Forza Rosy

Finalmente una donna parla di palese discriminazione! Rosy Bindi si è decisa a togliersi qualche sassolone dalle scarpe.

Ha detto in un’intervista, che è ora che le donne del Pd prendano in mano il partito. Detto da lei che ne è stata presidente mi pare che abbia un certo peso.

Ecco una frase: “Gli uomini sanno costruire catene di solidarietà maschile, le donne non hanno ancora imparato a farlo, non hanno imparato a difendersi e a promuoversi reciprocamente”

Ha ragione è vero, gli uomini sanno solidarizzare e aiutarsi reciprocamente in molti campi. Basti vedere come Trump sia riuscito, grazie agli uomini del suo partito ad uscire quasi indenne da ben due impeachment. Ci saranno anche state donne in mezzo ai repubblicani ma gli uomini sono senz’altro in maggioranza. E per questo vincono.

Ma non è giusto. La maggioranza non solo non ha sempre ragione ma ha più spesso torto e vince con la prepotenza dei numeri.

Non discuto le scelte di Draghi, ci sarà tempo e modo di farlo, ora mi sembra prematuro, noto soltanto che le donne sono state ancora una volta penalizzate e messe a margine.

Certo la professoressa Marta Cartabia si dimostrerà una scelta eccellente, almeno lo spero, ma e poi? Quasi tutte le altre “senza portafoglio”!

Eh, già vuoi dare il “tesoro” alle donne? Se lo spenderebbero in rossetto, direbbero i bene informati.

Pensare ad Elsa Fornero, lo riconosco sarebbe stato azzardato, ma quante altre brave economiste ci sono in Italia? Eppure, ancora una volta, abbiamo un uomo all’Economia. Senza nulla togliere al neo ministro, per carità, è solo una constatazione di fatto. Vogliamo fare “esperimenti” proprio adesso?

E allora, bene fa Rosy Bindi a prendere finalmente la parola e a dire che le donne nei partiti sono ancora troppo sottomesse ai capi.

Forza “ragazze”, tirate fuori la grinta e fatevi valere. E’ veramente ora di finirla con questa supremazia maschile in politica e altrove.

Giorgia Meloni ha “tirato la prima pietra” dicendo un sonoro no a Draghi, ora aspettiamo che altre si facciano avanti, non saranno tutte “senza peccato” ma perché, gli uomini che ci governano in maggioranza da sempre, lo sono sempre tutti?

28 commenti su “Forza Rosy”

  1. Poche donne, appena otto e solo una ad un ministero “pesante”. il Pd addirittura non le ha neppure proposte, di bene in meglio.
    La Bindi, nell’evidenziare le responsabilità degli uomini, aggiunge però che la donne non sono sufficientemente capaci di emanciparsi, ossia per le donne, non basta il merito, ci vuole qualcosa in più, ci vuole grinta,
    Certo in genere per affermarsi ci vuole grinta, quella fisiologica della competizione, ma le donne devono averne di più, anche quella per superare un ambiente ostile. Ed è questo “in più” che dovrebbe essere azzerato. e che è tra la cause, specie in Italia, dello stato di subordinazione della donna.

    Ciò detto, vorrei mettere in evidenza un altra penalizzazione, che salta all’occhio nella composizione dei questo governo, quella che riguarda il Mezzogiorno: dei 23 ministri, ben 18 sono nativi del Nord (9 lombardi, 4 veneti, 5 di altre regioni del Nord), solo 4 sono nativi delle regioni meridionali.
    Certo, Draghi è una grande personalità e fino a prova contraria ho fiducia anche nella sua azione di governo. però non sono poche le perplessità e i timori che da più parti vengono espressi.
    Risposta
    Non ha detto che le donne non sono capaci di emanciparsi ma che ancora oggi si lasciano sottomettere dal capo. Per le donne il merito non basta mai, non è mai bastato, devono sempre dimostrare di tutto e di più, coraggio, determinazione, grinta e poi sperare che il capo non voglia tenersi tutto per sé. Le più giovani sono meno abituate a ribellarsi perché cullate dalla falsa prospettiva che il femminismo abbia spianato loro la strada e che non ci sia più bisogno di lottare. E che gli uomini rispettino le faticose conquiste delle donne e si adeguino a canoni di parità e eguaglianza tra i generi.
    Invece non lo fanno. Se ne infischiano. Le donne devono saltare muri altissimi e rompere soffitti di amianto e non sempre ce la fanno. L’ambiente ostile, come giustamente lo chiami, non è facile da abbattere perché è proprio quello che alza muri davanti alle competenze e alla grinta delle donne, alla loro capacità che non è mai abbastanza considerata ma più spesso svilita e ignorata- Ed è proprio per questo che abbiamo questi risultati e non perché le donne non sanno lottare.
    Bindi ha lottato molto nella sua vita. Ora vorrebbe che le colleghe più giovani dimostrassero la stessa sua grinta. Ma perché le donne devono sempre strappare con le unghie e i denti quello che sarebbe normale ottenere in una società che non le discrimina? Dovrebbe chiederselo anche lei che cosa è andato storto in tutti questi anni passati dalle lotte femministe fino ad oggi in cui si crede che i successi ottenuti siano scontati. Niente è scontato ma non basta che le donne ci mettano grinta che pure hanno, serve che si smonti un sistema in cui anche le donne sono colpevoli di permettere di essere ignorate o calpestate nei propri diritti e aspirazioni ma ciò non toglie che subiscano ingiustizie.
    Quella di Bindi non è solo un’esortazione alle donne di essere meno sottomesse ma è anche un’ammissione di sconfitta. Se siamo ancora qui significa che le donne si sono adattate a sottomettersi perché la lotta è diventata troppo dura e vivere in guerra continuamente è logorante. La “sottomissione” fa parte del grande inganno che ha indotto a pensare che bastasse essere ammesse alle stanze del comando per sentirsi soddisfatte. E l’inganno è sempre più evidente e non sono le donne ad averlo ordito e portato avanti. Loro ne sono come sempre le vittime e non si può anche pretendere che le vittime siano considerate colpevoli perché cosi il maschilismo continuerà la sua corsa a tutto svantaggio di una società forte, giusta ed equilibrata.
    In quanto ai ministri “nativi del nord”, beh dovremmo fare delle statistiche per vedere nei precedenti quanti erano del nord. Mi sa molto pochi. Ma questa, francamente, mi pare che sia una valutazione che esula dal tema della discriminazione femminile.

