le famiglie si sentono più tranquille perché la ragazza ha il ragazzino che l’accompagna? Quando magari il pericolo è proprio lui? La famiglia, secondo me non deve delegare a nessuno le proprie responsabilità.

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  2. Non mi pare di aver detto che bisogna delegare, anzi, ho detto che si deve lavorare molto. Ma a 17 anni imporre il rientro alle 11 serve solo a creare uno scontro muro contro muro e mandare all’aria il lavoro di anni. Meglio che ci arrivino preparati a quell’età e che sappiano cosa c’è in giro, anche dopo le 23. Il genitore non riesce a fare molto altro che dare degli strumenti. E’ il/la ragazzo/a che deve saper fiutare la situazione.
    La kick boxing non è uno sport di squadra e presuppone una certa predisposizione al menare mani e piedi. Ottimo per autodifesa, ma come disciplina sono più educativi i classici karate o judo. Chissà se ne ha parlato a casa la povera ragazza della gelosia opprimente del tipo e delle minacce di cui accennava l’amica e se coi suoi c’era un dialogo che lo consentiva.
    Non sopporto quelli che danno sempre la colpa ai genitori. Per quanto ci si sbatta non si può avere il controllo di tutto. Il genitore ha colpe se non riempie tutto il 20% di sua competenza e che comporta, ripeto, un lavoro di anni.

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    Mauro, per me la famiglia è la prima responsabile dell’educazione dei figli, poi viene tutto il resto. Poi, certo c’è anche il fattore “fortuna” ma il rientro alle 11 o giù di li, per una minorenne, secondo me, specie di questi tempi, andrebbe imposto, poi magari sarà mezzanotte e si può chiudere un occhio ma almeno ci si prova e si da l’impressione che ci sia del pericolo in rimanere fuori oltre quell’orario. Ma forse non mi sono spiegata bene: intendevo questo: che il fatto che una ragazza abbia un fidanzato che l’accompagna, non toglie nulla alla pericolosità insita nel fatto di avere troppa libertà e non saperla usare.
    Se il lavoro fatto fino a 16 anni non è sufficiente per fare capire alla ragazza quanto può essere pericoloso insistere ad uscire di notte con uno che l’ha già picchiata, mi dice lei su quali “basi” è impostata l’educazione? E non l’ha solo uccisa, l’ha pure bruciata. Uno dei tanti femminicidi orrendi. I genitori a volte devono anche impuntarsi, non sempre si vincono le battaglie, ma qualcosa resta e quel “qualcosa” a volte può salvare la vita. Io la vedo cosi, con tutta la comprensione per l’immenso dolore di quei genitori.

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  3. L’ennesimo femminicidio -chiamiamolo pure col suo nome- dovuto a quella sub-cultura che vorrebbe la donna subalterna all’uomo.
    Sub-cultura dura a morire e che si fa strada sin dalla più tenera età, fino ad esplodere, come in questo caso, pure in soggetti giovanissimi.
    È anche la cultura della violenza che bisognerebbe ribaltare, sostituendola col sano agonismo sportivo, anche muscolare, ma inoffensivo.

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    si, chiamiamolo cosi, il mio era un modo per evidenziare come ormai definire cosi un omicidio di una donna, un assassinio feroce di una ragazzina sembri quasi sminuire la portata della cosa, orrida. Ma non so quanto lo sport possa aiutare, ormai tanti giovani e meno giovani praticano sport, qualunque disciplina, lo sport è un toccasana, io l’ho praticato per molto tempo e ora cammino molto, ma questo è un problema legato alla cultura ancora esistente della subalternità della donna che attecchisce ovunque e sempre di più come l’erba cattiva. Le donne, fin da bambine dovrebbero essere educate a difendersi anche imparando arti marziali e a capire i segnali di una possibile violenza che alligna anche nei più insospettabili.

