La mossa

Basta, ne ho abbastanza, Renzi ha rotto. Ha rotto si, gli argini della sua eloquenza e anche altro non meglio definibile, per ragioni di political correctness, ma chiaramente comprensibile. Dice che “Più che farlo cadere, vorrei vederlo muovere. Il governo è immobile: si vive di rinvio in rinvio.  Vogliamo sciogliere i tanti nodi aperti, dalle infrastrutture ai soldi per la sanità. “.

Insomma vorrebbe vederlo muoversi ma poi se si muove, gli piacerà quel che muove? C’è da chiederselo perché siamo al redde rationem di questa maledetta crisi, ennesima crisi, aperta da lui, il “costruttore” del Conte due. Prima lo fa poi lo distrugge.

E cosi che si fa. Da costruttore a distruttore.

Ma in fondo non si faceva cosi da piccoli quando si facevano i castelli di sabbia sulla spiaggia? Il bello era proprio vedere le onde che piano piano li buttavano giù.

I Cinquestelle gli rispondono che Conte non si butta giù. anzi proprio non si tocca: chi tocca Conte muore. Lo ha detto Bonafede e lui di credibilità ne ha da comprare.

Ma Renzi insiste, costruito il “Conte” ora vuole distruggerlo per costruire il Ponte. Mica scemo il senatore. Ha fatto quel suo partito, l’ha chiamato in quel modo da fare gli scongiuri, ha visto che si muove poco o niente e però, caspitina, nella media borghesia italiana occupa ancora una società (Totò) e vuole farne sentire tutto il peso.

E allora lui si muove e sa come muoversi e gli piace quel che muove, si diverte a vedere le onde che distruggono il “castello” di sabbia costruito allora quando aveva in mente la sua idea meravigliosa di farsi un partito tutto per sé, come il sogno di Virginia Wolf: “A room of one’ s own” (Una stanza tutta per sé) e di ritornare a correre per il suo amato paese ma soprattutto per la linea che risulta, a dire il vero, in forma.

Ma ora che quella stanza gli sta stretta e nemmeno la sua semi nuova nobile dimora riesce a consolarlo delle delusioni e delle amarezze della vita, allora che ti fa? Si disfa il castello, si rompe, si scioglie il patto, insomma ci si da una smossa. Si smuove ciò che è immobile.

Il recovery plan non decolla, non gli fanno vedere le carte, non si sa nulla delle visioni di Conte sul futuro del paese…insomma l’immobilismo non è per Renzi, uno dinamico come lui a scaldare le sedie non ci sta e se è questo che gli si chiede se ne va. E se ne vanno anche le sue ministre.  Bellanova lo ha affermato, lapidaria, “l’esperienza  di Conte è finita” ma lei sta ancora li, non si muove  ma se si muove.., vediamo quel che (s)muove.

E io aspetto, paziente alla finestra, la smossa di Renzi ma ancora di più la bella mossa di Bellanova. Sarà un twist o una bossanova?

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