  2. Non esula, in quanto discriminazioni, hanno molto in comune.
    La grossa cifra che l’Europa ha destinati all’Italia, tiene conto di un Mezzogiorno arretrato a cui occorrerebbe dare pari opportunità del resto d’Italia. Ossia per ridurre il gap, occorrono la infrastrutture, strade, linee ferrate, alta velocità, porti e non ultimo il Ponte sullo Stretto. Questo ci si aspetta dal governo per dare una svolta all’eterna questione meridionale.
    Spero che la scelta dei ministri non pregiudichi questa volontà che non è solo di noi meridionali, ma anche dell’Europa, ed è considerata da molti “conditio sine qua non” per il progresso dell’Italia tutta.

    Risposta
    Alessadro
    che il sud subisca discriminazioni non ci sono dubbi, ma se è per questo sono tali a volte anche per certe zone del nord, lo sono e lo sono state per secoli.
    Le donne vengono escluse dai ruoli apicali spesso e volentieri come in questo caso, ma trovo difficile credere che nella formazione del governo si sia scientemente pensato di mettere più persone del nord che del sud. E sarebbe interessante portare dati relativi ai governi precedenti, per fare certe affermazioni credo siano necessari i numeri. Potresti anche avere ragione ma credo sarebbe giusto prima dimostrarlo.

  3. Parlo da giovane donna. Sono fortemente contraria alle quote rose. Non siamo un numero. È la qualità che conta non la quantità.
    Si potrà riempire un vaso di pezzi di vetro colorati con un numero esattamente condiviso dal punto di vista cromatico. Poi si aggiunge un solo diamante.
    La parola chiave non è quantità ma qualità.
    È la competenza che conta.
    Noi donne non abbiamo capito che non dobbiamo inseguire la ribalta e competere con gli uomini. Dovremo renderci protagoniste di cambiamento coerentemente con la nostra sensibilità ed esperienza, altrimenti il rischio è quello di un’occupazione del potere che non solo non modifica le logiche, le pratiche e gli equilibri ma rischia di essere addirittura mortificante per la dignità delle donne stesse le quali sono in grado di creare contesti e relazioni, di vivere in modo totalizzante il loro impegno quando ne sono protagoniste attive, di conoscere e tenere insieme i vari ambiti della loro applicazione, non sono però capaci di rendere tutto ciò visibile e traducibile, di trasformare questo potenziale da ideologia a pratica politica.
    Un meccanismo basato su divisioni matematiche delle presenze in un governo o nei consigli comunali è mortificante!
    Guardate il nuovo governo: mettete su un piatto della bilancia Marta Maria Carla Cartabia ( costituzionalista, giurista, accademica) e sull’altro piatto metteteci Luigi Di Maio, Roberto Speranza, Dario Franceschini tutti insieme… Beh fate voi da che parte penderà la bilancia!

    Risposta
    Alice, anche a me le quote rosa fanno venire l’orticaria, ma è quanto di meglio la politica sia riuscita ad escogitare per cercare di colmare il vastissimo gap nella differenza di genere. E non c’è alcun dubbio che ci sia. E Bindi non parla di quote rosa che comunque da noi vengono tranquillamente sempre ignorate.
    Giusto che conta la qualità. Marta Cartabia vale certamente tre ministri, ma questo lo possiamo dire quando avremo i risultati delle sue politiche che credo e spero saranno eccellenti.
    Ma se non è una questione di numeri bisogna anche dire che non solo in politica, ma in quasi tutti i settori dove ci siano ruoli dirigenziali da ricoprire (ma anche no), le donne sono in netta minoranza. E non mi si venga a dire che lo sono perché non ce ne sono di brave, preparate, competenti, coraggiose, determinate. Il fatto è che i capi sono ancora tutti maschi e sono loro a decidere chi mettere nella propria squadra. E, in genere, ci mettono loro simili. E’ una costatazione non una banale critica.
    Un “solitario” ogni tanto non deve bastarci. Non si tratta di competere con gli uomini ma di avere la possibilità e l’opportunità di dimostrare tutte le nostre potenzialità. E non è scontato che dipenda solo da “noi”.

  4. Il precedente governo era formato al 90% da ministri del sud, compreso il capo.
    Per quanto riguarda le donne, conscio di guadagnarmi delle pernacchie, credo che cominci a stancare il continuo sentirsi dire che è colpa degli uomini, che gli uomini sono ingiusti, che sono maschilisti, che non lasciano spazio alle donne. Tutti vogliono occupare posti di prestigio e le donne gli strumenti per competere ce li hanno: istruzione, cervello, capacità e leggi che non impediscono di affermarsi. Se non lo hanno ancora fatto ci sarà qualche motivo che non è necessariamente dovuto all’ostruzione degli uomini. Forse è Rosy Bindi che sta proponendo l’ostruzione inversa. E Zingaretti, dicendo di proporre solo sottosegretari donne, di fatto certifica una discriminazione sessuale: magari c’era un uomo che meritava uno di quei posti.
    A me interessa veramente poco il rapporto fra uomini e donne al governo: fossero tutte donne e ci risolvessero i problemi sarei solo contento.

    Risposta
    Mauro, le cose stanno cosi:
    https://www.altalex.com/documents/news/2020/05/12/discriminazione-di-genere
    io capisco che lei sia stanco di sentir parlare di queste cose, sapesse io. Ma a lei il maschilismo fa il classico baffo perché non le tocca, l’art. 37 della Costituzione dice che le donne devono avere parità di lavoro e compenso e non devono essere discriminate in base al sesso. Purtroppo non è cosi. Le donne sono discriminate più di un tempo e con la pandemia ancora di più. Troppo facile sbuffare quando il problema non ci tocca. Ma lei, mi pare, ha una figlia. Non crede che rispettare la costituzione sarebbe buona cosa anche per lei? “”Fossero tutte donne al governo…ma in che film”? Ma se non siamo ancora mai riusciti a fare una donna premier o PdR. e non siamo neppure alle viste da lontano, e anche ministro è difficile, di che parliamo?

  5. Concordo totalmente con Alice che mostra di essere una donna intelligente e sapere andare oltre gli stereotipi che le vorrebbero equiparate agli uomini secondo il famigerato “uno-vale-una” (che anche in politica ha lasciato il tempo che trovava!).
    La competenza viene prima di tutto.
    Una mia prof di matematica del liceo amava dire che “l’idiozia è perfettamente trasversale dal punto di vista sessuale, religioso, ideologico e politico”.
    Non me ne importa di avere in un CdA in un’azienda cinque uomini e cinque donne di cui una è Amministratrice Delegata. Nella mia azienda vorrei dieci persone altamente competenti. E a capo vorrei una persona capace di gestire un’azienda. STOP. La divisione per genere è solo specchietti per allodole.
    __________
    Come vede non ho paura di scrivere nel suo blog.