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  4. Preciso una cosa che forse non ho spiegato bene. Il 20% di cui parlo non è il tempo che la famiglia dedica all’educazione del pargolo, ma è l’influenza massima che si potrà ottenere sulla sua educazione finale dedicando il 100% del proprio tempo. Il resto lo fa il carattere del ragazzo/a, l’influenza (più accattivante) degli amici, dei media, etc.
    Io non so che esperienza abbia lei nel crescere pargoli, io ci sono dentro fino alle orecchie visto che ho una figlia della stessa età della vittima e quindi la vicenda mi colpisce molto. Ma non potrò essere sempre con lei, salire sull’auto dell’eventuale moroso, spiare ogni cosa che fa. Otterrei una chiusura totale e sarebbe controproducente. Meglio instaurare un dialogo, dare fiducia e riceverne. Imporre le 11 quando le amiche rientrano all’una fa di un genitore un rompicoglioni. Meglio che tornino un po’ dopo e fare in modo che condividano quello che hanno fatto, sperando di riuscire a cogliere eventuali segnali di pericolo o disagio. No è facile e non sempre ci si riesce.
    Uno stupro o una violenza possono capitare anche alle 5 di pomeriggio, anche a catechismo.

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    Mauro, la capisco benissimo e so di cosa parla.
    Mi spiego meglio anch’io: non ho detto che bisogna fare il genitore-carabiniere, no, ha ragione sarebbe controproducente. Ma neppure essere troppo permissivi e farsi condizionare dall’andazzo generale, altrimenti si ottiene l’effetto che si possano verificare occasioni tali in cui sia più difficile per la ragazza accorgersi del pericolo.
    Le faccio questo esempio: Roberta era stata assieme al suo ragazzo ad una festa ed è probabile che avessero bevuto, poi sono usciti e sembra abbiano litigato e poi è successo quello che è successo. Il ragazzo quando la madre gli ha telefonato per sapere che fine aveva fatto la figlia, ha risposto che l’aveva lasciata sotto casa intorno alle 2, significa (forse) che fino a quell’ora i genitori non si erano allarmati troppo perché la sapevano assieme a lui. E lui era proprio il motivo per cui allarmarsi. Se, per esempio, avessero preso a telefonare dalle 12, forse lei avrebbe insistito per rientrare, la lite sarebbe stata rimandata e forse sarebbe ancora viva. Forse, naturalmente, certo, non esiste certezza.
    Ha ragione ad “instaurare un dialogo” ma sempre da genitore a figlio e il genitore ha l’obbligo anche di curarsi dell’incolumità oltre che dei “divertimenti” del figlio.
    Se un genitore si illude di poter stare tranquillo perché tanto c’è “il fidanzato”, sbaglia, perché il fidanzato può rivelarsi un feroce assassino, come in questo caso. E sbaglia anche a credere che i figli raccontino tutto perché c’è “dialogo”, perché un figlio non si aprirà mai al punto di raccontare “tutto” quello che fa o ha intenzione di fare.
    Dunque concedere troppa libertà alle ragazze minorenni(ma vale anche per i maschi) soprattutto se hanno il fidanzato, secondo me è sbagliato. Bisogna mettere dei punti fermi: 11 massimo 12 e non di più con qualche punizione nel caso non venga osservata. Si rischia di passare per genitori asfissianti? Forse, ma il ragazzo/a capisce che lo si fa per amore, magari non subito, ma col tempo si e li ringrazia. A 16 anni non si ha la stessa percezione del pericolo che si ha a 30 o 40 ma si tende a sentirsi troppo sicuri di sé e sapere di avere troppa “corda” non gli da la percezione del pericolo.
    Insomma, Mauro, essere genitori è molto difficile sempre, quando si è genitori di una ragazza ancora di più. E non c’è troppo da scegliere, secondo me, o ci si prende il rischio di essere giudicati un po’ “rompipalle”, (e si hanno tutte le ragioni per esserlo, almeno un po’) oppure si corrono rischi anche peggiori.

