La qualità va bene ma non basta

A chi afferma che alle donne basta la qualità, rispondo cosi:

 

———————-Pubblicato oggi sulla Rubrica Italians del Corriere della Sera—————–

 

Non è vero che basta la qualità. Le donne hanno sempre dimostrato molta qualità in ogni cosa che fanno ma hanno sempre trovato e trovano ancora un ambiente ostile che le discrimina nonostante la costituzione dica che non si fa. E non è vero che le donne antepongono la carriere alla gioia di essere madre. Le donne trovano molte difficoltà ancora oggi a conciliare il lavoro con gli impegni domestici, Gli uomini aiutano poco o nulla e le incombenze domestiche pesano ancora in buona parte sulle donne. Perché una donna che riesce a lavorare in questi tempi di lavori precari e che riesce a mantenere il difficile equilibrio lavoro famiglia, dovrebbe rinunciare alle proprie aspirazioni perché è difficile se non quasi impossibile conciliare i due ruoli? Questa è ormai una domanda stantia, ma ce la dobbiamo ancora porre se c’è chi scrive che quello che conta è la qualità e che mamma è bello anche a costo di rinunciare al lavoro. E’ un autoinganno imposto da una società sempre più maschilista che vorrebbe portare indietro il tempo a quando la donna poteva aspirare a fare la casalinga e la mamma e il lavoro veniva messo in secondo piano, la carriera poi era una parolaccia. Stiamo regredendo inesorabilmente a prima delle conquiste delle tenaci lotte femministe delle nostre nonne! Tra poco chiederemo che ci venga tolto il diritto di voto perché ci distrae dai nostri impegni familiari? Eppure oggi le donne sono molto agguerrite e preparate e sanno portare avanti famiglia e carriera in modo eccellente anche a costo di grandi sacrifici. Ma non basta, la società le vorrebbe ancora asservite al loro ruolo principale, la gioia della maternità prima di tutto e il resto lasciamolo agli uomini che non sentono la gioia della paternità e non devono preoccuparsi dell’orologio biologico che corre e possono competere e darsi da fare “fuori”, nel mondo che conta! Un pericoloso autoinganno che ci fa regredire.

21 commenti su “La qualità va bene ma non basta”

  1. Purtroppo, la qualità, da sola, non sempre garantisce la certezza di potersi affermare. Ci vuole il giusto carattere.
    Come è pure vero che chi si afferma non sempre debba possedere le giuste qualità.
    Questo vale, in genere, per la donna come per l’uomo.
    Ma la donna ha molti scogli in più da superare: retaggio storico di una societa strutturata a modello e a vantaggio dell’uomo, da cui derivano, sottomissione inculcata, ambiente ostile, pregiuduzi, diffidenze, suddivisioni surrettizie dei ruoli, etc. Certo, giocano anche condizioni naturali di oggettivo impedimento, che nella società moderna si vanno attenuando.
    Ecco che per superare tali difficoltà non basta il merito, ma occorrerebbe stravolgere la mentalità discriminatoria tuttora esistente.

    Risposta
    eh già! Ma come?

  2. L’accusa arriva sia da uomini sia da donne: una femmina troppo assertiva e determinata, che non desidera diventare madre oppure, se è madre, non si definisce solo in quel ruolo è in grave pericolo. Rischia di perdere la femminilità, di mascolinizzarsi, di essere meno donna.
    Se non ami pulire la casa, comprare scarpe e trucchi, se ti interessano la matematica, la chimica e la politica internazionale rischi di perdere te stessa. Oramai sono “maschie”, perché hanno scelto qualcosa di diverso da ciò che pare essere ancora oggi il loro destino. Un’espressione che fa il paio con quella di “maschi-femmina” creata in modo geniale da Massimo Gramellini per definire gli uomini che non si identificano con l’immagine dell’uomo rude, interessato a soldi, sesso e potere e anaffettivo con i figli, dunque “meno maschio”.
    E se davvero si fosse più felici facendo solo le madri e occupandosi dei figli? Se fosse davvero una missione, in grado di cambiare la società? Ma proviamo a ricordare le nostre nonne e bisnonne che erano madri H24. Le ricordiamo con il sorriso che solo una nonna può avere. Oggi le donne in carriera non hanno tempo per essere madri o lo diventano dopo 40 anni grazie all’inseminazione artificiale. Ma sono e saranno madri anaffettive ora e poi nonne anaffettive che faranno cambiare il pannolino alla babysitter con un senso di soffocamento, di vuoto, di incompletezza, un’insoddisfazione nell’ identificarsi unicamente nel ruolo di madri.
    Avete mai visto una top manager sorridere? Immaginiamo invece la nostra nonnina Maria che si dedicava alla casa, ai figli, al marito, alla cucina e aveva anche il tempo per le public relations con la signora Giuseppina. Erano sempre sorridenti e allegre le nostre nonne. Ora le donne in carriera nel fine settimana che non lavorano sono disperate, vuote, annoiate, prigioniere della routine domestica. E tristi!