    Risposta
    Federico,
    A lei non importa avere cinque donne e a capo vuole una persona competente…certo, scommetto però che se le proponessero di prendere una donna competente nel CdA della sua azienda lei risponderebbe” Una donna? ma quella poi fa i figli e ci rimane a casa tutto il tempo, no, no meglio maschi tutta la vita”…ed è quello che succede ma non solo per le dirigenti ma anche per le impiegate e operaie ancora oggi e più che mai, nel 2021, mentre la nostra costituzione dice che le discriminazioni di genere non si fanno e se non lo facesse lei lo fanno già in tanti, troppi…abbiamo tanta strada da fare ancora, altro che “idiozia trasversale”…e in quanto allo specchietto non so che allodole prenda anche gli specchietti sono maschilisti.
    ————–
    vedo, ma non doveva magnificare il suo “grande presidente”? Qui si parla di altro, del presidente (ex) si parla sotto un titolo che non lo rappresenta per niente: Common sense, un po’ più sotto…coraggio.

    • Cara sig.ra Gazzato,
      ma dove la trova oggi una donna a capo di un consiglio di amministrazione che decida di anteporre la gioia di essere madre alla carriera?
      Uno dei motivi della denatalità è proprio questo.
      Le donne attendono di far carriera per la smania di competere con gli uomini per la scrivania più grande e quando la raggiungono… sono in menopausa. Game over!

      Risposta
      Alice, i motivi della denatalità sono tanti e complessi, la manager forse è l’unica che potrebbe figliare senza troppi problemi e forse è anche una delle poche che può farlo. Per le altre i problemi sono infiniti e la gioia di essere madre deve essere posposta a quando ci siano le condizioni per mantenerli in maniera adeguata, Cosa che in questo momento è sommamente difficile.

  6. Signora Alice, le quote rosa non servono per promuovere l’incompetenza, ci mancherebbe, ma per compensare appunto le discriminazioni di cui si sta parlando.
    Uomini e donne dovrebbero avere pari opportunità, ciò non significa voler imitare gli uomini e non togliere alle donne di estrinsecare le proprie potenzialità specifiche.

  7. Dire che il maschilismo mi fa un baffo non mi rende giustizia. Cerco solo di esprimere dove secondo me il maschilismo c’entra e dove no. Continuare a dire che è “colpa” degli uomini per la situazione femminile è un’implicita ammissione di subalternità e dipendenza, cosa che mi fa salire il colesterolo. Le donne non sono subalterne, hanno gli stessi diritti civili e le stesse capacità. A livello di legge qualcosa si può ancora fare per compensare alcune effettive diversità di ordine biologico. Ma credo che anche qui la colpa non sia tutta dei maschi, ma delle parti politiche che si preoccupano di tutte le minoranze possibili e non di un argomento che riguarda più della metà della popolazione.
    PS: il maschio dell’allodola credo sia sempre un’allodola.

    Risposta
    allora mi correggo, non è vero che le fa un baffo, ma lei non vorrebbe si dicesse sempre che il maschilismo è colpa degli uomini e che le donne hanno le loro colpe della situazione.
    Anch’io vorrei che il maschilismo non esistesse e che le donne avessero la possibilità di fare tutto quello che gli pare a prescindere da tutto. Ma, Mauro, santa Patata vergine e martire, come glielo devo dire che non è cosi? E che la politica se ne… diciamo, infischia abbastanza? Altrimenti di che parliamo?

  8. “sarebbe interessante portare dati relativi ai governi precedenti, per fare certe affermazioni credo siano necessari i numeri. Potresti anche avere ragione ma credo sarebbe giusto prima dimostrarlo.”(Mariagrazia)

    “Il precedente governo era formato al 90% da ministri del sud, compreso il capo.”(Mauro)

    Mi sono riferito chiaramente al neo governo Draghi:
    “vorrei mettere in evidenza un altra penalizzazione, che salta all’occhio nella composizione dei questo governo, quella che riguarda il Mezzogiorno”
    e poi:
    “La grossa cifra che l’Europa ha destinati all’Italia, tiene conto di un Mezzogiorno arretrato a cui occorrerebbe dare pari opportunità del resto d’Italia.”
    e infine:
    “Spero che la scelta dei ministri non pregiudichi questa volontà che non è solo di noi meridionali, ma anche dell’Europa.”

    A supporto della mia affermazione cito alcuni titoli di Repubblica:
    “La scommessa sul grande Nord”
    “Il Nord esulta per i 18 ministri”
    “L’ex ministro Manfredi dà voce ai timori del Sud”

    PS:
    Non sembra strano che quando c’è da far fruttare 209 miliardi, i ministri che contano siano:
    Franco (Economia), Veneto
    Giorgetti (Sviluppo economico), Lombardia
    Cingolani (Ambiente), Lombardia
    Colao (Tranizione digitale) Lombardia
    Orlando (Lavoro) Liguria.
    Il nome di un Siciliano di grande valore, l’avrei visto benissimo:
    Pasquale Pistorio, padre delle STMicroelectronics e pioniere dell’Etna Valley

  9. Ho abbastanza anni per citare una frase di Jock Ewing, il patriarca petroliere di una delle due famiglie in guerra della serie televisiva Dallas: “Il potere che ti dò io tu non ce l’hai”.
    Andrebbe tenuta presente.
    Le quote sono esattamente il contrario del potere e della rappresentatività. Il potere si PRENDE, la rappresentatività bisogna guadagnarsela . Giorgia Meloni, con cui non condivido nessuna idea, aspirazione o modello culturale, però un merito ce l’ha: morde. Prova a immaginare di dire alla Meloni di portare il caffè a una riunione di uomini…. Rosy Bindi è un’ altra sullo stile (l’ho conosciuta), prendila sottogamba e ti strappa gli zebedei. Il potere si prende così, rinunciando a tante cose, “gasandosi” con altre. E’ un modo di esistere, non ha sesso, non ha neppure età: bisogna essere cattivi, egoisti, mentitori, ricattatori, rinunciare alle recite dei figli, far dormire il/la compagna da soli se hai da fare, stringere mani sporche di qualunque cosa con un sorriso. Se non ti piace il menù, ci sono tante altre cose da fare, più dolci, gratificanti, riposanti, mica è obbligatorio essere CEO per essere vivi e umani.
    Io, uomo, il posto di certe donne di potere non lo vorrei neanche dipinto. Perchè appiattirsi su stereotipi da soap? Perchè l’unico modo di essere donna realizzata (o uomo, fa lo stesso) deve essere una stretta scelta di posizioni in giacca e cravatta? E’ brutto allevare un figlio sereno e generoso? E’ umiliante suonare uno strumento, gestire un allevamento di trote, chiamarsi Samantha e andare nello spazio?