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  5. Ancora una! Stanotte alle tre, Teodora è stata uccisa in casa e con lei anche il figlio di cinque anni, dal marito e padre. 39 anni entrambi.
    Poi, lui si è gettato dal balcone ma era troppo basso e se l’è cavata.
    Femminicidio e infanticidio, sembrano ormai scene di ordinaria follia.
    Ma sono intollerabili per una società che si definisce “civile”.
    Sembra che fossero in fase di separazione, della serie “o resti con me o ti ammazzo”! E cosi pare sia andata. E questo non sarebbe maschilismo?

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  6. Follia, ma le donne con quali criteri scelgono gli uomini? Troppo spesso sembrano davvero sballati. Quella buttata nel fossato in Sicilia, ad esempio. Qualche mese fa aveva segni sul volto per percosse del suo “amore”. E lei continuava a starci insieme?

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    bella domanda!, Già “quella” buttata nel burrone dopo essere stata uccisa e bruciata aveva solo 17 anni, chissà quali “criteri” di valutazione ha usato per mettersi con il suo assassino? C’è davvero da chiederselo. La povera Roberta ha certamente fatto una pessima “scelta”. Meglio sarebbe prevedere una doppia perizia psichiatrica incrociata ogni qualvolta una si mette con uno e valutare bene entrambe e magari decidere di rimanere single a vita almeno si ha “speranza di vita”. Se poi l’uno la picchia, lasciarlo immediatamente dopo averlo denunciato per percosse e magari dopo avergli assestato un bel calcio nel sedere. Su questo non ci piove. Ma, Paolo, come mai non si chiede con quali “criteri” quel tipo che l’ha uccisa la picchiava? Per “amore”? e sempre con quali criteri l’ha fatta fuori senza scomporsi? Sempre per “amore”? O forse perché proprio dopo averlo scoperto violento stava cercando di lasciarlo? Anche questa mi pare interessante come domanda.

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  7. Ma il caso di questa ragazza siciliana è solo uno dei tanti esempi di donne o ragazze che avevano scelto di accompagnarsi con uomini, o ragazzi, di cattiva specie. E allora viene da dare ragione a chi dice che i bulli, gli sbruffoni, quelli che fanno i macho attirano di più di quelli cortesi, gentili, magari anche un po’ romantici.
    I primi sembrano veri maschi, i secondi un po’ “fighetti” e magari anche noiosi.

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    sbaglio o lei Paolo continua a buttare la croce su quella povera ragazza? Cioè lei aveva scelto un mascalzone? Intanto bisogna frequentarsi per conoscersi non crede? Nessuno può prevedere il futuro con un’occhiata e nessuno ha una patente di bravo ragazzo scritta in fronte. E poi cos’è? Due si scelgono a vicenda, mica si scorre un book e si punta il dito, questo si e questo no. Non viene affatto da dare ragione a chi dice che i “bulli” vengono “scelti” più dei perbene e/o timidi etc.etc. Capisco che il momento è quello che è e che i rapporti umani sono sempre più difficili, ma incasellare l’umanità come fa lei, mi scusi, per poi finire per dare sempre la colpa alle donne che non “sanno scegliere”, mi sembra molto ma molto superficiale. E poco realistico. Perché non dire che l’uomo di oggi accetta ancora meno di quello di ieri di essere lasciato? E che piuttosto diventa violento e arriva anche a uccidere? Forse prima di puntare il dito contro le scelte delle donne, dovrebbe interrogarsi su questo.

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  8. Signor Paolo,
    lei dice: “E allora viene da dare ragione a chi dice che i bulli, gli sbruffoni, quelli che fanno i macho attirano di più di quelli cortesi, gentili, magari anche un po’ romantici.”