    Risposta
    c’è da farsi venire la pelle d’oca a leggere : “Se non ami pulire la casa, comprare scarpe e trucchi, se ti interessano la matematica, la chimica e la politica internazionale rischi di perdere te stessa. Oramai sono “maschie”, perché hanno scelto qualcosa di diverso da ciò che pare essere ancora oggi il loro destino”
    mi domando se ho capito bene!” Non commento. Constato, purtroppo, quanto questa mentalità sia ancora incistata nella società “moderna”.
    Dico solo che il mondo nel frattempo è cambiato e le nostre nonne lavoravano eccome in casa e anche fuori e non erano quel quadretto romantico che lei descrive. Ma donne che hanno dovuto subire le guerre e portare aventi la famiglia da sole perché vedove o coi mariti in guerra. O nel primo dopoguerra col paese devastato e gli uomini decimati a tirarsi su le maniche a raccogliere macerie!
    Le donne manager sono un piccolissima percentuale delle donne che hanno la fortuna di lavorare. In massima parte hanno bisogno di lavorare per mandare avanti la famiglia perché uno stipendio non basta e a volte non c’è né un altro. E le donne che si possono permettere quell’idilliaco quadretto che lei fa della “femmina” che ama i trucchi e stare a casa a fare figli sono davvero poche e se lo fanno volentieri nessuno gli dice di uscire a trovarsi un lavoro da manager o da saltafossi per lungo!
    E comunque anche con professioni di ogni genere ci sono donne che assolvono bene tutti i compiti e se vogliono farlo devono poterlo fare senza subire discriminazioni o critiche del tenore di questo commento.
    E le donne che cascano in questo tranello sono persone senza capacità di distinguere la verità dalla finzione ipocrita e manipolatrice, questo si che è grave.

    • Gent.ma sig. Maria Grazia, ho letto il suo ultimo intervento (pubblicato anche sul blog “Italians”) «La qualità va bene ma non basta».
      Concordo sul fatto che le donne trovino molte difficoltà ancora oggi a conciliare il lavoro con gli impegni domestici e gli uomini aiutino poco o nulla.
      Ma ho trovato davvero struggente l’intervento di Federico BP.
      Ha detto tre cose inconfutabili:
      1) Molte donne hanno paura di non essere “à la page” se restano a casa ad accudire i bimbi;
      2) Oramai sono “maschie”, perché hanno scelto di stravolgere la loro essenza pur di emulare il maschio di potere (e di converso, molti uomini non si identificano con l’immagine dell’uomo rude anaffettivo con i figli, dunque “meno maschio”);
      3) Innegabile che le nostre nonne e bisnonne che erano operative H24 e le ricordiamo sempre con un sorriso smagliante pronte a ricoprire di coccole il/la nipotina;
      Tutto ciò è innegabile.
      Non sto certo dicendo –prima di sollevare la sua ira funesta! – che le donne debbano stare a casa.
      Semplicemente che dovrebbero evitare di emulare il maschio e riappropriarsi delle qualità che le rendono speciali: la femminilità, la dolcezza, la sensualità che ormai (come ha già detto anche Gramellini) avete perduto.
      Non ne abbia a male se le cito alcuni versi di una splendida canzone di Roberto Vecchioni del 1992: “Voglio una donna-donna”.
      E tutto possiamo dire a Vecchioni ma non che sia ottuso conservatore maschilista!
      «Che la piantasse un po’ di andarsene in giro […] La voglio come Biancaneve coi sette nani […] Voglio una donna “donna” con la gonna […] Prendila te quella col cervello / che s’innamori di te quella che fa carriera e la barricadiera / mi basta che non legga Freud […] Prendila te la signorina Rambo […] Tenera come un muro». Mi dica se non ha descritto perfettamente la donna in carriera. Concludendo poi amaramente che in questo modo la donna diventa «Str***a come un uomo, sola come un uomo». Ecco, anche io amo le donne-donne con le gonne.
      E infine le faccio un esempio che una donna può fare carriera (ad altissimi livelli!) ed essere una splendida madre: Amy Coney Barrett, è una giudice di Corte Federale d’Appello negli Stati Uniti. A 48 anni, è il più giovane alto magistrato del principale organismo giudiziario e costituzionale americano. E nonostante sia riuscita a scalare (per le sue qualità!) la faticosa scalata al successo ha sette figli, di cui due adottati da Haiti ed un figlio afflitto dalla sindrome di Down. Ecco un esempio di donna-madre-in carriera dolce, sorridente e affettuosa con i figli!

