Mario non è Robin

Quattro voti di fiducia in 4 giorni. Il governo Draghi batte tutti i record: Parlamento azzerato.

In tempi di emergenza, mi dicono, c’è la ragione per fare presto, ma ormai l’emergenza dura da quasi 2 anni, quanto dobbiamo andare ancora avanti con dei governi che governano come se l’Italia non fosse più una democrazia ma una monarchia assoluta.

Era inevitabile?

Mi sono lamentata molto del Dpcm di Conte, mi lamento ancora di più di Draghi. Draghi governa con una maggioranza che dovrebbe essere coesa, solo Meloni all’opposizione eppure l’opposizione gli fa paura e mette il voto di fiducia.

Era prevedibile? No. Non credo. Sono tutti dentro, tutti insieme per “salvare il paese”. O no?

I “sinceri democratici” e i “sinceri liberali”però approvano, o almeno buona parte di essi. Mi riferisco naturalmente a buona parte del mondo del giornalismo che in questo momento è schierato a favore del governo più che mai: draghizzato per amor di patria.

E in molti dicono (io li sento dire): non si può che agire cosi.

Dunque va tutto ben?

No, manco per nulla. Un paese democratico senza Parlamento e senza opposizione ormai da anni non è più democratico ma è un’altra cosa.

Come la vogliamo definire questa “Cosa”.

Beh direi una cosa a caso, fate voi, inventavi se siete capaci una nuova forma di governo democratico che scavalca il parlamento e mette 4 voti di fiducia 4 in 4 giorni. Dategli il nome.

Ma bisogna vedere i motivi? Certo, i motivi quali sono? Ma quelli di sempre. Quando un governo teme di essere impallinato e vuole ad ogni costo far passare una legge fa cosi.  Ma un governo composto da tutti i partiti dell’arco costituzionale tranne FdI, non dovrebbe andare d’amore e d’accordo?

Ma, pare che in stato di emergenza si debba fare di necessità virtù. E dunque tutto quello che passa ormai passa obtorto collo su provvedimenti di cui i parlamentari non sanno quasi nulla e devono solo mettere la firma.

E questo su tutto, non solo sul green pass che sembra diventato la madre di tutte le battaglie.

Stiamo diventando di fatto una Repubblica presidenziale perché il conduttore teme gli ammutinamenti e teme qualsiasi contradditorio.

Lo siamo già, di fatto. Ecco la “cosa” che sta uscendo: stiamo diventando il paese della democrazia tassativa.

Una democrazia fondata sulla tassazione dei cittadini. Perché sopra sopra, anche se non si dice troppo in giro, le tasse stanno aumentando e aumenteranno ancora, subdolamente dai bollettini postali alle tasse sulla casa.

Salvini dixit: “abbiamo dato fiducia a Mario Draghi e non a Mario Monti”. Chissà che cosa avrà voluto dire?

Quale tempo migliore di quello in cui viviamo da quasi due anni: lo “stato d’emergenza ” permanente, per appioppare altre tasse ai cittadini?

E per aumentare ancora di più le disuguaglianze?

Democrazia tassativa, eh si, Mario non è Robin.

 

 

 

18 commenti su “Mario non è Robin”

  1. Buona la “democrazia tassativa”, tassativa in tutti i sensi, nelle decisioni e nel mettere tasse.
    Sembra che queste tasse tutti lì vogliano abbassare, ma poi c’è un genio malefico che -olà- ed ecco che le tasse, non si sa come, aumentano.
    La stampa? Ha sempre appoggiato le maggioranze soprattutto se sono tassative.
    Chi glelo fa fare a porsi come Quarto potere? Gli sta bene così un potere silente che c’è ma non si sente -fa pure rima- il potere del pensiero unico. E Mario il “drago” ringrazia.

    R.
    buona: un potere silente che c’è ma non si sente, fa rima ma si sente si sente…

  2. Sapere l’ultima?
    Speranza avrà potere di veto sui virolighi che andranno in televisione. Solo virolighi di regime.

    R.
    davvero? Notiziona da Istituto Luce.

  3. I voti di fiducia ripetuti avrebbero come giustificazione l’esigenza di fare in fretta per avere i fondi UE. Comunque in Italia è diffusa l’opinione che la Costituzione dia troppo poco potere decisionale al governo e si vorrebbe un premier tipo quello inglese o tedesco. Quindi inutile lamentarsi…

    R.
    lamentarsi non è mai inutile, il cittadino consapevole deve criticare il governo quando non lavora bene e i governi devono poter essere sostitutiti senza spargimento di sangue in ogni momento (Karl Popper) in democrazia, altrimenti è un’altra cosa. I regimi non vogliono “lamentele”…e “tutti allegri bisogna stare che il nostro poangere fa male al re….”
    E poi che c’entrano i fondi UE con i decreti per l’estensione del green pass?