    In base a una statistica? Nessuna.
    Lei conclude in base ad una considerazione generica “il caso di questa ragazza siciliana è solo uno dei tanti esempi..”
    Ma quanti di più, per fortuna, sono gli esempi di convivenza, felice o travagliata che sia, in cui non si arriva a questi eccessi?
    Dunque, la sua conclusione non regge,

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  9. Un violento che continua a dichiararsi innocente. L’hanno trovata con il capo rasato e il volto tumefatto. I suoi amici sapevano che lui la picchiava ma lei non lo denunciava, dicevano perché temeva per sé e la sua famiglia. E forse quella notte stava cercando di lasciarlo, cosa ne possiamo sapere?
    La colpa è di Roberta che non lo denuncia subito o di quel vigliacco assassino che ora dice di essere “innocente”?
    Vuoi vedere che Roberta si è suicidata?

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  10. Non mi sembra che il prototipo dell’ultimo assassino sia il macho muscoloso del tipo io Tarzan tu Jane. Credo che anche definirlo “maschilismo” sia fargli un favore. Questo imbecille subumano è uno sfigato incapace di affrontare un rifiuto, un debole, ma in grado di assassinare oltre la moglie anche il figlioletto di 5 anni. Che in una improbabile scala delle mostruosità è la peggiore in assoluto. Ha fatto bene a non riuscire nemmeno a suicidarsi così potrà crogiolarsi al pensiero di quello che ha fatto. Sempre che i compagni di cella non lo aiutino a sparire dalla faccia della terra, magari facendogli trovare per caso una corda.

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    Mauro, purtroppo di “sfigati, come li chiama ce ne sono tanti, troppi e se definirlo maschilismo è riduttivo come altro si può definire? Sfigatismo?
    Però è meglio se sconta tutta la pena, potrebbe essere più dura anche della corda. Ma meglio sarebbe ancora se questi fatti non accadessero. Ci deve pur essere qualche sistema per farli almeno diminuire.

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  11. Per terminare. La cronaca ci dà tanti esempi di “ingenuità”, chiamiamola così, femminile nella scelta dei partners. Restando a questa povera ragazza siciliana, frequentava un liceo e una scuola di ballo, li ha lasciati perché il suo ragazzo non voleva. e questa, se permette, è pazzia pura. Poi anche i litigi e le percosse… Certo che ci sono anche scelte e coppie felici, ci mancherebbe, ma gli errori sono troppi per essere solo casuali.

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    Quindi la “pazza” era la povera ragazza? Le donne sono colpevoli di non fare le scelte giuste? Di non denunciare chi le picchia? Di ribellarsi troppo poco ai maschilisti che le vorrebbero assoggettate alla loro volontà? Lei dice che la ragazza ha lasciato il liceo e lasciato la scuola perché il suo ragazzo non voleva? Ma ne è sicuro?
    E poi gli “errori” da che parte stanno? Solo dalla parte delle donne? Paolo, senta, lei ho l’impressione che si voglia autoconvincere di qualcosa. Ma lei sta scrivendo delle cose che vanno nella direzione opposta della condanna della violenza sulle donne. Lei ne vuole dare la colpa a loro in tutto e per tutto. Ovviamente non so perché ha di queste convinzioni, ma io lo trovo inaccettabile.

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  12. Io non mi voglio autoconvincere di niente. Dico solo che quando ci sono brutti fatti di femminicidi in nove casi su dieci appare che il “lui” era uno dal quale era chiaro fosse meglio stare lontano. Ma la povera “lei” se lo era scelto e tenuto.
    Con questo chiudo il discorso ma aggiungo che negare questo è partito preso.