      Risposta
      lei però si contraddice, prima copia i versi della canzone di Vecchioni che vuole una donna “Biancaneve” ( e lui è un settenano)?, poi però dice che la giudice antiabortista e grande fan di Trump Coney Barret non solo ha scalato il massimo per una donna ma ha pure sette figli ed è donna madre in carriera dolce e sorridente…e allora? Le donne in carriera sono “stronze come un uomo” (sempre Vecchioni) o dolci e sorridenti come Coney Barret? Si metta d’accordo con se stesso.
      Per quanto riguarda le opinioni di Federico BP che trova “inconfutabili”, si tratta di sua opinione io non commento.
      Poi, cosa ne direbbe se per esempio Fiorella Mannoia cantasse “Voglio un uomo con la gonna”? A parte che a me non dispiacerebbe, trovo che Sean Connery col kilt stesse divinamente.
      Altri esempi (oltre a quello che cita) di donne madri eccellenti e dolci che hanno fatto “carriera” : Meloni e Boldrini e ne avrei anche altre. Devono mettersi la gonna anche loro o possono qualche volta indossare i pantaloni?
      Decidete forse lei e Vecchioni ( o eventuali amici) che cosa devono indossare le donne per non essere definite “stronze come un uomo”?

      • Nessuna contraddizione! Ho citato Amy Coney Barrett proprio perché è diventata il più giovane alto magistrato del principale organismo giudiziario e costituzionale americano senza però sacrificare la sua famiglia. Le dirò di più: proprio il fatto che la nomina alla Corte Federale è recente, i suoi sette figli (proprio come i nanetti di Whitesnow… vede che tutto torna?) sono antecedenti! Quindi prima si è dedicata alla famiglia, poi alla carriera. Quindi è una conferma a ciò che io intendevo.
        Nessuna contraddizione quindi!
        Gli esempi di Giorgia Meloni e Laura Boldrini confermano la mia posizione: la Meloni a 39 anni divenne madre di Ginevra, ma aveva già ricoperto incarichi politici prestigiosi e Laura Boldrini diventa madre a 36 anni. Entrambe quindi hanno messo prima la carriera alla costruzione della famiglia.
        Semplice, no?

        P.S. Il kilt scozzese di Sean Connery è considerato un abbigliamento tipico dove il tartan è tipico del clan della famiglia di appartenenza (ma non è considerato ovviamente come una gonna!)
        Risposta
        quindi ammette che si può essere donne determinate e con grandi carriere e anche madri dolci e non delle “stronze come un uomo”? Prendo atto che ora lei smentisce quanto da lei stesso sostenuto. Bene cosi, ma si chiama contraddirsi.