  4. “Comunque in Italia è diffusa l’opinione che la Costituzione dia troppo poco potere decisionale al governo e si vorrebbe un premier tipo quello inglese o tedesco.”

    Ossia, il decreto d’urgenza come escamotage per attentare alla Costituzione

    R.
    un golpe soft

  5. Nel 1993 l’Istituto Luce è stato insignito del Premio Brancati-Zafferana per la diffusione della cultura italiana nel mondo. Ed è durato ben oltre il fascismo, fino al 2011, confluendo in Istituto Luce Cinecittà.

  6. Non c’è dubbio che l’istituto Luce sia stato un mezzi di diffusione della cultura, come del resto anche la Pravda di Mosca, ciò non toglie che sia nato e sia stato suprattutto un mezzo potente di propaganda del regime fascista.
    Non per nulla fu fondato da Benito Mussolini.

  7. Quindi il premier inglese e il cancelliere tedesco sarebbero dei despoti.
    E in Italia c’è quasi il fascismo.
    Meno male che ci siete voi a dare l’allarme.

    R,
    no meno male che c’è lei Facchin a ricordarci quanto sia possibile farsi infinocchiare e credere che gli “ingenui” siano gli altri.

  8. Facchin, il premier inglese e il cancelliere tedesco, sono sempre espressione democratica.
    La scelte di Draghi da parte di Mattarella prescinde da qualsiasi consultazione elettorale, il Parlamento ha solo ratificato una scelta di vertice, ed è anche facile capire il perché: i parlamentari hanno “salvato la poltrona”, visto che sarà sempre più difficile ottenerla la prossima consultazione elettorale, causa la riduzione drastica del numero dei seggi.
    Ciò a prescindere dalle capacità di Draghi come PdC, capacità che sono tutte da dimostrare.

  9. Alessandro, il premier inglese e il cancelliere tedesco sono espressione di partiti seri e ben organizzati. Cosa che in Italia attualmente non c’è. I partiti sono quello che sono e i loro leader fanno pena. quindi Mattarella ha scelto fuori dal Parlamento. La cui riduzione come numero è stata una idiozia dei Cinque Stelle avallata dal PD e dagli altri per pura demagogia.

    R.
    anche Conte è stato scelto “fuori dal Parlamento”. E che andiamo avanti a “idiozie” mi sembra un bel pezzo.

  10. Certo, il Parlamento, con la legge elettorale proporzionale con liste bloccate, è formato di persone che non rispondono agli elettori ma ai segretati di partito, gente che non rappresenta più il popolo e, salvo qualche eccezione, non ne cura gli interessi.
    Se aggiungiamo che la Magistratura, in piena crisi, va perdendo credibilità, resta un Paese con le istituzioni dimezzate. Così non va bene, la tentazione del potere esecutivo di prevaricare, è grande. E si vede.

  11. pensieri sparsi qua e là come nuvole che viaggiano per il cielo spinte dal vento.
    Dell’Utri è innocente, con lui altri condannati per la trattativa mafia-Stato, tutti innocenti. La trattativa è una bufala, tanti anni persi, per dimostrare una bufala, altrettanti per smontarla. Il tempo è denaro, ma solo per gli inglesi. Dicono che fu protagonismo… Ma se invece fosse proprio oggi il protagonismo? Una sentenza tocca i livelli intermedi dell’establishment e sfiora i potenti, poi passa del tempo per inefficienza o il tempo lo si fa passare per sottile furbizia, e infine quando la gente ha dimenticato e i tempi sono maturi, secondo l’aria politica che soffia -voilà- la sentenza è ribaltata. Borsellino sembrerebbe morto invano.

    Aumentano le tariffe, dicono che è la transazione ecologica, solo a nominarla (perché ancora non s’è fatto nulla) il prezzo del gas schizza alle stelle. Speculazione? No, è l’ecologia che reclama i suoi diritti.
    Ma lo Stato corre ai ripari -“Non aumenteremo le tasse”- garantisce Draghi.
    Prima si diceva “Abasseremo le tasse”, è passato di moda, ora ci si accontenta di non farne alzare troppo la cresta. Al meglio non c’è fine.

    Il governo è impegnato nella più grande crociata dei nostri tempi, vincere il covid coi vaccini e col Green pass: il vaccino è efficace per sei mesi, ma niente paura, il Green pass protegge per dodici mesi. Che volete di più? La logica al servizio della nazione.