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  13. E’ vero che certe volte ci si chiede cosa ci trovino le donne in certi personaggi, è però anche vero che nel momento in cui se ne accorgono si fa poco per aiutarle a liberarsene. In questi giorni campeggia un po’ ovunque il racconto di una ex miss Italia picchiata e minacciata per anni. Ebbene, ella dice di aver ritirato la denuncia. Mi chiedo come mai: crisi di coscienza o forse paura? Se a fronte di una segnalazione le forze dell’ordine usassero qualche strumento che si può acquistare per pochi euro su Amazon, capirebbero subito la gravità della situazione. Ed eventualmente decidere se sia il caso di spedire il soggetto minaccioso su Plutone. Di fronte alla certezza di una protezione sono sicuro che aumenterebbero anche le denunce e gli abitanti di Plutone. Poi lavoreremo anche sulle modalità di scelta dei fidanzati e su come si debbano trattare le fidanzate. Ma per queste ultime due ci vuole più tempo.
    PS: “se definirlo maschilismo è riduttivo come altro si può definire? Sfigatismo?”. Assassinismo plurimo.
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    certo, per le donne non è facile liberarsi di certi energumeni, anzi, più cerchi di liberatene e più insistono. E c’è anche la possibilità che la donna passi per una che si “inventa le cose”. Plutone potrebbe essere una buona soluzione.

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  14. X MGG/ PaoloO. : con tutto il rispetto, senza polemica, credo che Paolo O. abbia detto una cosa giusta e condivisibile. NON ha detto che il ragazzo non é colpevole. Ha solo detto che di fronte a certi segnali inequivocabili ed odiosi ( botte, minacce , proibizioni) é doveroso ed obbligatorio prendere precauzioni. Se io decidessi di dormire in un sacco a pelo con un mamba nero ed il serpente mi morde, tecnicamente l’assassino é lui, ma l’imprudente ( mi verrebbe da dire il co@@@@ne) sono io.

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    beh, si, tecnicamente, non fa una grinza, peccato che in genere uno si presenta con una faccia dove non c’è scritto “assassino” e quando la scopre forse è già troppo tardi. Comunque in linea di massima, si, meglio scappare a gambe levate al primo cenno di “tirati in là”, per esempio io non arriverei neppure a quello.

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  15. X MGG / Paolo.O : Non giochiamo a non capirci. Nessuno ha detto che bisogna capire se un tipo é pericoloso o da evitare solo guardandolo in faccia. Ma si é detto che se uno impedisce ad una ragazza di frequentare una scuola di ballo o se le mette la mani addosso perché é geloso o se la minaccia, la ragazza ha elementi ed evidenze tali da capire che quella potrebbe essere una relazione pericolosa. E’ raccomandabile troncarla per evitare guai peggiori. Tutto questo, ripeto per l’ennesima volta, senza nulla togliere alle responsabilità di quel teppista.

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    guardi, Bianchi che capire capisco. Non gioco, le pare che sia argomento su cui scherzare? Noto che lei interpreta il pensiero di Paolo, il quale non mi pare si esprima nei termini che usa lei. Mi sembra ovvio lasciare uno che si rivela essere pericoloso, il problema però è che anche una volta lasciati non è detto che la donna si salvi.
    Questa è la terza in tre giorni:
    https://www.huffingtonpost.it/entry/fermato-presunto-omicida-di-sonia-di-maggio-uccisa-a-coltellate-e-lex-fidanzato_it_6019022dc5b6aa4bad37101a?utm_hp_ref=it-homepage
    Certo, se Sonia non si fosse mai messa con questo balordo che era diventato ex (una ragione ci sarà certo), ora forse sarebbe ancora viva. Se…forse…
    Ormai la vita delle donne dipende dai se e dai forse. Meglio sarebbe non mettersi con nessuno, ecco, per salvarsi la vita le donne potrebbero chiudersi tutte in convento.