        • Mi permetta se insisto: il caso da me citato, il giudice Amy Coney Barrett ha messo nella sua gerarchia di valori prima la famiglia e poi la carriera.
          Questo infatti si evince in modo chiaro dal fatto che quando è stata nominata giudice federale aveva già sette figli.
          I casi da lei citati hanno invece messo avanti prima la carriera, poi quando avevano raggiunto un certo livello di notorietà -da over 36- son diventati madri.
          Ecco il punto. Quindi mi permetta di dire che non vedo nessuna contraddizione!

          Risposta
          Insista pure ma lei cade ancora in contraddizione evidente e fa di più ancora lodando la giudice trumpiana che avrebbe fatto carriera dopo aver fatto sette figli come se si arrivasse a certi risultati così: prima faccio sette figli e solo poi divento giudice federale…prendiamo esempio donne da questo fenomeno! Quindi non è “stronza come un uomo” (Vecchioni docet)ma un mamma dolce mamma che prima mette in fila sette marmocchi e solo poi pensa alla carriera. I casi citati da me, on the contrary, (guarda il caso) prima hanno “cercato” la notorietà…e solo poi, alla “veneranda” età di 36 anni, da vere calcolatrici, si sono finalmente decise a diventare madri!
          Si permetta, ma io ne vedo più di una contraddizione.

  3. Il diverso orologio biologico non è colpa delle donne, ma della natura (o di Dio per chi crede)! La società le vorrebbe asservite… Ma la società è composta in maggioranza da donne. Come mai non sapete farvi valere? Non è che magari ci sono dei limiti biologici?
    Lo so, questa è una domanda che attira fulmini. E allora ne farò altre, più leggere.
    Tipo perché gli spogliarelli sono fatti dalle donne per gli uomini e non viceversa?
    Oppure: perché il famoso balletto delle Blue Bells è composta da belle ragazze e nessuno pensa che dovrebbe essere composto da bei maschi?
    Così, per dibattere…

  4. Promemoria

    Le offese, le ingiurie sono tutte registrate sia sulla mia mail che sul mio blog e se continueranno partiranno querele.
    Inoltre ricordo a chi mi legge e commenta che censuro o taglio o cancello tutto quello che non mi va di pubblicare inutile chiedere spiegazioni e protestare.

  5. Luigi non ha mai visto uno spettacolo dei Centocelle’s Nightmares—:-))
    Poi se vuole gli spiego le differenze tra le varie stimolazioni e la loro specificità per sesso. In ogni caso se fossi gay le Bluebells ti direbbero poco.

    Risosta
    “se vuole le spiego”…beh non so se Luigi chiedesse spiegazioni, ma forse il suo commento era solo lievemente provocatorio. Parla di “limiti biologici” per le donne e chiede come mai essendo “maggioranza” non sappiamo farci valere…e in quanto al resto, tutti sappiamo benissimo che esistono certi spettacoli anche per le donne ma trovo che questo sia un argomento che porterebbe il dibattito oltre il confine della qualità.

  6. Gli spogliarelli maschili sono solo scialbe imitazioni di nessun conto, dovrebbe essere evidente. Quante alle provocazioni non sono affatto tali, sono solo considerazioni sulel quali si potrebbe ragionare.

    Risposta
    ok prendo atto che non sono provocazione le credo. Ma è lei a scrivere Questo: “Lo so, questa è una domanda che attira fulmini”.
    Ma, visto che insiste le dirò che personalmente trovo deprimenti gli uni e gli altri, ma se un uomo o una donna vuole frequentare certi ambienti o vuole spogliarsi in pubblico per mestiere io certo non ho obiezioni di nessun genere.Anzi non me ne può importare di meno. Da tempo ci sono ballerine e ballerini, sia uomini che donne si esibiscono in striptease, da tempo, la parità in quel campo c’è senza limitazioni biologiche.
    Ma e con ciò? In quanto al fatto che siamo in maggioranza e dovremmo pretendere di non essere discriminate…già lo facciamo e da tempo immemore, ma il fatto che lo siamo nonostante tutto, non significa che dobbiamo andare armate e a viso coperto a prenderci i posti di “comando” o anche solo i posti. Non crede?
    Ma non capisco perché dovrebbero essere “scialbe imitazioni” Solo perché a lei non piacciono gli uomini? Lo lasci decidere alle donne, sono certa che ci siano tante che li apprezzano.