    Certi rosicamenti “ministeriali” o aziendali mi sembrano tanto piccini… Semmai andrebbe affrontata una revisione critica dei nostri modelli culturali, ma certo senza partire da razzismi di genere: una cultura che che spiega la denatalità con la necessità di fare soldi è malata e suicidaria prima ancora che (forse) sessista. Ma questa è un’ altra storia.

    Risposta
    Alberto

    La denatalità, ma che ne sai? Ma che ne sai di che vita fa una donna in questa Italia cosi gretta, maschilista retrograda, impostata su casa, lavoro se c’è e quando c’è sottopagato e un calcio nel sedere se non servi più, figli e casa da curare e tenere in ordine e se non vai bene o pensi di cambiare uomo, ti ammazzano a sangue freddo mentre sei girata dall’altra parte a rifare il letto. Una quasi al giorno.
    Ne avrei abbastanza dei sermoni sulle quote che non servono, ma chi parla di quote? Provaci Alberto, vestiti da donna e vai nel mondo a prenderti complimenti, insulti, smancerie, fastidiosi apprezzamenti e poi magari, ancora insulti perché sei donna e vuoi parlare, sei donna e vuoi lavorare, sei donna e vuoi contare, sei donna e non ti vuoi far calpestare.
    Ma si, fate come vi pare. Vi fate male da soli perché vivete in questo paese qui e non vi accorgete di quanto male fa alle sue donne, alle “vostre” donne,: mogli, compagne, sorelle, madri…
    “Il potere si prende” che frase maschia! Vai prenditi il potere donna che aspetti? Non fare chiacchiere agisci, è li non lo vedi? aspetta solo te. E se non ci riesci perché – ” abbiamo solo questo signora, ha una laurea? due? Ha esperienza da manager? beh, sa, noi cerchiamo una per pulire gli uffici, ma poi, col tempo, se farà bene…, mi dispiace prendere o lasciare”, vai donna prenditi il potere!

  10. La signora con 2 lauree più master perché non la fonda lei un’azienda e non è lei ad assumere chi cavolo le comoda?
    Mi dispiace sig. Mauro, ho visto che si è laureato, ma l’unico posto che posso offrirle è a fare fotocopie…

  11. Vai a chiedere a Giorgia Meloni, a Samantha Cristoforetti, a Christine Lagarde, ad Angela Merkel, a Margherita Hack come si fa, non a me vestito da donna che faccio senso al solo pensiero. Il potere si prende, certo: non sarebbe tale, sennò. “Potere” significa facoltà di fare o di non fare qualcosa, se non lo decidi tu il potere non ce l’hai.
    Una delle sciocchezze che si dice delle donne è che quando sono in difficoltà se la cavano con la lacrimuccia: questa lamentazione perenne su quote, faccende domestiche, congiure maschiliste sono il miglior supporto a queste cretinate.
    Viviamo tutti in un’ epoca di faticosa transizione, i ruoli tradizionali, che non erano il prodotto di un piano maligno ma il raggiungimento di un soddisfacente equilibrio economico e sociale, non soddisfano le nuove esigenze, ma è il rispetto reciproco che manca, non le quote. Le donne che vogliono fare strada la fanno. E’ vero, la fanno in un mondo del lavoro progettato per uomini, e faticano di più perche non sono uomini e devono recitare ruoli e modi di pensare innaturali. D’altra parte, il “modo femminile” di affrontare la realtà dovrebbero e potrebbero inventarselo le donne, e ad oggi non se ne vedono tracce: anche questa è responsabilità maschile? A leggere in giro e a sentire i media sembra che per certe donne il massimo della liberazione sia vestirsi con tutto di fuori oppure dichiararsi pubblicamente lesbiche… Boh. Speravo di più. Io alla capitana del Boeing chiedo di saper pilotare il Boeing, sai quanto mi frega con chi va a letto.
    In ogni caso, pazienza. Tra un secolo noi Occidentali furbissimi e avanzatissimi non faremo più figli ma avremo invece dei conti correnti sontuosi, saremo tutti Amministratori Delegati e ci verranno a tirare le noccioline nei nostri gerontocomi di lusso. Noccioline dello stesso colore, per non fare differenza tra sterili vegliardi e sterili vegliarde.

    “Ma quando Teresa verrà
    Qui tutto cambierà.
    Questa sera c’è lei, questa sera c’è lei
    E anche il gatto si sveglierà,
    Arriverà con mille idee
    E un gesto di realtà.
    E c’è lei, e c’è lei
    Questa sera c’è lei
    E qualcosa succederà;
    Lei che mi chiede, lei che mi dà
    Ma tutto in libertà.”

    Sono sempre i poeti e i cantanti a trovare le parole e le speranze giuste.

  12. X Alessandro E’ dal 1947 che esiste la Cassa per il Mezzogiorno e da allora sono stati versati milardi per lo ” Sviluppo “( !!) del Sud. Il risultato é sotto gli occhi di tutti. Un governo di nordisti? Bene, guardi qui caso ILVA. Accordo traballante di vendita fatto da Di Maio ( napoletano), affossato da Calenda ( romano) , incasinato da Emiliano (pugliese). Cari saluti

    Risposta
    Bianchi, le ripeto per l’ennesima volta, se vuole scrivere qui (non è obbligato neppure lei)si adegui alle regole e scriva in maniera più educata altrimenti cestino.

  13. Lo ripeto, spero per l’ultima volta: chi entra qui deve prima togliersi dalla mente l’idea di poter scrivere quello che gli pare: offese e ingiurie e critiche e chi più ne ha… a me o a chi partecipa seriamente al mio blog. Questo non è un ring.
    E si tolga dalla mente pure di fare “cricca” dove qualcuno scrive per sostenere l’altro e criticare me: il giochetto qui non funziona, non siamo all’asilo.
    Qui si entra in punta di piedi e ci si toglie anche le scarpe sporche avendo cura di non avere calzini bucati! Spero sia chiaro e cancellerò tutti i post che non si adeguano a queste regole. E non perdete tempo a complimentarvi tra voi perché finite nel cestino.

