Ci vuole politica

Ad  una manciata di ore dalla dead line per formare il nuovo governo, i giochi non sono ancora fatti, ma i giocatori lo sono abbondantemente.

Si guardano in cagnesco cosi tanto di già, litigano su chi deve fare cosa e si dimenticano la cosa più importante: perché?

A questo punto meglio sarebbe che Mattarella tirasse fuori il mattarello e li bastonasse, di santissima ragione.

I cinquestelle si meritano una dose massiccia di bastonate (ovviamente metaforiche), troppi capricci ragazzi, Di Maio, i capricci tuoi son cose ridicole…

Mentre Zingaretti sembra più dialogante, il capetto grillino mostra i muscoli che non ha.

A proposito, lo vedo pituttosto gracilino sotto l’imbottitura del doppio petto o mono. mai che si faccia fotografare in tenuta casual.

Mentre Zingaretti è sempre in manica di camicia, lui è sempre impeccabile col vestito blu d’ordinanza.

Tra i due c’è un abisso, sia esteticamente che moralmente.

Come possano fare accordi risulta difficile da capire.

In questi giorni se ne sono sentite tante,  ma il nocciolo della questione è: riusciranno i nostri eroi finalmente a fare lo sforzo immane di piacersi (per finta) per poter fare un matrimonio di convenienza nel quale si litiga prima ancora di aver pronunciato il fatidico si?

Parrebbe, al momento, proprio di no. Parrebbe.

La dico chiaramente una volta per tutte: se non si fosse capito, ho un’antipatia a pelle per i Cinquestelle, non mi fido di nessuno di loro e se fossi Zingaretti li manderei al diavolo.

Ma capisco che ci vuole politica per fare politica e lo ha capito anche  Zinga che in questi giorni è dimagrito e ha la faccia smunta e tristanzuola che sembra uno  che sta per   andare al patibolo.

In fondo deve passare sotto le forche caudine delle richieste esose del capetto politico, guardarsi le spalle dal nemico interno che non è certo da meno e per uno che ha preso l’incarico di guidare il manicomio Pd solo da qualche mese non è cosa proprio semplice.

Ma l’Italia ha bisogno di un governo molto presto.

Mi auguro che non ci sia il Salvimaio 2 (la vendetta).

Potrei prendere in seria considerazione l’idea di emigrare.

 

4 commenti su “Ci vuole politica”

  1. Ci vuole facca tosta a comportarsi come Salvini.
    Provoca la crisi, e poi si scandalizza che il governo è fermo; rompe con Di Maio, e poi è disposto a rientrare in un esecutivo guidato da Di Maio;
    il Pd tratta coi 5stelle e lui straparla di manovre di Palazzo come se lui non avesse mai manovrato a inizio legislatura quando pur di governare fu artefice con Di Maio di un tira e molla estenuante; accusa di attaccamento alla poltrona e lui ha sfiduciato il governo senza sentire neppure il bisogno, lui e i suoi ministri, di dimettersi.
    Insomma vede negli altri lo specchio di se stesso.
    RISPOSTA
    chissà se questo comportameno schizofrenico del leghista significa qualcosa per i suoi tanti fans.

  2. Che ne sa Trump di Conte per farne un endorsement?
    E poi non è ingerenza nei fatti d’altri? Ma possibile che questo personaggio non conosce le regole elementari della diplomazia?

  3. Vediamo di fare un gioco: il gioco “se fossi… cosa farei”.
    Comincio io.
    Se fossi Mattarella…. cosa farei?
    Se fossi Mattarella, prima delle consultazioni mi rivogerei al Paese, ma soprattutto ai politici, e terrei una lezione sulla Costituzione.
    Direi che la Costituzione assegna a ogni istituzione un compito e dei poteri, e che i compiti e i poteri istituzionali non possono essere confusi, scambiati, assommati, usurpatati.

    Spiegherei che ogni istituzione ha un potere limitato e sull’equilibrio dei poteri sta il buon funzionamento dello Stato.

    Spiegherei sopratutto che il PdC Non è un notaio, ma la massima carica istituzionale con certi poteri esclusivi che devono essere rispettati e onorati.

    Che la selta del Presidente incaricato spetta a lui una volta sentite le parti politiche.
    Che queste possono manifestare delle preferenze ma non dare dei dictat. Che un dictat dato al Presidente della Repubblica configuura un attentato alla Costituzione.
    Direi che i Segretari dei Partiti non sono i padroni del proprio partito, e che i deputati non hanno vincoli di mandato.

    Spiegherei che i ministri li sceglie il presidente incaricato e non i Segretari di partito e infine che l’ultima parola sulla fiducia spetta al Parlamento in piena autonomia.
    Direi pure che solo a lui spetta sciogliere le Camere e che è suo dovere tentare di trovare altre maggioranze.
    Infine direi che se qualcuno vuole proporre se stesso come ministro o vicepremier o altrio sostituendosi al presidente incaricato, questo qualcuno va preso a pedate nel sedere, non sarebbe costituzionale, ma certamente sarebbe uno strappo sacrosanto.

  4. I Cinquestelle non sono attaccati alle poltrone ma anche ai tavoli, tavolini, consolle, armadi, librerie, argenterie, bullonerie…
    DiMaio, ineffabile come sempre, farebbe saltare la mosca al naso anche alle mosche.
    Vuole rimanere vicepremier del premier dei Cinquestelle. In pratica un governo con due premier (entrambi grillini), perché, al solito, quello incaricato da loro non ha alcun incarico serve da bella statuina e sta li solo perché conosce l’inglese.
    Persino Trump si è intromesso per dire che vuole Giuseppi solo perché capisce i suoi sproloqui ed è un leccasuole che non si era mai visto.
    Bene cosi, sembra che la trattativa per spartisi il potere sia peggio di una guerra, cosi doveva essere e cosi è.
    Mattarella è persino propenso a dargli più tempo per parlare di programmi…ma quali? Se parlano di programmi questi si fanno a pezzettini che alla fine non sanno riconoscersi più nemmeno loro.
    Io non lo capisco il presidente, sarà uno molto paziente o uno che ha paura anche della sua ombra?

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