  7. Ricordo che qui non si offende e le offese o le critiche offensive anche se celate dietro giri di parole, verranno cestinate. Vale sia per gli uomini che per le donne, qui non si fanno differenze.
    E se qualcuno insiste per voler tornare a scrivere qui dopo avermi offeso, può farlo, ma se non offende ancora e se si scusa sentitamente e sinceramente. E rimane sempre però nella mia discrezione accettare o meno le scuse.
    Astenersi perditempo o difensori di cause perse per conto terzi.

  8. E’ sempre stato il corpo femminile il simbolo della bellezza e dell’attrazione erotica. E lo streap tease ne è sempre stato un simbolo. Un maschio, dopo avere visto un milione di nudi femminili, sarà comunque interessato a guardare anche il milionesimo e uno.
    Per le donne credo sia psicologicamente diverso e i gridolini di quelle che vanno a vedere certi spettacolini di streap maschili sono cose di nicchia. Io citavo anche i balletti delle Blue Bells. Tutte belle ragazze, mai uomini, un motivo ci sarà. Penso anche alla rivista Play Boy, come sappiamo piena di belle fanciulle senza veli. Grande successo. Era stata lanciata una sua versione per donne, col titolo Play Girl, maschi nudi, un fallimento. Anche qui un motivo ci sarà.
    Le diverse biologie e psicologie non sono una invenzione maschilista.
    Ma questo non toglie che le donne abbiano diritto alla libertà delle scelte per la propria vita. Sono due discorsi diversi, ma i collegamenti ci sono.

  9. Ci sono molti modi di colpevolizzare una donna che vuole emanciparsi dalla condizione in cui l’uomo l’ha collocata (“collocata”, proprio come si fa con un oggetto).
    Alcuni, fra i più triti, sono quelli elencati da Vincenzo M.
    “paura di non essere “à la page”, voglia di “emulare l’uomo”, “nostalgia delle nonne lavoratrici indefesse con sorriso smagliante”.
    Non lo sfiora nemmeno che una donna possa semplicemente scegliere un lavoro ritenuto per uomini, per il semplice fatto che gli piaccia, lo trovino gratificante, sia perfettamente in grado di svolgerlo, etc.? Semplicemente perché non è vero che sono “lavori per uomini”?
    E poi come si fa a citare Vecchioni con quelle canzone che maschera un maschilismo all’ennesima potenza, fin dal titolo? “Voglio una donna-donna” : che possa essere lei a non volerlo non lo sfiora neppure nell’anticamera del cervello.
    Una serie di intimidazioni («Che la piantasse un po’ di andarsene in giro”, “Prendila te quella col cervello”,, “che non legga Freud”), perché avere cervello, acculturarsi, amare la libertà, sono doti e aspirazioni positive se appartengono all’uomo, ridicole se -giammai!- li debba possedere una donna.
    E infine quel modo gesuita di darle la parità con l’uomo: nelle stronzaggine.

    • Leggere che la canzone di Vecchioni «maschera un maschilismo all’ennesima potenza fin dal titolo» fa già ridere così.
      Stiamo parlando di uno degli autori che ha manifestato maggiormente nelle sue canzoni l’esaltazione della condizione della donna. Tutto si può dire meno che Vecchioni sia ideologicamente maschilista. A meno che non si vogliano interpretare quelle parole superficialmente!
      Un autore che ha creato con sua moglie un recital intitolato «La forza delle donne» che prende le mosse dal romanzo di sua moglie Daria Colombo “Alla nostra età, con la nostra bellezza” dove si mette in evidenza che «anche nella sua normalità, una donna è sempre straordinaria ».
      La moglie, Daria Colombo per saperlo, è una giornalista, scrittrice ed attivista politica che pur considerando il suo impegno di moglie e di madre fondamentali nella sua vita, questo non le impedì di collaborare con varie case discografiche, in qualità di art director). Accusarlo di maschilismo quindi fa ridere.
      Stiamo parlando di un artista che a Sanremo nel 2011 portò un’ispiratissima «Chiamami ancora amore».
      Ma è Vecchioni stesso che affermò in un’intervista «Quando cantavo “Voglio una donna con la gonna” molti non capivano che si trattava di una provocazione. Il senso di quella canzone – spiegava- era nel finale in cui dicevo che una donna deve rimanere tale e non scimmiottare i maschi. La cosa peggiore è dover imitare un uomo per poter essere qualcuno. Loro hanno sempre una marcia in più, non lo dico per piaggeria. Nella mia vita – concludeva il prof. Vecchioni – ho imparato di più da una donna che da mille uomini».