  14. Beh, noto che qualche donna ha commentato, mah, certo che hai raccolta una valanga di solidarietà, da sotterrarti proprio…
    No, ecco seriamente, io penso questo: le donne in molti campi sono ancora discriminate, in politica più che mai perché gli uomini vogliono farsi le leggi per gli uomini le donne creerebbero casini e penserebbero a cose “futili” tipo legiferare contro il femminicidio…una cosetta da nulla!
    Ma devo anche dire che a certe o certi io avrei risposto ben di peggio anche se sono serena.

  15. Bianchi si informi, la Cassa per il Mezzogiorno, nata nel 1950, è stata soppressa nel lontano 1984-
    Purtroppo, a parte i primi anni, non furono fatti investimenti produttivi, come era previsto, ma tutto si risolse in assistenzialismo improduttivo, utile però perché una grande fascia di popolazione avesse un reddito minimo da spendere in acquisti di prodotti provenienti dal nord. Così quei “miliardi che si sarebbero dovuti spendere pe lo sviluppo”, rientrarono nelle tasche dei cummenda del Nord in termini di spesa corrente.
    Inoltre ciò che si diede in via eccezionale tramite la Cassa per il Mezzogiorno, provocò una riduzione degli investimenti per via normale, riduzione che tuttora persiste (legere i rapporti Svimez) da quando la Cassa per il Mezzogiorno fu soppressa.
    Gli investimenti statali dovrebbero essere per legge il 34%, la spesa storica non ha mai rispettato questa percentuale.
    Dal report sull’economia del meridione del 2018:
    “il Meridione d’Italia è una delle zone più povere del vecchio continente. E la nuova questione meridionale non sembra essere stata mai davvero nell’agenda dei governi passati e recenti: secondo il direttore della Svimez Luca Bianchi nel 2018 mancano all’appello, come investimenti al Sud, 3,5 miliardi di euro, in base alla regola del 34 per cento della ripartizione delle somme in conto capitale per investimenti. Una regola non rispettata”
    https://palermo.repubblica.it/politica/2019/11/04/news/svimez_lo_stato_taglia_gli_investimenti_al_sud_fuga_dal_mezzogiorno-240197685/

  16. Nel mondo occidentale, nei vari continenti, le donne non hanno più ostacoli giuridici a perseguire la vita e le strade che vogliono. Lo dimostrano le molte cariche internazionali importanti (e la Clinton in USA la mancò per un soffio) oltre che quelle in posizioni elevate nelle aziende. Basta guardare i supplementi economici del Corriere per rendersene conto. Anche in Italia molte donne hanno posizioni di vertice in organismi dello stato e della società. Parità giuridica anche nell’ambito familiare.
    Rimangono certe resistenze, certo, in ambienti un po’ retrivi e certe idee sessuofobiche a scapito delle donne.
    Ora c’è rumore per i tre ministri uomini del PD ma questo è un problema interno del PD, non riguarda le donne in genere. E la domanda sarebbe: le donne escluse sono di livello superiore agli uomini nominati? Se la risposta è no il problema è fasullo.
    Perché alla fin fine sono le capacità che devono contare, non il sesso.
    Si dice, ad esempio: le donne sono pagate meno degli uomini.
    Nei contratti di lavoro non è così, nessuna differenza a parità di mansione.
    Le donne fanno meno carriera? Ma ci tengono anche di meno. E’ un fatto certo.
    Gli uomini sentono di più l’impegno a realizzarsi. Le donne sembrano accontentarsi.
    Si dice: le donne prendono più lauree. Sì, ma bisogna vedere in quali settori.
    Soprattutto umanistici. Le matematiche, le ingegnere, le chimiche, e così via, sono una netta minoranza.
    Lato vita sentimentale. Femminicidi: bruttissimo aspetto, è ovvio. Ma, spiace dirlo, in nove casi su dieci gli autori, di solito mariti o compagni, erano stati scelti dalle donne, anche se erano dei balordi o dei poco di buono. Le donne si fanno troppo infatuare da certi caratteri, che sembrano loro forti e virili, mentre sono invece altro.
    Poi c’è anche da considerare che uomini e donne sono differenti, nella fisiologia e nella psicologia. Una totale uguaglianza non potrà mai esserci.
    Ad esempio si considera normale che un uomo inviti fuori a cena una donna mentre si considera strano o anche improprio il contrario. E si accetta che in una coppia lei sia anche molto più giovane di lui mentre il contrario non è considerato cosa buona (e ci sono valide ragioni biologiche a spiegare questo…).
    In conclusione, per non fare un discorso troppo lungo, direi che nelle nostre società le donne hanno tutto per realizzarsi. Spetta a loro impegnarsi a farlo. Cominciando magari a interessarsi in maggior numero delle questioni politiche…

    Risposta
    bene, comincio io, mi candido ministro senza portafoglio nel prossimo governo, un po’ di gavetta devo pur farla. Scherzo, naturalmente. Ma lei ha ragione quando dice che le donne ora sono molto più libere di scegliere le strade che vogliono ma per il resto, almeno in Italia non è proprio del tutto come dice lei e i femminicidi sono uno schifo, una vergogna, un orrendo crimine che non ha fine e che grida vendetta al cospetto di Dio e sono l’aspetto più disgustoso del maschilismo. Come si possa affermare che anche le donne dovrebbero fare attenzione quando scelgono un uomo, mi risulta davvero incomprensibile, come se una scelta sbagliata fosse meritevole di una condanna a morte o a vita.
    E poi “una totale uguaglianza non potrà mai esserci”, ma perbacco, viva la differenza, ma uguaglianza non significa che dobbiamo diventare tutte uomini o viceversa ma che le donne non devono patire ancora ingiustizie e disparità di trattamento. E se a lei risulta che sono pagate come gli uomini le risulta male, non è affatto cosi, le donne guadagnano un 30% circa in meno degli uomini. In generale.
    Fonte Ansa del 24.12.2020
    “””Da oltre 2500 a quasi 10.000 euro in meno a seconda dell’inquadramento, ecco di quanto differiscono gli stipendi delle donne rispetto a quelli dei colleghi in Italia.
    “La crisi sanitaria ha avuto effetti anche sul mercato del lavoro e sul mondo imprenditoriale, con un calo del tasso di occupazione (57,5% nel secondo trimestre 2020 contro il 59% nel 2019, più alto livello misurato negli ultimi 5 anni) e un ricorso senza precedenti a misure di sostegno come la Cig, oltre a un congelamento del trend di crescita delle retribuzioni – commenta Miriam Quarti, Senior Consultant e Responsabile dell’area Reward&Engagement di ODM Consulting “””