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  16. Persino gli avvocati si rifiutano di difendere l’assassino di Roberta. Li capisco. Ora, ne deve avere uno di diritto, ma come si fa a guardare in faccia un simile individuo senza sentirsi rivoltare le budella? Compiango veramente quell’avvocato a cui toccherà di difendere un simile vigliacco.
    IL maschilismo in Italia purtroppo è una realtà che gli uomini difficilmente riescono a vedere del tutto. O anche in parte.
    Tendono piuttosto s rigettare le responsabilità sulle donne che hanno sempre qualche pecca da farsi perdonare. Come se innamorarsi fosse diventato un peccato mortale.
    Certo che le ragazze o le donne devono fare bene attenzione e valutare con chi si mettono. Ma questo non significa che si possa anche lontanamente affermare che la ragazza sbaglia a non denunciare a non capire, a non difendersi…In fondo chi parla che ne sa?
    Può avere fatto l’esperienza di essere stato rifiutato da una donna e questo può rimanere impresso come un marchio di fuoco nella sua psiche. Come un oltraggio e una grave colpa da pagare col sangue.
    Ma che razza di persona sei se invece di guardarti attorno e cercare di dimenticare la persona con la quale non si è riusciti ad instaurare un rapporto come si sarebbe voluto, ti rivolgi sempre indietro e arrivi persino ad ucciderla pur di toglierti il pensiero?
    Corrisponde ad una società malata, fatta di individui immaturi che una scuola carente non è riuscita a formare, una famiglia disattenta e distratta non è riuscita a educare.
    Invece che progredire nella emancipazione della donna e nell’affermazione dei suoi diritti, sembra che ci sia in atto una regressione che cerca di riprendere il sopravvento su di loro, una sorta di riscatto dell’orgoglio maschile. Non può che essere una grave anomalia che avrebbe bisogno di essere studiata molto a fondo per trovare soluzioni atte a far compiere quei passi che servono per far cessare questo massacro e ricucire una ferita profonda che si sta allargando sempre di più nel tessuto sociale e che vede le donne subire ogni giorno ogni sorta di discriminazione e violenze.

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  17. Troppo spesso di fronte fatti del genere c’è chi se ne esce definendo l’assassino “un balordo”, “un imbecille”, “un demente”. Sono tutti modi, sia pure involontari, di non riconoscere la vera natura dell’assassino: una persona normale, né stupida, né matta, ma semplicemente uno che ha bene assimilato la cultura della violenza e delle discriminazione e se n’è nutrito o addirittura vantato.
    L’attenzione spesso viene distolta dal carnefice e dalla cause che l’hanno reso tale, per concentrarsi sulle vittima e su come avrebbe dovuto comportarsi per evitare il peggio.
    Sono dell’avviso che questa carneficina di donne che non sembra mai finire, debba essere affrontata decisamente a tutti i livelli: in primo luogo, sin dall’infanzia, con l’educazione al rispetto del prossimo e del diverso, poi con l’educazione sessuale e con una seria assistenza sociale, continuando col risanamento degli ambienti degradati, col favorire le sane attività sportive, etc, ma anche pretendendo che certe istituzioni preposte per la salvaguardia della gente, non sonnecchino, ed intervengano tempestivamente di fronte certe manifestazioni: quante volte abbiamo appreso che la vittima aveva esposto denuncia ed è rimasta colpevolmente inascoltata? Magistratura, forze dell’ordine, ma anche il semplice cittadino devono esser pronti a smorzare e denunciare le manifestazioni di violenza

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    una struttura complessa che dovrebbe però iniziare a lavorare prima possibile. Ci sarebbe anche occasione per impiegare molte persone.

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  18. Il fatto che questo post continui a tornare alla ribalta non è un buon segno, sarebbe meglio sparisse nel repertorio, ma è stata una settimana nera.
    Per quanto riguarda l’ultimo caso di Lecce però il curriculum dell’omicida parla da solo. So che faccio arrabbiare la titolare, ma credo che il maschilismo centri solo parzialmente: questo buzzurro era solito risolvere le problematiche con la violenza ed era già stato in galera per aver accoltellato un a persona, e non era una donna. Ho già detto che bisogna fare molto di più per difendere le donne. Non è possibile che se una ragazza segnala le minacce di un tipo del genere non si faccia nulla. Ma è anche vero che se vai al mulino ci puoi lasciare lo zampino.

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