      Risposta
      peccato che lei lo usi e lo citi solo per affermare che le donne in carriera sono “stronze come un uomo”, cioè cita una canzone che fa di queste “provocazioni che Vecchioni stesso spiega essere provocazioni, per affermare i suoi principi, ma poi lo difende nella sua qualità di “femminista convinto”.
      Contraddizione continua. In lei e anche in Vecchioni ma ad un poeta qualcosa si può perdonare. Ripeto: qualcosa.

  10. Streap tease, Playboy etc sono tutte invenzione dei maschi fatte per loro uso e consumo.
    Gli stessi che non accettano Playgirl e il nudo maschile perché temono il confronto.

  11. Inavvertitamente Omnibus conferma proprio che le donne vogliono emulare i maschi. Anche dal punto di vista grammaticale visto che scrive «Non lo sfiora nemmeno che una donna possa semplicemente scegliere un lavoro ritenuto per uomini, per il semplice fatto che GLI piaccia». Eh sì car* Omnibus, il pronome riferito ad una donna è LE!

    Risposta
    che spiritoso, si attacca ai refusi per auto confermare le sue tesi. E lei allora? Con il suo “car”? manca la o, o la a? ah già c’é l’* “chiarificatore”… Cosa sarebbe un lapsus anche il suo?
    Se ci attacchiamo anche ai refusi mi sa che la qualità sta inesorabilmente scadendo.

  12. l’asterisco “*” era una provocazione visto che non so se dietro Omnibus si celi un signore o una signora.
    Se poi manca l’ironia mi sa che la qualità sta inesorabilmente scadendo.
    P.S. Che strano… la missiva di Omnibus è l’unica a cui non ha affibbiato una risposta.

    Risposta
    Allora non faccia altre provocazioni, lei non fa altro. Inoltre si limiti al tema e non faccia insinuazioni gratuite sul sesso dei partecipanti.
    Chi frequenta questo blog da tempo lo sa che Omnibus è un uomo mentre lei, appena entrato, insinua che dietro al nick potrebbe anche esserci una donna…è lei che sta portando in basso, molto in basso la qualità di questo blog. La smetta e se vuole continuare a partecipare non faccia basse insinuazioni e la vedrà risalire.

    PS: Francesco Forte (per esempio) sarebbe già sufficiente, in minuscolo magari. Non darebbe comunque adito a dubbi sulla sua mascolinità.

