Catalogna dreaming

Sognando la Catalogna, la Lega passa dalla secessione alla successione.

Via il Nord, pesante fardello di un passato recente, rimane Lega, slegata dal vecchio impegno, disatteso dai vecchi dirigenti, ma in aggiunta c’è: Salvini premier. Sembra una minaccia che potrebbe diventare realtà.

E ci crede, lui Salvini, non ancora premier. Ha messo Berlusconi davanti al fatto compiuto. Eccolo il candidato premier del centrodestra, ha detto, alla lontana, ma neppure poi tanto. Cosi impara il cavaliere (l’ex) a fare il furbo. A dire che il governo Gentiloni potrebbe continuare per altri tre mesi, dopo il voto, perché tanto lui, il sensitivo Silvio, sente che le prossime elezioni non eleggeranno nessuno e si dovranno rifare. Perché Salvini ha fretta. E quando gli ricapita? Ha l’età giusta, è carico, ha fatto esperienza sul campo (da parlamentare europeo è stato poco a Bruxelles ma quel poco gli è bastato), ormai è sufficientemente edotto su come si deve governare un paese.

E lo farebbe, naturalmente a modo suo, anzi a modo della Lega. Quella senza nord. E dai, ‘sto nord impicciava. Vuole la Lega a tutto tondo anzi a tutto lungo, vista la forma allungata della patria.

Vuole dare una bella ripulita al paese da capo a fondo, altro che nord, lo vuole fare da tutti i punti cardinali.

Via l’euro, via i clandestini, fuori dalla Unione Europea,( anche se a tratti pare abbozzare), e poi si potrebbe anche ragionare. Ah, dimenticavo, via le felpe verdi e tutti gli ammenicoli, tipo ampolle e similari, ora si fa sul serio.

Per il resto non si sa, ma si sta organizzando. Via i campi Rom e soprattutto fuori dalle scatole tutti quelli che gli stanno antipatici. Poi, lui è un tipo che ragiona, democratico fino a un certo punto e quel punto però non è affatto certo.

Sogni, chimere? Mah, vedremo. Se ancora non c’è un candidato della destra lui potrebbe fiaccare le resistenze di chi non lo vorrebbe, cioè tutti. Sarebbe scomodo per Berlusconi in quanto lo ha già detto: “mai con Renzi”.

Ma il nostro Gengis Khan è molto determinato. Dicono di lui che ha portato la Lega dal coma profondo in cui era inabissata dopo gli scandali, non ultimo quello delle famose green underwear di Cota, ad un consenso di tutto rispetto. Deve essere stato in quel momento che Salvini ha deciso che il verde non era più consono al partito:dal pratone doveva puntare ad un luogo più elevato. Cambiare tutto per uscire dalla logica bossiana del famoso slogan. Un ammorbidente profumato era quello che serviva per rianimare dei panni sporchi lavati in pubblico e rimasti troppo a lungo ad asciugare.

Ritirati tutti, il filo è vuoto, rimangono solo delle mollette che stanno arrugginendo. L’ultimo baluardo della vecchia e imbolsita guardia era quella parolina che pesava enormemente sul groppone del leader nuovo di zecca.

Ed ora che l’ha levata dal simbolo e assieme al caro vecchio Alberto da Giussano ci sta il suo nome a chiare lettere, in giallo semaforo con sotto l’altra parolina: premier (magica), si sente sollevato, quasi levita.

Salve Salvini, se la destra andrà al governo è nelle tue intenzioni guidarlo, tu sei pronto. Io no. Per niente. Ma se sarà mi rassegnerò. La democrazia lo vuole e se lei ti vuole, farò un passo indietro. Ma, occhio, ti curo ed ho pronte mille filastrocche nel caso tocchi a te. Lo so che te ne farai il classico baffo ma non ti allargare troppo, già mi pare di vedere un filo, ma solo un filo di pappagorgia. Quando si arriva a palazzo si ingrassa anche solo di aria.  Padano/italiano, avvisato…

8 commenti su “Catalogna dreaming”

  1. Svanite tutte le pretese di secessione della Padania; fallita la spedizione di conquista di San Marco; dimezzato lo slogan di battaglia del partito “duro e puro”, da quando “puro” s’è perso per strada, lasciando “duro” come improbabile minaccia; eliminato dallo stemma l’ultimo addentellato al territorio del dio Po , il Salvini si lancia alla conquista dell’Intero Stivale, isole comprese, così senza colpo ferire, senza neppure una breccia di Porta Pia o una spedizione dei mille o una marcia su Roma, insomna pacificamente col semplice colpo di matita copiativa del voto.
    No, Mariagrazia, non ci posso credere, nemmeno se lo vedo.
    Ciao.

  2. L’unica cosa che mi può trovare concorde, non solo certo con Salvini, ma con chi ha a cuore decenza, decoro, onestà e volontà di lavorare, è l’eliminazione dei campi rom. Non dei rom, beninteso.
    La devono piantare, però, con l’alibi di una antica cultura -presente solo in pochissimi gruppi, fra l’altro- di vivere con servizi gratuiti e di furti consolidati a tradizione, in case ed auto altrui, cui vengono educati anche bimbi in tenera età. Si inventino un lavoro qualsiasi, onesto, e tengano i loro campi sgombri da sozzure fisiche ed etiche croniche.

  3. Sono loro ad aver scelto quel tipo di vita e di degrado, fisico ed etico, la politica non c’entra assolutamente; prova a fargli cambiare idea!
    Parlo delle comunità di zingari slavi e romeni, che, proprio per le loro costanti ruberie, sono invisi e non tollerati dai paesi di provenienza.
    Se anche gli concedi un alloggio, non ci vanno, o lo fanno per breve tempo e lo riducono ad una stalla. E non parlargli di lavorare, ti aggrediscono.
    Uno mi aveva risposto, fuori da un discount, dove elemosinava, da anni: ” Va’ lavora te, tua madre e sorèla!”, indicandomi eloquentemente la strada. Gli avevo solo cortesemente chiesto se non avesse ancora trovato una occupazione, dopo anni di mendicità.

  4. Io sono convinto che alle minoranze bisogna dare la possibilità di vivere liberamente e dignitosamente come la loro tradizione vorrebbe. Uno Stato che si rispetti questo deve perseguire.
    Vivere nel degrado produce un circolo vizioso: emarginazione che produce degrado, degrado che produce emarginazione.

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