  17. Negli ambienti più maschilisti, tipo meccanici di dragster e muratori da grattacielo, uno dei momenti più graditi per spezzare la maschia fatica è “la lite tra i’ donn”. Comari che si borsettano, sciùre che si strillano, fino alla versione tutta teatrale delle tipe che di menano nella vasca di fango. Civiltà e saggezza dovrebbero aver reso queste scene ricordi di pregiudizi di altri secoli, invece basta un parere appena divergente in un flusso di post mainstream ed ecco che partono rampogne, accuse, bacchettamenti e complottismi.
    La povera Alice, che non sono io, non è mia figlia o nipote e che non conosco, ha osato ricordare che oltre una certa età figli non arrivano e che una popolazione che fa meno figli soffre di de-natalità. Quale che sia la motivazione esterna, ideologica, economica o religiosa passati i 25-30 la fertilità declina. Orrore, macchinazione maschile, e via con le consuete lagne e accuse.
    Purtroppo, come il Covid se ne frega del partito al Governo così i follicoli ovarici se ne strafregano di parità, autorealizzazione, quote rosa e tranquillità economica: le giovani spose dei soldati in guerra addirittura ovulavano il giorno in cui lo sposo arrivava in licenza, e restavano incinte tra le bombe e le rovine, altro che aspettare la promozione a CEO.
    Questo per dire la differenza tra la realtà biologica e le utopie culturali. Anteporre la sicurezza economica, o meglio, uno status di privilegio alla formazione della famiglia è un’ illusione deleteria: non sarai mai abbastanza ricca e non sarai più abbastanza fertile.
    Ricordarlo non è un’affermazione pro Trump e non ha neppure nulla a che fare con i femminicidi o le differenze di stipendio: molto più semplicemente
    “Dio creò l’uomo a sua immagine;
    a immagine di Dio lo creò;
    maschio e femmina li creò.” (Genesi, 1, 27)
    Oppure Madre Natura, per i laici.
    Come sempre, o si costruisce un progetto educativo, sociale ed economico che includa ed armonizzi questa realtà di diversità, oppure ci si ritrova a litigare nei Forum e intanto altri gruppi si moltiplicheranno e ci sostituiranno: tra cinquant’anni vedremo se ci saranno in giro più nipoti di CEO quararantacinquenni o di giovani sposine egiziane.
    E infine, un po’ di amorevole ed ammirato rispetto per tutte le nostre antenate che hanno tirato avanti la baracca da madri single, madri poligame, madri tradite e madri vedove, che se si fossero fermate a strillare come aquile ogni volta che qualcuno gli fischiava dietro saremmo ancora lì fermi con le quattro frecce lampeggianti nella strada della Storia.

    Risposta
    Per favore non parliamo di cose che sembrano calate dal cielo come stelle cadenti, quando sono anni che scrivo su questo blog e altrove sul tema femminile.
    http://www.mariagraziagazzato.it/wp/2018/03/09/la-denatalita-e-una-cosa-seria/

    Se Alice vuole ritornare a discutere è libera di farlo, nessuno l’ha cacciata ma deve stare anche lei alle regole e non pensare di poter parlare senza contraddittorio, qui non funziona cosi ed ora anche basta! “La povera Alice anche no”! E facciamo magari che i “sermoni” tengano anche conto che non sono qui per prendere lezioni di vita, c’è un limite a tutto.

  18. “La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne. Il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti di Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. Dal dopoguerra ad oggi, la situazione è notevolmente migliorata, ma questo incremento non è andato di pari passo con un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di carriera delle donne. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo.

    Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro.”

    Un estratto dal discorso del presidente del Consiglio Mario Draghi pronunciato durante la fiducia poco fa.
    Devo dire che raramente ho sentito parole tanto chiare e precise sulla situazione femminile in Italia da un presidente del consiglio nell’illustrare il suo programma.
    L’auspicio è che quanto detto si realizzi in tempi non biblici e non rimanga la solita lettera morta che viene sepolta in tutta fretta.

  19. “Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa”
    Ecco perchè lui è Mario Draghi e Zingaretti no.
    Meno blabla e più fatti.
    Che se poi lui o qualcun altro volesse anche ricordare che la carriera in una multinazionale non è l’unico modo per realizzarsi (sia donne che uomini) e che fare figli e stargli dietro perchè crescano dritti non è attività da sfigati di serie B come viene presentato adesso, sarebbe perfetto.

    Risposta
    ma chi lo dice? chi sarebbe che lo “presenta” adesso? Portare le prove, please.

  20. Certo, per fare i ministri un po’ di gavetta ci vorrebbe, cominciando magari dai consigli comunali, come si usava una volta, e nel fare politica dalla base, sempre come si usava una volta.
    Quanto alla parità salariale andrebbe precisato: a parità di mansione.
    Credo che qui sia la questione. I contratti collettivi non prevedono nessuna differenza, nei rapporti piccoli privati può essere diverso. Ad esempio se uno che ha un negozio assume un commesso lo pagherà di più nei confronti di una analoga commessa? Questo può darsi. E non sembra giusto. E se uno che ha un’officina per auto magari pagherà di più un meccanico che la signorina, o signora, che sta nell’ufficio di segreteria. Questo forse è giusto. I casi sono tanti e vari.
    Quanto ai femminicidi non c’entrano con la parità dei sessi. sono altra questione.

    Risposta
    Luigi, c’entrano, eccome se c’entrano.
    Il maschilismo secondo lei cosa sarebbe se non il non accettare che lei scelga di separarsi da lui e sia lei a farlo? Il maschilista piuttosto che accettare una cosa simile uccide la donna.
    Un uomo che non è maschilista si rende conto che la donna ha tutto il diritto di autodeterminarsi e la lascia andare.
    In quanto agli stipendi, non è come dice lei, il gap esiste a parità di mansioni altrimenti non sarebbe gap ma differenze in base a mansioni, contratti, competenze etc.etc.