  13. Scusate, ma assisto ad un dibattito lunare come ad un incontro di tennis tra giocatori con racchette senza corde. Io credo che l’emancipazione ( odio questa parola) delle donne sia un fatto incontestabile e che cresca in maniera continua. E’ un processo lungo che deve dissaldare posizioni ed atteggiamenti vecchi di secoli, e dei quali , francamente, é ingiusto darne la paternità agli uomini. Per secoli e secoli gli uomini hanno fatto certe cose e le donne altre. Dante ha scritto la Divina Commedia, ma Beatrice lo ha ispirato. Forse senza una, non ci sarebbe stata l’altra. E’ da poco più di un secolo che le donne votano. Quello per me é stato l’inizio di tutto. Da allora la marcia delle donne é stata inarrestabile. Io ho servito la mia Patria come ufficiale di complemento della Folgore. Allora le uniche donne in caserma erano sui calendari nelle camerate. Oggi , nello stesso reparto in cui ho servito io, ci sono donne ufficiali, donne che si lanciano dagli aerei, donne piloti di elicotteri , donne che hanno servito in Somalia ed Afghanistan. Qualcuno dice: ma ci sono meno donne CEO! Vero, ma semplicemente perché se un’Azienda deve selezionare un CEO ha una serbatoio di candidati maschi più ampio di quello delle donne. Discriminazione? No. Il numero di donne che accedono all’Università negli ultimi decenni é aumentato esponenzialmente ma ancora oggi la maggioranza non si rivolge alle facoltà che più tirano ( ingegneria, chimica industriale, etc.) ma scelgono facoltà che hanno meno domanda.Quante donne diventano ” Dottoresse in scienza della Comunicazione”? Tante . Ma quella laurea truffa é l’anticamer della disoccupaione o della mansione di fotocopitrice. Complotto maschilista ? No , semplice evoluzione che richiede i suoi tempi. ed é in difficoltà di fronte ad un progresso così tumultuoso. Quante ragazze vanno ad un istituto tecnico che sforna saldatori od operai specializzati ? Tempo al tempo.
    In conclusione non credo che ci sia una discriminazione uomo- donna. A mio avviso c’é una grave discriminazione donna- donna con figli. Rimedi ? Aldi là delle chiacchere inutili tra maschietti fanatici di sport car e di procaci slave , da un lato, e femministe da curva sud dall’altro, una misura ci sarebbe : una scuola che accoglie i bambini in un nido a partire dall’anno e che garantisca la piena occupazione degli studenti , fino alla terza media, dalle 8 di mattina fino alle 18. Obiezione: ma il costo é immenso. Risposta: certo ma il ritorno sull’investimento é incalcolabile e soprattutto si restituirebbe alle donne quanto gli è stato rubato : il loro tempo. Se poi una donna è miliardaria o ha come unica legittima e lodevole ambizione quella di fare la mamma, buon per lei e per i suoi figli. Il combinato disposto di una scuola eccellente e di una madre disponibile creerà cittadini impeccabili. Certo che se una Ministra dell’Istruzione ( donna!) invece di ipotizzare soluzioni per le donne getta nel gabinetto mezzo miliardo in banchi che andranno a marcire in un magazzino, magari bisognerà un po’ rivedere le responsabilità dei maschietti prima di abbaiare alla luna sulla tendenza maschile a schiavizzare le donne. Sono pronto a finire nel cestino della carta straccia con un tuffo carpiato rovesciato.

    Risposta
    qui non si abbaia, non siamo in un canile. Ma le responsabilità dei “maschietti” (soprattutto in politica ma anche altrove), in molti casi, rimangono intatte anche se la sua analisi in alcuni punti è condivisibile. Quella sull’aiuto alle madri, per esempio. Ma le donne non chiedono solo di fare la pilota o l’ingegnere spaziale, chiedono di non venire discriminate e questo succede in tanti campi ma soprattutto quando si parla di lavoro e non solo di carriere manageriali ma di lavoro nel suo complesso.

  14. Mi permetta sig.ra Gazzatto, ma non mi pare difficile capire che il signor Vincenzo M. le sta spiegando che il giudice federale ha dato maggior spazio a crearsi prima una famiglia. Capisco anche che ai suoi occhi il fatto che la signora Barrett sia stata nominata dal “Baubau” Trump sia una macchia incancellabile. Ma resta il fatto che ha messo prima la famiglia e poi il lavoro non rinunciando quindi alla sua femmininilità.
    Cordialmente
    ALICE

