Un Natale sobrio

Va bene, anche se quest’anno a Natale ce ne stiano calmini e non andiamo in giro a cercare improbabili regali che finiscono in un cassetto il giorno dopo, per quanto graditi… si può anche fare non casca il mondo. Si può anche fare un Natale sobrio, calmo senza corse affannose a chissà dove e perché e senza cenoni o altro. Da soli o in stretta compagnia dei familiari più stretti o strettissimi.

Ma si dai, si può fare, facciamolo e non se ne parli più.

Perché rischiare di far aumentare i contagi? Si, lo capisco, i negozianti hanno bisogno che i soldi girino, è giusto è il principio fondamentale dell’economia, ma a loro ci deve pensare il governo. Perché quest’anno, abbiamo visto che va cosi.

Non sarebbe più saggio restarsene a casa a sorbire un tè caldo, a telefonare agli amici o ai parenti, a guardare persino la televisione, che andare in giro a seminare contagi di cui non si sente affatto il bisogno?

Lo dovremmo fare soprattutto nel rispetto di noi stessi ma anche di chi a Natale sarà di turno all’ospedale e dovrà affrontare una giornata come un’altra di ordinaria follia con tutti quei malati da assistere.

Facciamolo anche per loro che non ne possono più, che sono stanchi morti, che devono pensare a proteggere anche se stessi e le proprie famiglie e nello stesso tempo aiutare i malati a guarire.

Se ci mettiamo nei loro panni ci viene poca voglia di festeggiamenti. Almeno non quelli che siamo stati abituati a vedere in questi anni.

Facciamo un Natale sobrio, contenuto, educato, rispettoso, sano, consapevole. E che “il bambino” ci aiuti a uscire da questo incubo prima possibile.

Un commento su “Un Natale sobrio”

  1. Prima si riesce ad estirpare questo male e meglio sarà per tutti. Sembra banale, ma non lo è, questo tira e molla sui provvedimenti restrittivi non fa altro che allungare il tempo dell’emergenza e allontanarne la fine.
    La terza ondata, a febbraio, è dietro l’angolo, allentare i freni a Natale sarebbe controproducente.
    Lo stato con provvedimenti eccezionali dovrebbe aiutare coloro che realmente si trovano in difficoltà. Anche questo sembra banale, ma pare che dei primi aiuti abbiano beneficiato un buon 50% di persone che non si trovavano in condizioni di bisogno.

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