  21. La frase del premier Draghi «la vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa» racchiude una grande verità storica.
    Ecco un premier che ama davvero le donne e le vuole valorizzare per la loro competenza.
    Non per nulla dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. E questo le donne l’hanno scordato!
    Ho apprezzato qui anche l’opinione della sig.ra Alice Donati (che tra l’altro ho letto oggi anche nel forum Italians).
    In entrambi i casi (il discorso di Draghi e quello di Alice) è stata messa in evidenza l’inutilità delle cosiddette quote rose che considerano le donne un numero.
    Ho avuto modo di congratularmi oggi con la sig.ra Donati proprio perché quelle parole vengono da una donna.
    Le donne dovrebbero combattere per la loro differenza non certo per la parità.
    La forza femminile è proprio quella di essere… diverse dagli uomini.
    Invece dal ’68 le donne smaniano dalla voglia di emularci perdendo di vista quindi quello che le rende speciali, la maternità, come infatti ha spiegato benissimo la sig.ra Alice.
    Le vere grandi donne conoscono il loro valore e non sgomitano per emergere scimmiottando gli uomini nella corsa al potere.
    Risposta
    no le “vere” donne non sgomitano e non vogliono scimmiottare nessuno, vogliono essere se stesse sempre, sia che siano madri o manager o scienziate o manager madri, scienziate madri, parrucchiere madri, bariste o commesse madri o non madri, insegnanti o operatrici ecologiche con o senza prole. oppure anche non madri se scelgono di non esserlo o se per motivi diversi non lo sono non lo vogliono o non lo possono essere e le “vere” donne non hanno bisogno che nessun uomo gli dica come sarebbe meglio che fossero ma lo decidano da sé. E non hanno bisogno delle lodi di nessuno, sanno da sole quello che è giusto o non è giusto per loro e lo fanno.

  22. Trovami una pubblicità, una rubrica femminile, una milanesiana, un convegno, una 27a Ora in cui si alza una che dice: “Signori il mio sogno è rimanere a casa, diventare signora del mio piccolo impero, fare marmellate e coccolare mio marito e i miei bambini” – che già così è un impegno da far tremare le vene dei polsi. Minimo la menano o le tirano le tartine.
    No, la donna libera e realizzata 2.0 ha bisogno di strutture che le consentano di liberarsi dei pupi il prima possibile, e poi dei bambini e infine degli adolescenti. Non si rivendica uno stipendio pieno per stare a casa i primi 3 anni, che qualunque psicologo ti confermerà essere essenziali a uno sviluppo equilibrato, non si pretendono congedi pagati per sostenere con la presenza, l’affetto e la parola i bambini che si scontrano per la prima volta con la scuola, non non si esigono supporti per gestire adolescenti fisiologicamente riottosi e disperatamente bisognosi di compagnia “qualificata”. La vera donna di successo deve piazzare la prole in kinderheim, asili, corsi di inglese, di scacchi, e poi vacanze intelligentissime, tutto pur di levarsi dalle palle la progenie. Quando persino con i cani ti suggeriscono di prendere i cuccioli dopo i 3 mesi che sono già svezzati e sanno rapportarsi col mondo esterno.
    Il modello (mediatico) vincente è la donna manager, quella che gestisce il team, pianifica il budget e presenta i powerpoint. Al limite tolleriamo la creativa di fascia alta, la videomaker, la concertista che esalta i teatri, ma la madre di famiglia “basic” come le nostre mamme e nonne, che pure se la cavavano mica male, è un ideale da rottamare. Adesso non ci si deve sposare per la vita, bisogna essere “liquidi” e proclamare sui social i propri diritti – incidentalmente, è molto più facile scaricare una compagna per strada, in questo modo, femministe d’assalto fateci un pensierino.
    Che poi, anche lì, la rappresentazione mediatica si incarta su se stessa perchè la valchiria in smartphone deve improvvisamente trasformarsi in chef stellato, Messalina e Mary Poppins – il marketing necessita di target variegati, ma è dura vendere alla stessa persona frustini da Sfumature di Grigio e salsette Giovanni Rana.
    Il corpo, nel frattempo, se ne frega e va avanti come fa da millenni: la biologia per produrre discendenti ha bisogno di ragazze giovani e ben nutrite, non di quarantacinquenni perennemente a dieta e perennamente stressate. La scarsa natalità viene principalmente da lì: quasi che Madre Natura volesse concedere figli solo a chi dimostra di metterli in cima alle priorità.
    Che poi non capisco lo scandalo: per fare una cosa può darsi che si debba rinunciare a un’altra. Se vuoi fare il ballerino classico devi scordarti i profitterol, dov’è il problema? Ci sono Chiese Cristiane (non quella cattolica ovviamente) dove i preti possono sposarsi, ma non faranno mai carriera oltre il parroco, perchè le ore sono 24 e non si può fare tutto e un vescovo non può dare il giusto tempo alla famiglia. A me sembra un punto di vista molto saggio.
    Ma è un chiarissimo “gombloddo” maschilista.

    Risposta
    Le donne, da sempre sanno rinunciare a tutto e anche di più, sanno tenere unite famiglia e lavori a volte pesanti e poco retribuiti oppure molto impegnativi. Le donne non chiedono nulla di più che non essere oltretutto ostacolate dalle discriminazioni che le mettono fuori dal lavoro prima degli uomini, le pagano meno e le vogliono sempre in forma, a pieno ritmo per sostenere una società che si affida soprattutto alla loro tenacia e senso del sacrifico e che non solo non le aiuta ma gli mette di continuo i bastoni tra le ruote, le penalizza nei confronti dei colleghi maschi nelle aziende o in ambiti diversi, come la politica e le fa sentire costantemente in colpa se non sono H24 attraenti e disponibili, se non fanno figli seguendo l’orologio biologico che le perseguita dalla nascita. Altro che profiterol!