    Risposta

    Vincenzo mi starebbe “spiegando” che cosa? Che Amy Coney è una madre meravigliosa che ha fatto prima cinque figli adottati 2 allevati sette e solo dopo ha fatto carriera?
    E evidente che a lei risulta difficile capire che questa è una fiaba. E che la giudice Barret sarà anche una donna splendida e piena di buone qualità, ma ha conciliato la sua attività di insegnante e giudice della Corte d’Appello e varie altre attività legate alla sua pratica religiosa (è un’integralista cattolica). per cui tanto di cappello ma la storiella che avrebbe fatto tutto DOPO aver dato alla luce e curato e allevato i pargoli è risibile. Raccontatela a chi volete voi ma non a me.
    Ma la giudice Barret è anche una convinta anti abortista e sposta molto a destra la Suprema Corte e tengo a precisare che Trump l’ha nominata solo 35 giorni prima delle elezioni quando sarebbe stato corretto aspettare di fare la nomina dopo le elezioni. (Anche per rispettare le ultime volontà della giudice deceduta che ha lasciato il posto alla Barret).
    “Amy Coney Barrett is an American attorney, jurist, and academic who serves as a circuit judge on the United States Court of Appeals for the Seventh Circuit. Before and while serving on the federal bench, she has been a professor of law at Notre Dame Law School, where she has taught civil procedure, constitutional law, and statutory interpretation. She is a textualist and an originalist.[42][40][43] She had been on Trump’s list of potential Supreme Court nominees since soon after her 2017 Seventh Circuit bench confirmation hearing.[44]”
    Quindi ricapitolando una integralista cattolica, antiabortista anti Lgbt, favorevole alle armi, sfavorevole all’immigrazione, nessuna meraviglia se Trump l’ha voluta alla Corte Suprema. E Trump è notoriamente un grande sostenitore della parità di diritti e esaltatore delle virtù femminili, sotto ogni aspetto.
    Ma la fiaba della madre presente H24 dolce e sorridente che ha prima fatto la madre a tempo pieno e solo dopo la giudice della corte suprema è, ripeto, risibile per non dire altro. Ciò non toglie che Amy Coney Barret sia una donna che si sia data molto da fare per la sua carriera e che sia una buona madre non ho dubbi anche se con tutta probabilità sarà stata molto aiutata nella conduzione di una simile grande famiglia. E il fatto che sia americana deve aver contato sicuramente nella sua affermazione e carriera come nella sua “carriera” in ambito familiare. E questo non fa che confermare che le donne non hanno nulla da invidiare agli uomini in competenza e determinazione, anzi, hanno in certi casi fanno “miracoli”, ma ciò non toglie che Amy Coney oltre ai meriti personali indiscutibili sia stata molto facilitata dall’ambiente e dalle condizioni generali.
    Ma ho molti dubbi su come condurrà il suo ruolo di giudice della Corte Suprema e non la penso come lei su tutto quanto afferma. Almeno di quello che è dato conoscere.

    • Amo Coney Barret è una integralista cattolica, antiabortista anti Lgbt, favorevole alle armi, sfavorevole all’immigrazione. Ma sono certo che abbia anche dei difetti.
      Risposta
      certo, tutti quelli che elenca.

  15. “una donna deve rimanere tale e non scimmiottare i maschi.”

    Signor Vincenzo, rida rida che la mamma ha fatto gli gnocchi.
    E quella frase, che lei e Vecchioni ripetete, la tipica frase dei maschilisti, usata per scoraggiare una donna nel fare quei lavori e svolgere quelle attività che si vorrebbero esclusiva degli uomini,
    Vecchioni sarà pure un campione della parità di genere, ma non lo è nella canzone citata.

  16. Signor FFFF per me lei potrebbe essere maschio, femmina, transgender, o altro, che importa? E, quale sarebbe la provocazione?
    In merito a “gli”, anche se il soggetto è “la donna” al singolare, è chiaro che avessi in mente “le donne” al plurale (infatti di seguito ho usato il plurale “lo trovino gratificante”, per poi ritornare al singolare, “sia perfettamente in grado”.
    Insomma -non per giustificarmi- ma ho scritto di getto senza rileggere, capita.
    In tal caso quel “gli”, riferito a donne al plurale, non è poi tanto sbagliato
    Gli, pronome.
    1.a lui, ad esso (con il complemento di termine)
    È in difficoltà: gli darò una mano
    2.a loro, ad essi, ad esse
    Sono simpatiche. Gli andrà di fare amicizia?
    Quest’ultimo uso, nel linguaggio informale, come spesso accade in un blog.
    https://it.wiktionary.org/wiki/gli

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