    Confindustria osanna Draghi, preme perché il Mario “buono”(quello di prima, lo sembrava soltanto) stia al suo posto per altri cinque anni, insomma Mario for ever, Volete vedere che saranno i poteri forti a decidere su chi debba tenere la barra del governo? Sarebbe l’ultima botta all’Assemblea che ci rappresenta. Ma no, che dico, la vera botta l’avrà, anzi l’ha già avuta da tempo il Popolo

    R.
    si ma qualcuno del “popolo” se lo meriterebbe questo: non volere vedere la realtà e anzi scomodarsi a fare panegirici per chi ci governa e trattare chi dubita come dei “minorati…le offese ovunque si sprecano dirette a chi difende la democrazia e la costituzione.
    Il popolo dei no green pass intanto cresce e con lui la protesta, c’è anche chi non si fa incantare da questi incantatori di serpenti che usano la paura come clava per ottenere sempre più potere. Per fortuna la Costituzione è ancora viva.

  12. Un ristoratore di Città della Pieve ha rifiutato il posto a otto clienti, tra cui Draghi. Forse per due un buchetto lo trovava, ma non per otto. Ed ora, che gli capiterà?

  13. L’Italia aveva bisogno da decenni di un intervento chirurgico, e la necessità è stata accentuata dall’epidemia e dalla necessità di utilizzare i fondi europei.
    Finora tanti hanno provato a fare questo intervento chirurgico evitando l’anestesia, che è sempre pericolosa e non fa bene al paziente, e hanno fallito.
    L’ultimo è stato Renzi, che ha visto tutti i suoi risultati azzerati dal referendum.
    Che fare? Continuare con le medicine tradizionali, sapendo che non bastano, e accettare che l’Italia finisca come la Grecia?
    Secondo me, valeva la pena di tentare l’intervento chirurgico, ma questa volta con l’anestesia, almeno locale o parziale.
    E solo una persona autorevole e fuori dai partiti come Draghi poteva essere il chirurgo adatto.
    Io sono fiducioso che ci porterà fuori dalle secche. E mi auguro che Mattarella possa prolungare il suo mandato per evitare che Draghi debba fare una scelta difficile.
    Poi, quando il Covid si sarà addomesticato e l’organizzazione dello Stato sarà stata riformata bene, si potrà tornare a tirarsi gli stracci in Parlamento.

    R.
    tesi condivisibile per quanto riguarda il lato “finanziario”, un po’ meno per quanto riguarda le gestione della pandemia e l’azzeramento del Parlamento.

  14. Per quanto riguarda Robin e le diseguaglianze, gli economisti e i sociologi distinguono bene due categorie di intervento dei governi: sulla produzione di ricchezza e sulla distribuzione della ricchezza.
    I due obiettivi, in tempi normali, vanno perseguiti entrambi e contemporaneamente. In tempi di crisi, invece, si può dare la precedenza a uno dei due e mettere temporaneamente da parte l’altro.
    Se la crisi consiste in un crollo del PIL l’obiettivo prioritario è far ripartire la macchina che produce ricchezza, perché se non c’è ricchezza da distribuire, perseguire il secondo obiettivo ha poco senso.
    Se invece il PIL cresce, come in Cina oggi e in Italia negli anni ’60-’70, diventa prioritario ridistribuire equamente la ricchezza prodotta, riducendo le diseguaglianze attraverso la tassazione dei profitti, creando facilitazioni per i meno abbienti, ecc… per evitare tensioni sociali che, alla lunga, si possono tradurre anche in una minor produzione di ricchezza.

    R.
    però la “redistribuzione” non è alle viste.

  15. La redistribuzione sarebbe automatica con l’imposta progressiva, ma c’è un se: se tutti pagassero le tasse. L’evasione fiscale vanifica questo principio.
    Ma non si vuole combatterla seriamente (compreso il governo Draghi) perché si vogliono favorire i ceti più abbienti.
    Un altro modo di favorire i più abbienti e aumentare le sperequazioni è aumentare ii gettito di imposta che colpisce ugualmente ricchi e poveri, ossia l’IVA sui prodotti di consumo corrente.
    Un altro aumento della sperequazione è dovuto all’aumento delle tariffe, anche queste gravano ugualmente sui ricchi e sui poveri.
    Non credo che il governo Draghi stia facendo granché per ridurre la sperequazione.

  16. Infatti, come dicevo, non è il momento di ridurre le sperequazioni. Ora è prioritario aumentare la produzione di ricchezza.

  17. Non sono un fenomeno in economia, ma se la ricchezza non si distribuisce è come una fiammata che poi si spegne. Mi spiego: se tutto finisce in mano a pochi, quei soldi presto partiranno per qualche paradiso fiscale, mentre se finiscono in mano un po’ a tutti, verranno spesi muovendo l’economia e rigenerando ulteriore ricchezza. Mi pare invece che la tendenza sia quella di annientare la classe media ormai risucchiata da quella povera. Non mi sembra una grande idea, dott. Draghi.

    R.
    Concordo e aggiungo che la ricchezza finisce per essere sempre di più in mano ai già ricchi o molto ricchi e i tempi della “redistribuzione” e equità sociale si allungano sempre di più. Cioè, campa cavallo…se campa.

Lascia un commento