Regole elementari

Guardando il lungo cerimoniale per le esequie della regina Elisabetta II e pensando a come la vita possa essere complicata persino per i re e le regine, quelli che nell’immaginario collettivo, sono dei privilegiati, nascono e vivono nella bambagia e non hanno mai problemi, il lusso sfrenato fa parte delle loro esistenze e si crogiolano tra gli agi…mi è venuto in mente che forse forse non è poi tutto oro…

Si, in parte è vero, ma ogni medaglia (d’oro) ha il suo bravo rovescio. E anche la morte prende un aspetto “regale” e chi accompagna la regina nel suo ultimo viaggio, deve sottostare a complicatissimi e snervanti cerimoniali. Si, d’accordo, non si può dire “poverini” che fatica che fanno…ma guardando le loro facce compunte e (alcune) sinceramente  addolorate, mi viene fatto di chiedermi se tutta questa vita dorata, qualcuno di loro non la baratterebbe con quella di un cittadino “comune”, pur con tutti i problemi di sussistenza che un comune cittadino può avere a differenza dei reali.

Poi, bisogna anche vedere chi sono questi “comuni” cittadini. Perché noto, da qualche tempo, delle belle e buone differenze tra cittadini.

Disuguaglianze di trattamento a parte, quelle competono ai politici, il cittadino medio, per esempio italiano attuale, è un gran maleducato, cafone e indifferente quando non sprezzante del proprio prossimo.

Mi dispiace, ma anche no, ma lo devo dire. Non faccio che imbattermi in persone che avrebbero bisogno di tornare alla prima elementare per imparare le elementari regole del vivere civile.

Gente che ti spintona ovunque. I marciapiedi sono diventati corride dove il più forte passa ma se non te la senti di sgomitare devi scendere e finire in mezzo alla strada col rischio di essere arrotato da una macchina di passaggio.

Mors tua, vita mea, mai come in questo ultimo periodo vale questo famoso detto.

E scusate se riprendo un tema del quale parlo spesso, ma ultimamente alcuni episodi che non racconto per non tediare che riguardano gli amici a quattro zampe che vanno molto in voga ora, di ogni taglia, razza, colore e optionals vari, mi hanno fatto pensare ancora di più che molti italiani dovrebbero andare a scuola di comportamentismo minimo sindacale nei riguardi di chi, purtroppo, ha la ventura di passargli accanto o di vivergli nei pressi. Sono sempre di più e non hanno colpa di come sono aggressivi a volte e di come i loro padroni obblighino certi malcapitati “vicini” o passanti sulla stessa strada a sentirsi dei poveri scemi che non hanno il culto della “canilità” ma a volte se il cane è grosso e gli ringhia, ne hanno persino paura.

Nulla fa il padrone per alleviarla anzi, spesso, deride il malcapitato che se la deve prendere in saccoccia e se non viene sbranato rendere grazie a quei signori cosi sensibili da amare cosi tanto il loro cane ed odiare cosi tanto il genere umano.

Insomma, forse si è capito di quanto sia depressa dalla maleducazione imperante e sempre in costante crescita. Quasi come i sondaggi positivi per Giorgia Meloni.

5 commenti su “Regole elementari”

  1. I proprietari di cani e i fumatori incalliti sono le categorie che mi danno più fastidio.
    Posso capire certe persone sole che non hanno altra compagnia, ma quelli non si prendono certo un pitbull.
    Il cane, come la moto di grossa cilindrata o il SUV, è diventato un modo per compensare un deficit di personalità, ed un’esibizione di status.
    Nel mio quartiere c’è una famiglia che vive in un normale condominio e possiede due alani alti come asinelli. Mi chiedo come si vive in quella casa, e a quale scopo.
    Ci sono anche i vegetariani per motivazioni etiche che hanno il cane e lo nutrono a bistecche.
    E, se mostri fastidio, ti etichettano come nemico degli animali. No. Io sono nemico solo dei padroni maleducati e arroganti.
    E’ un mondo di complessati e di personalità contraddittorie.
    E tutto si basa su un malinteso. Il cane interpreta i comportamenti del padrone come se fosse un cane, e il padrone interpreta i comportamenti del cane come fosse una persona. Un malinteso che funziona da tanto tempo, ma a volte si rompe, e qualche cane uccide il padrone.
    Francamente, preferisco un mondo di soli esseri umani. Gli animali mi piace osservarli in natura.
    R
    ha ragione è proprio l’idea che alcuni hanno dei cani e li trattano come se fossero esseri umani dimenticando che hanno tutto il diritto di rimanere quello che sono e cioè animali che agiscono per istinto e quindi vanno controllati.