  23. Veniamo al compenso delle donne. A livello pubblico non credo che un’infermiera guadagni meno del suo collega infermiere a pari mansione e anzianità. A livello privato mi chiedo perché un datore/datrice di lavoro debba essere così grullo da pagare di più un uomo per avere lo stesso risultato che potrebbe avrebbe da una donna pagata di meno.
    Il problema è che negli migliori anni della nostra della vita (cit. Zero) una donne deve decidere se dare impulso alla carriera o formare una famiglia, che comporta inevitabili stop lavorativi di mesi. Quelle che decidono per la carriera, se sono capaci, si affermano e raggiungano anche posti importanti, con stipendi importanti. Quelle, non meno lodabili, che scelgono i figli saranno lavorativamente meno produttive (per via dei suddetti stop, non per le capacità) e guadagneranno di meno. La media delle due fa risultare le donne meno pagate.
    Come ho già detto, qualcosa si può fare a livello di legge, tipo suddividere il periodo di stop post nascita fra mamme e papà o fornire strutture di supporto, ma difficilmente per decreto i maschi potranno partorire o allattare. E non per colpa del maschilismo. Quindi la totale intercambiabilità fra uomini e donne potrà essere compensata meglio, ma non azzerata. Come hanno detto altri, se si fanno i figli bisogna seguirli. Lo può fare anche il papà per alcune cose, non per tutte. Io ho cambiato centinaia di pannoloni schifosi e puzzolenti, mi sono beccato tutte le recite scolastiche e tante altre cose. Però non ho ancora capito in che toilette deve entrare un papà accompagnando una bimba. Meno male che è cresciuta.
    Ma tanto il maschio è destinato a scomparire. Fra un paio di secoli la fecondazione avverrà in vitro, nasceranno solo donne e le serate di calcio e rutto libero saranno solo un ricordo.
    Risposta
    Mauro la sua conclusione è amara e si sente anche un certo risentimento nelle sue parole, mi dispiace. E lo sa perché? Perché io credo che gli uomini intelligenti sappiano bene che le differenze tra donne e uomini nel mondo del lavoro ci sono e sono anche tante e sono anche ingiuste, ma tra questi ci sono anche quelli che non vogliono ammettere che esista il maschilismo ma che sia solo un’invenzione delle femministe per ottenere il “potere” e che le mie osservazioni derivino da una mia presunta ostilità nei confronti dei maschi in generale. Niente di più falso. Ho le prove di quanto affermo, ho sperimentato di persona molte cose di quelle che scrivo, non le scriverei altrimenti, nascono dalla mia esperienza, profonda e sofferta.
    Per aiutare la piccola al bagno se è l’asilo ci sono le maestre, se è l’elementare pure e la bambina sa già come cavarsela, se chiede aiuto un papà entra un attimo con lei e nessuno ha da ridire. So anche questo per esperienza personale. Non faccio accademia.
    Sappia che molte aziende sanno come e che cosa fare per discriminare le donne anche se questo non appare ufficialmente. E nel pubblico le donne si vedono passare davanti spesso uomini con meno merito e meno capacità ma passano solo in virtù del fatto che non figliano.
    E lo stato italiano ha fatto molto poco finora per aiutare le madri lavoratrici, in compenso alla loro buona volontà e sacrificio (spesso sono le sole a portare a casa lo stipendio per lunghi periodi) le ha abbandonate.
    E il maschilismo non è un virus che si prende per contagio ma un retaggio culturale molto radicato nella nostra società (ma anche a livello mondiale con le debite differenze) che trova terreno fertile anche tra le donne che si sentono meglio inserite se difendono questo atteggiamento invece che combatterlo. E’ anche per questo che è cosi difficile combatterlo. E non è una guerra contro gli uomini ma contro la cultura sbagliata della sottomissione cultural e sociale delle donne che danneggia anche loro, alla fine. E entrambi, uomo e donna dovremmo fare di tutto per sconfiggerla, insieme.
    Ma la ringrazio perché si capisce che lei collabora con le donne e la ringrazio anche perché non usa sottintesi e meno che mai frasi offensive o sibilline ( a differenza di altri).

    • Istruzioni per l’uso: mai prendere troppo sul serio le mie chiose finali. Forse dovevo mettere un punto escherzativo!
      Per la problematica della toilette: supponiamo di essere all’autogrill. Il papà accompagna la bimba di 2/3 anni al bagno, entra in quello delle donne. La bimba entra nel box. In quel momento entra una signora che vede il papà, ma non la bimba e lo squadra come per dire “che ci fa qui ‘sto guardone?”. Il papà imbarazzato non vede l’ora che la bimba esca per giustificare la propria presenza, intanto bussa alla porta: “Muovitiiii!”.
      Il bagno degli uomini invece di solito è impraticabile per la scarsa mira degli avventori e per le scritte sui muri che potrebbero bloccare la crescita alla piccola.

      Risposta
      ah, ecco.

  24. Vivi in un brutto mondo, Mariagrazia, che ti devo dire.
    Io nel mio vedo di tutto un po’, donne e uomini variamente strunzi, aggressivi ed egoisti ma divisi in parti uguali. E se è vero che ci sono differenze organizzative oggi meno tollerabili di ieri, non è con le quote e le lagne e la rivendicazione perpetua e paranoica che se ne esce: il tango si balla sempre in due. E non cito il tango a caso: è una danza dove “l’uomo conduce e la donna seduce”, ruoli diversi e tradizionalissimi, ma se ben ballato per la coppia è un’ esperienza travolgente. Chi la pensa come te vorrebbe la donna a Milano e l’uomo a Torino a mandarsi messaggi rivendicativi, sai che goduria paritaria…
    E adesso vado a maltrattare un po’ di donne, come fanno tutti gli uomini prima dei pasti.

    PS Ti ricordo che l’idea della donna “ontologicamente superiore” ricalca quella vecchia stupidaggine del PC, secondo cui a sinistra erano comunque migliori in quanto di sinistra. Poi arrivò la Lega.

    Risposta
    Alberto
    prima di tutto mi hai fatto venire in mente questo libro che ho letto tanti anni fa, (mi sa che lo rileggo):”La naturale superiorità della donna”
    https://it.wikiquote.org/wiki/Ashley_Montagu
    E’ molto interessante e credo anche ancora attuale. Viviamo nelle stesso mondo solo che lo vediamo da una diversa prospettiva.
    Comunque, c’è poco da scherzare, gli uomini che maltrattano le donne prima e dopo i pasti sono tanti, ti basti dare uno sguardo alla cronaca tra un tango e l’altro.
    Ti sbagli su di me (come al solito) ma i tuoi (pre)giudizi , al contrario di quello che puoi pensare, a volte mi divertono
    Si sente che dalla tua prosa infarcita di riferimenti colti emergono delle amarezze e so benissimo che le donne non sono tutte sante ma al contrarie anche le donne sbagliano e però ti ringrazio perché anche tu pur nella tua foga stilistica, non inserisci (quasi)mai allusioni offensive ma esprimi le tue idee a modo tuo e questo mi da modo di spiegare le mie.
    PS: questa risposta l’ho scritta prima di leggere il tuo ultimo post

  25. Vedi? Basta fare gli occhioni mesti da cucciolone labrador, e scatta la crocerossina comprensiva anche nel cuore della pugnace Mariagrazia…:-)))
    Mauro ha detto quello che ti dicono da sempre tanti altri che si beccano morsi sul naso, ma in salsa ciccipucci….

    Sei uno che fa danni, Mauro.

    Risposta
    ma va la va la…

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