  2. Mi sembra un poco ardito psicanalizzare il proprietario di cane grande come un energumeno desideroso di sopraffare il prossimo. Qualche miglior amico del cane riesce ad essere maleducato pur avendo cani piccoli, magari desiderosi di leccare i pantaloni di chicchessia o scagazzare impunemente in ogni dove. E guai a dire che ti fa un po’ schifo la bava di codesti quadrupedi, è solo una manifestazione di simpatia.
    Poi, codesti padroni, dopo averli accarezzati, fattosi leccare le mani e la faccia per dimostrare che è tutta gioia, ti porgono la stessa mano in segno di saluto.
    Benedetto distanziamento sociale!

  3. Luigi, io temo i cani, specie di grossa taglia, e mi piacciono invece molto i gatti. Un pitbull aveva azzannato una delle mie figlie al viso, lei aveva denunciato il padrone, che le aveva risarcito 5mila€. Molto simpatici i padroni di cani, che lasciano le deiezioni dei loro animali sui marciapiedi. A volte devi fare degli slalom per evitarle. E soavi quelli che ti piantano il naso nel sedere.

  4. Essendo appassionato di etologia animale, voglio fare una puntualizzazione che farà inorridire i proprietari di cani: Il cane non ama il padrone; lo teme.
    Il cane è un lupo reso domestico, ma il suo istinto è quello di un lupo, e, osservando il comportamento dei branchi di lupi, si capisce perché i cani si comportano così.
    Nei branchi di lupi c’è una gerarchia precisa, che va dal capobranco all’ultimo in ordine di importanza.
    Il capo branco, da bravo capo, elargisce premi e punizioni, che possono essere anche morsi. In ogni caso, la sua autorità non è in discussione, e chi viene punito non reagisce.
    Ebbene, il patrone ha inconsapevolmente un comportamento da capo branco, e, addirittura. il fatto che cammini ritto sulle zampe posteriori, in linguaggio lupesco, è letto come un atteggiamento costantemente minaccioso e aggressivo.
    Il cane, quindi, fa cosa farebbe un lupo di rango inferiore nei confronti del capo branco: mostra atteggiamenti di sottomissione tendenti a smorzarne l’aggressività.
    Leccare le mani o la faccia, per esempio, non ha niente a che vedere con i baci e le affettuosità che usa la nostra specie. E’ un atteggiamento che usano i lupi nei confronti degli individui di rango superiore, e mima il comportamento dei cuccioli che chiedono cibo. Significa: “Non farmi del male! Lo vedi che sono solo un cucciolo che ha fame o che vuole giocare?”
    Ma il padrone che non ha mai letto niente di etologia animale non legge e non vuole leggere questo comportamento nella maniera corretta, e così fa il cane.
    Entrambi si creano un film che non esiste, ma che li gratifica.
    Una dimostrazione di questo sono gli episodi di cani che uccidono il padrone, di solito una persona anziana.
    Per un lupo non è piacevole fare il subordinato, e accetta di farlo solo se il suo capo branco mostra una superiorità fisica e caratteriale indiscutibile.
    Se nota segni di debolezza (anche i capi branchi invecchiano, si ammalano, deperiscono) prende coraggio e cerca di sostituirlo diventando lui il capo.
    Se il vecchio capo si rende conto di essere diventato effettivamente più debole, si arrende e viene risparmiato, diventando un subordinato.
    Nel caso del padrone, non può certo accettare di diventare subordinato al cane, e reagisce in maniera che il cane giudica inaccettabile per un capo che dovrebbe cedere il comando. E il cane, vista l’impossibilità di sottometterlo, se ce la fa, lo ammazza.

  5. Dobbiamo però riconoscere che ci sono numerosi ottimi e poveri cani che hanno dei padroni infami, che li picchiano, li tengono rinchiusi in luoghi ristrettì e malsani, pieni di zecche, ossuti e macilenti, malnutriti. E non sono pochi. Perché tenere dei poveri animali per farli soffrire senza una minima ragione valida? E non parliamo di chi li abbandona, soprattutto in estate, legati ad un palo, in un autogrill.

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